Live report: i Public al Banda Larga, Feltre Live report, 23/10/2010

05/11/2010 di

Esce il prossimo 19 Novembre "L'oracolo" il nuovo album dei Public. La band di Paolo Berardo l'ha presentato in anteprima a Feltre. Stefania Conte ce lo racconta.



La musica si era fermata, qualche anno fa, ad un ultimo memorabile concerto dei Northpole. Poi nel 2008 una bella notizia: nascono i Public, nuovo solido progetto di Paolo Beraldo, con un album in download gratuito e qualche live sparso per l'Italia. Le dodici tracce di "Lunario" disegnavano il ritratto di un'ispirazione multiforme, a tratti più melodica e distesa, in altri momenti più scabra e sincopata, di sicuro tagliente e allusiva, che però appariva come perfettibile, come se ci fosse un'incisività ancora a venire, pur con pezzi che spiccavano come perle ("Sabato notte, domenica mattina", "Attualità"). Dopo un'attesa lunga - e per certi versi misteriosa - adesso è il turno di "Oracolo", primo lavoro dato alle stampe da Lavorarestanca, l'etichetta fondata da Fabio De Min (Non voglio che Clara) e Alessandro Garlet, in collaborazione con Fosbury Records. A Paolo Beraldo, oltre che a Diego Dal Bon e Guido Berton (ex By Popular Demand e Disfunzione), si affiancano ora le tastiere di Alberto Montesarchio (già Artemoltobuffa), il basso di Martino Cuman (ex E-Drunks) e le chitarre di Luca Lago, a formare una line-up brillante.

In attesa quindi di ascoltare il disco, a Feltre abbiamo assistito ad una sorta di warm-up, in cui il gruppo ha anticipato i brani del nuovo album. Uno spostamento di location all'ultimo momento - siamo al Banda Larga, un net-café del centro, al posto degli storici Magazzini Prensili - che comunque non influirà sul risultato finale. Un piccolo palco e calde luci rosse rendono l'atmosfera familiare; molti amici tra le prime file, tra i quali spiccano Federica e Alessandro dei Northpole, testimoni di un percorso musicale fatto di affinità e collaborazioni, che in qualche modo affratella diversi progetti musicali nati in Veneto negli ultimi dieci anni.

Si parte con "Non ci sono matti" e "Aldiqua", pezzi tratti dall'esordio che in passato avevo avuto modo di ascoltare dal vivo in una sola occasione; poi, finalmente, un riff ignoto, una rima sconosciuta, ed ecco "Tra gli amici", caratterizzata inizialmente da una ritmica incalzante che precede l'apertura melodica mentre Paolo canta "abbracci come spire / fuori controllo", fino a che la chitarra punteggia un finale in qualche modo definitivo: "tra i miei amici / l'amore è un compromesso". Anche queste canzoni, come quelle del disco precedente, hanno il dono raro della sintesi: le atmosfere evocate, quasi sempre brucianti, si susseguono velocemente. Solo a volte l'andamento si distende in spazi più morbidi e lirici, ed è il caso di "Vedi Parigi", episodio che da subito colpisce grazie al suo intrigante procedere che resta in mente fin dal primo ascolto - e già da subito mi ritrovo a canticchiare "sostituisco il tuo nome mentalmente".

Seguono altri inediti: "Canto per scongiurare" mi rammenta i Northpole di "L'amore è un demonio" nella delicatezza e nei crescendo, e ne potrebbe forse essere l'immagine specchiata, declinata al maschile ma più aperta e possibile, in cui basso e chitarra segnano il passo mentre le linee vocali stupiscono, così impreviste, originali e sinuose. "Notte caleidoscopica", invece, resta impressa per l'inizio quieto che poi si increspa nell'inciso "a chi offre di meno", vero affondo a passo felpato, che solo una scrittura apparentemente semplice, ma lucidissima e molto musicale come quella di Paolo, sa disegnare leggera. Paragonando l'andamento del concerto all'intensità sonora di una partitura musicale, potremmo dire di trovarci al valico tra un piano e un pianissimo; così, quando le prime note inaugurano la bellissima "Massacrarsi fino a perdere i sensi", quasi bisbigliata, si percepisce una sottile tensione che si propaga, inarrestabile come un'onda, e subito si intuisce che questa sarà una canzone del cuore, da ascoltare e riascoltare con attenzione nei pomeriggi d'inverno.

Nemmeno un attimo dopo parte "Oracolo", che coi suoi due minuti di adrenalina e una fantastica sezione ritmica svela l'altra anima dei Public con un monito preciso, un vero e proprio viatico da fare proprio, se già non lo fosse: "Chiunque attenti / alla mia felicità / è destinato a fallire / qualche volta è perseguire / e continuare". E allora ritrovare "Grandi aspettative" è come incontrare un vecchio amico, una delle tracce più felici di "Lunario", che la band interpreta benissimo, trascinando il pubblico. Mentre lo show volge alle battute finali, c'è spazio per altri tre inediti: "Hai un'altra idea", l'intimista e sorprendente "Nel 2020" (canzone che sposa miracolosamente il bianco e il nero impennandosi in una coda elettrica satura e urticante) e "Il lato magico della strada" (unica traccia composta a quattro mani da Paolo Beraldo e Fabio De Min), che imbocca con decisione - grazie a un testo delizioso abilmente sottolineato dalle tastiere, e un ritmo accattivante che ne ha già fatto una delle mie preferite - la strada del visionario, trattandosi di una specie di apologo-invito che ricorda a tratti l'atmosfera di "Harvey", bizzarra commedia degli anni '50 di Henry Koster.

Per i bis la band riserva tre pezzi dall'esordio, e sopra e sotto il palco è un climax emozionale fino a giungere alla chiusura, affidata a "Sabato notte, domenica mattina". In questa serata d'autunno scaldata da un ritorno atteso, la musica lascia nella testa un dubbio fertile: "ma almeno ti muovi / sai muoverti almeno".

Questi sono i Public, tornati sulle scene con un disco appena nato - che conferma e doppia le promesse di "Lunario" - e con un live la cui intensità è garantita. Se saranno prossimamente dalle vostre parti non esitate a muovervi: andate e seguite l'oracolo



Commenti (4)

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  • LUNA 10/11/2010 ore 11:26 @luna

    aaaaahhhhhhhhhh finalmente!
    [:

  • Faustiko Murizzi 10/11/2010 ore 11:48 @faustiko

    Tra l'altro é un gran bel disco, non facile da apprezzare se non si ha pazienza...

  • LUNA 10/11/2010 ore 11:54 @luna

    Pazienza? Cosa intendi? Che è più complesso di Lunario?

  • ale trevisan 10/11/2010 ore 17:48 @trevisan60

    li ho visti a belluno per recuperare una copia del disco. musica del 2020 per gente del 2010.
    spiazzante il disco, grandi.
    il mix musica/parola che ne esce definisce una ricerca coerente e per me finalmente una novità.
    per ascoltatori coraggiosi, ma il disco si eleva sicuramente dal calderone così detto "indie".
    quindi Luna: forse più complesso di Lunario ma esplora luoghi che meritano di essere visitati.

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