Paolo Benvegnù - Bar Wolf - Bologna Live report, 09/10/2007

08/11/2007 di

(I musicisti di Paolo al Bar Wolf - Foto di Stilldusk)

La prima sera, è quella dove si presentano i pezzi del disco. Si suonano le nuove canzoni ma anche molte "vecchie". Si capisce che queste, messe insieme, fanno un mondo. Una lunga storia condivisa da molti. Sara Scheggia racconta.



Il Bar Wolf è appena fuori le mura del centro storico di Bologna: un locale piccolo, raccolto, gremito di tavoli, birre, persone sedute, luci soffuse e applausi. Mi aspettavano prima, dicono appena arrivo; non vogliono che stia in piedi quindi mi trovano un paio di sedie e mi piazzano dietro una colonna. Già, i tavoli sono tutti occupati nella sala-gazebo riscaldata: tutte le teste sono rivolte verso il piccolo palco, tutti gli occhi sono per lui e per i suoi musicisti, tutte le bocche sono chiuse o zittite da sorsi di birra. O da baci, magari. Nell’aria, un forte odore di castagne; tra una testa e l’altra, un cartello mi avverte che solo per stasera non si può fumare.

Stasera Paolo ci suona le canzoni del nuovo disco.

Che io possa esser dannato se non ti amo e se così non fosse non capirei più niente.
Non c’è scampo, qui sono tutti in adorazione. Tocca farsi tagliare a pezzettini da ogni parola e da ogni nota. Stasera tocca essere almeno un po’ innamorati mi sa, e se non lo sei, ci diventi comunque. Anche nel comunicato lo dicevano, citando Gaber e Leporini, “si soffre solo per amore, il resto sono solo preoccupazioni”. Stiamo a vedere.

Tutto il mio amore lo soffia il cielo, così…

Tu da me non hai che l’assenza, quello che ti resta è la distanza.
Un pezzo dopo l’altro, un incastro in equilibrio tra accelerazioni di chitarre e rallentamenti di tastiere, a volte storte, altre in delirio. Si corre, si spremono le note fino all’ultimo con un certo affanno, poi si rallenta, ci si blocca, si pensa, si torna ad ascoltare.

Quando apri la porta e ti viene a cercare il silenzio, ti venisse a toccare la grazia e il respiro di un altro. Respiro. Benvegnù ce l’ha con i respiri. Dalla tua schiena lentamente con un ritmo costante è così che ogni goccia di te scavalca la mia. Tutti i respiri che hai… Ritornano sempre, sono i protagonisti assoluti di ogni sua canzone, vecchia o nuova che sia. Anche se ci veste di acustico.

L’ultima delle invenzioni, l’ultimo dei tuoi respiri. Anche quando ci sono più note maggiori, anche se il pezzo parte allegro. I respiri ci sono sempre. Se ci pensate, respiriamo tutto il giorno, tutti i giorni. E gli avventori del Wolf respirano e continuano ad ascoltare, finché finalmente c’è uno stacco di qualche minuto e Paolo al microfono dice che “l’atmosfera è particolarmente emozionante”. E aggiunge, con la sua cravatta rossa, qualcosa come “Salve. Siamo gli eroi del metodo sperimentale. Siamo i Doors”. Qualche altra parola, e si riparte. Senza respiro.

Il pubblico chiede a gran voce “Universo”. Da una “Catherine” lentissima e dilatata a una tiratissima “Suggestionabili”, mentre la voce chiacchiera, botta e risposta, con la chitarra. E c’è anche spazio per “Centro”, e per la batteria che parte a palla, ogni tanto.

La mia verità, sono suggestionabile, ci guardiamo e passiamo immobili. Ci muoviamo ma passiamo immobili.

Come sono, dunque, queste nuove canzoni? Sono splendide. Sono le canzoni di Paolo Benvegnù: dentro ci riconosco tutti i passaggi, le salite e le discese della sua voce. Sono qualcosa di familiare. E non c’è niente da fare, sono suggestionabile e mi sembra che ognuna racconti una storia a sé, che è anche un po’ la mia storia. E a quanto pare tutti qui se ne stanno appropriando, di queste storie. Siamo tutti qua a cucirci queste nuove canzoni addosso, adattandole ai nostri personaggi, ai nostri respiri. Nel frattempo sul palco si parla di Partito Democratico, di convention, di Baglini e Casoni. Risate.

Applausi. Arriva il violino elettrico. Tutto resta uguale, non c’è niente di speciale.

Applausi. Si stacca la spina, ché è tardi. La verità, la novità fa male.
Applausi. E arriva anche l’“Universo”.

Si esce. Continuiamo tutti a respirare, anche se piove e fa freddo. Io respiro tabacco.

Respiro ergo sum.

Vai al report successivo

Torna alla prima pagina



Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Anche Manuel Agnelli condurrà un programma su Rai 3