Arezzo Wave 2005 - Domenica 17 luglio

25/07/2005 di



DOMENICA 17 luglio 2005
(mattina)


Ultimo aneddoto.

Prima di ripartire, attraversando il Corso Centrale, mi imbatto in un branco di punkabbestia solo all’apparenza normale. Cani e sporcizia e vestiti laceri sono quelli d’ordinanza, quello che –perdonate il gioco di parole- stona ma in realtà non stona sono le nenie dolcissime che stanno suonando con un paio di flauti di legno. La scena è commovente e spiazzante. Sembra un detournement situazionista da manuale: come se qualcuno avesse volutamente sbagliato a montare il sonoro nella scena di un film. La dolcezza della musica esce moltiplicata all’ennesima potenza, questi rottami umani dimostrano di avere un cuore e una sensibilità e una perizia tecnica inaspettata e non indifferente. Quello che viene spontaneo pensare è che non solo un altro mondo è possibile, ma centomila altri, che nemmeno ci immaginiamo. E il solo pensarci da 2 gocce di speranza in più.

Quando il Tinx mi vede arrivare da lontano, nel parcheggio di aviazione generale dell’Aereoporto, non accenna nemmeno a un saluto, si mette semplicemente a ridere. “Ma come sei conciato? Ah ah ah… va che faccia che hai. Sei talmente gonfio che sembri una mongolfiera. Ah ah ah. Ti piace bere eh?”. Non ho la forza di rispondere niente e lo lascio terminare gli ultimi controlli al rottame volante, pardon al Cessna 182 Skylane II RG.

Poi partiamo. Tutte le procedure del decollo sono sempre complicate ed elaborate, il mio pilota le fa con la stessa noncuranza di un bambinone che gioca a Flight Simulator sul Pc di casa.

Mentre stacchiamo l’ombra da terra, cioè dopo il decollo, ripenso per un a quello che scriverò di questi giorni aretini, come ogni fottuto post-festival degli ultimi 6 anni. Ripenso a quell’idea di qualche anno fa di raccogliere i vari racconti tutti insieme e tirarne fuori un qualcosa di simile a un libro. Doveva essere una buona idea se una grossa casa editrice milanese ha deciso di copiarla… ambientando il tutto in un altro festival italiano, mettendoci una bella copertina verde per far contento lo sponsor e via andare… L’autore? Un ex-musicista che di sicuro ha letto i miei vecchi report da Arezzo Wave e non dica di no. Ma poi chi se ne frega. Ormai è pane da bloggers. L’importante è essere avanti. Aprire strade e tracciare rotte. Come sempre. Il vento in faccia e il fuoco della scoperta. Tutti gli altri dietro a raccogliere. Qualche soldo lo faremo anche noi prima o poi, e avranno un buon sapore. “Giusto Tinx?” – chiedo, interrompendo i miei pensieri. “Sì Fiz, giusto” – risponde il Tinx che a volte sembra davvero che mi legga nella testa.

E allora Vola Tinx, vola alto e veloce. Arriviamo a Milano e facciamola finita.

“Portami dove c’è gente.

Portami dove non bisogna parlare.

Portami dove non si paga niente.

Portami dove la notte non si spegne.

Portami dove si vede la strada.

Portami dove non conosco la strada.

Portami dove non si aspetta.

Portami dove non sono mai stato.

Portami dove non sarei mai potuto andare.

E fa che il giorno si dimentichi di arrivare”

E quando Morpheus ci chiederà “Pillola rossa o pillola blu?” rispondiamo sicuri “tutte e 2”. Un po’ perché siamo due strafattoni impenitenti e un po’ perché, come scrive Thomas Brussig nell’ultima pagina di quel libro dolcissimo che è “In fondo al viale del sole”:

“Chi vuole davvero ricordare ciò che è successo non deve abbandonarsi ai ricordi. La memoria umana è un processo troppo piacevole per limitarsi a trattenere il passato, è il contrario di ciò che finge di essere. Perché il ricordo può fare di più, molto di più; compie ostinatamente il miracolo di far pace con il passato, ogni rancore svanisce e il lieve velo della nostalgia si posa sopra tutto ciò che un tempo veniva percepito come doloroso e lancinante.

Le persone felici hanno cattiva memoria e abbondanti ricordi.”

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F I N E



AW 2005 - 30 volte Fiz
Domenica 17 luglio

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