Marlene Kuntz - Babylonia - Ponderano (BI) Live report, 20/01/2001

06/02/2001 di



C’era un palco relativamente piccolo, al Babylonia. C’erano luci poco appariscenti, votate allo scarno, al Babylonia. C’era una scenografia semplice, quasi nulla, al Babylonia. Era pieno, saturo di gente ansiosa prima, coinvolta e sudata durante, e (giustamente) entusiasta e (ovviamente) puzzolentina poi, al Babylonia. C’erano i Marlene Kuntz, al Babylonia - con la solita line-up - senza le tastiere di "Che cosa vedi", ultimo riuscitissimo album del quartetto di Cuneo.

Una scelta ferma che vuole, perlomeno nel live, cercare di mantenere quei caratteristici spigoli e ruvidezze tipiche del DNA Kuntz. Godano e compagni, come al solito, hanno optato per l’evitare discorsi inutili e magari ipocriti e hanno scelto di dire poco: otto parole in tutto, per gli amanti della statistica. Hanno lasciato parlare la musica, e hanno avuto ragione. C’erano duemilaecinquecento persone, nella platea, che si attendeva qualcosa di speciale. Tanti diffidenti, altri delusamente frustrati dalla tanto famigerata ‘tangenza mainstream’ del quartetto, altri (soprattutto altre) sprovveduti che attendevano solamente l’ultimo singolo con Skin, altri eccitati e altri tranquilli, altri e basta. Ma tutti inconsciamenti sicuri di assistere a qualcosa di qualcuno con voglia e bisogno di dire la propria al mondo. Con la chitarra, con il sudore e con la voce. E così è stato.

Rompe il ghiaccio "Cara è la fine", lirica come nel disco, seguita dal carismatico inno (apripista del delirio) "Quasi 2001", che sfocia nell'apocalittica "Ape Regina", che sembra sempre più acquisire i connotati di un’alchimia aliena: un lento percorso verso il sole. Le pareti del locale vengono poi scosse dall’accoppiata "Chi mi credo d’essere" (furiosa corsa punk), "Trasudamerica" (espressiva come non mai), a cui seguono le due Canzoni, prima quella di domani e poi quella di oggi, ‘deleterie’ dal punto di vista strettamente legato al pogo ed interpretate in maniera impeccabile da Cristiano. Precedute da una spora, seguono la classica "Infinità" prima e la eterea "Malinconica poi". La dolcezza, successivamente, lascia spazio a "Cometa", pezzo punk melodico ed energico, tiratissimo in versione live, presente nel singolo "Canzone di oggi" e nella versione in vinile di "Che Cosa Vedi", seguito da una spora, che permette a Cristiano di riposare le corde vocali. Il punk lascia poi di nuovo spazio alle ballads, con "La canzone che scrivo per te", sempre rarefatta ma ovviamente meno leggera del disco, e "Nuotando nell’aria", altro classico del quartetto. Prima dell’intervallo i Marlene deliziano la platea con la violenta "Il vile", la stridente e psichedelica "Grazie" (con Luca allo xilofono), per poi concludere in pompa magna con la grandissima - come sempre - "MK". Impossibile dunque non richiamare fuori il quartetto, rientrato per il piccolo intervallo; dopo cinque minuti di applausi e tradizionali cori, i Marlene rientrano sul ring con il prossimo singolo "Serrande Alzate", etereo come non mai, e la dissonante "L’odio migliore", per poi concludere in grande stile con la storica "Sonica" e la ombrosa "La mia promessa", seguita da una spora, "In paradiso", stupendamente onirica, presenta anch’essa nel vinile di "Che cosa vedi".



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