AREZZO WAVE 2004 > Teoremitti - seconda parte

20/07/2004 di



Wakeup Stage, giovedì 8 luglio

Il bello della mattina è riiniziare a dire cazzate subito dopo la sveglia, in perfetta continuità con le ore prima di dormire, come se il tempo dedicato al sonno non fosse esistito. Il brutto è la cacciata dal convitto -sei passato da gradito ospite a pericoloso clandestino in un tempo rapidissimo-, riparata solo a posteriori.

Maglietta Rockit arancione -la più bella di sempre- a spezzare la predominanza degli innaffiatoi. Impeccabile. La mattina se ne va alle poste centrali aretine, tra pacchi di Rockit’mag da spedire negli angoli d’Italia. Visti da fuori, i disperati tentativi di Fiz di rapportarsi con l’impiegata sono comici. Hai la sensazione che viverli da protagonista non sia altrettanto divertente.

Perdi i Jester (Arezzo). I Camera 237 (Calabria) arrivano alla sufficienza -sulla scala tarata bassa di questa edizione, come già detto-, i Disumetica (Molise) vanno dimenticati, e in fretta. Fiz, al tuo fianco, prende spesso appunti. Tutto molto più quieto, ora: il mondo è tornato ad andare come deve. Almeno in questo piccolo marginale ambito.

La mattina finisce bene, prima con The March ad alzare finalmente i livelli, semplici ed efficaci, intensi e lievi come le due gocce di pioggia che il cielo appena grigio lascia scendere, poi con i Tre Allegri Ragazzi Morti. Scommetti con te stesso su quanto dovrai aspettare, ma Fiz arriva quasi subito con la frase che non manca mai di dire: “Sono troppo intelligenti”. Eccola. Sarà. A te sembrano sempre poco a fuoco -mentre Fiz dice il contrario- mai davvero bravi, spesso incompleti, accennati. No, non solo per questo specifico, atipico e scomposto set, in genere. Toffolo resta divertente, stralunato. Quanto recita e quanto è davvero così?

L’apparentemente innocua limonata alla vodka, o vodka al limone. L’insonne Fiz continua a ripetere, a tutte le ore del giorno, “Ci mettono dentro qualcosa”, senza che sia chiaro se si riferisca alle sue in particolare o al prodotto standard. E ancora, in un impeto di consapevole e responsabile tutela dell’universo ignaro dei pericoli, “Dovrebbero vietarla”.

La conferenza stampa di oggi introduce il pomeriggio dedicato al giallo al Word Stage. Il buffet è sempre africano, i nuovi involtini (somali: pasta di soja, interno di carne macinata e gamberetti) ancora meglio dei precedenti.

Psyco Stage, giovedì 8 luglio

Su lato destro della platea, un cane richiama perentoriamente il suo punkabbestia, che la pianti di fare casino.

Lasci scrivere a Fiz, che basta e avanza. E presto è archiviata anche la seconda giornata tra i vincitori delle selezioni regionali, di nuovo senza niente di prezioso. Hai già anticipato come andrà a finire, ma ad esserci dentro non è divertente. Riflettete esplicitamente sulla cosa, e non potete evitare di sentirvi tutti un po’ delusi. Ciliegina sulla torta, ecco gli Extrema. Incuranti del ridicolo picchiano e si godono il supporto di qualcuno che anche se non è proprio qui per loro comunque non disdegna. Quasi senza credere a quanto succede sul palco, a fianco del mixer parlate e ridete. La cosa migliore sarà comunque vedere Acty, la sera dopo, vestito esattamente come il cantante. Chiudono il pomeriggio i Boo!, al quarto concerto ad ArezzoWave in tre anni: come sempre, con il loro set incredibile rapiscono tutti coloro che li incontrano per la prima volta.

Fiz, per quattro giorni, continua a chiamare “convento” il convitto. “Prima passiamo al convento”. “Torniamo al convento?”. “No, l’ho dimenticato al convento”. “Anche lei è al convento, l’ho vista jeri sera”. “Figa, non si dorme un cazzo al convento!”. Non male.

Main Stage, giovedì 8 luglio

Dopo l’aperitivo-rock aprono gli Altro, gruppo selezionato da Rockit. A seguire una serata tragica, tra l’insopportabile prevedibilissima Islanda dei Bang Gang -che brillano tra l’altro per antipatia-, la noja dopo due pezzi dei Black Rebel Motorcycle Club, le osannate atmosfere rarefatte dei Karate -che vanno bene giusto per girare tra le bancarelle e andare a salutare Felix (Fiz non si ricorda, ma una volta lo hai sentito dire che il suo obiettivo a lunga scadenza è di diventare come lui)-, etc. I National li perdete (volentieri, a questo punto?), tentando la fuga da questo strazio, per arrivare alla defilata cena (con sullo sfondo il cantante dei Boo!, solo e alcoolico. Mah). Molto meglio la vodka alla china nell’area vip, a comporre collegialmente à la Emidio Clementi sulle note disponibili degli Appaloosa, sempre gradevoli (due anni fa Rockit li aveva proposti come vincitori del concorso, e avevano vinto). Sessione davvero imperdibile.

Nota a margine: i presentatori (Andruetto in diurna e Mixo per la sera) ti danno l’impressione di fare la loro parte non meglio di uno spettatore pescato a caso tra il pubblico. Non capisci tanto la scelta.

Cypress Hill è uno dei nomi più altisonanti di questa edizione. Live efficace, e forse Fiz si rifà un poco la bocca (che pure, anche loro, innovatori, ai tempi hanno ricevuto forti critiche dalla scena...).

Di ritorno al convitto con il potente lasciapassare del Gran Khan, in camera lunghi e dinamici dialoghi su grafica e mille altre cose, avanti mentre la notte avanza. Le zanzare all’assalto, le teorie sul sangue dolce e l’emissione di anidride carbonica, le improbabili scortesie gratuite di una nota rivista musicale italiana, i puntievirgola, le tedesche che studiano teologia. Tanto Fiz non dorme (e ha anche -solo temporaneamente- smesso di dare la colpa a quello che mettono nelle *sue* bottigliette di vodka). Questa sera la performance in programma è ‘fare il fantasma correndo per i corridoi con il lenzuolo in testa facendo UuUUuuh fino a non sai che ora’. Perfetto.

Acty prova a dormire, e dal letto sotto senti arrivare un rumore regolare e conosciuto. Fiz, poco più a sinistra, commenta: “No, non russi forte, nono...”. Acty inizia a ridere nel sonno quasi prima di te che sei sveglio e, ovviamente, si sveglia a sua volta. Siamo da capo, tutti svegli e tutti a ridere.

Wakeup Stage, venerdì 9 luglio

L’incredibile è quanto lei riesca a essere bella la mattina. Sempre. Anche appena alzata, anche prima di alzarsi, qualunque sia stata la notte precedente, viaggiare o ballare e raccontarsi cose, quieti, sul letto, due o nove ore di sonno. Qualcosa che, ce ne fosse bisogno, la rende diversa da chiunque altra. Splendida. Guardala.

Spesa al supermercato per la colazione. Pane e succo di frutta, bene. In fila alla cassa sei preceduto da un punkabbestia. Sul nastro scorrono
- due filoni di pane,
- due bottiglie di gassosa da 1.5l,
- otto confezioni da quattro wurstel ciascuna,
- due bottiglie di gin.

Incantevole. Peccato che le operazioni di pagamento siano lentissime (il totale sullo scontrino viene raggiunto sommando esclusivamente monetine di valore inferiore a un euro).

Psyco Stage, venerdì 9 luglio

Tra i mille fili colorati che si snodano attraverso i cinque giorni aretini trovano spazio i test di valutazione del livello di apprendimento e i tentativi di recupero di Fiz all’inglese. Acty fa il madrelingua. Ameni.

Salti la prima parte del pomeriggio: i sardi Reggaemafing Brizz fanno reggae, appunto, e i modenesi Inlimine li hai visti giusto un pajo di settimane fa a quella mesta celebrazione -dopo ottime annate precedenti- che si tiene il giorno della Festa della Musica a Modena. Occasione per farti finalmente un giro per Arezzo città, senza correre forsennatamente da un palco all’altro, e per andare a vedere la mostra Artcover, con le reinterpretazioni da parte di artisti e musicisti della copertina del proprio album preferito. Bella l’iniziativa -e incasso delle vendite all’asta è di nuovo per Emergency- ma niente di particolarmente interessante. Il ritorno sotto il palco è giusto in tempo per assistere al concerto dei Daunbailò, che ribadiscono quanto fatto vedere sul palco del M.E.I., e per confermare la tua recensione: poco poco significativi. Nuovo allontanamento, mentre gli altri cercano (e, secondo Acty, trovano) la chiave di lettura giusta per ascoltare, distesi tra gli ulivi, i Giardini di Mirò. Il live di Benvegnù che segue ti regala un’immagine assolutamente rara (in assenza di un pallone da calcio): a memoria d’uomo è la seconda volta che vedi Acty arrivare *correndo* da lontano, richiamato dalle note di ‘Rosemay Plexiglas’ o di un qualche altro pezzo degli Scisma (per la cronaca, nel caso precedente, in altro luogo, la corsa era stata per sentire ‘Agosto’ dei Perturbazione).

Main Stage, venerdì 9 luglio

Inizia la notte più lunga.

All’aperitivo, in mezzo a parole con le ragazze dell’organizzazione, primi bilanci -che domani si parte- e pezzetti di speck, ricevi dalle mani di uno dei Musicanti di Brema quello che Acty definisce al volo come “il più bel demo che io abbia mai visto”: il cd è dentro ad un vecchio cappello, accompagnato da foto con il bordo irregolare -tipo vecchia cartolina- e dalle note biografiche su carta ingiallita. Dopo tre giorni roventi fa fresco, e tornate alla macchina a prendere altri vestiti, da sovrapporre. Poi parte il concerto, mentre speri nella sera dedicata all’elettronica e nella plausibile riscossa dopo la noja del giovedì. Sbagli. I colombiani Pernett & The Caribbean Ravers sono prescindibilissimi. E sono la cosa migliore, visto che i belgi Briskey e l’atteso Louie Vega propongono concerti totalmente da dimenticare, svariando da musica tipo scuola di merengue a altre amenità, senza un solo passaggio significativo. Mentre suonano i Frost -che replicheranno la mattina dopo al Wakeup- accompagni gli altri a cena, e guardi che faccia fanno addentando peperoni alla griglia ancora completamente congelati. Groove Armada propone un concerto a sua volta piuttosto insipido, anche se non sgradevole (ma dei tre, e in questi termini, sei quello che lo recensisce più positivamente), ma già da un po’ la sera è solo un fiume di parole ideee storie risate, seduti in tre, in cerchio a fianco al mixer, intorno a bottigliette da 33cl di vodka e limonata che continuano ad arrivare, sempre in coppia.

L’orologio non lascia tregua, e allora macchina fino al ‘Centro Affari e Convegni’, per il secondo anno sede delle notti aretine, dopo il tramonto dell’era dell’esotico Parco del Chiaveretto.

ElettroWave, venerdì 9 luglio

Gli spazi sono enormi, il bujo studiato ad arte, gli schermi per i vj posizionati con gusto. La meraviglia è la moquette che ricopre tutto. Ballare sulla moquette è sensazione inedita e gradevolissima. Sdrajarcisi ad ascoltare elettronica astratta funziona altrettanto bene. Almeno la prima sera, non scommetteresti sul fatto che la notte successiva il fondo sia altrettanto invitante. Il cast è di tutto rispetto; oscillate tra Riders of the lost arp (ennesimo progetto parallelo a Jollymusic) e le superstar Telefon Tel Aviv (bravi), poi -senza disdegnare trasferte nei due spazi limitrofi- buttate l’ancora principale nella seconda sala, che per lungo tempo è egemonizzata dai tipi della Quannum, tra virtuosismi hiphop e riproposizioni di grandi classici.

La notte va avanti, e sul pallottoliere contavodke le palline continuano a scivolare da destra a sinistra. Meriterebbe una cronaca dettagliata, registrazione continua di argomenti passaggi spostamenti. La lucidità forse ci sarebbe, nonostante tutto, ma non c‘è spazio modo tempo. Fiz si allontana da te e Acty, sdrajati sulla moquette, poi ricompare chiedendo dove cazzo eravate finiti che è mezz’ora che ci cerca. Voi siete ancora sdrajati per terra, ovviamente nello stesso identico punto in cui vi aveva lasciati, e avete parlato per mezz’ora del senso della vita. Come prima, come dopo. Incontri, sorpresa assoluta, tua cuginetta Marianna e il suo fidanzato. Ada -per questioni estetiche e gusti musicali- è la donna ideale della tua vita. O almeno questo cerca di comunicarle Fiz. Acty alle 04.14 lascia traccia indelebile della notte con un sms (che leggerai solo la mattina dopo): “...basta co’ sta limonata!”. Nel tuo giro a raccogliere provviste intavoli un bizzarro dialogo con il barista. Ordini “Due di quelle rosse” gettando tutti nel panico. Poi si risolve. “Ah. Quelle. Ma sono bianche”. “Sì, certo, intendevo l’etichetta”. L’ordine va ripetuto almeno tre volte, nei due metri che separano il bancone dal frigo la memoria dell’interlocutore -in condizioni ‘non ottimali’- evapora senza lasciare tracce della tua richiesta, e te lo ritrovi davanti a chiederti “Cosa vuoi?”, come se non ti avesse mai visto. Surreale. La fotografa ufficiale viene contattata da Fiz per immortalare il trio raccolto intorno alla trentesima vodka+. Gentile, professionale, ecco che arriva: “Però dovete stare immobili, c’è pochissima luce”. Eseguiamo, impeccabili. Volendo, Arezzo in uno scatto. Questo.

Uscire da bujo appiccicoso delle sale in quella che ritieni notte profonda e ritrovarsi invece immersi nella mattina è un’esperienza quasi sovversiva. Stiamo per salire in macchina, passa la fotografa, sorride, chiede come va con le trenta bottigliette. Meravigliosi, all’unisono replichiamo perentori aggiornando il conto: “Trentatre”. Democraticamente divise. Poi è macchina automatica e intelligente e, ancora, l’ultima salita per i mille gradini del convitto. Le foto scattate in camera con la digitale riportano orari intorno alle 06.15.

Wakeup Stage, sabato 10 luglio

Mattina, sveglia, ricerca del nottambulo con cui tu e Acty dividete la stanza, sommaria ricomposizione dei bagagli, saluti ai signori del convitto. L’arrivederci al prossimo anno non è vincolante, lo sappiamo tutti. Il recupero della macchina è solare e sorridente, con Fiz che gira con la pila di vestiti in mano (la borsa è in macchina). Ottimo umore. Le cartelle cliniche ti vedono in condizioni relativamente buone (lieve malditesta che sfuma in breve tempo, se integri la colazione con un po’ di nimesulide), Acty l’astemio -non è un modo di dire- ha assorbito la sua parte di record collettivo (e, presumi, il suo record personale assoluto) incredibilmente bene (pagherà qualcosa la sera, ma è il minimo), mentre Fiz -cintura nera- è davvero “strafatto”. Evidente, divertente, quasi inspiegabile (ma quell’abominevole liquore al caffè è più che un indiziato plausibile). L’obiettivo è raggiungere il Wakeup in tempo per i Pedro Ximenex. Mancato, anche a causa di un’errata segnalazione dell’orario d’inizio. I Frost sono electro abbastanza codificato, non male forse, almeno in qualche passaggio, ma l’inglese è davvero imbarazzante. Siete alle ultime note.

Davanti alla stazione, il piccolo punkabbestia appena sbarcato ad Arezzo chiama il suo cane: "Turbe! Vieni qui!".

Ma no, dai...

Ritorno, sabato 10 luglio

Nella ritualità aretina un punto fermo è l’ultimo pranzo. Focaccia farcita e simili. Saluti Acty davanti alla stazione “Se voi partite torno a casa anche io...”. Contenti, un attimo prima di perdere i contorni reali e tornare a essere solo mail telefonate sms, fino alla prossima volta. “Stai bene”. Abbracci. Poi è viaggio in treno, tu e lo zombie di Milano. Parole, ancora. Qualche abbozzo di un bilancio complessivo (in estrema sintesi: tutto bene, tranne la musica). Poi Fiz allunga i seggiolini, e -incredibile- si addormenta. Dorme come un angioletto, come nelle favole migliori, al sicuro, in due nello scompartimento da sei dell’intercity, gonfiato di aria condizionata, mentre fuori scorre la Toscana e picchia il sole.

Quasi un lieto fine. Quaranta minuti dopo si sveglia, si stira e sorridente e felice e soddisfatto e ritemprato dice “Aaah... mi ci voleva proprio...”, neanche avesse dormito tredici ore consecutive a parziale rimborso dell’insonnia delle tre notti precedenti. Ridi. “Fiz, hai dormito mezz’ora...”. Ride anche lui. Poi tornano gli spettri della vodka+. “Non passa! Non passa mai!”.

Il resto è rapido, veloce. I saluti a Bologna, cambio di treno con due scatoloni in mano, a farti camminare alla cieca nei sottopassaggi e sulle scale, il regionale strapieno. Modena è quasi fredda, dopo i giorni roventi ad Arezzo. Finesettimana di lavoro a testa bassa, poi vita normale, e una nuova settimana piena di concerti.

Il resto arriverà poi.

“E data l’ora l’aspetto la cattiva reputazione le voglie sconfinate la necessità di infinito”.

Sai di cosa parli.



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