28/07/2002 di



04.

Venerdì

Wake up

L’inizio delle ostilità alla Love Zone hanno decimato le presenze iniziali al Wake Up. Noi resistiamo. La gente poi, sempre numerosa, alla spicciolata arriva comunque.

Doppio misto dall’Emilia Romagna: i Tennis. Hanno un bel nome, sono giovani carini e (forse) disoccupati. Sembrano i Pitch fuori tempo massimo. Al che Acty precisa “eh ci credo lei è Alessandra dei Pitch”. Ah ecco… suonano un pop sporco tipicamente anni ’90, se capite cosa intendo, cioè quello della prima (nuova) ondata italiana ‘94/95. Ma da allora tempo ne è passato, siamo nel 2002 e noi (voi, tutti quanti) si è diventati molto più esigenti, per cui bocciati e via andare. Testi sessual-seduttivi che non fanno presa e nemmeno la minigonna nera di pelle della chitarrista o il coito simulato finale della cantate raddrizzano il “giudizio” finale.

Stamattina ci siamo svegliati duri e puri.

E allora. Si resta in Emilia-Romagna e si continua, con i Fourire e il loro live rockedelico dalle trame robuste e complesse. Qualcosa come Eddie Vedder che canta su dei Motorpshyco all’acqua di rose. Poi mi viene detto che sono troppo cattivo e quindi ascolto senza prendere nota. Su e giù dentro spirali e foglie secche che però stentano a prendere fuoco. Mettiamola così: suonare i Fourire suonano bene ma a me, personalmente, proprio non comunicano nulla. Punto e a capo.

Pittoresca la fila di 7 sedie grigie (che andranno via via aumentando nel corso della manifestazione) schierate in fronte al palco, con tanto di cartello bianco tenuto su a scotch marrone a fare bella mostra di se su ogni schienale. Sul cartello “GIURIA. Premio Fondazione AW”. Uau, a pensare che ci viene proposto di sederci lì sopra mi vengono i brividi. Il prato è così accogliente, come si può anche solo pensare di barattare il contatto con erba-terra-natura con della stupida plastica ?

Chiude la mattinata Lalla Bertolini, cantautrice romana, che dire? Copio pari pari un passaggio dalle schede del festival “il suo è un cocktail di classe, dotato di un’intensità emotiva che prende coraggio con lo scorrere delle note”(?) “un’autrice decisamente moderna con le movenze classiche di una cantastorie folk” (?)
Ok, appurato che Acty si è bevuto il cervello nel compilare queste schede, andiamo all’appuntamento più atteso della giornata… Aperitivo: fagioli stratosferici e lardo di colonnata da infarto. Con un pomodorino piccante, all’apparenza innocuo, ripeto la scena di Fantozzi al ricevimento. Vi ricordate ? “rosso, rosso fuoco, blu oltremare”. Vino bianco a placare il bruciore. Vino bianco che mi scioglie le giunture.

E dopo fitti scambi di sms, email, messaggi su forum e muro, da quel di Milano ci raggiunge con tutti i suoi biondi dreadlockrasta Alfa, ovvero la neofidazata di .teoremitti. Sorrisi baci e presentazioni.

Un bicchiere di vino? In batta di prima! Buone vibre.

Si esce dal Media Point in rigorosa fila indiana per non perdere la retta via. La processione ha le sue tappe sacre, devotamente rispettate: Caffè. Despar. Birra Moretti. Psycho Stage

Psycho

Gente sempre più gente a riempire lo Psycho e la collinetta e l’orto del Getsemani con gli ulivi… vuoi vedere che l’anno prossimo l’organizzazione dovrà trovare un altro posto più capiente per piazzare il palco degli emergenti ? Buona cosa.

I Mamasan. Primo: oltre a fare musica indecente suonano a un volume troppo alto, quindi fastidiosi il doppio. Secondo, il commento femminile di Alfa: “non si possono nemmeno guardare oltre che ascoltare”. Fate voi. Non riesco a credere che da una terra come la Campania possano arrivare ad Arezzowave gruppi del genere, ma cazzo! Ogni volta ‘sta roba: rock di stampo ultraclassico, con ragnatele e muffa e sbadigli. Ogni volta lo stesso: applaudono solo i (numerosi) amici del gruppo. Corriamo ai ripari, anche se mister tamburino non ha voglia di suonare non alziamo bandiera bianca. Perdio!

La smentita, e il sollievo, arrivano con il successivo gruppo sempre Selezione-Campania. I Mou. Come un Tricky meno nero meno sporco meno malavitoso. Nei pezzi in dialetto non si può non pensare agli Almamegretta. Ma è naturale, come è naturale la facilità con cui i Mou arrivano sinuosi al nocciolo caldo della questione: Mediterraneo chiama Europa, Europa risponde. Com’è giusto che sia. Al ritmo di un dub’n’bass raffinato e verace. Piacevoli, meglio di quanto ascoltato in tutta la giornata di oggi.

C’entra poco lo so, ma ti guardi in giro tra un concerto e l’altro e, per dire, ci sono ragazze che le guardi e ti viene da chiederti “ma chi se le scopa quelle lì ?” hanno la faccia schiacciata, il culo pesante, così cattive marce dentro putrefatte in ogni gesto, certi di modi di fare, addirittura presuntuose, proprio robe ripugnanti, robe che al posto della fica hanno carcasse di donnole dalla cassa toracica sfondata, andate a male, il tanfo di litri di pessimo sapone liquido ad infestare l’aria intorno, maligne, malvage, apogeo della bruttezza, purulente di pus e rancori. Insomma uno Schifo Solenne. “Ma chi ha il coraggio di scoparsi simili latrine ?”. Eppure è sicuro che qualcuno lo fa. Perché il diavolo farà anche le pentole senza coperchi ma dio ci ha tolto fondo.

Vengono da Roma e Acty, in un guizzo di puro campanilismo, grida “Daje !”. Sono i Technicolor. Nerovestiti e cravattati, come si conviene dai Kraftwerk in poi. La cantante sembra la Maugeri. Fanno un elettropop per nulla raffinato (com’era nelle intenzioni?) però (vogliamo sperare) molto ironico, del tipo “amo il mio nuovo videogame” , “interrogazione faccio la rivoluzione ho passato il 3° quadro del mio nuovo videogame”. A me ad essere sinceri non fanno così schifo come molti della truppa sostengono. Il concerto scorre senza molti intoppi. Chiudono con una cover dei Cure riuscita a metà. Giudizio sospeso, anche a guardar le facce del pubblico. Eccessivo buonismo ? Forse è il caldo a fare questi scherzi. I termometri che pendono dai rami delle piante segnano 34° all’ombra e 37° al sole e io sono a dir poco rintronato. All’annuncio “fra poco suona Moltheni”, ci si alza in perfetta sincronia e velocemente si torna al Convitto passando dal Via, cioè no scusate, passando dalla Stazione.

Il sole ci fa lo zabajone con gli ultimi neuroni rimasti.

Alla stazione iniziano ad arrivare i rinforzi, cioè Luca Zok (‘Retra’ per gli amici della chat di Rockit), direttamente dalla Sardegna, forte del suo "zok@rockit.it" nuovo di zecca e Zorro, frequentatore anch’egli di chat&forum&affini su quel gran portale di musica indipendente italiana che è Rockit.it - ripeto per i più distratti facendo bene lo spelling delle lettere : R-O-C-K-I-T-punto-I-T.

Tutti insieme al dormitorio che c’è posto.

Contro le pareti e le lenzuola bianche del dormitorio la puzza si staglia nitida come peste. Le carni sono sporche il sudore è un arbre magique schiaffato in faccia al mondo. Unico pensiero: buttarmi sotto la doccia e poi stendermi orizzontale, fondermi con il materasso. Che questa sera, me lo sento, sarà un po’ l’apice della fattanza…

…e infatti…

Enrico Sherwood Rigolin: da Rovigo ad Arezzo passando per le torride lande iberiche, ovvero superpolline andaluso Cha Cha Cha ! Ullàllà! eeeooooOlé ! Dai proviamolo subito in batta di prima raga figa strapregio cioè hai capito bella questo spacca zereria pacchi oh… ehm… perdonate lo slang milanese… incomprensibile sì lo so… però sapete com’è, come i bambini quando la befana gli porta una calza piena di dolci… così… e il succo del discorso è che siamo particolarmente felici et eccitati di questa primizia… e non vediamo l’ora di assaggiarla… dopo che sapienti mani hanno impastato e rollato… e… Bum ! Si parte per il viaggio. Da qualche parte nel mondo dovrei aver lasciato un corpo, mica roba bella figuratevi, ci sono affezionato giusto perché ormai è 27 anni che lo porto in giro, e in effetti è un po’ troppo sciupato per avere solo 27 anni di vita, quel corpo lì, e a vederlo da qua fuori fa anche sorridere, va che braccia lunghe e che fianchi… quante rughe… certo addominali mica ne ha poi molti… Però che belle mani, quello sì, e la schiena anche, che quando la accarezzi sembra non finire mai, e gli occhi… ma quelli lasciamoli stare, gli occhi, che sono maledetti quegli occhi, che ci vedi dentro l’infinito in quegli occhi, è quello che ti frega… a proposito e se me la togliessi la Maschera? Ormai che senso ha tenerla su? Mi cade in continuazione… ma poi questo pensiero è subito sostituito dal successivo, e quello successivo da quello successivo ancora e così via, senza fili logici o discorsi coerenti. Un lago di sensazioni e le onde sulla risacca diventano parole d’argento che dicono “Love Zone ! Love Zone ! Love Zone !” e quando tornano indietro, cariche di sabbia d’oro e conchiglie aggiungono “Superpolline andaluso ! superpolline andaluso !”… e le parole prendono via via forma, consistenza, si fanno reali e rotonde… tanto che alla fine la Yaris di Acty ci teletrasporta alla Love Zone. E le parole non smettono, cangianti e colorate, rimbalzano come palline da pingpong contro gli alberi e le panche e le casse che pompano watt su watt su watt. Mi sento lo spaventapasseri del mago di Oz J e quando ballo sento i corvi che mi girano attorno e ridacchiano qualcosa a tempo con la musica. Bum bum bum. Andrea PL2 Girolami è la versione a 2 dimensioni di se stesso… sembra un fumetto disegnato male J immaginate di trovarvi di fronte un occhialuto bianco in volto che saltella scoordinato e con forte cadenza maceratese continua a ripetere: “sono fatto come una zucchina”… se lo vedesse la sua mamma ! se lo vedessero i suoi datori di lavoro di Tiscali… altro che punta di diamante del webradiogiornalismo indie italico… così fatto potrebbe giusto fare la telecronaca del Rototom Festival per Radio Ganja... Dai scherzo ! Che ci si diverte e stiamo proprio bene. Anzi sapete cosa vi dico, che l’anno prossimo facciamo Stoned Compilation mica Loser Compilation J
“Dai Andrea Fattolami torniamo ad Arezzo vah…”

Sono le 5 e mezza quando parcheggiamo la macchina fuori dalla cerchia di mura e ci apprestiamo alla lunga salita a piedi per le vie deserte (e chiuse al traffico) di una Arezzo partecipe scenografia a quel film da commedia all’italiana che siamo. Qualcuno ha definito me Acty e .teoremitti “Il trio dell’improbabile”. Voi non lo guardereste un film così ?

L’alba è una carezza dolce, come zucchero a velo rosa sul Mondo. I forni dei paniettieri viaggiano a pieno regime. Una vecchia bagna i gerani sul davanzale. Benigni passa in bicicletta e ci saluta. La vita è bella.

Nella stanza del convitto siamo sempre gli ultimi ad arrivare e i primi ad andarcene. Non ci concediamo mai più di 4 ore di sonno per notte, cioè la bellezza di 15/16 ore nel totale delle 4 notti aretine. Una bella media, non c’è che dire. Considerando che a casa 12/13 ore le dormo solitamente nella notte/mattina/pomeriggio tra sabato e domenica, considerando che la prima notte arrivavo da una no-stop parigi-milano-arezzo, posso ben dire che con questa edizione di Arezzowave ho perso ulteriori 4 anni di vita (come dici scusa? “te lo meriti” ? quanto livore…). Tutto ciò mica per lamentarsi, giusto a titolo di cronaca, per quelli che ci accuseranno di superficialità e disinteresse e poca attenzione. Che c’è sempre chi ha il coraggio di parlare da una comoda poltrona. Ci dispiace deludervi, ma noi c’eravamo. A chi invece sa cosa vuol dire, una pacca sulla spalla e come dice il buon Vasco Nazionale “siamo solo noi…che andiamo letto la mattina presto e ci svegliamo con mal di testa… generazione di sconvolti che non ha più santi ne eroiiiii… siamo solo noiii”J Dai su, un po’ di (auto)ironia perdio! Mica possiamo ascoltarci solo i Fine Before You Came e ridere delle facezie dei R.U.N.I. Un buon karaoke sbronzo a colpi di hit nazionalpopolari guidando a fari spenti nella notte per vedere se poi è così facile morire non ve lo concedete mai ? Così vai via, non tremare nooo aanima fragile, che mi guardavi immobilee i vecchi sulle panchine dei giardiniii e poi all’improvviso sei arrivata tu non so chi l’ha deciso mi hai preso sempre piùùùù, oohhh Freeeedoooom! Ohh yess ! E vaffanculo ai puristi e buonanotte ai suonatori.

>> 05. <<



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