Baci dalla provincia: i MasCara raccontano Somma Lombardo, provincia di Varese Rubrica

Il Castello di San Vito - Somma LombardoIl Castello di San Vito - Somma Lombardo
02/10/2015 di

Come sono le piccole realtà di provincia o le città italiane poco famose, viste dagli occhi dei musicisti che ci abitano o che ci sono cresciuti? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro, che per una volta, invece di suonare diventano guide turistiche piuttosto particolari. Oggi i MasCara ci portano a Somma Lombardo, provincia di Varese.

Qual è il luogo della tua città da visitare assolutamente?
Noi veniamo da paesi vicini, Somma Lombardo, Vergiate, e Venegono, quindi un luogo univoco non c’è, ma se dovessi prendere ad esempio le cose e le immagini che sono finite nelle canzoni, direi sicuramente l’Aeroporto di Malpensa. Visto di notte o magari all’alba. È una struttura luminosa, fredda e futuristica piantata in mezzo ad una provincia abitatissima e verde. Ci sono diversi angoli in cui puoi scorgerlo in maniera quasi selvaggia, passando, per esempio, per la frazione ormai semi abbandonata di Case Nuove. Sembra un paese fantasma, fatto di pochissime vie e torri che sbucano sopra i tetti. A guardar bene, “fantasma” lo è a tutti gli effetti visto che è pieno di abitazioni murate e la gente è stata costretta ad andarsene nel corso degli anni, soprattutto nei primi duemila. I comuni vittimi del rumore e del passaggio di aerei sono numerosissimi e se passi una giornata estiva con le finestre spalancate, specie a Somma Lombardo, ti accorgi di quanto questo sia vero: nel corso del tempo sono cambiati le rotte ed i flussi, ma ci sono stati anni di tratte che passavano sopra il tetto di casa mia, con aerei che sembrava si potessero toccare. Al Terminal 1, d’estate, alle cinque le sei del mattino, l’alba esplodeva letteralmente nelle vetrate e quando volgeva verso i toni dell’arancio l’intero piazzale diveniva dorato con ombre di contrasto nerissime. Credo sia uno di quei posti simili ai laghi. Quando diventa grigio è un pozzo di angoscia.

Malpensa

In quale posto si mangia meglio?
Noi siamo un po’ come le tartarughe Ninja: amiamo la pizza. Abbiamo fatto un periodo con Claudio che rischiavamo di mangiarla per tre, quattro volte a settimana. C’è un circolo, poi diventato negli anni un vero e proprio ristorante, che si chiama Italia Nuova. L’area da circolo è rimasta, così come la bocciofila adiacente. Carlo, il proprietario, è famosissimo. Si adopera anche durante l’estate per quello che è uno degli eventi più attesi del mio paese: Il “Giugno mezzanese” (Mezzana è una frazione a nord di Somma). Conosco persone che per sei mesi parlano di questa festa e dei suoi famosi gnocchetti e della pizza di Carlo, poi del gioco dei barattoli e delle bottiglie di spumante, le prime sbronze adolescenziali e le partite di calcio oratoriali finite in rissa.

Qual è la storia o leggenda metropolitana più assurda che si racconta nella tua zona?
C’è una leggenda poi diventata tristemente realtà. La cito perché per anni ha caratterizzato buona parte dei “racconti del terrore” che ci scambiavamo da adolescenti: è la leggenda delle “Bestie di Satana”. La ricordo come un’ombra senza nome che aleggiava attorno alle vite di un paese tutto sommato pigro e dedito al lavoro. Il nome della setta è stato svelato dai tg e dai giornali. Noi, di certo, non avevamo nomi né volti, sapevamo solo di queste storie di paura, un po’ come nei film. Riti satanici nei boschi dietro il Santuario della Madonna della Ghianda. I racconti aleggiavano sempre. Una volta dietro al cimitero, una volta in qualche casa nella vicina Arsago, qualche coniglio sgozzato nei racconti di amici di amici. Nessuno di noi, realmente, aveva visto qualcuno o qualcosa con i propri occhi. Io ricordo l’ansia un po’ stemperata dal collettivo, dalla risata che poi ne seguiva a ogni accenno riguardante i boschi. Una volta emersa la vicenda e venuti a sapere che all’ombra di quei luoghi, davvero, succedevano queste cose, ci siamo sentiti un po’ scossi. Ed è stato come dirsi: “lo sapevamo tutti”, “lo abbiamo sempre saputo”. Ma in realtà non sapevamo proprio un cazzo. Per anni, quando menzionavo il mio paese, tutti si ricordavano la vicenda ed i loro protagonisti ed io non sapevo, e non so nemmeno ora, se in qualche modo ho corso dei pericoli. Di recente, abbiamo visto un servizio passato alla tv svizzera sulla fidanzata di Volpe, Elisabetta Ballarin. Vedere e sentire quel racconto da una protagonista è qualcosa di molto forte. Credo ci sia dell’esoterismo in queste zone. E anche Vergiate se la passa alla grande con il prete esorcista Don Romano e la chiesa che sta dietro casa di Claudio. Non racconto nulla altrimenti mi dilungo ed in più non dormo questa notte. Inoltre si dice che a Somma Lombardo se passi in un giorno di pioggia e fulmini in mezzo ai quattro leoni (quattro statue leonine su quattro colone) che troneggiano sulla via che supera la piazza del pozzo, dovrebbe apparire una strega.



Descrivi in tre parole la gente del posto.
Calabresi-e-lombardi

In quale negozio di dischi ti sei fatto una cultura musicale?
Nessun dubbio su questo: il mitico Carù. Quando ci vado, devo ammettere sempre più di rado, mi sento sempre in soggezione. È una figura storica. Il negozio è diviso in due, con ingressi separati: libri e dischi. Il sig. Carù è anche proprietario della rivista Buscadero, insomma un monumento vivente. Come sempre ho scoperto tutto dopo, in ritardo, quindi tutte le volte che vado mi sento in difetto.

Cosa si fa il sabato sera?
Ora hanno chiuso quasi tutti i bar quindi si scappa. La verità è questa. Fai parte dell’adolescenza a cercare un tuo posto, ma poi scappi, prima magari a Gallarate o Busto, se sei di Vergiate vai verso il Sesto Calende o Arona. Poi magari cambi città o emigri direttamente. Ma stando ai primi passi, le città vicine, tutto sommato, hanno dei punti di interesse: dei bar aperti, dei locali, c’è un po’ di vita. Anche se poi, quelli che abitano nelle nostre zone, tendono a vedere i gallaratesi o i bustocchi) come dei palloni gonfiati, ma so che è il retaggio delle faide da sedicenni mai cresciuti. È qualcosa che non ti togli mai. Se parli di un gallaratese, anche se è tuo amico, parli come se stessi parlando del Milanese Imbruttito. Io ne ho tanti amici lì. Dentro sono gallaratesi.



Dove si ascolta / ascoltava la musica dal vivo?
Quando abbiamo iniziato i posti erano pochi, ora invece non ce ne sono proprio in città. Si trovava qualunque cosa che fosse un bar, o una sala da ballo con ingresso dal fiume, ma alla lunga non riuscivano mai a raccogliere così tante persone e fare una programmazione, soprattutto per musica inedita. Le cover band impazzavano come sempre e occupavano qualunque luogo. Il posto fico dei novanta era il Nautilus. Ci sono passati Caparezza, Subsonica, Giuliano Palma e molti altri, persino i Negramaro. Era il posto anni novanta, anche nei duemila. La sala gigante Rock, la fossa, la piscina fuori con gli scivoli inutilizzabili. Anche oggi è vivo e vegeto ma i tempi gloriosi sono davvero finiti. Anche qui io sono arrivato tardi, da buon filo-zarro . Poi naturalmente c’è sempre stato il Circolone di Legnano. Questo sì che è davvero un pilastro della musica live. 

Dove hanno la sala prove le band del paese?
Sempre posti accampati, garage o sale da oratori. Conosco solo una band che per quattro anni, per non so quale miracolo ha provato in un cinema. E quella band siamo noi MasCara. Avevamo preso accordi con il sig. Cosentino, il proprietario degli unici due cinema della città. Ad un certo punto per la scrittura di “LVPI” abbiamo chiesto in affitto l’ultima stanza del corridoio di sopra di uno dei due. Una vera e propria cella frigorifera a cui mancavano giusto le carcasse di animali appese ai ganci. È lì che abbiamo fatto nascere il nuovo lavoro. Tra dicembre e febbraio non potevamo più entrarci perché abbiamo rischiato la polmonite. Al piano di sotto, sul palco di legno, abbiamo provato e riprovato, scazzato e sognato i suoni che poi sono diventati a tutti gli effetti i nostri tratti somatici. La copertina del primo ep ci ritrae proprio su quelle assi, con quelle luci lì, il tendone rosso alzato e le ombre giganti. Ora non ci proviamo più e non vedo il signor Cosentino da almeno un paio di anni. Avevamo una paura nera quando ritardavamo l’affitto e un senso di angoscia costante. Alla fine eravamo ospiti e non è che ci amasse alla follia.

Quale band è diventata punto di riferimento per gruppi locali?
Lo dico spesso e lo ribadisco qui: nella provincia di Varese siamo orsi. Ognuno ha una sua tana un suo piccolo mondo di riferimento, il suo pesce nel fiume da pescare e sbranare. Fine. Non c’è coesione. Ultimamente però la volontà mi sembra un po’ fiorita, ci sono i primi accenni di riconoscimento reciproco. Non ci sono i suoni o gli intenti di una scena coesa ma c’è quantomeno un dialogo, e trovo sia molto motivante. Spero che sbocci del tutto nel corso dei mesi e dei prossimi anni perché la conoscenza porta rispetto ed il rispetto porta scambio sincero. Non amo le scene o le cricche a dirla tutta e devo anche ammettere che siamo scappati subito da queste zone. Perché questo modo di aggregarsi era l’unico possibile qui. Ma i risultati non era no di certo brillanti o duraturi. Non volevo impantanarmi. Rimanere ancorato ad un “giro”. Questo ha portato non poche diffidenze nei nostri confronti, sia chiaro. Ma oggi sono sicuro che quando vedo Riccardo dei Belize o i ragazzi di Never Was Radio e tutte le innumerevoli realtà della provincia, la stima è reciproca.

Tag: rubrica

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Max Casacci ha invitato la RAI a inaugurare un canale dedicato alla musica indipendente