Jennifer Gentle - Banale - Padova Live report, 27/11/2002

04/12/2002 di



Immaginate che la vostra band sia nata due anni fa in una città di provincia, componga brani di psichedelia anni ‘60 incredibilmente freschi, sia osannata dalla critica, goda di un robusto seguito di fans, abbia inciso quattro cd tra cui un live di soli inediti assieme a un maestro dell’avanguardia giapponese acclamato a livello internazionale, con cui è attualmente in tour a cavallo di due paesi europei. E venda in Europa e Stati Uniti. Vi riconoscete? Allora siete uno dei Jennifer Gentle. Che sono sbarcati mercoledì sera al ‘Banale’ di Padova per la terza data del tour italo-croato in compagnia dei nipponici Acid Mother Temple, gruppo del funambolico chitarrista Makoto Kawabata. Sala piena, di pubblico non solo padovano. Puntuali, alle 22.30, i patavini salgono sul palco, con l’aggiunta del quinto musicista per il live, quel Max Trisotto già fonico di Estra e bassista di Brychan.

Imprevedibili come sempre, partono con un brano nuovo, senza titolo, che unisce straordinariamente i primi Pink Floyd, quelli del nume tutelare Syd Barrett, alla violenza sonica del punk. Lasciando il pubblico a spellarsi le mani. Si prosegue con “Madhouse” e “Locoweed”, dal secondo album “Funny creatures lane”, che passano da climi tex-mex affogati in mescal & tequila a atmosfere circensi uscite da un Moulin Rouge rock‘n’roll. Il tempo di un ennesimo applauso e parte la seconda novità della serata, stralunata e convincente come sempre, molto apprezzata dalla platea. Tocca a “My memories’ book”, ancora da “Funny creatures lane”, che sfoggia una complessità compositiva fuori dal comune. Segue “Couple in bed by a green flashing light”, dal live “The wrong cage”: già un classico della band, che ipnotizza il pubblico con questo lunghissimo strumentale arabeggiante (Sufi e dervisci in viaggio lisergico? Odalische dopate che danzano dimentiche di sé?), figlio smarrito dell’immortale “Set the controls for the heart of the sun” dei Pink Folyd quand’erano giganti, che termina in un delirio noise. La terza novità della serata alterna beat alla maniera di Syd Barrett a momenti di serenità da soundtrack hollywoodiano.

Dopo un’ora si chiude in bellezza con “Rubber & south”, dal primo cd “I am you are”: 3 chitarre, batteria e percussioni, per questo pezzo che parte dolce e melodico, e poi, fra scatti e tic nervosi, esplode in un finale trance-noise. I nipponici Acid Mother Temple incantano con quattro lunghissimi brani al sapore di psichedelia californiana, che toccano accenti ora noise ora techno. Tra echi di Grateful dead e David Crosby. Bravissimi. Ma colpisce che non si avverta il tipico stacco tra gruppo italiano e straniero, a conferma della maturità internazionale dei Jennifer Gentle. Così questo tour, giovedì a Zagabria e venerdì al Link di Bologna, pare la risposta underground e riuscita a quello d’inizio anno tra Afterhours e Mercury Rev, non completamente soddisfacente.

Senza togliere niente a nessuno, qui ci sono i Jennifer Gentle. Ormai, una realtà.



1. Inedito 1
2. Madhouse
3. Locoweed
4. Inedito 2
5. My memories’ book
6. Couple in a bed by a green flashing light
7. Inedito 3
8. Rubber & south

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