28/07/2002 di



02. Mercoledì

Psycho Stage

La prima persona che incontro allo Psycho è nientepopòdimeno che Aurelio Pasini. Cioè (uno dei molti?) validissimo collaboratore di Rockit che Il Mucchio Selvaggio ci sta strappando a suon di moneta frusciante. Non è difficile: noi, redattori collaboratori simpatizzanti amici, non si prende una lira, loro pagheranno anche una miseria ma pagano. Semplice. La vita costringe a delle scelte. Aurelio ultimamente non ha più molto tempo da dedicare “alla causa” ma va bene così. Massimo rispetto come si suol dire e un “in bocca al lupo” che trattandosi di Aurelio e immaginarlo dentro alla bocca di un lupo ha un che di splatter e fa sorridere J

Sul palco si sta già esibendo il primo gruppo, i Valvole Davoli, tra la birra e il fiatone da zaino in spalla e scarpinata, ascolto giusto un paio di canzoni, non abbastanza, lascio quindi la parola all’autorevole commento di Big Aurelio “non sono male questi, per lo meno al posto che copiare i Sonic Youth come tutti, copiano gli Stereolab ed è già qualcosa”. Lucido (e spietato). Io non ci sarei andato giù così duro, che a me mica dispiacciono. Certo vabbeh i cd degli Stereolab questi 4 pugliesi li hanno anche ascoltati, però ci provano a trovare una chiave interpretativa personale al tutto. Se capite cosa intendo. Ma il giornalismo musicale (quello vero) è così, estremamente selettivo, ci si abitua subito, altro che quella patacca nazional-popolare che é Rockit…
Però volete mettere?

E infatti, quasi da contrappunto a queste mie parole:
“Ciao ma tu sei Fiz di Rockit vero?”
“ehm sì… quale demo vi ho stroncato ?”
“ma no sono Miki degli Serif’s, ci eravamo conosciuti l’anno scorso”
“Ah, sì..cazzo bello il vostro nuovo disco, come sta andando? State suonando un po’ in giro o no?”
“mah mica tanto..è che non siamo capaci di sbatterci per trovare le date…piuttosto, volevo sapere l’hai sentito il cd dei Petkof Boys che ti ho mandato a dicembre ?”
“Ah, sì cazzo scusa… l’ho sentito bello! Ho anche iniziato la recensione poi l’ho lasciata lì che ho avuto altri cazzi, appena torno la finisco…”
“sì ma non preoccuparti, a noi interessava solo sapere cosa ne pensavi, è un progetto nato in studio, così, giusto per divertirsi”
Ce ne fossero di persone così cortesi- penso, mentre con gli occhi scannerizzo tutti i presenti alla ricerca della pancia amica di Acty o degli occhiali da intellettuale gramsciano di .teoremitti. Niente. Ma ‘ndocazzo sono ? (giusto per romanizzarsi un po’). Non si vedono in giro, e sì che dovrebbero essere qui ad Arezzo fin da stamattina. Non per altro, ma dovrebbero avere il pass per il cibo, nonché le indicazioni necessarie per il posto letto, del sottoscritto (che quest’anno è tutto a carico dell’organizzazione, ma di questo parleremo dopo nello specifico).

Bah, arriveranno,
E’ già tempo dell’esibizione successiva.

I 3 livornesi Appaloosa fanno un post-rock sostenuto e ben ritmato, per nulla anemico (per citare l’ultimo Giorgiocanali). Passaggi tra i Tortoise e la matematica visti con l’occhio di un serial killer intrippato per i globuli rossi, cioè come tenere il tempo con le mani sporche di sangue dopo un omicidio. Bravi ! Calamitano attenzione e non annoiano, applausi strameritati. Suggeriti all’Halley Records da affiancare ai Redworm’s Farm. Alla fine del Festival verranno votati dalla compagine Rockit (su forte insistenza del sottoscritto) come miglior gruppo esibitosi sui 2 palchi “emergenti”.

La dolcezza di Pacifico è una ninnananna che culla una stanchezza che lenta sale insieme all’opacità da latta di birra di sottomarca. Suoni pessimi condizionano un liveset invero onesto e curato. Anche se la musica di Pacifico risente di un difetto, forse, anagrafico (come lui stesso ammette con pregevole auto-ironia presentando il gruppo come composto da membri dei Grateful Dead). Cioè irrimediabilmente ancorata a determinati clichè anni ’90 (non si dimentichi che Pacifico arriva dai Rossomaltese) che ne segnano pesantemente il Dna. Niente da buttare sia chiaro, però da gente che ha così esperienza di palco e studio è lecito chiedere e aspettarsi (molto) di più. Tutto qui. Anche Aurelio è d’accordo, credo.

Poi. Quando meno te lo aspetti, come una bomba! Ovvero Asse Roma/Modena. Ovvero Acty e .teoremitti. Eccoteli qui! E la prima inevitabile domanda è “Allora, la Francia ? ” e la prima inevitabile risposta è un sospiro. Poi è il momento dei Baci&abbracci e delle pacche sulla schiena, della condivisione dei pani e dei pesci (ovvero pass e passaggi macchina e posti letto), degli “Ok, ci siamo. Quando si comincia a mangiare?” . Ma subito ! Lasciamo il campo ai Meganoidi e al loro stuolo di gggiovani Mtv fans allora, che a noi davvero non interessa. E ci dirigiamo a stomaco dilatato allo Stadio. Sono più o meno le 7, cioè l’ora - ve lo ricordate? - dell’Aperitivo Rock…

“Acty ma sei dimagrito ?”
“... 'A Fiz ma che stai a pija per culo ? Te piuttosto mortacci tua, sei così magro che co 'na cannela te faccio 'na radiografia… che me stai a diventtà anoressico ?”
“ Eh!? Cioè ? “
“...Cioè il tuo corpo è talmente magro che il suo spessore risulta così esile che basterebbe porre una candela dietro di esso per effettuare una radiografia"
“Ah”
“Sticazzi…”
Eh ‘sticazzi sì… visto che l’Aperitivo Rock organizzato allo Stadio, dopo la mini-conferenza stampa dei gruppi esibitisi nel corso della giornata, anche quest’anno non delude, anzi, ci riserva già nel primo giorno la sua cosa migliore: il Primitivo di Manduria. Un rosso salentino ad alta gradazione letteralmente da Orgasmo. Stringo contatti con Cesare di CoolClub (Associazione Culturale leccese / coolclub@bigfoot.com), conosce Rockit, si dice ben felice di spedirmene una boccia a Milano (io fossi in voi una mail x chiedere info gliela manderei). Sulle onde dell’entusiasmo alcolico dei 2 bicchieri abbondanti di Primitivo proseguo l’Aperitivo e allieto stomaco e palato a colpi di bruschette e tarallucci sul versante pugliese del tavolo e speck, tartine e vinobianco sul versante trentino. Mandibole sotto sforzo. Applausi simceri ad ambedue le Regioni e, a costo di ripetermi, assoluta ovazione per il Primitivo di Manduria.

“Avrete mica ancora fame ?”
“beh, un po’ sì, però va beh…”
“Acty te però fai schifo, ma quanto mangi? Dai andiamo a farci una doccia prima dei concerti di ‘stasera…”
Al Convitto allora (ovvero il nostro ‘punto-base’ in questa 4 giorni aretina). Per quella che qualcuno ha definito “La Scalata Sociale di Fiz: cioè dalle cagate di cane sulla tenda alle lenzuola piegate del Convitto”. Il che corrisponde più o meno a verità, visto che il Campeggio quest’anno nemmeno lo vedo. Certo in alcune sere mi capita di sentirne le urla echeggiare da lontano, da molto lontano, tipo girone infernale, tipo passato che ruggisce nella quiete della notte e pretende di tornare a portare scompiglio. Ma.

Ho letto sui vari depliant e giornalini del Festival che quest’anno il Campeggio è diventato a pagamento, 10 euro. Alcune persone conosciute ci hanno però fatto notare di come questa 1microtassa d’ingresso (una miseria, per carità!) non ha minimamente migliorato la situazione. Il degrado sembra essere inevitabile. Condizioni igieniche nulle, lo stesso grado di mancanza di rispetto, di senso di armonia collettiva. La stessa tensione, lo stesso schifo amplificato degli anni scorsi. Non oso immaginare al campeggio gratuito allestito a svariati kilometri, cioè nascosto alla vista di “quelli che benpensano” com’era la situazione... “Lasciate ogni speranza o voi che entrate” ?

Chiariamoci, nessuna critica verso l’Organizzazione, anzi, io sinceramente non saprei davvero come arginare alla situazione. Senza ridicole misure drastiche di controllo o repressione. Posso solo provare rammarico e tristezza, nel constatare tutto questo. E’ quantomeno evidente che la razza umana non è assolutamente in grado di portarsi al “prossimo livello” in una ipotetica scala evolutiva. Ci si è inceppati. La convivenza con il prossimo sembra ingestibile a livello di masse. “Il vicino è mio nemico e gli puzzano le ascelle…”. Ora e sempre. Abbiamo perso. Peccato.

Torniamo a noi, che dopo quanto detto sembra di parlare dall’alto di una torre di privilegi, qualcosa che in qualsiasi ghetto chiamano ‘riscatto sociale’. Non è così e lo dico senza nessuna paura di sembrare snob o, peggio, arrivato. Che non si arriva, che chi arriva è perduto - diceva qualcuno non mi ricordo più chi. Ecco a proposito: Convitto, ovvero Scuola Elementare Vittorio Emanuele. Perché e come ci siamo arrivati ? E poi com’è che il loghetto Rockit si trova sui manifesti e, addirittura, nella minifanza del Festival c’è un’intera pagina pubblicitaria di Rockit ?

Arginiamo in fretta le vostre domande e la vostra sete/ansia da caccia alle streghe del tipo “Quanto ha sborsato Rockit?”, “Quanto sono venduti?”, “Quanti soldi stanno facendo?” e blablabla.

E’ tutto molto più semplice (semplice ?) di quanto crediate. In breve:
Acty ha compilato tutte le schede dei gruppi che avete letto sui suddetti libricini, la bellezza di 25 schede, si è smazzato una bella rottura di palle credetemi. In tempi più che ristretti. Non è stata cosa facile.

Per quanto mi riguarda e per quanto riguarda il contatto/collaborazione Rockit/Arezzowave, tutto inizia molti mesi addietro, settembre 2001 mi sembra, con un incontro a un bar della
Stazione Centrale a Milano tra me e Mauro Valenti (papà e megaboss di Arezzowave), caffè e chiacchere e complimenti x il mio racconto sul festival dello scorso anno (e la domanda “Ma non l’hai più sentita Karim ?” a cui rispondo adesso “No, non l’ho più sentita, però un saluto e un sorriso se sta leggendo queste righe”). Alcuni appunti, alcuni consigli e la proposta ‘facciamo qualcosa insieme’, da cui sfocia la prima sudatissima edizione del RAWtour curato nell’organizzazione in toto dal nostro Sixth e nella parte grafica/comunicazione dal sottoscritto. Poi, per la precisione il pomeriggio del giorno di Pasqua, con walkman+cuffie in riva all’Adda, passo al setaccio 3 cd per la bellezza di 25 gruppi/50 canzoni complessive, tra i quali andrò a indicare i 9 meritevoli di accedere alle finali di Arezzowave, insomma mi ritrovo ad essere membro (a mia insaputa) della Prestigiosa Giuria Nazionale. La cosa mi diverte e mi spaventa (mi chiedo, perché io?). Ma faccio il mio lavoro, faticando fra l’altro non poco a selezionare 9 gruppi sui 25 totali. Ve l’assicuro, tra le tracce di quei 3 cd c’era roba veramente indegna…
Poi. Passano mesi più o meno caldi tra telefonate, contatti, newsletter, varie&eventuali finchè si arriva al 3 Luglio 2002, cioè adesso. Eccoci qui: ultimo piano del Convitto/Scuola Elementare, classe 5A. Dopo 120 gradini esatti per arrivare alle stanze (che non sono propriamente pochi visti l’altezza dei gradini e il grado complessivo di stanchezza/fattanza che va via via accomulandosi nei giorni. In compenso dalla finestra la vista è suggestiva, si vede tutta Arezzo. E sotto un cielo tempestato di stelle e diamanti vi assicuro la cosa da i brividi). Ci sono 10 letti per classe. L’accordo per la Redazione di Rockit è “vitto&alloggio garantiti per 2 persone”, cioè un posto letto e un pasto al giorno ciascuno. Le ultime sere siamo in 7 a dormire al Convitto, nessuno fa delle storie, nessuno chiede documenti o altro, anzi tutti sono estremamente cortesi. Meno male e Grazie di cuore! Questo lo scrivo perché è vero. Per tutti i 5 giorni del Festival ci trattano tutti benissimo. Un bel grazie quindi all’intera Organizzazione del Festival penso sia doveroso e necessario. Senza per questo sembrare un lecchino di bassa lega. Come vi ho spiegato ce lo siamo meritati/guadagnati, certo, però è buona cosa ringraziare chi rispetta i patti.

Si discute di questo e altro mentre si torna allo Stadio.

Quando arriviamo gli Pseudo Amorfeus (selezionati da Studenti.it) hanno già finito da un po’, ce li siamo persi, sorry. Dopodiché nessun italiano sul Main Stage. ‘Registratore interiore’ in stop e ne approfittiamo per mangiare e parlare di aiuole…
(suppergiù alla stessa ora, questa stessa scena, si ripeterà venerdì con i Tangomarziano, selezionati da Vinile! E sabato con i Wooper, selezionati da Musica! Chiediamo scusa ai gruppi, ma su 20 ore di musica giornaliera, una mezz’ora di assenza per espletare elementari bisogni primari come mangiare e lavarsi, ci siamo concessi il lusso di prendercela)

Come fa a passare inosservata una spider azzurra metallizzata decappottabile con i sedili rosso fuoco e il volante bianco? E infatti non la vede nessuno tranne me, sono pronto a scommetterci. Ma tanto. E’ che lo sapevo che li avrei visti quei due lì che adesso stanno scendendo dalla spider: lui altissimo e magrissimo, lei bassa e altrettanto magra, ma con le giuste curve che ne addolciscono gli spigoli. Davvero lui sarà alto 2 metri e 10, lei 1.50 ma cosa importa ? Vederli insieme da un non so che. Sembra la cosa più naturale nel mondo. Fantasia. Sono bellissimi. Vincent Gomma e Malaria Brando. Lo sapevo, lo sapevo che li avrei visti. D’altronde sono immancabili agli appuntamenti che contano. La loro presenza segna una precisa divisione tra ciò che è un must da ciò che non lo è. Qualcuno, come dargli torto?, li ha definiti “la coppia più bella del cartoonesco mondo del rock’n’roll”. Che un po’ li ricordano anche Thurston Moore e Kim Gordon, ma Vincent&Malaria sono molto più fumettosi, assolutamente, perfetti interpreti di 10 100 100000 B-Movie di culto. Chiudete gli occhi e provate ad immaginarveli. Vincent: capelli rasati a zero e occhi azzurri ghiaccio, lineamenti secchi, camicia nera maniche corte, cravatta regimental nera con righe sottili bianche e rosse, pantaloni neri strettissimi e corti sopra la caviglia, scarpe tod nere lucide, calze rosse. Malaria: capelli castani raccolti e occhi blu oceano, maglietta sbracciata a righe orizzontali bianche e nere e un fiore rosso puntato al petto, gonna nera e come cintura una larga fascia di raso rossa (identica a quella di Kim sul palco), calze a rigoni orizzontali bianchi e neri, scarpe di vernice nera. Ma come si fa ad essere così stilosi ? Sono assolutamente irraggiungibili, come qualcosa che esiste solo tra le pagine di un fumetto o nei tuoi sogni di ragazzo. Che roba. Malaria ha occhi solo per il suo Vincent, Vincent pure. Io. Io boh. Posso solo stare ad ammirarli, da lontano. Sospiro.

Il concerto della Maturità Sonica finisce tardissimo, poi si dice “ma ti è piaciuto?” e blablabla e va a finire che per il sottoscritto sul quadrante dell’orologio sono qualcosa come le 42:30. Insomma. Sono davvero troppo stanco per la Love Zone e lo spettacolo dei Verdena insieme a Egg-Invaders, mi dispiace (e comunque già l’avevo visto la scorsa primavera al Leonka a Milano per cui passo la mano senza sensi di colpa).

Qualcuno (nello specifico Andrea PL2 Girolami di Loser, dopo la sera di Venerdì alla Love Zone rinominato Andrea Fattolami, ma non anticipiamo i tempi, andiamo con ordine) dicevo Andrea Girolami ci accusa di vecchiaia precox. Noi ce ne fottiamo allegramente. Si vedrà poi nei giorni a seguire chi è il vecchio. Salutiamo e scivoliamo con charme e passo felpato al Convitto. Mais Oui. Rintocchi di bronzo. Stradine in salita. Arezzo ha un suo innegabile fascino. I corridoi deserti della scuola/dormitorio anche. Un po’ di dentifricio, una spazzolata di denti. Una “seduta in biblioteca”. E Voilà. Tocco il letto, un pensiero alla Francia e ai suoi occhi azzurri. Un pensiero a Vincent e Malaria. Un insulto di buonanotte ad Acty, mi giro dall’altra parte e inizio a russare di gusto. Avete presente? Di Gusto.

Arezzo è sveglia e ci guarda dormire come angioletti.

>> 03. <<



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