Arezzo Wave 2003 - Prima parte

18/07/2003 di



“Non l’improntava più la foga giovanile di alcuni anni prima, ma una quiete ironica che doveva celare un’immutabile inquietudine di fondo”
(Luca Canali)

1.

Milano negli ultimi mesi ti ha disgustato.

E sì che l’anno era tutto sommato partito bene. Con la casa nuova, MaisonTertulliano 35. Di ritorno dall’andirivieni con la Francia finalmente un tetto sopra la testa, vecchi amici che diventano un po’ inaspettatamente i tuoi nuovi coinquilini. Certo un affitto e bollette da pagare, certo un frigorifero da riempire (e una gatta che di notte se non ci stavi attento te lo svaligiava). Però una scrivania su cui posare il portatile, Fastweb, acqua calda in cui lavarsi, una lavatrice in cui fare il bucato, fornelli in cui friggere zucchine e far bollire l’acqua per paste via via più scondite con il passare dei giorni. Che i soldi erano quelli che erano e non ci si poteva permettere molto. Ma andrà meglio, pensavi. Sicuramente fra un paio di mesi andrà meglio. Ti veniva in mente quella frase che Kappa, tuo amico di Vaprio, si è messo a scrivere in fondo alle email, dal nulla. Lui così lontano dai libri, scuole, intellettualismi sterili:

“Omero, nell'Odissea, scrisse che non esiste cosa più amabile di quando la gioia regna fra tutti, accanto alle tavole imbandite di pane e carni, attingendo il vino dagli orci”

Ti faceva sorridere. Lo vedevi come un presagio. Pensavi a quanto presto sarebbero tornati quei giorni. Di abbondanza e serenità su tutti i fronti. E invece. La situazione peggiorava. L’illusione di un lavoro (durato si e no 3 settimane). Una guerra ridicola totalmente inventata che blocca l’intera economia mondiale. Inizia a serpeggiare un senso di spaesamento per quello che prima era certo e ora lo diventava molto ma molto meno. Chiudono studi ed agenzie. Anche famose. I lavori si fanno radi, sporadici. Per le poche cose fatte ti trovi ad ascoltare discorsi e scuse a dir poco allucinanti e poi non essere pagato, o quando ti va bene essere pagato la metà di quanto concordato. Quella che fino a poco prima era solo una triste tendenza diventa la norma. Salta ogni etica del lavoro. I licenziamenti si fanno drasticamente selvaggi. Normale prassi. Come smettere di fumare, decidere di tagliarsi i capelli. Un amico viene lasciato a casa con queste testuali parole “sai Max, ho guardato il calendario, ho visto che ad aprile ci sono quasi più giorni festivi che lavorativi, io quasi quasi ti lascerei a casa”. Il lavoro si fa merce rara. Fino a sparire del tutto.

Milano, con la rabbia di una digital working class sfruttata e spinta ai margini che aumenta, arriva sfiancata al bordo dell’estate. E qui si rivela per quello che è. Una città finita.

Milano vecchia da puzzare, con un termometro di ghisa e benzina nel culo a misurarne i picchi di febbre. 37-38-39°. Temperatura in aumento, nessun sollievo in vista sotto forma di nuvole o piogge o rugiada. L’organismo è infetto. E tu, cellula sana in un corpo in disfacimento, non ne puoi più e tutto quel caldo serve solo a far maturare più in fretta una decisione comunque già presa: sei l’ammalato che si alza dal letto e scappa, prima che la malattia e il delirio e il girotondo di infermieri e medicine lo prendano irrimediabilmente. Vai a guarire dove solo tu sai.

Fuggi appena possibile in campagna, sull’Adda, con la scusa di curare la casa dei tuoi genitori in vacanza. In realtà per cercare e trovare gli amici con cui sei cresciuto. Le 3 dimensioni del mondo reale. E per ritrovare fiducia in ciò che davvero sei. Fine maggio, giugno. Durante quelli che hai da sempre considerato essere i mesi più belli dell’anno: quando anche Vaprio sembra un bel posto per viverci. Cioè qualcosa del genere, fuori da tempo e spazio, via dall’eternità:

“La dolcezza di questi giorni passati
Tra libri e campi di grano.

Il giocoso rincorrersi di queste sere e notti d'estate.

In cui davvero Vaprio diventa un bel posto in cui provare a passare i giorni.

Prati alberi e sedie a sdraio e tanto tantissimo sole e caldo.

Sguardi a distanza. Biciclette. Buona e pessima musica dal palco. Bicchieri di vino. Regali e trecce e occhiali e lenti a contatto, che non stanno mai ferme. Come le nuvole o le lucciole. Le lucciole ? Le lucciole. Ma ci sono ancora le lucciole ? Sì. Vieni più vicino. Cosa stai facendo? Smettila.”

E Parigi. Parigi bella Parigi amata Parigi. Parigi non così lontana. Anzi. Parigi che, non appena si laurea con lode, ti viene 2 settimane a trovare. Ad annullare distanze (comunque già esigue ?), rinvigorire legami (comunque già saldi ?). A zonzo per la bassa Lombardia, leggeri come zingari felici, ad inebriarsi di dolcezza tra Mantova, il Po, il lago di Garda, come nel più lieve e innamorato dei road-movie. A darsi i baci e guardarsi negli occhi, finalmente da vicino. Ma da vicino per davvero. Insomma, tutto quanto di più bello la tua mente atrofizzata dalla metropoli riesce ad immaginare. Un idillio quasi. Che, quando Parigi sale sull’aereo e torna al suo dovere di Capitale d’Europa e, pochi giorni dopo, arriva per te il momento di partire per la consueta trasferta annuale ad Arezzo Wave, quasi ti dispiace. Non puoi negarlo. Compri il quadernetto (quest’anno arancione) e riassetti i canali percettivi, fai le telefonate di rito e riavvolgi mentalmente il nastro delle edizioni passate per farti salire l’eccitazione, almeno un pò. Ma la mattina in cui l’autobus parte ti senti dentro al cuore una malinconia indefinita, a cui cerchi di non lasciare troppo spazio e lo fai pensando a quanta gente ti sta comunque aspettando ad Arezzo.

Incontrerai Acty ovviamente, LucaZok in trasferta addirittura da Cagliari, PL2 Girolami e Bea, un dirompente Emiliano Colasanti, uno stralunato Simone Stopponi, Zorro, Miki e Carlo della talentuosa ballotta di musici lodigiani che gira attorno ai Serif’s, Marco Mathieu. Oltre all’organizzazione vera e propria del Festival, quindi Gloria e Silvia, sempre sorridenti, Mauro Valenti che incrocerai di sfuggita una sera fuori dalla Love Zone, Cesare di Coolclub.it che ti stupirà con l’ennesimo vino da applausi salentino, tenuto da parte appositamente per te all’aperitivo-rock sezione regione Puglia.

Insomma, tanta gente.

Senza contare tutti quelli che non conosci e ti stanno aspettando comunque al varco, al confine di queste parole che scarabocchi sul quadernetto e poi picchierai sui tasti del computer. Tutti quelli che ti aspettano col fucile del giudizio ben puntato, lucidato con cura, lì buono per l’occasione ufficiale, tenuto conto delle tue altre poche uscite allo scoperto durante l’anno; sono quelli che pretendono, spesso con gli occhi rossi e le caviglie gonfie o i colli lunghi e le unghie perfettamente curate, pretendono che tu dia loro una dose di vita, cioè il sangue che si fa inchiostro, i giorni che diventano leggeri e maneggevoli come pagine da sfogliare. Ogni emozione al suo posto e che se c’è da vibrare che sia fatto per bene, mi raccomando! Sono stati viziati così ti ha spiegato qualcuno e tu ormai non puoi più tirarti indietro. E lo sai bene. Forse è per questo che, alla fine, malinconia o non malinconia, hai messo tutti i vestiti in borsa, lo spazzolino da denti, la macchina fotografica. E sei partito verso la stazione. Semplicemente. In testa quella strofa che ti è sempre piaciuto citare: “assomiglia all’ingenuità la saggezza”. Ci riuscirai mai?

2.

Ora, capiamoci.

Mentre tu stai andando ad Arezzo Wave Love Festival 2003 per una settimana intera piena zeppa di musica e spettacoli e tutto quant’altro fa, appunto, ‘festival’. Io sono qui, chiuso in casa a scrivermi addosso. Ti odierei, se non fosse che in qualche modo mi servi. Non c’è bisogno di aggiungere altro. E con quel sorrisetto compiaciuto che ti è venuto non fai niente per nascondere quanto ti stia eccitando l’idea. Anzi, sfili i piedi dalle infradito, allunghi le gambe sul sedile di fronte, ti sistemi ben bene sulle comode poltrone di un’intercity pagato dall’organizzazione del Festival e ti metti a guardare trasognato fuori dal finestrino: i cascinali abbandonati, le città, le piccole case, tutto collegato nella tela del ragno dei fili della corrente elettrica. L’oro dei campi di grano tagliati, l’odore di stalle a pieno regime e il Po in secca come non mai negli ultimi 100-200 anni. Verde Bianco Giallo Azzurro. I colori di un’estate esplosa. Pazza d’amore. Trafitta da fragili desideri, automatiche simpatie. Vai quindi e non pensare più nemmeno un secondo a me. Questo è il tuo momento, e’ stato allestito tutto con cura. Scenografia dialoghi sceneggiatura. Regia. Approfittane. “Questa è struttura”. Potrebbe non succederti mai più. Respira. Respira. Respira.

A Modena intorno alle 19 ti aspetta .teoremitti, cioè un amico. E questo dovrebbe bastare. Che le parole sono importanti, alcune più di altre e vanno usate con cura. La parola ‘amico’ è di certo una di queste, cerca di non dimenticarlo mai.

Dormirai da lui questa notte. Mangerete una paella improvvisata quanto deliziosa. Strapperete linguette da lattine di birra nere come l’inchiostro, a raffica. Parlerete molto, nonostante la stanchezza accumulata in queste ultime settimane fitte di tutto e forse di qualcosa di troppo. Uscirete ad annusare l’aria di una Modena estiva senza essere vacanziera. Tornerete all’appartamento. Ancora birra ancora parole. E poi dormire.

La mattina dopo conterete le lattine di birra vuote sul tavolo e capirete perché non avete poi finito quel discorso. Proprio quello. Ma ci sarà tempo domenica prossima, ti rassicuro fin d’ora, quando tornando da Arezzo farai nuovamente tappa a Modena, per un gelato e 2 ore di (altre) parole. A riprendere e sciogliere fili di discorsi annodati tra loro come matasse. Senza arrivare poi a niente di concreto, ma è normale: con i discorsi non si costruiscono case, si rende piacevole abitarci dentro.

Martedì mattina dunque, sali sul treno che, in perfetto orario, riparte in direzione Arezzo. Tiri fuori il quadernetto, sgranchisci le ossa. Scrivi qualcosa che non ti convince ma va bene, fa parte del ‘rodaggio’, della danza del falco attorno alla preda. Nel farlo noti che non hai nemmeno un pò di mal di testa o di nausea, hai solo un po’ di sonno. Vuoi farci credere di essere in ottima forma ?

Il primo contatto con il tuo accompagnatore/mentore ad Arezzo Wave è telefonico.

Cioè Stefano Acty Rocco, detto Sommo Panzabbestia dai suoi amici del Forum di Rockit, ti avvisa che arriverà ad Arezzo intorno alle 3 e che comunque ha già sentito Silvia per gli accrediti e tutti i pass necessari. Tutto apposto. Ti chiede se stai facendo buon viaggio, se io ti ho dato istruzioni chiare su cosa devi fare e non fare, dire o non dire. Che lui insomma ormai è un personaggio importante, una specie di celebrità, ha comunque un’immagine da difendere. Ti agiti un po’ che ti conosci, meglio, conosci la tua poca diplomazia e non vorresti venisse presa per cattiveria. Ma non ti preoccupare, ho messo già io una buona parola per te. E’ tutto apposto, te l’ho già detto, è stato tutto pensato perché tu stia perfettamente a tuo agio. Hai delle rotaie d’acciaio sotto i piedi. Sorridi allora, ringrazia. E torna a leggere ‘Red. Racconti Comunisti’ di Luca Canali :

“Fascista è il mondo se non trova un’anima, una bontà spietata, una rivolta d’amore, un ozio eversivo, una pietà di se stesso, un odio per le chiese le istituzioni le false rivoluzioni. L’anima degli dei ha forgiato questo sporco mondo. L’anima degli uomini deve distruggerlo”

A Bologna riconosci tutti i pensieri che ti si sono stratificati dentro negli anni. Forse ci sono ancora tutti o forse no. Non lo sai e non lo vuoi sapere, che differenza fa. Solo, se potessi, vorresti avere sorrisi belli e giusti da appoggiare fuori dagli usci di ognuna delle porte che sai (e non sai), come a dire grazie o scusa o tutte e due le cose insieme.

3.

Oggi è il 1° luglio. Entra in vigore la patente a punti e il divieto di bere per le strade, nei parchi, nelle piazze. Mancano suppergiù 1000 giorni alla fine del mandato legislativo dell’attuale governo italiano in carica e 2 giorni (ma non lo puoi ancora sapere) alla mega-figura di merda che ci farà fare al Parlamento Europeo il nostro presidente del consiglio, facendoci vergognare per l’ennesima volta di essere italiani.

Sono circa 120 giorni che Bush ha dichiarato guerra all’Iraq e altrettanti che la tua coinquilina ha appeso la Bandiera Della Pace fuori dalla finestra della cucina. Fanno più o meno 7 giorni dall’ultima volta che hai fatto sesso e ne sono passati circa 500 dal giorno in cui hai conosciuto la tua ragazza (e oggi, tra parentesi, è anche il suo primo giorno di lavoro).

In tv trasmettono Le Velone, nuovo programma in cui attempate signore dimenticano la propria dignità per 2 minuti di riflettori puntati e 2 giorni dopo, soddisfatte per aver coronato con una corona di merda una vita di merda, muoiono d’infarto. La fine che si meritano, e lo pensate senza alcuna pietà, perché se in 60 anni di vita non hai imparato cosa significa la parola dignità, l’unica cosa che ti meriti è prima venir messa alla berlina e poi morire tra le risate pre-registrate.

Oggi è il 1° luglio, inizia la 17esima edizione di Arezzo Wave. Tu sei l’inviato speciale di Rockit.

Alla stazione incontri Acty e il suo amico Alberto/Ciccio: silenzioso, simpatico, attento, pronto al sorriso e alla sagace battuta. Resterà ad Arezzo per i primi 3 giorni di festival, poi tornerà nella Capitale, richiamato a Roma da non si bene quali suoi giri... J
Acty invece lo trovi molto ma molto dimagrito rispetto ai racconti e all’ultima volta che l’hai visto di persona, al Rolling Stone al concerto dei Babalot. Senza arrivare agli eccessi del forum di rockit.it che ne parlano come un dio norvegese, convieni nel riconoscergli una rinnovata certa prestanza fisica. Bene, si vede che anche lui ha determinati suoi giri che lo fanno stare meglio/peggio/meglio J
Che è dimagrito poi glielo dice una sera anche Emanuele Agnelli il cantante della band Afterhours. Ed Acty di questo sarà molto contento e se ne farà vanto per tutta la durata del Festival.

Vi sistemate al Convitto (lo stesso dell’anno scorso), fate una doccia. Pochi convenevoli. Si va subito al Main Stage allo stadio che c’è da iniziare con le cose serie: c’è un aperitivo buffet gentilmente offerto dalla regione Toscana o dal Comune di Arezzo o dall’Organizzazione o da. E’ uguale.

Mangiate e bevetene tutti.

Sei il primo a servirti.

Mi versa un altro po’ di vino per favore ?

Queste tartine sono ottime.

Fra poco si inizia. Ti guardi in giro e, più che gente intenta a far andare le ganasce, nessuno sembra darci troppa importanza. Nel senso, forse nell’aria si respira quell’indefinita sensazione - che è sicurezza- del “già ampiamente rodato”. Come se il Festival fosse ormai organismo vivente a se stante. Organismo abnorme cresciuto a dismisura che... Ok ok. Hai visto troppi film. Però la sensazione rimane. A onor del vero c’è da dire che, probabilmente, quest’edizione in particolar modo, ha avuto una nascita più travagliata, inizialmente osteggiato da un rimescolamento di giunta, tagli di fondi e (solite) porcherie all’italiana. Però tutto sembra essersi risolto nel migliore dei modi, senza grossi nomi in tabellone ma tant’è. La gente viene ad Arezzo non solo per i concerti “soliti noti”. Che Arezzo Wave è ormai importante nel tessuto italiano, ed è giusto che continui ad esserci visto e considerato quanto (tanto) ha dato alla musica in Italia. E le 2 serate iniziali, chiamate Foundation day , in cui vengono ‘chiamati a raccolta’ tutti gli artisti italiani più famosi che sono negli anni scorsi passati di qui, 1 in rappresentanza di ogni anno, ne sono un chiaro ed evidente segno. A questo si aggiunga il fatto che Arezzo Wave continua ad essere, in controtendenza rispetto a tutti i festival europei, interamente gratuito (detto tra parentesi: in quanto un numero spropositato di volontari ci lavorano, appunto, gratuitamente... e il mio animo da digital working class qui ha un fremito: è giusto?). E a richiamare decine di migliaia di giovani (e meno giovani) da ogni angolo del nostro (Bel) Paese.

Insomma, forse è con tutta probabilità arrivato anche per Arezzo Wave il momento dell’Istituzionalizzazione (right?), più che dell’avanguardia. Cioè del guadagnare ‘credibilità’ e ‘peso’ presso le Istituzioni, integrarsi con determinati meccanismi che immagino esistano. Sempre restando in bilico con la domanda di un pubblico comunque esigente in fatto di qualità di proposta musicale. Perdonate le divagazioni, ma credo siano discorsi importanti, per chiunque si occupa di musica in Italia. Ragionare sugli ‘alti livelli’ perché sono poi questi ad influire su tutte le cosiddette realtà di base. Per il resto vedremo un po’ come si evolverà il carrozzone Aw negli anni a venire.

Tutto qui.

4.

(Main-stage, 1° serata Foundation Day)

Per le Vertigini è il giorno più bello della loro vita: dopo tutti i videoclip visti di Hole et rrrriot girl varie (più o meno all’acqua di rose) poter riprodurre sul palco alcune pose, poter mettere determinate minigonne di jeans con i collant tagliati e il trucco pesante pesante su faccini ancora da angioletto dev’essere proprio uno di quei momenti che ti ricordi per tutta la vita. Loro musicalmente lo sono un po’ meno, ma non è nulla. Cresceranno, si sposeranno e dimenticheranno in fretta la chitarra. E gli anelli a forma di teschio lasceranno il posto a una fede nuziale di anno in anno più stretta e logora.

Poi viene la patchanka dei Loschi Dezi, che si presentano in tabellone con il nome d’origine, ma altri non sono che l’embrione da cui poi sono nati i Mau Mau. Al comando della ciurma Luca Morino, personaggio carismatico dell’underground torinese, lo troverete anche l’indomani al Word Stage a presentare il suo libro di racconti in uscita, in perfetta linea con questa nouvelle vague per cui musicisti si cimentano con la pagina scritta e pubblicano libri. Comprensibile fra l’altro ed inutilmente criticabile. I libri che vendono di più sono quelli con più esposizione mediatica, indipendentemente dai contenuti e dal valore letterario dell’opera. I cantanti hanno già una loro esposizione mediatica. A meno di montare ad arte un caso scandalistico o letterario, i loro libri si venderanno indubbiamente di più di quelli di un giovane scrittore agli esordi. Presto fatto. Ci provano un po’ tutti, a qualcuno andrà bene. Agli alberi tagliati per produrre la carta un po’ meno. Ma tanto il mondo sta per finire per cui un po’ di ossigeno in più o in meno cosa volete che sia ?

Mentre suonano i Gang andate a mangiare alla mensa dei vip (nel retropalco) dove le note del concerto arrivano comunque. Acty insiste nel dire “Basta questi ! Siamo nel 2003 !” (che, detto tra parentesi e per dovere di cronaca, è una frase che ha copiato al sottoscritto, da un qualche noioso dibattito in qualche vecchia edizione del Mei). Ma tu ti opponi fermamente, non li conosci nemmeno i Gang, musicalmente, ma per la loro storia, la loro integrità, lo spessore e l’impegno dei contenuti dei loro testi riconosci ancora una (giusta) ragion d’essere ai fratelli Severini.

Nel retropalco, seduti tra Marlene e Subsonica, pensate a quanto potreste vendere il pass a una qualsiasi delle ragazzine adoranti assiepate contro le transenne.

Gli Statuto suonano ska in Italia fin dai tempi in cui tutti i mocciosi skacores odierni che infestano minifestival riviste e negozi di dischi poppavano ancora il latte dal seno materno. Con le loro impeccabili giacche moderniste suonano rodati e divertiti, non travolgenti ma tant’è, non è questo un palco né l’orario di quelli roventi. C’è comunque posto per cori da stadio e hit nazionalpopolari come ‘abbiamo vinto il festival di sanremo’ e ‘piera, non sei sincera’. Si dice Massimo Rispetto in questi casi. E così sia.

Discorso che poi vale anche per Sir Oliver Skardy, in libera uscita dagli ormai furono Pitura Freska. Il veneziano è onesto e sincero nel suo ganjismo reggamuffin naif. Roba quasi anacronistica quanto datata rispetto ad alcune derive elettroniche che han preso quei determinati generi musicali. Ma non fa nulla, è una festa. L’importante è rilassarsi e stare bene. Allora i (pochi a dire il vero) freakettoni presenti ondeggiano le capigliature rasta, gli altri saltellano e accendono grossi spinelli sotto un cielo senza stelle. Tu cammini leggero e beato, a guardare le facce della gente, sezionare spezzoni di frase captate, isolare gesti e posture, registrare movimenti e sorrisi. Far la scorta di materiale da letteratura.

Gli Avion Travel vengono accolti dagli applausi e con la loro delicata magia fermano le nuvole minacciose che si stavano alzando dietro le colline. Le canzoni sono struggenti, alcuni pezzi di una dolcezza indicibile. Anche i punkabbestia si tengono per mano e si danno i baci, scambiandosi fiori droghe e catene. Applausi a scena aperta. Applausi a fine concerto. Applausi. Rispettosi, quasi in imbarazzo a battere le mani troppo forte.

I Marlene Kuntz ti lasciano un po’ perplesso. Aprono con ‘Ape regina’ e chiudono con ‘Sonica’, cioè le origini, in mezzo pezzi presi dagli ultimi 4 album. Nel complesso quello che ti lasciano a fine concerto è un retrogusto amaro giù in gola. Senza fare inutili paragoni col passato. C’è da dire che li fanno suonare a volume da oratorio, con l’impianto a mezza potenza, che anche ‘Sonica’ sembra un jingle per la suoneria di un telefonino.

La vera sorpresa di questa prima serata, e invero una delle poche dell’intero Festival, è Marco Castoldi, ovvero Morgan, che si presenta in veste solista ed è accompagnato sul palco aretino da una band coi controfiocchi e in gran spolvero (per entrare in sintonia con lo spettacolo usando definizioni demodé). Tira su un set tra Austin Power e David Bowie, con molta molta ironia da istrionica pseudo-rockstar (e chi non capisce questo non ha in mano la chiave di lettura dell’intero show) che diverte e ammalia l’intero pubblico presente. Il singolo ‘Altrove’ è cantato a squarciagola: “oggi ho messo la giacca dell’anno scorso, che così mi riconosco, ed esco”. La strofa della canzone successiva “A Parigi piove e fa freddo, ottimo clima per lavorare” ti dipinge un sorriso sul viso che guarda ti farei una foto e la manderei via email a chi so io.

I Subsonica fanno il loro mestiere. Sempre uguali a stessi, sempre piacevoli. Fanno ballare tutti. Play/Stop. In mezzo tutto quello che sapete già.

>> AREZZO WAVE 2003 - SECONDA PARTE



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