Baci dalla provincia: i Pagliaccio raccontano Biella Rubrica

27/08/2015 di

Come sono le piccole realtà di provincia o le città italiane poco famose, viste dagli occhi dei musicisti che ci abitano o che ci sono cresciuti? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro, che per una volta, invece di suonare diventano guide turistiche piuttosto particolari. Oggi i Pagliaccio ci portano a Biella.

Qual è il luogo della tua città da visitare assolutamente?
Biella non è famosa per dei monumenti particolarmente importanti, anche se c’è un pregevole Battistero nel centro città e un borgo medioevale chiamato Ricetto in un paese che si chiama Candelo.
A nostro avviso la parte più affascinante della città è indubbiamente il Borgo del Piazzo, la parte più antica che si raggiunge camminando in salita o prendendo una funicolare. In particolare alla fine di questo Borgo, in direzione della Valle di Oropa, c’è un piccolo giardino che termina con una balconata bellissima che domina la città. È un giardino estremamente tranquillo dove è bello ritagliarsi dei momenti di malinconia o di contemplazione, o semplicemente di sana solitudine con la città e con le colline e le montagne davanti agli occhi.

Qual è il posto si mangia meglio?
Qui vogliamo buttare una provocazione e fregarcene di polente e robe varie e rispondiamo: da “Tony Panini Buoni”. Tony è un “paninaro” che vende i suoi panini preparati con materie prime di prima scelta su un camioncino che lo accompagna da parecchio tempo. È una istituzione per Biella. Persona di grande simpatia e sensibilità, negli anni 80/90 organizzatore di concerti e manifestazioni musicali, attivo in politica da sempre con grande passione, militante di sinistra e supertifoso della Lazio (…), due anni fa, dopo tanto tempo al consiglio comunale di Biella, è riuscito a diventare sindaco di Mongrando, un piccolo comune della provincia! Il camioncino si sposta e bisogna saperlo trovare: di giorno lavora per le pause pranzo dei lavoratori o per gli studenti, ma è la notte che dà il meglio di sé, quando diventa il posto dove finire le serate o dove passare quando magari tutto il resto è chiuso; ci si incontrano dai reduci delle disco ai rockers ai tamarri agli ultras. Noi suonando spesso fuori casa non riusciamo ad andarci molto, ma Tony è una delle cose più rock‘n'roll di Biella.



Qual è la storia o leggenda metropolitana più assurda che si racconta nella tua zona?
Per nostra conoscenza non ci sono leggende metropolitane particolarmente suggestive o fantasiose come i coccodrilli nelle fogne o cose del genere. Ce n’è una che però, per quanto magari non propriamente di diffusione nazionalpopolare, è particolarmente significativa per raccontare la mentalità del biellese: a Biella si parla da decenni della mitologica “autostrada” che dovrebbe arrivare direttamente in città agevolando gli spostamenti dei suoi abitanti e di chi arriva a Biella per lavoro o piacere (al momento ci colleghiamo alla Torino-Milano prevalentemente, ma per raggiungerla occorre fare più di 20 km su strade statali per arrivare ai caselli di Santhià o Carisio). Ecco quello che si diceva, è che i grandi burattinai della situazione di stallo fossero niente meno che gli industriali tessili biellesi che non volevano lasciar costruire l’autostrada per non lasciare “scappare” gli operai. A pensarci ora, che il lavoro nel tessile è quasi sparito lasciando in ginocchio migliaia di lavoratori, tutto ciò suona parecchio inquietante…non particolarmente strano però se si pensa a come in qualche modo questa storiella leghi l’isolamento geografico a quello mentale del biellese. È evidente come il nostro territorio sia stato parecchio impermeabile all’esterno in tutto il 900, ma è altrettanto evidente come tutto ciò andasse in qualche modo bene, quando c’era il lavoro e quando c’erano i soldi.

Descrivi in tre parole la gente del posto.
Difficile, diffidente, tranquilla.

In quale negozio di dischi ti sei fatto una cultura musicale?
Indubbiamente Cigna Dischi. Storico negozio di dischi cittadino, vero baluardo della diffusione musicale locale, sostenuto dalla grande passione e competenza di chi lo gestisce. Ahimè non siamo dei grandi consumatori dell’”oggetto”, ma i primi dischi, le prime musicassette, le abbiamo comprate lì (ma non diciamo quali sono state).



Cosa si fa il sabato sera?
A Biella c’è il popolo patinato delle disco (a seconda delle stagioni ce ne sono sempre almeno due o tre nel centro che tirano, che poi si passano il testimone di stagione in stagione), poi c’è il popolo delle birrerie e dei pub dove fare una chiacchierata senza esagerare, e poi c’è il popolo dei disperati che non si riconoscono nelle altre due categorie e che non trovano alternative, e quando devono uscire la sera si prendono male chiedendosi come si faccia a sopravvivere in un deserto simile (dagli torto…).

Dove si ascolta / ascoltava la musica dal vivo?
Tasto dolentissimo. La scena musicale cittadina è molto florida a livello di creazione di contenuti, ma il live è un buco nero clamoroso. Ci sono diversi locali che ospitano cover band (il più longevo e storico è il Ned Kelly che ha recentemente aperto, sfidando coraggiosamente il proprio pubblico, a qualche serata di musica inedita) ma un vero live club che ospiti musica originale di livello almeno nazionale non c’è! Eppure il passato fu glorioso: A Biella (Ponderano per la precisione) c’era negli anni 90/primi 2000 il leggendario Babylonia, da cui sono passati nomi nazionali e internazionali clamorosi; ma dopo la chiusura del Babylonia non ci sono stati altri locali attrezzati professionalmente e come impianto, a parte sporadiche occasioni (Koko Club) a raccogliere in maniera continuativa il testimone dello storico Aldo, gestore del locale. Qualche rassegna di musica locale durata poco, qualche tentativo di programmazione di qualche locale, qualche prova da parte di “Open Mic” e stop. Recentemente la serata de “Il Pregio” ha riportato attenzione e movimento e soprattutto band da fuori. Non succedeva da anni.
La mancanza di un punto di riferimento, di uno spazio fisico dove chi suona e ascolta musica nuova si possa incontrare, temiamo si possa far sentire sulle nuove generazioni, che forse meno di qualche anno fa si stanno dedicando alla composizione e alla scrittura.

Dove hanno la sala prove le band del paese?
Ognuno si organizza nelle classiche cantine, cascine, o locali semi industriali dismessi fuori città (ebbene sì, il piccolo centro e la vicinanza immediata alla campagna solitaria e isolata in cui fare più facilmente rumore che in centro città ha i suoi lati positivi!). Però forse il punto di riferimento principale è quello de “La Fonderia Musicale” a Vigliano Biellese, che oltre a fornire spazi per sala prove è attiva su altri ambiti come la formazione (anche la Scuola Sonoria tra le altre) e l’organizzazione di eventi e concerti oltre che del Festival Estivo “Reload Sound Festival”.

Quale band è diventata punto di riferimento per gruppi locali?
Pensiamo che non ci sia una band di riferimento. Perché non c’è una band che ha mai davvero “avuto successo” e che proveniva da Biella, almeno recentemente. Negli anni '60 ci fu una band che uscì forse più di altre, nell’ambito pop, per prima. Si chiamavano Uh. Ecco, forse è arrivata l’ora che succeda qualcos’altro!

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Commenti (1)

  • ruf 02/09/2015 ore 16:39 @ruf

    "Perché non c’è una band che ha mai davvero “avuto successo” e che proveniva da Biella, almeno recentemente". Valeva la pena risparmiarsi quel "almeno recentemente" e citare gli INDIGESTI...

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