Baci dalla provincia: Cela e Theo dei Chambers ci raccontano Pisa Rubrica

19/05/2015 di

Come sono le piccole realtà di provincia o le città italiane poco famose, viste dagli occhi dei musicisti che ci abitano o che ci sono cresciuti? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro, che per una volta, invece di suonare diventano guide turistiche piuttosto particolari. Oggi i Chambers ci portano a Pisa.

Qual è il luogo della tua città da visitare assolutamente?
Sarebbe istintivo dire la piazza del Duomo e la Torre Pendente, perché tutti passano solo da qua. E invece dico piazza Dei Cavalieri. Una piazza che sembra un teatro, che sembra una corte, che ha tante strade che la raggiungono, che ha tante quinte una più bella delle altre. Ha una lunga storia che ne ha cambiato la funzione e forma più volte, è dinamica, è impeccabile. Ha solo due grandi difetti: la presenza della statua di Cosimo I de’ Medici (…uno schiaffo per i pisani; anche se c’è da dire che la bellezza attuale della piazza è in larga parte merito dei Medici) e che manca quella pacatezza e intimità tipica delle decine di vicoli presenti in città che, piacciano o meno, hanno in sé il vero carattere della città. Ma del resto è una piazza, ampia e in controtendenza, e mi piace anche per questo.

In quale posto si mangia meglio?
Da Stelio, trattoria storica in piazza Dante, aperta solo a pranzo. Per un po’ di tempo non ci passi, poi un giorno torni qua e ti senti a casa, dove si respira un’aria buona, aria vera. Se invece vuoi mangiare la cecina, una torta a base di farina di ceci tipica di qua e di quel posto 20 km a sud di Pisa che adesso non mi ricordo come si chiama (Livorno, ndr), sicuramente pizzeria Il Montino o Nando. Se vuoi provare il ponce, una specie di caffè corretto al rum tipico della zona, Bar Adriano.

Qual è la storia o leggenda metropolitana più assurda che si racconta nella tua zona?
Dovrei dirti quella delle unghie del diavolo, le cui tracce si contano sull’esterno del Duomo. E invece ti dico quella della Rocca della Verruca, fortezza medioevale situata sul Monte Pisano a 10 km da Pisa, dalla quale nelle giornate terse si può guardare mezza toscana. Sotto quello che resta della fortezza partono dei tunnel che pare portino fino a Pisa e che servissero per scappare dai nemici. Mi piacciono le leggende antiche e mi piace che restino leggende perché non ho intenzione di incamminarmi dentro al tunnel.


(Rocca Verruca)

Descrivi in tre parole la gente del posto.
Gente di un paese antichissimo, perché così è. Con quello spirito alla “te non sai che storia abbiamo noi” (e che storia!) e che si fa la guerra con tutti i vicini del mondo, finendo per restare un po' chiusa in se stessa.

In quale negozio di dischi ti sei fatto una cultura musicale?
In uno dei negozi più fighi della terra: la Wide. Una grande manna caduta dal cielo quando ero ragazzino. Ma visti gli anni ’80 da queste parti, doveva andar così. L’unico difetto è che la Wide non c’è più, ma i ragazzini stanno ancora qua.

Cosa si fa il sabato sera?
Io bevo mentre decido dove andare a bere. Cose da fare ce ne sarebbero anche, è la gente che le fa morire.

Dove si ascolta / ascoltava la musica dal vivo?
Quando cominciavo a essere abbastanza grande e riuscivo a ricordarmi che cosa stesse succedendo intorno a me, tutto girava ancora attorno al Macchia Nera, storico centro sociale ormai morto e sepolto da anni. Là succedeva quasi tutto, o almeno tutto quello che ci serviva. Dopo il Macchia Nera c’è stato un mosaico di apri-chiudi-occupa-sgombera senza fine. E io di martedì me ne andavo a Bologna a vedermi i concerti. Oppure me li organizzavo da solo, spiegando a tutti quelli che mi chiedevano di suonare che oggi era così, ma domani chissà. Poi per qualche anno c’è stato il Caracol club che aveva un programmazione abbastanza regolare ma è stato costretto a chiudere anche per via del rumore. Attualmente poca roba, se non niente.

Dove hanno la sala prove le band del paese?
Un po' ovunque, un po' no. C’è chi si organizza in un garage, chi fa in campagna, chi prova un po' al centro di sale prova in zona industriale. Credo che la fatica di trovare uno spazio per allenarsi dove sei libero di fare tutto il casino che vuoi abbia rallentato drammaticamente lo sviluppo di progetti musicali. Anche in zona.

Quale band è diventata punto di riferimento per gruppi locali?
Mi piacerebbe dire che tutto il punk degli anni ’80 che viveva qua e che passava da Pisa sia stato il riferimento di tutto il tumulto musicale degli anni a venire. Penso ad esempio ai Cheetah Chrome Motherfuckers. Rimane che un vero e proprio tumulto non c’è mai stato, che tolti Zen Circus e qualche altro esempio isolato (e ci metto anche i gruppi in cui ho suonato) poca gente ha capito negli anni quali fossero i piccoli e semplici passi da fare per suonare un po' in giro, farsi e farsi produrre dischi e creare il suo piccolo e personale modo di farsi sentire. Ogni tanto qualcosa si muove ancora, ma oggi più che mai Pisa, a livello di gruppi musicali, è una modesta realtà di provincia. Per interi anni trovavi poco live e tanta dance-hall reggae\hip hop, che per quanto siano comunque movimenti musicali piuttosto radicali non rappresentano una vera e propria corrente live. Alcune volte ho come avuto l’impressione di aver fatto qualcosa con l’intento che diventasse qualcosa di riferimento e di stimolo per altri, ma spesso diventa una lotta cieca se sei all’interno di un contesto geograficamente piccolo e poco curioso.

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