Yo Yo Mundi - Barbican Cinema - Londra Live report, 03/04/2008

24/04/2008 di Fabio Benvegnù

(Gli Yo Yo Mundi in "Sciopero" - Foto di Graziano Bartolini)

Gli Yo Yo Mundi non sono nuovi alle sonorizzazioni di pellicole cinematografiche: nel 2006 avevano musicato "Sciopero" di Eisenstein, l'anno successivo si sono dedicati a "Chang: A Drama of the Wilderness", film americano del 1927 ad opera dei registi Ernest B. Schoedsack e Merian C. Coope (già autori di "King Kong"). Quest'anno il gruppo piemontese ha deciso di riporre "Chang" in una piccola serie di date in Inghilterra, Fabio Benvegnù ha assistito alla proiezione fatta al Barbican Cinema di Londra e ci racconta.



Barbican. Il nome risuona barbaro un po’ africano, estraneo com’è questo luogo simil-cittadella a due passi dal centro di Londra. Ci si addentra tra mura e torrioni, medievali nel concetto ma moderni nello stile, e ci si perde in questo involontario labirinto fatto di scale, vialetti, corridoi e discese e pure un laghetto che, a giudicare dal contrasto con le rovine romane che stanno a due passi, fa molto Milano 2. Il Barbican Centre riflette la trama del suo contenitore, ed eccomi dunque, appena varcate le soglie vetrate, ancora a vagare tra ascensori e passatoi e androni che pare di stare in stazione a cercare il binario giusto. Ed eccolo il binario 1, ovvero Cinema 1, una saletta dominata dal buio e dal blu dei led che mi guidano verso il mio posto numerato. Sotto allo schermo un palco, sopra il palco gli strumenti di una band che deve musicare un film, dentro lo schermo l’incognita della pellicola pronta a scorrere e davanti a palco e schermo un pubblico che timidamente viene guidato dalle luci blu verso il proprio posto numerato.

Il film è introdotto da una breve riflessione sul contrasto tra modernità e vita selvaggia deep in the jungle. La storia è semplice ma incredibilmente ricca e curiosa, come la quotidianità di Kru e della sua famiglia, abitanti della giungla del Siam (oggi Thailandia) nel 1927. I registi-avventurieri Cooper e Shoedsack (gli stessi del primo King Kong) li dirigono alle prese con trappole per leopardi, caccia alla tigre e soprattutto la grande battaglia contro i chang, gli elefanti, che distruggono raccolti e villaggi con la loro mole ma vengono catturati ed addomesticati dall’acume dell’uomo. Mai completamente sconfitto, mai completamente vincitore, così è l’uomo nella giungla. Deve essere sempre pronto a combattere. Girato con maestria e pochi mezzi, “Chang” è un tuffo nell’ignoto in posti lontani dal (nostro) tempo e spazio, ben sottolineati nel contrasto dallo stile non strettamente documentaristico e dallo humor infantile.

Gli Yo Yo Mundi sono stati introdotti nel mondo della sonorizzazione musicando “Sciopero” del regista russo Eisenstein, film che li ha portati per la prima volta in tour in Inghilterra nel 2006 riscuotendo ottime critiche. Questa felice esperienza ha fatto da traino, su iniziativa di Tiziana Conte e del Comune di Chiasso, per il lavoro su “Chang”, messo in musica con sentimento ed ironia, proprio come la controparte per immagini. Il lavoro più impegnativo riguarda il richiamare l’atmosfera della giungla, con i suoi toni aspri e profondi, anche nella scelta degli strumenti, fondamentale forse anche per compensare una mancanza importante in un film immerso nella natura ma che nasce muto: i suoni degli animali, delle piante, degli elementi inanimati. D’altronde la giungla è come il mare, non sta mai ferma e, soprattutto, non sta mai zitta. La ricchezza dei suoni, dei colori e degli odori di un ecosistema abitato da innumerevoli esseri viventi è ricreata dall’utilizzo di una piacevole varietà di strumenti e di stili musicali. Così che il tema principale è sostenuto dalla linea melodica squillante ma melanconica della fisa, come a sottolineare il contrasto tra la serenità dei protagonisti e la durezza della loro quotidiana lotta contro e per l’ambiente che li circonda. Stesso principio che porta, ad esempio, ad accompagnare l’avanzata di un branco di elefanti con una progressione di guiro e percussioni che sfumano in una cavalcata surf’n’roll. La bravura dei musicanti piemontesi sta nel ricamare con eleganza un contrappunto emozionale che esalta l’idea originale di Cooper e Shoedsack, il ritrarre la lotta per la sopravvivenza di persone che vivono agli antipodi rispetto alla nostra idea di civilizzazione e nonostante l’ambiente ostile ed insidioso non perdono mai la serenità, la lucidità e la voglia di lottare. Una lezione che rimane, oltre che un delicato momento cinematografico e musicale.



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