Arezzo Wave 2003 - Terza parte

18/07/2003 di



7.

Un caffè. Una brioche.

Wake Up stage.

Filofobia. Sono una delle 2 band che partecipano al progetto A.R.I.A. cioè da quanto ho capito una specie di università delle musica patrocinata o comunque in contatto con Arezzo Wave. Boh, simili iniziative ti lasciano sempre un po’ perplesso. Il talento non si può insegnare. E nemmeno il tocco. O la grazia. Ma senza accanirsi più del dovuto o del necessario, i Filofobia sono quantomeno ascoltabili. Nel cantato riecheggia Cristiano Godano e i marlenkuntz tutti nelle trame musicali, per fortuna hanno un minimo di complessità e le linee melodiche riescono anche a prendere i nervi e solleticarli contropelo. Un buon risveglio.

Seconda band A.R.I.A. gli E.X.P. hanno un buon tiro, grinta, e buoni polmoni. Fanno del buon garage’n’roll con venature psichedeliche. Roba non facile ma che ultimamente sta tornando di gran moda. Necessitano giusto di un passaporto americano ma soprattutto di un restyling completo sul piano dell’immagine e poi (forse) son pronti per le copertine.

A proposito di styling e copertine. Accessorio dell’autunno/inverno 2002-2003, con onda lunga fino alla primavera/estate 2003, indossato e legittimato dalla coppia indie Andrea Girolami – Beatrice: la cintura di tela, portata in diversi colori indistintamente da freak-fighetti-punkabbestia-alternativi-figli di papà-indie rockers-sfigati generici. Non dai rockabilly. Anche perché di rockabilly non ce ne sono più. Ed è questo un punto su cui bisognerebbe riflettere ed andare a cercare, se si vuole trovare eventuali risposte ad eventuali domande da esistenzialisti del nuovo millennio. Per quanto mi riguarda: ora e sempre W i rockabilly.

Per tutta risposta Acty oggi si è vestito da venditore di cocomeri al mercato.

Dei Bum Bum Baby San (Basilicata) scrivi soltanto “bleah”... e non infierisci.

A dispetto del nome di merda, delle urla del cantante, del boa di struzzo verde sul microfono, le maschere da alieno di Roosvelt, i Vertigine (Friuli V.G.) non sono male. Suonano facili, testi semplici semplici e quotidiani. Teenrock sfacciatamente ispirato ai compaesani 3 Allegri Ragazzi Morti ma va bene così.

Alla notizia che la sorpresa del Main Stage di questa sera è Jovanotti, nella sua unica data estiva con il suo Collettivo Soleluna, dalla gioia si stappa una birra gran riserva (calda) da supermercato. Uau. Che figata eh? Gimme five !

Media Center. Conferenza stampa. Controllare email, leggere email, scrivere email. Catering gentilmente offerto. Mangiare. Caffè. Controllare email, leggere email, scrivere email.

Ci si sposta allo PsycoStage.

La litania incessante dei punkabbestia per strada. “hai spicci ? hai moneta ? hai 10 centesimi? 20? 50 ? 1 euro ? 2 euro? La carta di credito? Mi fai un bonifico ?”
Too-Tiki (premio fAWI). Se ci fosse solo la parte strumentale potrebbe anche andare bene ma così sembra un programma di Gigi Sabani per imitatori di Bjork. La cosa ti rattrista tanto quanto la gente in giro per strada vestita come i vj di Mtv.

C’è una domanda che ti gira in testa dall’inizio del Festival: ma stai diventando narcolettico? Hai sempre sonno. Ti senti le palpebre pesanti, ovunque e nelle situazioni più disparate ti viene da lasciarti scivolare lì in quello che forse è sonno o forse no. Ti sdraieresti per terra e chiuderesti gli occhi. Dormire. Forse sognare.

PNG 56, Puglia. Ritmati, sostenuti. Divertenti. Terroni nell’accezione più bella del termine. Quando non eccedono nel funky da cover band, quando rimangono dritti e ‘pestoni’, ricordano dei Queens Of The Stone Age ironici.

I Mondo Candido autori di un piacevole esordio su cd, fautori di una lounge music di chiara ispirazione easy-listening anni ’60, regalano soffiabolledisapone per creare atmosfera happy-preppy-light-bubble. Come dovrebbe essere la loro musica. Ma è una bolla di sapone che, se non si rompe, se ne vola via comunque subito. Non c’è nessun cocktail da sorseggiare, l’orario è impietoso, in più trovi infelice la decisione di saturare le chitarre per suonare rock per un pubblico che si crede rock. Avresti preferito scelte più radicali (e coraggiose). Cioè restare fedeli al proprio suono/immaginario fino in fondo. Anche rischiando, anzi sarebbe risaltata ancora di più la propria peculiarità, ne sarebbe uscita esaltata. Invece così resta una certa leggerezza di fondo, che intuisci nelle melodie, un approccio giocoso. E nulla più. Ed è un po’ pochino.

Suonano praticamente in contemporanea su due palchi diversi, allora ai La Crus, già visti in diverse occasioni altrove, preferisci i Tetes de bois, per te più o meno una scoperta, e la loro partecipe rilettura all’opera di Leo Ferrè. Davvero molto bravi. Poetici e intensi, anche e soprattutto grazie alla materia sopraffina trattata.

La ragazza che canta tutte le canzoni a memoria, lì seduta di fianco a te, a guardarla bene ti ricorda una giovanissima Karim...

Sospiro.

Andresti a vedere lo spettacolo teatrale di Kinkaleri ma l’hanno spostato in una non ben definita zona raggiungibile con non ti ricordi nemmeno più che autobus. Tanto peggio. Ci sono troppe cose da fare in questa edizione. Troppe. Si finisce di fare meno di quanto si vorrebbe. Aperitivo Rock allo Stadio allora. Ma ormai è tardi. Sono rimasti giusto i tavoli e le sedie. E centinaia di persone che mangiano. Replicanti, giornalisti, musicisti e imbucati. Per fortuna, come già detto, Cesare di Coolclub ti ha tenuto da parte una bottiglia di quello buono, che tu la bevi ed è buono per davvero.

“Gloria voglio fare una foto con Jovanotti”
“ma.... smettila di scherzare”
“Gloria voglio fare una foto con Jovanotti”
“ma stai scherzando?”
“Gloria voglio fare una foto con Jovanotti”
“dai finiscila di scherzare!”

Comunichi ufficialmente a Gloria che ti ritieni offeso dal suo ostruzionismo e che non le rivolgerai più la parola fino alla presentazione di scuse formali.

Sarebbe stata la foto dell’estate 2003.

E a dirla tutta (sì lo sai facile dirlo con il senno di poi, ma tu l’avevi detto anche prima che si iniziasse) non c’era mica bisogno di montare uno schermo gigante fuori dallo stadio in previsione di chissà quali oceaniche invasioni di folla per il non più Giovane Con Il Cappellino ma Padre Di Famiglia Politically Correct. Che va bene la sorpresa, va bene l’unica data estiva, va bene la consacrazione dell’artista, va bene che si è così parlato sui giornali di una sua ritrovata verginità musicale... però stiamo parlando di Jovanotti non di Peter Gabriel. Ma tant’è. Con il suo Collettivo Soleluna, cioè un’ensamble di musicisti di matrice etno-jazzy-world, Jovanotti, cioè Lorenzo, simbolicamente al centro con 2 piatti da dj fingendosi direttore d’orchestra e in verità raccapricciando qualsiasi vero dj presente nell’arco di chilometri, regalerà centrifugate di suoni tipici da cartoline turistiche sonore prese un po’ a caso tra il Primo, Secondo, Terzo Mondo. L’effetto è soporifero quanto un documentario di Piero Angela sulle abitudini alimentari della lucertola nana del Congo. Tu alla quarta canzone sei fuori dallo Stadio a guardar le bancarelle
L’indomani Carlo JNTP riassumerà bene lo stato d’animo di, credi, molti dei presenti: “poi è finita l’ironia che avevo a disposizione ed è rimasta la rabbia di fondo”. Forse ‘rabbia’ è troppo, ma una certa forma di disgusto di fronte ai Luoghi Comuni Ben Impacchettati (perché comunque la band suona bene, su questo c’è poco da discutere) beh...

Secondo te se Lorenzo cantava ‘E’ qui la festa’ o ‘Sei come la mia moto’ o ‘Ragazzo Fortunato’ la gente era sicuramente più contenta.

Non so se già l’avete notato o no, ma Acty, puntualmente, dall’inizio del Festival, scrive i report delle giornate praticamente in tempo reale sul forum di Rockit. Tu capita che alcune sere te ne resti lì, con il tuo quadernetto in mano, a guardarlo gongolarsi alla tastiera e non sai più bene cosa fare. Pensi - ‘chi ti leggerà e quando e con che spirito ?’ La tentazione di scrivere di Arezzo Wave senza fare il minimo accenno dei gruppi che ci suonano è forte. In un’email che mi mandi una di quelle sere dallo spazio free-internet, scrivi più o meno così:

“quanto in ritardo arriva e a cosa serve un quadernetto rispetto ai tempestivi interventi su un forum in internet ? Boh. Già detto tutto dei gruppi, di cosa scrivere ? Perché farlo ? Chissà. Magari alleggerito dal compitino del giornalista potrei dire altro, ma avrebbe senso farlo in un resoconto di Arezzo Wave pubblicato su Rockit ? Non sarebbe meglio cercare di farlo per bene, in un libro magari ?

Domande“

Sarà a casa. Davanti al portatile, sul balcone, sotto un cielo tempestato di stelle. Un bicchiere di acqua e mevnta ghiacciata davanti, corretto con un goccio di vodka liscia. Che deciderai di lasciarti trasportare dal flusso dettato dal tuo quadernetto. Cioè riporterai solo i gruppi di cui hai scritto in presa diretta. Gli altri, niente. Condannati per quanto ti riguarda all’oblio. Che poi tanto il mondo va avanti lo stesso infischiandosene dei racconti, anche quelli molto belli e importanti no ? Per cui cosa volete che sia.

Per soddisfare in toto le vostre curiosità didascaliche il rimando è ai report pieni di puntini di sospensione di Acty sul forum e alle comunicazioni ufficiali del festival (http://rockit.it/_forum/readmsgs.php3?board_id=1&thread_id=1009&msg_id=7853)
(http://www.arezzowave.com)

La Love Zone quest’anno non è più in mezzo ai suggestivi (e faticosamente raggiungibili) boschi della Località Chiaretto, bensì nella più comoda e consona zona industriale di Arezzo.

Non mi dilungo adesso a descriverla in tutto e per tutto, perché bisognerebbe scriverne molto e francamente inizio ad averne ampiamente pieni i maroni. Diciamo solo che i 3 capannoni adiacenti con 3 djset indipendenti, la moquette azzurra per terra, le proiezioni alle pareti, il flusso ininterrotto e continuo di gente ne hanno sancito, senza appello alcuno, l’ottima riuscita. Come un rave legale in cui mette i dischi il figlio del prefetto.

Tu te la sei girata tutta in lungo e in largo, la LoveZone, per entrambi i giorni. A far la trottola tra le sale e i ritmi. Hiphop astratto o nu-house o drum&bass d’antan che fosse. Divertendoti. Hai fatto bene, anche se piuttosto che stare ai margini a respirarne vibrazioni potevi lasciarti andare del tutto ed entrarci dentro. Senza risparmiarti nulla. Al ritmo di 140 bpm. E invece.

Non troppo distante intanto, mentre alla Love Zone il popolo della notte ballava e rendeva grazia in riti sciamanici al Dio Del Beat, al fantomatico Campeggio Gratuito di Arezzo Wave, si vocifera di orde di punkabbestia che, in ripetuti sabba demoniaci e cannibali, passano la notte mangiandosi l’un l’altro e ruttando al cielo il proprio canto collettivo: “hai moneta ?”.

Notizia per altro non confermata da nessuna fonte ufficiale e/o attendibile.

8.

Scrivi sul tuo quadernetto:
“L’Urgenza, la Ribellione, lo Spirito Iconoclasta... ma dove sono andati a finire ??? il Rock non è mai stato allineato, non è mai sceso a compromessi, se ne è sempre sbattuto il cazzo delle regole, dei modi, dei lessici dominanti. Ha sempre seguito la propria strada, anzi, si è sempre aperto le proprie strade, ne ha inventate dal nulla ! E invece guarda adesso che pena !! tutti che fanno le stesse cose ! tutti che se ne stanno lì quanto più nel mezzo possibile ! nessuno che si sposta verso nessun punto cardinale estremo ! Nessuno che alza più la voce! Tutti che ripetono il compitino, come scolaretti puliti puliti . Puttanamerda che vomito ! La alzo io allora la voce: ANDATEVE A FARE IN CULO TUTTI QUANTI ! Finitela di farci perdere tempo, a tutti quanti ! Finitela !!! Che qui più che il cuore pulsante di una nuova generazione sembra il saggio di fine anno di qualche corso parrocchiale! Una pena sconfinata per quella che era la musica del diavolo. La colonna sonora della rivoluzione giovanile, il disagio da cantare a squarciagola e condividere. Fate schifo, ma nemmeno, siete così inutili da non fare nemmeno schifo ! Altro che fame, disperazione, delirio, visioni, energia. Siete satolli ! Come canta Giorgio Canali “anemici piagnucolano dentro i postriboli”. E’ una farsa. Un teatrino che non fa ridere più un cazzo di nessuno. Le poche volte che vi atteggiate a rockers, si vede che sotto non c’è un cazzo di niente e che dietro avete le mamme che vi rimboccano le coperte prima di andare a letto! Piccole merde ! Ci avete stufato siamo esausti. Lasciateci il silenzio piuttosto. Nessuno è obbligato a fare o ascoltare o pretendere musica. Smettetela con questa lagna! Chiudetevi al cesso e datevele sui coglioni quelle chitarre !”.

Ora, io dico. Ma che cazzo scrivi?? Ma sei pazzo ? Secondo te io posso pubblicare una cosa del genere ? Che figura ci faccio io con l’organizzazione del festival, con i gruppi, con l’intera scena italiana, cioè con tutti i musicisti che passano su Rockit e magari gli capita di leggere ? Sì lo so che ‘chi vuoi che le legga queste pagine’ lo so lo so, ma non si può mai dire. E poi son stronzate quelle che scrivi. Si magari non del tutto stronzate, in alcuni punti condivisibili anche. Ma, messe nero su bianco le parole non si possono mica ritirare. E poi i tuoi concetti sono troppo estremi. Non ne sai proprio niente di diplomazia. E lascia stare il presidente del consiglio adesso, cosa c’entra sempre il presidente del consiglio? sì anche lui dimostra di capirne ben poco di diplomazia ma... Occristo. Ma chi ci ho mandato ad Arezzo Wave quest’anno ? Ma vuoi rilassarti e godertela ? Calmati adesso. Per favore calmati. E’ tutto sotto controllo. Bevi una birra, che è gratis, paga l’organizzazione. Bevine 3 allora. Ok, nessun problema. Se ti fa stare bene bevine 300 di birre. Cos’hai da fare quella faccia lì ? Non è di tuo gradimento il soggiorno ad Arezzo ? Non sta andando tutto come desideri ? Non stai vivendo un’esperienza ? Non ti senti parte di una storia ? Non hai fatto anche del sesso soddisfacente con una perfetta sconosciuta ? E allora. Cosa vuoi di più ? Essere a Parigi ?

Quanto rompi i coglioni.

L’ombra degli alberi riporta al fresco pensieri e parole.

Vorresti sdraiarti nudo tra la polvere. Ridiventare sasso. Ritrovare il silenzio. Niente da fare. La tua capacità di astrazione in questo momento è prossima allo zero. Iniziano i concerti del pomeriggio.

Ripiombi nella cosiddetta realtà.

Però, c’è da ammetterlo, non potresti farlo in modo più dolce che con i siciliani Herself.

Bravi. Classico gruppo da Homesleep, ma più polverosi, cioè aderenti al reale. Alla grazia dei campi arsi dal sole, come se a nord di Siracusa non ci fosse che deserto e a sud l’Oceano e cantare questo con disincanto ed amore venisse facile facile.

Ti calma, questo concerto, ma sei e resti comunque irrequieto. Te lo leggo negli occhi, te lo leggono tutti negli occhi. Qualcuno, che nemmeno conosci fra l’altro, ti chiede “ma tu sei sempre incazzato?”. Non gli rispondi nemmeno.

Ciondoli fra lo Psyco Stage e il Word Stage.

Non trovi un punto d’appoggio saldo.

Uno straccio di equilibrio.

Un concetto pregnante in cui affondare i denti.

Al Word Stage incontri Marco Mathieu che ha appena finito la presentazione del suo nuovo (bel) libro ‘In viaggio con Manu Chao’ e , fra le altre cose, ti dice: “guarda che io mi aspetto anche quest’anno il racconto del festival” e tu rimani lì senza saper bene cosa dire, che sei imbarazzato, è evidente, che Marco è uno che scrivere lo sa fare e se è rimasto ben colpito da quel racconto beh qualcosa vorrà dire, ma non ti montare la testa che l’ha chiesto a me non a te, cioè il racconto che Marco ha letto l’anno scorso l’ho scritto io e non tu. Ne sono lusingato. Tu ci stai capendo ancora meno di prima ma va bene così, intanto articoli una pseudo-risposta “si credo di sì, sto prendendo appunti sul quadernetto, vediamo cosa ne esce fuori...”

Il live secco e dirompente degli Zu fa il paio con la potenza degli One Dimensional Man, questi ultimi a formazione rimaneggiata, l’assenza di Dario alla batteria, che si è rotto la spalla in modo “rocambolesco” (per onestà non vi racconto come e perché, però diciamo che è... molto rock’n’roll) si fa sentire più sul piano “animale” della faccenda, perché dal punto di vista squisitamente tecnico la prova di Gianluca (batterista del Santo Niente), è assolutamente all’altezza. Davvero l’accoppiata Zu – ODM è un uno-due che manderebbe al tappeto parecchie formazioni più blasonate in Europa e nel Mondo. Il free-jazz-core degli Zu è tribale, gli ODM sono selvaggi. La loro fusione un ciclone di istinti, l’Essere Umano nella sua eccezione più torbida e viscerale.

Non si sa bene se per l’età anagrafica o per il sole (e quindi si cerca riparo all’ombra delle piante che circondano il Wake Up Stage), o per la tradizione anarchica toscana vecchia e solida di decenni,
ma c’è parecchia gente sotto il palco a seguire l’esibizione dei Les Anarchistes. (Bel) concerto a base di canti tradizionali anarchici e popolari di lotta e rivoluzione.

Sventolano nella tua testa le fiere bandiere nere alla strofa in cui si ricorda che gli anarchici “hanno sangue pulito per lavar la sporcizia del mondo”...

Demi Moore con la canottiera gialla apre una lattina di birra, si scioglie i capelli e ti fa un sorriso.

E’ l’ultima sera. Sono 6 giorni che siete ad Arezzo. Guardatevi negli occhi. Siete stanchi. Un’altra birra ? Un’altra birra. Un altro scambio di email ? Un altro scambio di email. Un’altra birra ? Un’altra birra. Un altro scambio di email ? No, basta email. Un’altra birra piuttosto ma email per oggi basta.

Scrivi:
"alzare la temperatura emozionale. l'intensità del percepire. sciogliere le strutture del ragionamento"

In cielo le stelle ballano prima il bolgie-boogie poi la break dance. Poi vanno a dormire anche loro.

Sul letto, in Convitto, fuori è buio pesto mentre Acty manda e riceve sms. Tu leggi un qualche articolo che parla dell’imminente tour italiano dei Radiohead e pensi che anche quest’anno comunque non andrai al loro concerto. Ancora una volta non sai dirti il perché. Lasci cadere il giornale per terra. Affondi la testa del cuscino. Senti il cellulare di Acty mandare bipbip a ripetizione. Allunghi le braccia contro il corpo. Cerchi di aderire il più possibile al materasso. Ti piacerebbe essere fatto di pongo e che un bambino gigante ti rimodellasse a piacimento e poi ti lasciasse lì ad indurire in un’altra forma. Il cellulare di Acty manda un altro bipbip. Ti addormenti.

Domani il Festival finisce. Vincent Gomma e Malaria Brando non si sono visti.

9.

Tu e Acty fate colazione nel solito posto, con il cameriere che sembra Thom Yorke e invece di cantarvi Creep vi chiede “il solito? 1 caffè e 1 latte macchiato?”. Il treno è alle 12.30. Compri il biglietto. Arezzo-Modena, Modena-Milano. Fai giusto un salto prima al Media Center e poi al Wake Up Stage a salutare tutti quanti, che ormai non è più tempo e non c’è nemmeno più la voglia di.

Senza tirarla troppo alla lunga parti.

Sei stanco.

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10.

Ti incontro una sera, come d’accordo, fuori dal solito bar. In mano un bicchiere di mojito stracolmo. Hai la faccia sciupata, due occhiaie fonde. Una risata debole. La barba sfatta.

“Ti sei divertito?” – ti chiedo- “Fatto buon viaggio?”
“Sì sì” – rispondi, mandando giù un sorso di mojito - “un po’ faticoso ma bello...”
“Bene. Me ne rallegro... “
“un bel festival...” - inizi
ma ti interrompo subito “Sì sì, guarda, lo so com’è Arezzo Wave, non venire a raccontarlo a me che... ma non tiriamola troppo alla lunga”
“Come?” – mi domandi interdetto.

“I soldi. Prepara i soldi per pagare. È arrivato il momento”
Spalanchi gli occhi, mi guardi incredulo. Le labbra hanno un fremito.

“Cos’è quella faccia? “ – ti chiedo, calmo, tranquillo.

“Non sapevo...beh...io” – balbetti.

Beh un cazzo caro mio. Ti ho fatto fare un viaggio, ti ho fatto fare l’inviato speciale. Ti ho fatto vivere. E adesso tu paghi quanto c’è da pagare, tres simplement. E senza fare troppe storie. Questo è il conto”
Ti allungo un foglietto e sopra, a biro nero, c’è scritta una cifra.

Chiunque tu sia.

Arrivato in fondo a questo racconto.

Hai questi fogli in mano.

Ora aspetto i tuoi soldi.

C’est tout.
Chiudo così.

“Non si svende, non si svende
Anche se non funziona.

Niente saldi di speranze,
niente saldi di esistenze,
niente voti alla Madonna”



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