Arezzo Wave 2005 - Giovedi 14 luglio

25/07/2005 di



“Prima era importante la sostanza, poi lo stile era tutto.

Adesso tutto viene simulato”
(Irvin Welsh)

GIOVEDI 14 luglio 2005
(mattina)

Il caldo già si fa sentire, diventerà impietoso a breve. Ho una lieve sbronza in fase di stallo da sera precedente, niente di grave e tutto abbastanza nella norma. Da contratto, non sarei potuto comunque mancare all’appuntamento. Ho fatto giusto in tempo a cambiarmi la camicia, macchiata di alcol Autan e sudore, in un ultimo guizzo di dignità. Tanto l’andatura ciondolante e le due fessure che ho al posto degli occhi non lasciano scanso ad equivoci. Sono in ottima non-forma.

“Una bella mattinata senza nuvole, il giorno perfetto per staccare l’ombra da terra. Negli uffici dell’aeroclub di Bresso mi hanno messo in guardia che le termiche (aria calda che col calore si leva da terra) possono dare qualche fastidio in atterraggio. Ma chi se li incula. Ho già consegno il piano di volo all’ente predisposto, non preoccuparti” e giù con una grossa risata. Bene. Questo che avete appena sentito è il mio pilota. Ovvero il Tinx (ve li ricordate i due criceti al concerto di Guccini? http://www.rockit.it/pub/c.php?x=00000130. C’è davvero qualcuno che se li ricorda? Ma dai. Non ci credo). Comunque questo ex-ragazzotto (per cui era un piacere far da mangiare) è colui che mi porterà ad Arezzo a bordo di un Cessna 182 Skylane II RG. “Un orrendo ma affascinante trabiccolo con carrello retrattile” – ci tiene a sottolineare il Tinx mentre si aggiusta il giubbotto di pelle, quasi gongolante - “Eccolo in tutto il suo splendore di ruggine e bulloni malmessi. Il fascino del vintage”. E mi mostra un robo che è meglio se non ve lo descrivo perché tanto non ci credeste che voleremo davvero su quel robo lì. Come non ci credereste se vi dicessi che il Tinx ha il brevetto di volo senza avere la patente per la macchina. E invece è tutto vero. Benvenuti nel Fantastico Mondo di Fiz (Amèlie, come detto, l’abbiamo lasciata a Milano, e chissà se ho fatto bene a non insistere perché venisse anche lei).

Il Tinx inizia i controlli esterni delle varie superfici partendo dalle ali, aileron, flaps, per essere sicuri che si muovano senza intoppi, passando ai piani di coda e al timone. Una controllata anche al tubo di pitot e alle balestre del carrello principale. E al livello del carburante.

Si sale sul mezzo.

Il Tinx mi passa la cuffia e si assicura che il mio sportello sia chiuso bene e che la cintura di sicurezza sia allacciata correttamente. Com’è premuroso. Mi raccomanda di non intralciare i pedali con i piedi (cosa che farò immancabilmente non appena alzati in volo) e mi passa un sacchetto per poterci vomitare dentro in caso di eventuali –possibili/probabili- conati…..

Poi
Attacca le cuffie negli appositi jack e finisce le sue before starting engine checklist.

Accende le luci esterne dell’aereo, le nav lights (che sono le due luci in punta alle ali: verde e rossa) e la beacon light (che altro non è che un faro rotante sulla punta della deriva che indica alla gente a terra che il motore è in procinto di avviarsi o comunque è acceso. Quindi di stare alla larga).

Start engine…in questi casi si urla “via dall’elica” e si controlla che non ci sia nessuno.

Leva della miscela benzina, fondo corsa, ricca.

Manetta del throttle aperta 1/4 di inch quando l’aereo e’ freddo
Ignition Switch e l’elica gira…
Un momento per far salire la temperatura dell’olio, nel mentre il Tinx setta le radio, NAV sul V.O.R. (Very High Frequency Omnidirectional Range) di Trezzo sull’Adda, L’ADF e le due radio COMM, una sulla torre di controllo di Bresso e una su Milan Control (queste sono le varie frequenze da saltare per permettere ai controllori di volo di averti sempre sott’occhio). Poi chiede alla torre il permesso di rullare verso la pista attiva che sarà la 36, visto che il vento soffia da nord, un colpetto di motore e lo scassone comincia a muoversi….. mentre rulliamo il Tinx setta il QNH per l’altitudine e passa alla before take off procedures

Eccoci in testata pista 36.

Il Tinx chiede alla torre il permesso di decollare, permesso accordato, mette una tacca di flaps e accende le luci stroboscopiche (che sono luci potentissime poste anche queste alle estremità alari e hanno la particolarità di essere viste anche a km di distanza). Si allinea al centro della pista, da tutto a manetta e il ferro da stiro incomincia a fare un rumore più simile ad una mietitrebbia che ad un aereo… mi guarda con la coda dell’occhio. Cosa dovrei dire? Non so, posso solo guardarlo perplesso, ruttare e mettermi le mani in testa… Il Tinx ride forte e torna alle procedure di decollo. Raggiunta la Vr (velocità di rotazione) tira la cloche verso di se….E l’aereo si stacca dal suolo. Sembra impossibile ma è vero. Stiamo volando.

Il variometro indica 500 piedi al minuto, il Tinx mi spiega che sta trimmando l’aereo in modo che mantenga gli 800 piedi al minuto senza intervenire sulla cloche… a 700 piedi di altezza retrae i flaps e vira per prua 080 per intercettare la radiale del VOR di Trezzo.

La torre di Bresso dice di switchare la frequenza COMM su Milan Control…. il Tinx procede, qui ci daranno la frequenza transponder (ovvero il segnale che l’aereo manda ai controllori per rilevare posizione e altitudine)……. E via fino alla quota di crociera che sarà di 8500 piedi..

 direzione Bologna (V.O.R. BOA)
 direzione Firenze (V.O.R. FRZ)

Destinazione Arezzo codice ICAO (International Civil Aviation Organization) LIQB.

Quasi quasi mi bevo una birretta.

Mentre l’aereo vola radente e la campagna che scorre sotto è così simile alla campagna tra Kaunas e Vilnius, tra Cracovia e Lodz, tra Minsk e Orsha - di qua di là dal Muro, l’Europa persa e in trance - le pannocchie di granoturco quasi pronte per la raccolta si alternano ai campi d’oro di grano già tagliati. Terra coltivata ricchezza e cuore pulsante di ogni nazione. Terreno fertile per amarcord dolci e nostalgici, in stile Offlaga Disco Pax, che quest’anno vanno di moda loro e non i CCCP:

“Dubcev direbbe che lui almeno ha fatto in tempo a vedere la differenza, a volte astratta, tra un regime imposto con i carri armati ed uno imposto più sottilmente con il dollaro, il marco, l’euro. I tedeschi si sono comprati pure la Skoda… la fabbrica! (Da Praga) Come souvenir ho portato 30 confezioni di vafer Tatranky, pacchetti tipo Loacker, ma molto più buoni, solo dopo qualche giorno ho notato un marchio un po’ nascosto: DANONE. Danone… Ci hanno davvero preso tutto! Ci hanno preso tutto…”.

Ripenso a Praga, a quel primo inter-rail all’Est. Sembrano passati millenni. E forse è così. Per nascondere gli occhi lucidi guardo giù dal finestrino laterale e quello che vedo non mi risolleva lo spirito, anzi, lo sfianca.

Come uno squarcio, una ferita di cemento e ferro che taglierà da Nord a Sud l’Italia, i lavori di costruzione per la Linea Ad Alta Velocità. Che già dall’anno prossimo, o al massimo l’altro ancora, sarà finalmente (?) pronta ! Esultate gente ! (e votate per chi vi ha fatto esultare)! Che il Paese ha bisogno di grandi opere! E le mazzette devono tornare a circolare libere e copiose! E a chi vi dirà che non serve a nulla un Treno Ad Alta Velocità rispondete compatti che il Progresso non si ferma! Che chi si ferma è perduto e spremuto! Etc Etc. Le frasi fatte dovreste averle imparate a furia di averle sentite in tv e lette sui giornali. Quindi avanti, nell’Era Di Internet in cui far circolare informazioni noi facciamo ancora circolare persone. Che arrivare mezzora prima a Roma (e avere mezzora in più di tempo “libero” da passare davanti alla tv) è una di quelle cose senza prezzo. Anzi, per cui si è disposti a pagare qualsiasi prezzo. E cosa importa se il prezzo del biglietto sarà alto per tutti? Tanto se la Crisi va avanti così il Treno Ad Alta Velocità sarà utile solo per fuggire più velocemente dai creditori e dagli aguzzini. E per quanto riguarda lo scempio ambientale, beh… tanto fra una quindicina d’anni al massimo ci sarà una crisi ambientale-energica, di impatto ed entità così drastiche, che la Natura si prenderà la sua meritata rivincita contro noi stupidi omuncoli presuntosi. Per cui, spreco più spreco meno…

Ma parlo da privilegiato, col culo sul sedile di questo biposto Cessna 182 Skylane II RG.

Da qui il futuro è lontano, il presente non esiste, il passato chi se lo ricorda?

Da qui posso vedere le cose con il giusto distacco e magari riderne e magari scriverne. Totale relax.

Se invece avessi preso il treno, bassa o alta velocità che fosse, mi sarebbe toccato in sorte qualcosa del genere:

Da Milano a Parma
Un marocchino con le orecchie a sventola tutto sudato che ha corso per non perdere il treno che lui arriva da Parma ma è andato a Saronno sai vicino Milano che avevo ritirare busta paga di amico mio che lui lavora per Citterio mortadelle salami. Perché tu continuare a leggere libro e non ascoltare me? Tu razzista?

Ehm.. no. Non razzista io. Scusami, ma io ci sono volte che amare più leggere libri belli che parlare con persone, di qualsiasi colore siano. Sono fondamentalmente stronzo con tutti, non faccio distinzioni.

Da Piacenza a Bologna
Una famiglia di ciccioni rumeni, vi giuro in 4 avranno sfiorato la mezza tonnellata. Super rumorosi, casinisti, sguaiati. Con quella che immagino essere la figlia più giovane che spruzza al resto della famiglia profumo che dire di pessima qualità sarebbe già un complimento. E ride. E parla. E urla al telefonino. La carrozza è invivibile. Però sembrano simpatici e prima di scendere mi avrebbero regalato anche una Golia alla liquirizia, ne sono sicuro.

Da Reggio a Firenze
La vecchia inglese coi capelli corti grigi ed efelidi ovunque, stereotipo della viaggiatrice solitaria. Legge il suo libro, non rompe i coglioni. Fino a quando inizia a recitare la parte della giramondo con i 3 ragazzi greci (saliti a Bologna al posto dei rumeni), con cui si ostina a tentare di parlare uno stentato italiano, credendo come tutti i vecchi angolofoni che italiano spagnolo greco siano tutti dialetti di un’unica lingua solare-cantata-sensuale-mediterranea. Quando i greci le hanno già più volte ripetuto “we don’t speak italian”, lei ancora non si da per vinta: farcisce ogni discorso con frasi a caso nel suo italiano autistico. È di una supponenza insopportabile. Quando poi inizia col suo delirio razzista di merda in stile noi inglesi diamo i soldi a tutti e poi ci mettono le bombe a Londra è pieno di pakistani e magrebini e se andate a Roma state attenti borseggiatori e Napoli non ne parliamo che una volta una sua amica è stata scippata da 2 bambini in Vespa... Cosa le vuoi dire a una così? La piglieresti a sonori calci in culo e stop.

Non lo fai solo perché non sei nello scompartimento di un intercity Milano-Roma ma nella cabina di un biposto con la terza birretta ghiacciata in mano. E perché sei un vero gentlemen, non una persona meschina come lei. Comunque per fortuna le occhiate di compatimento che le rivolgono i 3 ragazzi greci ti tranquillizzano.

Sopra gli Appennini le termiche si fanno sentire, sembra di essere nel cestello di una lavatrice, il Tinx sempre più premuroso, ma premuroso in quel modo lì che ha lui che non si capisce mai se ti sta prendendo per il culo o è serio, si rassicura sullo stato di salute del mio organo digestivo, e mi rincuora “è tutto normale” – dice, e poi sornione aggiunge - “anche te che ti metti a bere le birrette ghiacciate, dove credi di essere? Su una aereo di linea transcontinentale in business class? Sei proprio un milanese”. In effetti…

Arriviamo per le 11.00 sopra il CTR di Firenze Peretola. La foschia si è alzata, adesso l’orizzonte è ricoperto di una patina biancastra lattiginosa. Molto suggestivo. Dopo il VOR di Firenze ci prepariamo con largo anticipo alla discesa verso il piccolo aeroporto di Arezzo.

Scendiamo a 3000 piedi. Il Tinx cambia frequenza COMM e si sintonizza sulla torre di controllo di LIQB e incomincia la sua Before landing Cecklist. La torre ci vettorizza sul sentiero di dicesa verso la pista. Siamo in 2 ad atterrare, prima di noi un piccolo Piper Cherokee.

Il Tinx accende il faro d’atterraggio, l’ago dell’ADF indica che siamo perfettamente allineati al sentiero di discesa. Poi riduce la velocità e mette una tacca di flaps. “In questa fase del volo la concentrazione deve essere ai massimi livelli perchè basta una piccola distrazione perchè l’idillio si trasformi in tragedia…”- mi rincuora il mio gentile amico e poi scoppia a ridere e continua- “non dovrei nemmeno parlarti per stare più concentrato”. Perfetto…

Il vento è leggermente laterale, quindi il mio splendido e stralunato pilota fa un po’ di fatica a mantenere allineato l’aereo, la torre da comunque in fretta l’autorizzazione all’atterraggio, quindi giù i carrelli e via tutti i flaps (nel gergo tecnico si dice “sporcare l’ala”)

30 – 20 – 10 piedi, si richiama l’aereo tirando la cloche facendo una piccola flare per far si che la prima cosa che tocchi terra sia il carrello principale e non il ruotino anteriore. Il Tinx toglie velocità a tutta manetta e l’aereo accarezza l’asfalto… la pista e’ abbastanza lunga per permettere all’aereo di fermarsi in tempo senza agire troppo sui freni… si imbocca il primo raccordo di uscita e poi voilà, ci si abbandona alla taxiway che ci porterà al parcheggio…

GIOVEDI 14 luglio 2005
(pomeriggio)

“Ma quello seduto a quel bar con quel cappello di pelle stranissimo e gli occhiali da vecchio aviatore pazzo al collo non è il Tinx ?” – mi chiede un Teo Remitti in ottima forma, presentatosi puntualissimo all’appuntamento fuori dalla stazione ferroviaria.

“Chi, quello? No no, dev’essere uno che gli assomiglia” – rispondo e intanto, senza farmi vedere, strizzo da lontano l’occhio al Tinx. Che di rimando mi risponde con un invisibile cenno del capo come dire “ci vediamo domenica, stesso aereoporto stesso trip”. Oh yess.

Teo è perplesso, ma si fa presto convincere dall’invito a bersi un bel vetro di Moretti da 66 cl. e desiste nel porre ulteriori domande. Sarà che non gli interessa poi molto, che ha un po’ la testa altrove Teo, che ha cambiato casa di recente, si è fidanzato, ha iniziato il balletto tra supplenze e assunzioni e disoccupazioni del professore di fisica non di ruolo. Ha una sempre più bella e colorata etichetta discografica. Insomma, va.

Arezzo Wave Love Festival 2005. 19° edizione.

Dai che si comincia.

Arriviamo allo Psycho Stage sulle ultime note dei John Merrick (Calabria), nemmeno il tempo per capire se ci siamo persi qualcosa d’interessante oppure no che si incontrano le prime solite facce note (non ve le sto ad elencare tutte, sono le solite dei racconti degli anni precedenti, se proprio volete andatevi a rileggere quelli, ma non è mica importante per il proseguo del racconto sono giusto quei dettagli che interessano tanto ai cacciatori di pettegolezzi o ai completisti, io se fossi in voi non mi agiterei più di tanto, mi basterebbe sapere che in cielo c’è il sole, il palco è sempre al suo posto, qualcuno tra il pubblico è vestito così e cosà, ha bevuto troppo, dovrebbe bere di più, ha o non ha la faccia da pirla, qualcuna tra il pubblico le leccheresti la schiena, qualcuna le cancelleresti la faccia con una gomma gigante per quanto è brutta ma spocchiosa etc. etc. insomma le solite cose…).

Tre novità.

La prima (quella buona) è che alle storiche selezioni regionali si è aggiunta/sostituita Media Wave, ovvero una quindicina di testate giornalistiche che hanno scelto un gruppo a detta loro rappresentativo et meritevole. Quindi un minimo di qualità musicale in più è garantita. Per dire, noi di Rockit abbiamo portato la botta del trio alieno Redworm’s Farm (han suonato mercoledì… il miglior gruppo live italiano lo fai suonare il mercoledì… ma daaaai… vabbè), parecchia gente è venuta a dirmi “cazzo ma i Redworm’s Farm non li conoscevo sono impressionanti! Bravissimi”. Oh yes, volete mettere? Piuttosto che un gruppo del menga selezionato a caso (quando non per le solite mafiette dei poveri)…

La seconda (quella ininfluente) è che hanno aggiunto un palchetto sopraelevato per le interviste ai gruppi che passano da lì direttamente per le solite tre domande standard al termine del proprio live, giusto prima della musica diffusa tra un cambio palco e l’altro.

La terza (quella cattiva) è che forse quest’anno non ci sono le bottigliette di Smirnoff gratuite da bere. Io e Teo ci guardiamo e in contemporanea ci chiediamo “e adesso come facciamo?”. Annosa questione quella degli sponsor, già. “Ma magari all’elettrowave c’è”, “forse c’è qualcos’altro… non solo birra”. La speranza è l’ultima a morire, ma prima o poi muore anche lei. Dobbiamo rendere atto e pianificare diversivi per la fattanza. Per ora iniziamo con lo scandire il pomeriggio con 4 birrette in lattina sotto un sole verticale, giusto per ammorbidire un po’ le percezioni, poi si vedrà.

Intanto riportiamo l’attenzione al palco :

Concerto a zero emozioni e rasente la noia per i Mambassa (gruppo Radio Wave). Per quanto mi riguarda trattasi di un gruppo decisamente fuori tempo massimo.

Bravi invece gli Yuppie Flu (selezionati da Mtv Brand New… uau, un nome proprio sconosciuto eh :-) . Molto molto bravi. Presentano l’ultimo disco, ‘Toast Master’ e convincono come e quanto l’ultima volta che li ho visti al Jail di Legnano questa primavera. Poi c’è sempre qualche maligno che dice che dopo esser passati dal copiare i Pavement ai Notwist adesso sono passati agli Strokes. Ma chi se ne frega? A me non piacevano molto prima, ma questo ultimo disco è davvero ben fatto ben suonato ben scritto ben arrangiato. E loro dal vivo sono diventati bravissimi. Ce ne fossero. Ancora applausi.

Durante il bel concerto degli Alabama 3 succedono due cose curiose:
1) mi chiama il mio commercialista
2) una farfalla di quelle nere e arancioni coi puntini bianchi mi svolazza intorno per un po’ e poi mi si posa sul cuore.

Indicare con la crocetta quale delle due vi sembra la più bizzarra, quale la più poetica, quale la più inopportuna.

Ci si incammina verso lo Stadio.

“Prendiamo la navetta?”
“Io prenderei la navicella spaziale”
I punkabbestia non capiscono la battuta e ci chiedono una moneta.

Si paga pegno arrivando in ritardo per l’Aperitivo Rock.

Al press-office allora. Dove ritiro il mio pass, il braccialetto gay-friendly giallo coi brillantini e i buoni per cenare nel backstage. Lì conosco Elisa, nuova sorridente e gentilissima collaboratrice. Saluto una Silvia splendente e passata di grado dopo l’abbandono di Gloria (nota amarcord: Ciao Gloria un saluto e un pensiero anche a te!). Le chiedo come fa ad essere così rilassata e (sembra) riposata, che a pensare alle condizioni da straccio in cui ero nei giorni del MI AMI… Mi dice “sapessi Fiz, sapessi…”. In realtà non lo so molto ma fingo di sì. (nota per gli alti vertici: anche quest’anno appoggio caldamente un meritato premio produzione a Silvia).

Con Teo decidiamo che è il caso di seguire il consiglio gorgogliato/urlato dai nostri stomaci e spendere subito il nostro buono-cena: spaghetti alla crema di funghi, free-buffet in abbondanza. Alcolici a pagamento quindi via di acqua naturale e forse è meglio così.

La serata non regala molte emozioni, ne a livello musicale ne sessuale ne intellettuale ne spettacolare. Bravi solo i the Rakes e i British Sea Power. Dovevano esserci i Motorhead ma problemi di salute di Lemmy (il cantante) hanno costretto la band ad annullare l’’intero tour europeo. (non mi ricordo più quale dei 10 giornalisti con cui ho parlato tra un buffet e l’altro mi ha spiegato che il medico avrebbe pressochè intimato a Lemmy di ridurre drasticamente se non smettere del tutto con il consumo/abuso d’alcol e lui abbia risposto qualcosa del tipo “allora ci metterò più ghiaccio nei miei whiskey&coca”).

Al posto dei Motorhead suonano i Linea 77 . E’ un po’ impietoso come paragone non c’è certo bisogno di scriverlo, però massimo rispetto e grande accoglienza di pubblico. I torinesi sono sempre più amati dai kidz. Un po’ mi stupisce questa cosa ma son contento per loro, che mi stanno simpatici. Non mi esaltano molto musicalmente, ma solo perché proprio non capisco/sopporto molto quel genere. Teo è d’accordo. Decidiamo semplicemente che tutto questo non fa per noi e ce ne andiamo.

Usciamo dallo stadio e prendiamo la navetta che fa la spola tra il Campeggio (cioè l’Inferno) e il Main Stage (lo Stadio). Per fortuna il bus ferma nella piazzetta vicino alla stazione, cioè all’inizio della salita che ci porta, attraversando la sempre impeccabile cornice d’Arezzo, al Convitto (come da tradizione nostro punto-base aretino). Lì un saluto alla coppia di cyber-guardiani che ci accolgono come figliol prodighi tornati all’ovile e poi scivoliamo con passo lento e svogliato su per i 3000 gradini della saggezza che portano alle stanze. Giù lo zaino e via i vestiti. Teo telefona alla sua signorina bellissima che prima era una sua amica e adesso è diventata la sua ragazza. Io telefono alla mia francese più bella del mondo. Rasentiamo il patetico. Poi entrambi ci addormentiamo. Non è nemmeno mezzanotte. Che vita avventurosa quella del giornalista musicale vero?

Per fortuna sogno di essere in Bretagna, al largo de l’Ile de Brèhat, su un peschereccio. Abbiamo appena buttato le reti, con il resto dell’equipaggio stiamo bevendo un Ricard. Parliamo in francese. Qualcuno non è d’accordo con qualcosa e dice “P’tain quel con”. Ho ancora tutti i miei 8 orecchini, ma anche una lunga barba bianca e gli occhi grigi chiarissimi, quasi trasparenti. La pelle ancora più segnata dalle intemperie. Un maglione blu a righe rosse.

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AW 2005 - 30 volte Fiz
Giovedi 14 luglio

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