28/07/2002 di



03.

Giovedì

Wake up

Non è che uno vuol essere cattivo subito, anzi, che dopo un sonno così profondo e intatto stamattina mi sono proprio svegliato bene, solo che la Ballantine Band (e già dal nome…), gruppo local che oggi apre le danze al wake up stage, proprio non ce la fa. Mi spiace. Cantano “meglio ridere di noi” e… Per carità, ottimi per essere la cover band ufficiale di Ligabue o Vasco. Ma l’originalità e/o la bella musica stanno da tutt’altra parte…

Si mangiano biscotti al cioccolato e si beve birra Faxe da latta da 1 litro.

Tranquillità Assoluta.

E’ il turno delle Dunia, selezione Umbria: trio Prozac interamente al femminile, con i poster giganti di Courtney Love in cameretta, gli anfibi buttati in un angolo, la camicia di flanella a quadrettoni ereditata dal fratello maggiore nell’armadio e mai messa per non farle perdere fascino e magia. Un pacchetto di cartine Rizla nascosto nel cassetto in mezzo agli assorbenti. A parte la facile ironia o quanto possiate essere prevenuti vedendovi 3 piccole fanciulle su un palco, non sono male sapete ? Contando che avranno al massimo 17 anni e che nemmeno per un istante il palco sembra essere troppo grande. Pop-punk adolescenziale, ma sincero. Lo ascolti e te li ricordi alcuni pomeriggi piovosi di 10 anni fa, tornato dal liceo, quando il passatempo preferito era tagliare a fette l’inquietudine.

Acty: “Che c’ annamo ar Matrimonio der Pons il 20 lugglio?”
Fiz: “Certo e me lo chiedi anche ?”
Acty: “Mò lo chiamo e confermo er posto allora…”

I Monotorakiki sono una band H.C. filone post-Fugazi, venuti su con tutti gli ascolti ‘giusti’ e i modelli che si rispettino. Buoni, non puliti e quadrati i tempi, ma buoni. Dopo un paio di pezzi incrociano le traiettorie tossiche e selvaggi dei veneto-marziani One Dimensional Man e ci rimangono, nel senso che ne subiscono anche troppo il fascino e relative influenze. Comunque bravi. Spaccano e ravvivano l’atmosfera.

Riportano poi “calma” i friulani Carne de Res, con canzoni dalle belle e deviate atmosfere. Suite strumentali tra Mercury Rev e Motorpshyco. Psichedelia nervosa. Lunghe code ipnotiche. Si chiudono gli occhi e ci si lascia trasportare lungo strade di zinco e pastafrolla che lambiscono boschi di abeti dal colore dei lillà. Sì, assolutamente non male. Applausi, meritati, a chiudere la tranche mattutina dei liveset previsti.

E ora via ! Allez a l’aperitif ! Alla sala stampa. Computer e connessioni, un paio di messaggi sul forum, qualche simpatico motteggio, due o tre frasi di circostanza come “due buffetti sulle guance birbantelli comportatevi bene” scritte da papà-piacione Acty. Si invita la gente a raggiungerci (cosa che realmente faranno in ordine di apparizione Alfa, Zok, Zorro, Sherwood). Insomma piacevole ticchettio di tasti per ingannare l’attesa. Ma soprattutto tutti a controllare la posta, ad aspettare le parole di chissà chi. Che però arrivano per davvero, quelle parole, anche un pò inaspettate se vogliamo. E allora ecco che qualcosa del genere mi ridisegna il sorriso sotto la Maschera

“ je ne sais pas quand tu recevras cet e-mail
peut-être lundi

j'espère que le festival t'a plu
as-tu réussi à écrire quelque chose
oui
j'en suis sûre

je suis encore allée voir des spectacles aujourd'hui
j'ai même vu une compagnie italienne
ils étais assez drôles mais.........bof
une autre compagnie
australienne
dans l'idée c'est pas mal
mais il n'y a pas d'histoire
et là c'est devenu ennuyant

j'arrive à m'occuper
le temps est terriblement long sans toi”


“Iniziano le conferenze stampa”
Sospiro. Chiudo l’email.

“Sì arrivo”

Una conferenza/chiacchierata di non più di un quarto d’ora retta da un solare e smagliante Roy Paci. Piacevole. E dopo tre giri al buffet non ce li toglie nessuno, che abbiamo fame e sete. La caciotta con peperoncino è davvero ottima. Sfiziose pure le zucchine ripiene e un po’ meno la “pasticciata” fredda di melanzane e patate. Buono il Chianti Rosso ad accompagnare. Si chiude a ripetuti bicchieri di vinsanto e un Roy Paci che imita se stesso ubriaco assolutamente da cineteca.

Psycho Stage

E poi suona Bjork, cioè i piemontesi Too-Tiki, ma fa caldo e il ghiaccio della maschera della cantante dopo un po’ si scioglie e non ci sono postini o lettere a portare omogenie o ninne nanne glunk gluck . C’è solo carta carbone e qualcosa come fosse ‘corsi d’islandese per italiani’. E se non vi basta, o la somiglianza non vi torna, c’è anche il pezzone solo voce + campione di vinile sporco che sfrigola in sottofondo a stampare a chiare lettere sulla polvere di stelle a chi o a cosa aspirano ad assomigliare i Too-Tiki. Bravi, forse, ma a cosa serve ? Siamo mica alla Corrida di Corrado qui. Siamo ad Arezzowave Love Festival, roba seria.

Gli Eloise. Iniziano con dei suoni pessimi, roba da attaccare il tizio che sta al mixer al chiodo (se non fosse che con un carico di lavoro del genere sarebbe disumano e ingiusto pretendere sempre e comunque la perfezione), la voce soffocata la chitarra che va a prendere i suoni nel gabinetto di una fabbrica di frese. Peccato. Poi comunque tutto si riprende a un livello accettabile prima e assolutamente buono poi, tanto da permetterci una qualche non-falsata valutazione. Confermo quanto già scritto in sede di recensione qualche mese fa. A briglia sciolta: validi autunnali placebo torino dolci e dolenti new wave e pioggia ancora più marlene kuntz cioè alzano toni e volumi come fossero dei muse senza le disumane capacità vocali o tecniche di Matthew Bellamy. Pecche (evidenti?): molti trovano fin troppo teatrale il cantante, parlano di rapporti irrisolti col fantasma di Jim Morrison o qualcosa del genere. Il che è anche vero, però… basta chiudere gli occhi e ogni teatrino scompare no? A parte gli scherzi, nel complesso li trovo molto diretti e comunicativi. “Arrivano”, come si suol dire. E il pubblico, meritatamente, applaude.

Mi duole informarvi che, infrangendo le Leggi del Codice Penale dello Stato Italiano, per la precisione il tanto contestato articolo 31, stiamo compiendo un reato punibile con tot giorni di reclusione e/o ammenda. Cioè ci accendiamo “una canna”. Cioè ci fumiamo alcune briciole opportunamente scaldate e poi sbriciolate di quella comunemente classificata sotto la dicitura “droga leggera”. Cioè si va a stare bene. Mi dispiace per i bacchettoni e/o i proibizionisti, ma visto che vi sto raccontando tutto devo raccontarvi anche questo. Ne va della mia credibilità, nonché scrupoloso attenersi a un minimo di deontologia professionale (ovvero?). Se non vi va di leggere certe cose saltate pure questo paragrafo, la storia non ne risentirà. La vostra ipocrisia un po’ sì, ma comunque. Io ve la butto lì: Churchil (mica Bob Marley) diceva “se 1 persona fuma sotto il cartello di ‘divieto di fumare’ bisogna multarlo. Se sono100 persone a fumare bisogna far finta di niente. Se sono in 1000, bisogna togliere il cartello”. Fateci su un pensierino.

E a questo punto, puntuale come un punto che centra la punteggiatura, è la tromba di Roy Paci che va a ritmo con sole e fattanze varie a dispensare sorrisi e teste che si muovono, rocksteady e carretti, mentre pupi siciliani fanno su e giù in levare. Tromba contrabbasso sax e dietro tutto il resto della band a tirare un ritmo indiavolato quanto contagioso, ritmo che fa “correre sul posto” anche Acty-picciotto notoriamente integralista nel suo rapporto con raggae e derivati (“a me il raggae mi fa cagare !”). Io non lo so, lo chiedo a voi: è un successo ? A me Roy (e quello che ho appena fumato) mi mette proprio di buonumore per cui rispondo “signorsì”. Il sole ride come uno che la sa lunga.

Andrea Girolami: “quella che ieri era con Alberto dei Verdena è Veronika di ‘Vivere’, quella che fa la fidanzata di quello che prima era cattivo e adesso è buono”.

Fiz: “che cos’è Vivere?”
Andrea Girolami: “una telenovela su Raitre”
Fiz: “Ah, e allora Roberta se non sta più con Alberto visto che Alberto sta con Veronika dicevo Roberta con chi sta adesso?”
Andrea Girolami: “Boh, però a me non dispiace mica sai…”
Fiz: “anche a me sai… ”
Ladies and gentelmen, l’elite del giornalismo musicale italiano.

Finiscono i concerti allo Pshyco.

Ho notato che la Maschera di Fiz Inviato Speciale tende un po’ a lasciarsi andare. Sarà perché non mi sento ne molto Inviato ne soprattutto Speciale? Certo non mi interessa più in alcun modo esserlo. È un gioco pericoloso. Sembra ‘Existenz’ di Cronenberg. Realtà e finzione si confondono in un indistinto e grottesco e folle e straziante e dolcissimo e spumeggiante e malato e perverso e pulsante teatrino. Ma ho i piedi ben saldi a terra, fango sulle scarpe, forti le mie radici, legami saldi con il qui e ora, amicizie reali, una piazza di paese segnata su tutte le cartine del regno. Potrei continuare, ma ho già sbrodolato abbastanza per cui - s’il vous plait - procediamo. Cioè andiamo al Convitto in fretta che poi alle 8 e mezza al Main Stage suonano i Valentina Dorme, cioè il gruppo selezionato da Rockit per il Festival, cioè… “ho smesso per sempre di occuparmi un quarto d’ora al mese di te”, che a sentirla cantata proprio sul palco di Arezzowave non posso non pensare a Maisha (ve la ricordate ? io non più molto bene…). Il live dei 5 ragazzi veneti è secco e nervoso, portato con grazia e poesia a far tremare i cuori dei 20/30 spettatori presenti sotto il palco. Che spreco di Bellezza ! “La nostra stanza come la pista d’atterraggio vuota la sera non si adatta al volo” cioè ‘Piloti part-time’… Siamo inchiodati. Dove siamo ? ‘Claudia Cardinale da giovane’ è il primo singolo estratto da quel bellissimo disco che è ‘Capelli rame’, la resa live è sospesa, come una macchina da presa usata senza alcun timore reverenziale. Mario mi saluta dal microfono “Ciao Fiz” e poi, come a sottintendere ‘ascoltala bene’, prosegue - “questa si intitola ‘Amore a 30 anni’….”. Canzone inedita. Tilt. Dire che ho la pelle d’oca è poco. Poi l’accoppiata ‘Tredici’ e ‘Una colt’… “avere avuto una colt non caricata a salve per ribaltare il finale”... Acty è di pietra, .teoremitti anche. Io non sono più niente, sono aria e polvere… Stai sentendo ? Chiude “la mia unica attesa”. Ed è come dire tutto: “non so immaginare per la mia bocca, saliva più dolce, labbra più morbide”. Il concerto finisce e il pubblico, che nel frattempo ha addirittura raggiunto le 50 unità, applaude all’unisono. Bravi Valentina Dorme ! Bravi che mi vengono le lacrime agli occhi. Dopodiché. Immediato rendez-vous nel backstage dove si beve una birra tutti insieme. Si parla (mamma mia!) di vantaggi/svantaggi di matrimoni/convivenze/solitudini. Poi Mario, Angelo e gli altri si danno in pasto ai giornalisti per le interviste. Sono troppo contento per loro, se esiste una qualche forma di giustizia a questo mondo direi che qualcosa di più, davvero, i Valentina Dorme se la meritano.

Il concerto mi ha messo a dir poco in stato d’agitazione. Sono elettrico.

Quasi quasi telefono lassù in Bretagna. Ma certo, perché no?

Più di mezza scheda telefonica se ne va in meno di 10 minuti di onde elettromagnetiche, più di mezzo cervello di Fiz anche. Ma la qualità/prezzo del risultato ottenuto valgono più di qualsiasi droga a portata d’aquisto. Lo stato di ebbrezza è assoluto. La serenità interiore e la “traslazione di personalità” incalcolabili (che bello usare le espressioni senza conoscerne il significato, solo perché suonano bene). Le lancette dell’orologio viaggiano al doppio della velocità. I secondi si incastrano in castelli d’aria e luce che brillano per attimi che poi si smontano e fanno già 3 ore ed è tempo di raggiungere il settore 4, con la nostra navicella spaziale…
… cioè alla Love Zone ci porta il navigatore satellitare della Yaris di Acty. Noi, come criceti, non facciamo altro che seguire le indicazioni di una voce elettronica pre-impostata che dice “500 metri girare a sinistra” “avanti dritto per 400 metri” etc…

Love Zone

È tutto come l’anno scorso. Cioè Zona Rossa e Zona Blu: palco per concerti e dancefloor. Molta gente. Molti occhi in palla. Si fa notare la neo-sponsorizzazione Playstation, cioè 2 ragazze con tute spaziali attillatissime e tacchi a spillo (uau, che ottimo gusto…) e 2 BigJim con tute da astronauta trendy in libera uscita (tralasciamo…), che gironzolano bellissimi tra una Zona e l’altra come divinità grecoromane, sparando il logo Playstation al laser contro alberi, palco, persone, stipendiati a più di 25 euro/ora (abbiamo chiesto direttamente a loro quanto hanno preso per tutta questa buffonata, comunicando a gesti certo, non è che si può pretendere chissà quale cultura da una divinità astronauta con il loghetto playstation sulle mutande…) Anywayz, parliamo di musica. Cioè del bel concerto dell’imponente Madaski. Toni duri, bassi saturi, spigoli elettronici, atmosfera postnucleare e decadente, sembra un concerto in minore dei Nine Inch Nails teletrasportati nella folle Berlino anni ’80. La botta è buona, però .teoremitti che è uno che ne sa dice che questo è il concerto più brutto di Madaski che ha visto, che i tour precedenti sono stati molto più eccessivi e dirompenti, quello di questa sera sì bello però. E se lo dice lui c’è da credergli, che non è un tipo che parla a caso il .teoremitti… (a me però il concerto è piaciuto un bel po’)
Pausa.

Ci si sposta alla Zona Rossa. Dove sta finendo di girare i dischi Claudio Coccoluto: qualcuno dice “un nome una garanzia” qualcun altro dice “sempre lui che palle”, ma insomma c’è di peggio. Si balla, non ci si risparmia.

Un appunto: il vjing dei Softly Kiking è appena sopra la sufficienza (e ad anni luce di distanza dallo spettacolo del Sun Wu Kung presentato qui lo scorso anno). Niente, così. Perché sono convinto che se vuoi fare le figate le fai bene o non le fai. Ma tanto cosa importa ? La gente sta ballando, le teste e i culetti si muovono, le occhiate complici si moltiplicano, le occhiaie da stanchezza e sostanze stupefacenti anche. Si balla, semplicemente, finchè si è stanchi e si decide che è ora di tornare a casa.

Al Convitto. Il respiro spezzato. L’acido (lattico) nelle ginocchia rallenta riflessi e mina alla base capacità motorie già di per se ridotte rispetto a qualche annetto fa. 120 gradini, nessun Paradiso in cima ad accoglierci a braccia aperte. Nessun angelo a consolare la nostra pena e il nostro affanno. La stanchezza facilita il delirio. Amplifica rabbie e frustrazioni. Come dire: leggere “E quel maggio fu Rivoluzione” di Angelo Quattrocchi alle 4 di mattina al cesso di una scuola elementare a braghe calate e buco del culo dilatato, appena tornato dalla LoveZone frastornato e ubriaco e un nodo alla gola con manifesti in francese alle pareti che parlano di “Une jeunesse que l’avenir inquiète trop souvent” scritte sui muri dicono “io prendo i miei desideri per realtà perché credo nella realtà dei miei desideri” e le parole si fanno così evocative e incalzanti che dopo poco mi trovo a correre per i corridoi vuoti del dormitorio/Convitto come se fossi alla Sorbona Occupata cercando flics da afforntare in guerriglia. Ma inciampo. E da dietro la scrivania del bidello spuntanto cyberflics con impermeabili neri e avanzano decisi. Non abbiamo paura! Non abbiamo paura! Perché siamo pazzi e innamorati! Un lacrimogeno spacca il vetro. Qualcuno tira una molotov anche se non è più di moda. L’aria è irrespirabile. Fuoco e fiamme. Il falò delle vanità ! Brucia Place de la Bastille e il suo obelisco! Brucia Arezzo e l’intero suo Festival! Bruciano le frontiere e l’Europa Unita Intera con il suo carico di euro diversi nello stomaco ! Brucia d’amore per te ogni atomo d’idrogeno che respiro! Brucia infamia e tradimento ! Brucia tormento ed estasi ! Brucia Giovinezza che tanto non torni più!

>> 04. <<



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