Live report: il concerto degli Aucan a Bologna Live report, 19/04/2013

29/04/2013 di

 

«Che cosa fanno gli Aucan?», ti fa lei, e tu allora annaspi. «Mah, sai, gli Aucan fanno...» e ti parte la supercazzola musicale più generica che ti potesse venire in mente. Poi dice uno scrive di musica, le recensioni dei concerti le ha già in tasca prima di arrivare sul posto, ecc. Va bè. Quindi ci arrivi, sul posto, l'Estragon di Bologna, mezzo vuoto per la verità, ma peccato per quelli che non c'erano, come si dice in questi casi. Perché certo la supercazzola era un po' abbozzata, però ci poteva stare se consideri che gli Aucan sul palco sono un tritacarne che macina tutto il continuum dance che ti possa venire in mente, in un unico tiratissimo set. Ci sono le ritmiche della dubstep quale orizzonte, ma poi quei tre vanno dritti dritti verso la techno dopata come se niente fosse. C'è l'aggressività punk come atteggiamento sul palco e al microfono, però poi quei tre paiono delle macchine per la precisione con la quale incastrano un brano sull'altro, meglio (molto) di un dj set. Alla faccia del punk, e pure dell'indie ti viene da dire. (E alla faccia del dj set, che salvo rari casi è un momento da indicare come morto per quanto riguarda la ricerca artistica; non per quanto riguarda l'entertainment).

(Visualize Ep.1 - Prima parte di un documentario di Marco Prestini dedicato agli Aucan dal vivo)

Quindi gli Aucan dal vivo, e la supercazzola: quante band ci sono, all'estero come (ahi!) in Italia, che: 1) hanno così tanti e tali riferimenti musicali, relativamente all'ambito (dai, eh!) elettro-rock; 2) hanno una professionalità musicale e un interplay di tale livello; 3) sanno tenere il palco come se fossero al Coachella, mica a Bologna?

Risposta: pochine, e infatti, per esempio, ti viene voglia di dire Soulwax per fare un paragone distante per stile musicale ma che forse molti avranno in mente: quell'aria da jam sui singoli brani, quell'interazione navigata, quel darsi senza freni come se fosse l'ultima volta. Mettici anche tutto l'apparato visivo, che non è necessariamente la svolta in un concerto ma, vista la cura riposta dai tre 'bresciani' nella comunicazione, è un elemento da tenere in considerazione, e allora torni a guardarla per chiederle (urlarle) all'orecchio: «Allora, ti piacciono gli Aucan?», e lei mica annaspa nel rispondere, tanto le basta abbozzare quel sorriso soddisfatto che vuol dire press'a poco: «Certo, perché sono dei fighi!».

 

Tag: dubstep

Commenti (1)

  • ludos06 03/05/2013 ore 18:51 @ludos06

    Bravi,molto bravi. Unico neo,se la tirano troppo...

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