Arezzo Wave 2005 - Sabato 16 luglio

25/07/2005 di



SABATO 16 luglio 2005
(mattina)

Dormire fino a mezzogorno.

Trascinarsi al Media Center.

In attesa del buffet scoprire che il governo norvegese ha finanziato una campagna pubblicitaria per incentivare il consumo di carne di balena fra i suoi cittadini. Bjorn ride come un matto, dice “ma sì è buona la carne di balena ma dai ma non si può fare una pubblicità per questo”. E in effetti. Ma se vedete il sito della campagna e le pagine pubblicitarie uscite, con tanto di ricette e curiosità (la coda per le zuppe, la dorsale è il filetto, etc) il primo pensiero sarà di certo “sono pazzi questi norvegesi”.

Teo scuote la testa. Non so se per le email o per il governo norvegese.

Poi mangiamo.

È sempre buonissimo.

La figlia del ristoratore senegalese è sempre più bella.

Teo dice “Rispetto all’anno scorso le sono cresciute le tette. È perfetta”

SABATO 16 luglio 2005
(pomeriggio)

Una ragazzina paffuta e tatuata, gli occhi grandi, pantaloni mimetici e qualche piercing. A guardarla proprio bene bene ci fatichi a vedere una ex-suicide-girls. Ma tant’è, Violetta Beauregarde (o Aiki) ha fatto e ha avuto il suo piccolo momento di celebrità (anche per) essere stata una delle prime italiane nel roast del famoso sito indie-pornosoft americano. Donne nude e rocknrolla, come non scatenare i pruriti del maschio medio alternative occidentale? Oggi ce la ritroviamo sul palco pomeridiano di Arezzo Wave, ce la portano gli amici di Edizioni Zero, con qualche storcimento di naso e perplessità da parte di alcuni (tra il quale il sottoscritto). E invece, per fortuna e per la secondo volta dopo i metallozzi Rain di ieri mattina, i miei pregiudizi se ne tornano nel buco nero di culo da dove erano venuti. Tant mieux. Parte un campione che spiega trattasi di “arte vaginale” e che, solo per la parola “vagina”, dovrebbe mettere a disagio alcuni uomini. Violetta inizia a gridare cose incomprensibili ma con una forza dentro che le fa vibrare. Come un cane che ringhia, altrochè una topolina che squittisce. Punk aggiornato agli anni 3000. Finisce il primo pezzo, non c’è tempo per tirare il fiato. Parte il secondo. “Kill yourself !” – grida qualcuno dal dietro. Gli risponde la freak cicciona seduta al nostro fianco “è il titolo di una canzone o un invito?”. Come vedete Violetta è un’artista controversa facile ai fraintendimenti. C’è tutto lo Psycho Stage in piedi che ascolta salta e applaude, con lei che grida/spinge dall’inizio alla fine senza mai fermarsi e senza risparmiarsi nulla. Davvero una sorpresa. Davvero credibile. Davvero una ragazza che ha chiaro in testa cosa fare e come farlo, senza nemmeno una virgola di approssimazione.

I Thepublic, selezione Piemonte, sono la copia scialba dei Placebo. “Ma questi quando si registrano non si riascoltano mai?”- commenta l’indie-web-dj più famoso d’Italia Andrea Girolami. Meno diplomatico Bjorn “naaaaa… no dai mi fan schifo questi”. Teo è sdraiato che scrive sul taccuino, ma si vede che sta pensando a tutt’altro. Cos’altro aggiungere? Peccato perché il cantante è bravo e ha una bella voce, il gruppo sembra affiatato e preparato. Ma perché la gente perde tempo a copiare?

Non va meglio, anzi peggiora parecchio con la band successiva. Trattasi di una ex-vj di Mtv robustella, tale Ali De Siati . Non vogliamo partire ancora una volta prevenuti per essere invece contraddetti, quindi ci mettiamo tranquilli e bendisposti. Ma si capisce da subito come andrà a finire. La trasgressiva Ali ci avvisa che inizierà con una nasty songs, qualcuno grida “ho già paura!”. E parte con una roba penosa tipo 4 No Blondes quindici anni dopo. Ci guardiamo impietriti e increduli. Ma cosa sta facendo sul palco quella? Ma chi ce l’ha portata? Ma siamo messi così male da dover sorbirci questa pugliese senza talento emigrante a Londra con la sua chitarra e le canzoncine che sembrano il saggio di fine anno di uno sfigato corso di musica di Alberobello (con tutto il rispetto per i corsi di musica di Alberobello parlando)? L’indie-web-dj più famoso d’Italia mi strappa quasi di mano il quadernetto e scrive queste esatte parole: “Finchè gente del genere suonerà su un palco l’Italia si merita di importare musica di merda dai Paesi anglosassoni imperialisti. Dio cane!”. È un pensiero diffuso (contro il pensiero unico?). I testi sono imbarazzanti, la musica fruga nel retrobottega di roba tipo Tracy Chapman costretta a fare canzoni per insegnare l’Abc a una classe di ripetenti. Ani di Franco guarda giù dall’Olimpo e scuote la testa. È uno sbadiglio continuo, un’insulto all’intelligenza. In due parole: una tristezza infinita.

Andiamocene al Convitto a farci una doccia e poi subito all’apertivo vah.

SABATO 16 luglio 2005
(sera)

La serata inizia blanda. All’Aperitivo Rock Teo non ha molta voglia di bere e nemmeno a me tutte quelle lattine di sabbia che occhieggiano dai frigoriferi mi pigliano benissimo. Bjorn invece strappa linguette e svuota latte mentre parla e parla con la cantante delle Bambole Di Pezza (ma cos’avranno da dirsi? Mah). Si è ambientato subito nel backstage nel ruolo di vip non vi pare? Le facce che fa Bjorn e le moine della tipa sono buffissime: la scena è una delle più divertenti delle ultime settimane.

Al tavolo del Veneto mi allungano uno spritz, lo bevo giusto per cortesia. Al tavolo del Piemonte hanno dello spumante first class, ma anche quello dopo un bicchiere non funziona. Del Primitivo in zona Pugllia… no, meglio un piatto di orecchiette. Sono insoddisfatto. C’è qualcosa che non mi quadra. Saranno i concerti poco interessanti che si susseguono (bravi e onesti i brasiliani Istituto), saranno tutte le solite facce che non sai mai cosa dire, sarà che è l’ultima sera, sarà che non c’è il mare ad Arezzo, o forse, più prosaicamente, sarà che è mezz’ora che devo andare in bagno e non riesco a trovarne uno pulito con della carta igienica come si deve.

Son problemi eh? Uno ci perde il buon’umore se non riesce a cagare bene.

Metà della serata la consumo così insomma, un po’ svaccato nel backstage in dormiveglia, attanagliato dalla noia e dal mal di pancia. L’altra metà a girare su e giù per lo stadio cercando dove espletare tutto quanto e farla finita.

Intanto, sul Main Stage (!), i Negramaro sono accolti dalle grida di qualche ragazzina eternamente alla ricerca di qualcuno a cui squittire amore eterno. Non importa chi sia, basta che sia su un palco e che sia belloccio (?) e canti canzoni facili da ricordare e ricantare. Così è. Le canzoni sono accompagnate da piccoli cori tipo Festivalbar, forse qualcuno ha acceso degli accendini ma non so, che finalmente son sul cesso a fare la cacca, certo la colonna sonora non è niente male. Giuro che non volevo correlare le due cose. (Ma voi pensatela come volete, a volte si intuiscono grandi e piccole verità con semplici e inaspettati guizzi sinaptici - e non si sbaglia). Raggiungo gli altri a concerto praticamente finito, i muscoli del buco del culo che ancora mi bruciano per lo sforzo, faccio in tempo solo a vedere la guardia del corpo che scorta il cantante dei Negramaro nei 15 metri che separano il palco dagli spogliatoi. Boh. A memoria non mi ricordo che Nick Cave o i Sonic Youth o nessun’altro abbia mai avuto una guardia del corpo ad Arezzo Wave che lo scortasse nei 15 metri che separano il palco dagli spogliatoi… Vabbè, problemi loro. Noi 30 secondi dopo ci siamo già dimenticati dei Negramaro e, dopo esserci lasciati cullare un po’ dalla voce di un Antony-voce d’angelo-corpo di balenottero, prendiamo la navetta (spaziale) che ci porta ad Elettrowave. Ben intenzionati a bissare la nottata di ieri.

Ci sono un po’ di problemi iniziali: a quanto sembra questa notte il Pass Press non da diritto a infinity free drink. Ma basta cambiare bar e barista e tutto si risolve con un sorriso.

Si beve whiskey&coca. Si curiosa in giro: il set+visuals di Drama + Tco è sciccoso e poetico, immaginario d’antan per elettronica sinuosa e raffinata. Molto ben fatto e molto piacevole l’insieme. Si beve whiskey&coca. Si curiosa in giro: degli skaters provano instancabili a chiudere tricks su tricks nella rampa montata tra la Main Room e l’Interactive Playground. Li guardi tra l’affascinato e il perplesso. Ti sfugge il senso di tutto questo, ma le bevande iniziano a fare il loro effetto e ogni movimento ripetuto diventa ipnotico (e lo spirito critico ha già tolto la maglietta infilato il letto spento la luce e iniziato a ronfare). Si beve whiskey&coca. Si curiosa in giro. Gli Scuola Furano sono filologici e corretti a ripercorrere la tratta electro tra l’hiphop old skool delle origini e roba tipo Material. Ci piace. Si balla e ci si sente molto alla moda e molto indie. Due fotomodelle ci si piazzano davanti e sorridono furtive. Ma sarà che son troppo belle, sarà che questa è un’edizione di AW che più casta e asessuata di così non si può, insomma ci facciamo un po’ la figura dei papa-boys e ce ne andiamo e le lasciamo lì così, incredule, a dirsi l’un l’altra non ci son più i maschi di una volta. (e detto solo tra parentesi: forse è proprio vero, che io non mi sento più il maschio di una volta). Anyway. Si beve whiskey&coca. Si curiosa in giro. Nella sala Different Beat dovrebbe esserci qualcosa di filobrasiliano, ma non capici bene. Bello il bar all’aperto. Sempre più buono il whiskey&coca. Sempre più belli i ragazzi e le ragazze che girano come tappezzeria intorno. Il ritmo sta salendo e tu cammini più veloce. Il live dei Krisma è surreale ma bello. Come tempo congelato: sembrano un gruppo arty emergente di culto (lo erano 20 anni fa). Sono le 4:00, dopo essersi addormentato sulla moquette azzurra per un po’ Bjorn decide di tornare al Convitto, Goldie sale in consolle, noi si inizia finalmente a ballare come cristo comanda: jungle durissima a 180 bpm. Così si fa. Non ci si ferma mai, nemmeno per respirare. La Main Room è un enorme ring. La mia personale degna conclusione di Festival: sono bagnato fradicio, il sangue mi circola nelle vene al doppio della velocità. Sono soddisfatto. Ci voleva.

Quando si esce, anche gli uccellini che cantano sono stonati, e l’alba è troppo lenta nel colorare il cielo. Due ragazzi di Campobasso sono gentili e ci danno un passaggio fino alla stazione di Arezzo. Da lì voliamo al Convitto. Ci fosse una macchina fotografica non riuscirebbe a fotografare nemmeno le nostre ombre. Siamo spettri che si muovono alla velocità della luce, non c’è bisogno di Shakespeare per rendersi conto che siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.

Prosegui e concludi, leggi Domenica



AW 2005 - 30 volte Fiz
Sabato 16 luglio

Torna in aeroporto

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