Dove sono finite le band italiane che cantano in inglese?

Qualche tempo fa le band italiane che cantano in inglese andavano forti. Anche oggi, ma se ne parla di meno.

Qualche anno fa, le band italiane che cantavano in inglese sembravano avere finalmente trovato la via per l'affermazione in Italia e all'estero, i tour mondiali nei club stavano diventando la regola e non l'eccezione, la qualità della musica si stava facendo sempre più alta. Oggi? È ancora così, solo che se ne parla di meno. Il nuovo pop italiano è diventato così celebre da prendere ogni spazio e oscurare quel poco concesso alle band che suonano più internazionali e cantano in inglese, che nell'immaginario collettivo sembrano quasi sparite e invece sono piene di salute e viaggiano un po' dove vogliono. 

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Quel che è sicuro è che, a occhio, girano meno soldi da investire nelle band in inglese, quindi col tempo molte di loro si convertono all'italiano, a sonorità più commerciali oppure rinunciano, perché non è facile suonare in giro e mantenere un lavoro "normale" nella vita di tutti i giorni e non tutti possono permettersi di investire anno dopo anno un sacco di soldi in strumenti, studi di registrazione, agenzie stampa, booking, annessi e connessi se prima o poi non arriva una qualche conferma di stare facendo la cosa giusta

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Quest'ultima riflessione vale anche per quelli che hanno band che cantano in italiano e non ce la stanno facendo, ma almeno questi ultimi possono coltivare la segreta ambizione di sfornare un singolo spacca Spotify, cosa che raramente accade se fai elettronica sperimentale o dream pop con le chitarre distorte e in pochi conoscono i tuoi testi. Due esempi lampanti: Cosmo sarebbe diventato ccosì popolare se avesse continuato coi testi in inglese nei Drink To Me (autori del pezzo più bello degli ultimi 10 anni [per me, non vi scaldate], Future Days)? Stessa cosa per Giorgio Poi coi Vadoinmessico. I Virginiana Miller hanno recentemente subito la gogna dei fan perché hanno pubblicato il loro ultimo album in inglese dopo una carriera in italiano, per dire.

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Eppure, di band italiane che cantano in inglese e girano il mondo ce ne sono un bel po', grazie anche al supporto di Italia Music Export, una realtà nata da pochi anni che già ha promosso e finanziato la diffusione di un sacco di musica italiana di qualità all'estero, basti pensare ai vari Giungla, Birthh, Be Forest, La Terza Classe, Her Skin, Damien McFly, Rev Rev Rev e Baseball Gregg, tutti al SXSW ad Austin, Texas lo scorso marzo.  

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Oltre le band sopracitate, ce ne sono un sacco che vale la pena conoscere e ascoltare: dai ritmi africani di I Hate My Village alla furia di Lags o Bee Bee Sea mischiata con la dolcezza di Urali, passando per la classe di Any Other, i beat elettronici di Nava e quelli con gli strumenti di Malihini, Tropea o Aquarama, il downtempo dei BowLand, i singoloni di Kharfi e Santii, le linee elettoniche sinuose di Aftersalsa, LIM, Wicked Expectation, Lndfk, Technoir, Ginevra o Sequoyah Tiger, le trame oscure degli Starcontrol e il pop stralunato di Joan Thiele, giusto per citarne alcuni. 

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Non è semplice districarsi tra scene che, a livello di similitudini formali, spesso hanno solamente la prerogativa del cantato in inglese, ma è lì che si gioca gran parte della sperimentazione musicale o testuale e, tra l'onda lunga della trap e l'itpop sempre più omologato, potrebbe venirvi voglia di conoscere qualche talento italiano che fa i concerti in giro per il mondo ma che, a casa sua, non riesce a sfondare quanto dovrebbe.  

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L'articolo Dove sono finite le band italiane che cantano in inglese? di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2019-04-01 15:22:00

Tag: opinione

COMMENTI (9)

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  • gravanteface 2 anni Rispondi

    Articolo molto interessante. Da' speranza a chi vuole proiettarsi nel panorama internazionale scrivendo in inglese. Peccato che in Italia ci sia più difficoltà, a volte proprio l'impossibilità di promuovere il proprio prodotto. La musica non dovrebbe avere barriere di lingua!

  • stashriders 2 anni Rispondi

    E un ultimo disco che spacca il culo, prodotto da Dan Weller, produttore fra i vari anche degli Enter Shikari. Ascoltateli!! Meritano almeno mezz'ora del vostro tempo!
    Piqued Jacks, The Living Past

  • stashriders 2 anni Rispondi

    Mancano i Piqued Jacks, in tour in Italia ora, a breve in UK, diverse presenze al SXSW

  • giorgio2 2 anni Rispondi

    segnalo anche i romani www.inner-skin.com

  • thdmusic 2 anni Rispondi

    we do sing in bloody English!

    https://youtu.be/1_XC_ydPJ3A

  • mauro.eden 2 anni Rispondi

    Ci sono i Mòn ora!

  • chenoialavitamaledetta 2 anni Rispondi

    Quoto in toto l'articolo, è tutto chiaramente legato alla certezza di investire nelle band più sicure, quelle in italiano appunto.
    Comunque vi invito a tenere d'occhio anche gli X35

    https://www.youtube.com/watch?v=_99SAaoXOFk

    Faranno uscire a breve un nuovo EP

  • tiberio.potenza.7 2 anni Rispondi

    Non avete citato i Moustache Prawn :(

  • fsireno 2 anni Rispondi

    quoto 100%