Nada - Baluardo della Cittadella - Modena Live report, 18/04/2007

29/05/2007 di

(Nada - Foto da internet)

Nada al Baluardo della Cittadella, un locale jazz aperto non da molto a Modena. Insieme a lei, Rita Marcotulli, una pianista, un nome forse non così conosciuto sulle pagine di Rockit ma famoso nel mondo jazz e non solo. Un concerto a tratti delicato a tratti tagliente, la carezza leggera di una parola sussurrata insieme a brani forti che sembrano calci diretti in faccia. Che belle, le donne. Matteo Remitti racconta.



Il Baluardo della Cittadella è un locale inventato relativamente di recente.

Hanno risistemato -piuttosto bene- uno spazio interessante, e ne è uscito un jazz club (prevalentemente jazz ma non solo jazz, sia chiaro) dai volumi non certo ridotti, con i baristi in divisa non certo informale e organizzatori e cassiere non certo postadolescenti. L'utenza abituale ha spesso una significativa percentuale di capelli bianchi, un calice di vino più o meno pregiato in mano e -si direbbe- un reddito mediamente lontano dalla soglia di povertà. Fresu e Rava sono di casa, e passano su questo palco almeno un paio di volte a stagione.

Dopo una scena divertente e una cassiera così gentile e attenta da risultare quasi imbarazzante, entro, insolitamente stretto nella giacca, e non faccio nemmeno a tempo a mettere a fuoco. Vicine tra loro, a sorpresa, mi salutano in rapidissima successione Marianna, Francesca, Linda, Anna, Giulia, Daniela. Cugine zie amiche fidanzate-dei-cugini mamme-di-Valerio e ancora. Tra loro amiche mamme future cognate nuore suocere testimoni di eventuali nozze e chissà cosa altro.

Un addio al nubilato parzialmente transgenerazionale? No, niente spogliarelli di iperpalestrati in programma. Un otto marzo (poco) fuori stagione? Nemmeno.

Sono teste mobili, parole veloci, voci brillanti e sorridenti, storie, cultura, risate, ideee.

Che belle, le donne.

Ancora.

Due file più avanti c'è anche Giulia, con un'amica (e Giulia è matta).

La 'presentatrice' è disinvoltamente a suo agio nel ruolo.

E sul palco sale, come da programma, una coppia di signore.

Niente uomini, questa sera.

E io sono fuori posto, come poco meno di metà del pubblico.

"Vado dietro...". "No, dai, fermati qui, c'è una sedia libera.”

Rita Marcotulli è una pianista.

Una delle pianiste italiane più famose all'estero, per dire. Su Rockit compare 'solo' accreditata come musicista in qualche album (quello della Laquidaria tra gli ultimi), ma ha un curriculum infinito e variegato. Jazz come riferimento primo, mille altre cose intorno. Tutte con stile impeccabile, sempre e comunque.

Nada è Nada.

Come al solito.

Nada canta Nada e Rita accompagna al piano. Nada canta Piero Ciampi e Rita accompagna al piano. Nada legge Nada che racconta l'incontro con Piero Ciampi e Rita accompagna al piano. Rita regala un pezzo strumentale. Nada legge altre cose e Rita accompagna al piano. Altro strumentale. Altro pezzo. Altra lettura. Così, compatte e intense. Diritte.

La formazione minimale è tagliente.

Nada sempre acidissima nel canto, devastante nei pieni, enfatica o giocosa nelle letture molto recitate e almeno naif -ma è Nada, è così e non disturba- nelle 'coreografie', Rita perfettamente funzionale al risultato finale, sui tasti bianconeri, sia nelle acrobazie servizievoli sia nei tappeti minimali sia nei passaggi in cui si rifiata.

La formazione minimale è tagliente.

Il risultato quasi chirurgico.

Ma è chirurgia calda, niente di asettico, niente luci al neon.

Tra il pubblico, numeroso, pochi respiri, schiene dritte, bicchieri sospesi, occhi incollati sul palco, applausi convinti.

Sul palco si gioca e si torna volentieri su temi più volte esplorati. E allora il crescendo 'sovversivo' e forse complice -tra donne, s'intende- di "Confiteor", scritta per Nada da Ciampi, la violenza del lunghissimo recitato "Le mie madri", in chiusura, e "Luna in piena", scegliendo solo qualche titolo in scaletta, hanno in comune molto, e molto più di quanto forse sarebbe lecito aspettarsi da una produzione spalmata su quattro decenni.

L'ultima, che non avevo mai sentito, non è solo "da pelle d'oca". E' un calcio in faccia dopo essere stati invitati ad accomodarsi con cortesia non ipocrita. Un calcio in faccia. Mentre una mano ci tiene fermi stringendoci la spina dorsale a mezza altezza. Un calcio in faccia. Abbastanza difficile da raccontare.

(Ah. La resa della versione in duo, sapientemente rallentata, è tre spanne sopra la scialba versione originale sanremese -che sono corso a recuperare appena possibile- appoggiata su un beat così piatto e noioso che nemmeno i Subsonica).

Brave.

Ottimo concerto.

Fuori, adottato dalla 'compagnia' di amiche descritta in apertura, luci dal basso parole in cerchio sigarette recensioni sorrisi saluti, arrivederci plausibili a medio termine, appuntamenti sicuri a breve o l'esatto contrario.

Torno a casa a piedi attraverso il centro. Lunga passeggiata. Il cielo è scuro. Fa caldo e Modena è bellissima. Non so se sono all'altezza della cornice. Va bene lo stesso.



Commenti (1)

  • LucyVanPelt 30/05/2007 ore 21:46 @lucyvanpelt

    che invidia..eppure sei riuscito a trasmettermi quella sensazione intensa che riescono a trasmettermi i suoi concerti..bell'articolo..grazie!:]

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