Band in Cantiere, Cantiere Sonoro - Coloniale - Cremona Live report, 05/03/2004

09/03/2004 di



Non sempre le serata dedicate alle band emergenti, anche se accompagnate da band più “blasonate”, funzionano. Ed entrare in un locale enorme pressoché deserto non fa evidentemente piacere a nessuno, anzi turba e ingrigisce. Ma non bisogna mollare. Bisogna battere il chiodo finchè c’è forza per farlo, e anche se non diventerà bollente, perlomeno si scalderà. L’indie rock è resistenza, ed il nostro compito è resistere. Con allegria.

La seconda serata di Cantiere Sonoro si svolge di fronte ad un platea semi-deserta, che si scalda con il passare dei minuti e con il succedersi dei gruppi, fino a raggiungere una quantità che può essere definita come “decente”. Questa sera si perpetua la formula propria a questa edizione della manifestazione: due band emergenti selezionate più un headliner. Nello specifico: Divarikator, Don’t Dare e Madreblu.

Si parte con i Divarikator e - cof cof cof – mi scaldo la voce. Puristi, bigotti e altre razze simili, prego sgomberare il campo, perché qui arriva un carro armato pronto a sradicarvi le cervella infilandovi la mano dal vostro buco più basso. Amanti della figa, invece, unitevi: vi presento i Darkness dell’anal-rock! Non il solito gruppo demenziale, adolescenziale, sostanzialmente idiota. Non i soliti quattro imbecilli che fanno le cover e cambiano i testi. Non i soliti derelitti depravati. Ma un gruppo che fa uno show, il suo show, un grande show. Domina il palco e lo soggioga alle sue folli performance. Cabaret e musica, in salsa metal-trash-hardrock. Un cantante che qualcuno ha azzardato paragonare a Mike Patton, capace di passare da grugniti gutturali a falsetti degni di Matthew Bellamy da sbronzo. E che testi! Come “Bigotta”, la canzone d’apertura: “ciao bigotta!/sono salito nudo sul davanzale della mia finestra per due motivi: farti vedere la mia becca/e pisciarti in testa a te…/bigotta di merda che hai sempre qualche cazzata da dire/ io al contrario di voi/non ho mai un cazzo da dire/perché penso si veda/che sono diverso da voi!”; o ancora: “è stato come giocare una partita/la partita dell’amore/solo che la porta era il mio culo/e tu hai fatto goal sicuro/pensando a lui”. Roba da sbellicarsi dalle risate, te lo giuro, ma con un’intelligenza nettamente superiore alla media del trash. Un gruppo da Top of The Flops ma non solo (provare per credere!), meritatamente vincitore di questa serata.

Dopodiché, disorientati, assistiamo all’esibizione dei Don’t Dare, che risultano sicuramente penalizzati dall’onda lunga di tale furore. L’inizio della band è infatti contenuto, timido, ma con il susseguirsi dei minuti la band acquisisce consapevolezza di sé. Il genere è semplice: grunge/noise con alcune venature psichedeliche. La tensione è tanta, e corre sui fili di lunghe code strumentali distorte, che però annoiano, non catturano e risultano molto derivative. Anche le canzoni non convincono dal punto di vista compositivo, e l’esecuzione è deficitaria dal punto di vista tecnico ed emotivo. C’è tanta passione – si vede e si sente – ma bisogna migliorare. Intanto – questo per inciso - durante l’esibizione, i fans più scatenati a rumoreggiare sono proprio i Divarikator.

Infine, ospiti della serata sono i Madreblu, vestiti d’acustico. Io, però, passo: certe cose è meglio lasciarle dire alle donne.



Qui sopra, i Madreblu, gli ospiti di questa seconda serata di Cantiere Sonoro.

Continuano le selezioni di Cantiere Sonoro. Ecco a voi le nostre impressioni a riguardo...

Pagine: Don't Dare Divarikator

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