Basta con i cachet dopati: i live in Italia e il punto di vista delle agenzie

Lorenzo Bedini di Cyc Promotions racconta dal suo punto di vista la situazione dei concerti in ItaliaLorenzo Bedini di Cyc Promotions racconta dal suo punto di vista la situazione dei concerti in Italia
27/09/2012

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un'intervista ad Alessandro 'Alez' Giovanniello, promoter che affermava che al giorno d'oggi organizzare concerti in Italia è un suicidio. L'intervista ha aperto un dibattito molto acceso e per allargare e approfondire la questione abbiamo deciso di contattare un'agenzia di booking, per capire il punto di vista da quella prospettiva. Ecco l'intervista a Lorenzo Bedini dell'agenzia emiliana Cyc Promotions.
 

Come vedi la situazione dei concerti in Italia?
Non la vedo tragica. C'è un mix di cose belle e brutte: tanti gruppi che girano e crescono, tanti locali che nascono e crescono bene. Ma anche gruppi che vanno di merda, che girano fuori dal valore di mercato e club che vanno di merda e finiscono per chiudere. Senz'altro ci sono meno soldi, ma non credo si tratti di un momento di blocco. Tutti quelli coinvolti nella filiera dei concerti, quindi band, agenzie, management e promoter, devono stare più attenti.

Quali sono i fattori da considerare?
Per fare un esempio, bisogna essere molto attenti al prezzo del biglietto. Se fai un ingresso a 5 euro sai che vengono un tot di persone, a 10 euro il pubblico si dimezza, a 12 euro inizi a vedere i sorci verdi. Per questo dico che bisogna stare attenti, perché bastano due euro di differenza e cambia tutto. E cambia tutto per tutti gli attori coinvolti: quindi non posso fregarmene del punto di vista del promoter, perché ho bisogno che a lui la serata vada bene. Una volta uno se ne poteva fregare, tanto dopo c'era la discoteca, la gente restava e consumava comunque. Negli ultimi tempi i locali si svuotano subito dopo il live e non posso non tenerne conto.

Quali sono i problemi principali del mondo live in Italia?
Dal mio punto di vista, di un operatore che lavora con tanti gruppi italiani, il problema è che le band italiane sono sempre in giro e non possono essere competitive con le band straniere, che arrivano una volta all'anno. Parlo di competitività in riferimento a quanto la gente è disposta a pagare per un nome che può vedere tre, quattro volte all'anno e per uno che sa che non tornerà dalle sue parti per parecchio tempo. Una cosa fondamentale da fare, in questo senso, è lavorare sul territorio, per capire le dinamiche ed evitare di inflazionare un artista. Bisogna lavorare nel tempo, per costruire un concerto che interessi e soprattutto che sia sempre diverso, per fare in modo che la gente torni a vederlo. Altrimenti poi il ragionamento diventa «li ho già visti gratis quest'estate, perché dovrei tornare a vedere la stessa cosa a pagamento in un club?». Dietro ogni tour ci deve essere una strategia, ma so benissimo che non tutti ragionano in questi termini.

Alez criticava proprio una mancanza di prospettiva da parte delle agenzie.
È una generalizzazione. Però in parte ha ragione: ci sono progetti a cui manca un pensiero lungo. Semplicemente vanno in giro a chiedere soldi: tengo figli e ciao, nessun pensiero alle spalle. Conosco tante agenzie che invece un ragionamento lungo lo fanno, quindi, davvero, non si può generalizzare. Poi va detto che c'è tanta ignoranza anche da parte delle band, da parte di chi suona. C'è chi vuole guadagnare già dalla prima data, ma per quanto mi riguarda si può anche attaccare al cazzo, anche perché molti lo fanno come hobby. Le band dovrebbero fare come i gruppi inglesi, che si danno una scadenza e si buttano al 100% nel tentativo di farcela. Se riescono, bene. Altrimenti no e si torna a casa a cercare un lavoro. Una band deve puntare tutto su se stessa: se cresce e migliora, diventa competitiva e le cose si muovono. Lo Stato Sociale li ho presi in agenzia prima che ci fosse hype intorno a loro: si erano organizzati da soli cento concerti, durante i quali si è visto che spaccavano e avevano anche in testa un pensiero intelligente su come gestire i live. Il punto è tutto qui: a volte si dice che non si può scommettere su alcune band perché il pubblico è distratto o disinteressato. Invece no, bisogna solo capire su chi scommettere. Per fare qualche nome, Offlaga Disco Pax, Le Luci della Centrale Elettrica e anche Lo Stato Sociale sono progetti particolari, ma hanno avuto un grande risposta. Sono stati la proposta giusta al momento giusto e questo è quello che deve cercare di indovinare un'agenzia di booking.

Tra i commenti suscitati dibattito di qualche giorno fa, molti erano di band che contestavano il consiglio di andare a suonare dappertutto, anche per rimborso spese. Qual è il tuo punto di vista?
Credo che le band all'inizio debbano suonare il più possibile. Anche provando a organizzarsi i concerti da sole e accettando di tutto. Per dire, i primi tempi Dente ha anche aperto a gruppi metal pur di farsi conoscere da più persone. Il fatto di guadagnare o meno è legato al tuo peso. Se vali cento, vali cento. Se vali zero, vali zero. E dipende molto anche da dove vai a suonare: ci sono enormi differenze di territorio e io le faccio apparire chiaramente nei cachet. Poi ci sono molti modi per accordarsi con un locale: dal rimborso spese a una percentuale sugli ingressi. Però alle band deve essere chiaro che sei sconosciuto devi adattarti. Venire a dirmi «faccio 1200km per venire a suonare, quindi mi devi pagare tutte le spese» per me è una stronzata. Sei tu che abiti lontano dal posto in cui vuoi suonare. O ti trasferisci o scegli di suonare da un'altra parte. Lavorando molto sul territorio e su queste dinamiche facciamo in modo che anche il povero promoter disperato, che piange sempre, possa guadagnare.

Qual è il primo grande cambiamento che dovrebbe verificarsi per migliorare la situazione?
Si dovrebbero riequilibrare i valori di mercato. Cercare di armonizzare band che escono al prezzo giusto, vecchie cariatidi che girano a cachet assurdi e giovani che escono a prezzi gonfiati. Credo sia una cosa ciclica, a un certo punto la selezione naturale farà il suo corso. Devo dire che in un certo senso le cose stanno già cambiando. Per dire, fino a qualche anno fa tutti puntavano ad andare a Sanremo perché dopo, automaticamente, il cachet raddoppiava. Adesso non è più così, per fortuna, perché non aveva senso. Si trattava di un investimento a brevissimo termine, per monetizzare il più possibile, ma di fatto finiva per bruciare le band. Chiudo ripetendo quello ho già detto: la parola chiave resta progettualità.
 

Tag: concerti problema live polemica

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Commenti (21)

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  • gamk 26/11/2014 ore 14:25 @gamk

    i promoter devono scomparire

  • gamk 26/11/2014 ore 14:27 @gamk

    i promoter fortunatamente stanno accusando il colpo e si stanno estinguendo...

    questo è solo uno sfogo di chi vuol campare di musica senza ne gestire un locale con i suoi rischi e pericoli,e sopratutto SENZA SAPER SUONARE UNO STRUMENTO!

  • Fullmetal Camel 08/09/2015 ore 01:32 @jeffaspire

    Chi suona deve essere pagato, chi viene da lontano deve essere rimborsato.
    è l'unica verità.se non si è in grado di garantire un cache o un rimborso il problema sta nel organizzazione,è un dato di fatto(a meno che diluvi o piogge di meteore impediscano il corretto svolgimento della serata).suonare gratis devasta la piazza di chi lo fa per mestiere, e non mi sembra corretto.
    Se mi chiami a suonare nel tuo locale di giovedì senza pubblicizzare la serata, e mi fai iniziare a suonare dopo la partita....come ti viene in mente di venirti a lamentare con me perché è rimasta poca gente? e sopratutto come ti viene in mente che secondo te mi puoi dare di meno perché c'era poca gente?
    ai gestori o promoter che mi hanno chiesto di suonare gratis ho sempre risposto picche,ma non per questioni di super ego solamente per onestà,io suono gratis se tu fai bere tutti gratis,sarei anche disposto a fare un sacrificio ,qualora ne valga la pena....,ma lo devi fare anche tu gestore ,organizzatore o qualunque tipo di figura tu sia

  • Alchem Piero 08/09/2015 ore 15:27 @alchem

    chi deve fare sacrifici? la band? che si e' accollata gia' una marea di spese per poi far mangiare un promoter, oggi so tutti promoter, che invece di sacrifici non ne fara' mai spillando altri soldi al gruppo, allora diciamocela tutta, se non hai soldi e tanti lascia perdere di fare musica, se sei uno sconosciuto non puoi chiedere il rimborso; chi sei? chi ti conosce?... il locale va in perdita ecc ecc.... una volta i locali che facevano musica dal vivo erano di meno e paradossalmente girava tutto meglio, anche le band erano meno e nn c'era la moda delle tribute... fatte da professionisti che per sbarcare il lunario si piegano a fare musica di altri avendo le capacita' di fare la propria, questa cos'è? vigliaccheria? o quadagnare soldi facili con il minimo sforzo?

    poi lasciamo perdere promoter e agenzie... oltre che locali di merda... Pino Scotto ha rilasciato da poco un video contro l'organizzatore di una sua data al nord, se capita cosi a lui che ha fatto la storia del metal in italia cosa pensate che succeda a un gruppo sconosciuto che si fa centinaia di km e poi l'organizzatore sparisce?

    troppi furbi in giro e la concorrenza e' spietata, c'è chi per arrivare, arrivare dove poi non si sa, paga per suonare....
    oltretutto io sono contro la concorrenza cercando di fare invece il contrario

  • Robutti Marco 09/09/2015 ore 21:26 @marcorobutti

    Carissimo Alex,
    in qualità di Amministratore Unico della SWT SERVICES SOC. COOP. (Unica azienda a livello nazionale ad essere in possesso di certificazione ISO 9001/2008) ti faccio notare alcuni aspetti fondamentali. 1. Ci sono delle leggi da rispettare e la gente per andare a suonare dovrebbe essere munita di Certificato di Agibilità o contratto di Collaborazione Occasionale in Ritenuta d'acconto, quindi se mi permetti le cifre che indichi sono frutto di Prestazioni spesso svolte in nero e fuori da qualunque regola. 2 Parecchi che si spacciano come Agenti Direttori Artistici e Promoter sono perfetti improvvisati che si sono inventati questo mestiere dall'oggi al domani senza nessun tipo di competenza o formazione nel settore, e spesso anche queste figure fanno queste attività in nero perchè di giorno risultano essere dipendenti di Enti pubblici o di Aziende private. 3 il livello musicale artistico è abbastanza livellato verso il basso perchè specie nel settore Band non parliamo di persone che fanno musica come attivita' lavorativa principale ma come secondo lavoro (in NERO). 4 i gestori dei locali non sono imprenditori ma opportunisti che usano la musica dal vivo come opportunita' e non la intendono come un servizio di alto livello da offrire alla loro clientela, quindi ovviamente preferiscono prendere il gruppo in nero che costa pochi euro e ricattarlo con le tipiche frasi "Quanta gente mi porti....o che tipo di pubblico hai". 5 I gestori dei locali non si affidano a Uffici stampa professionali o aziende specializzate in Web-Marketing, pensano che fare un evento "Facebook" sia la risoluzione del problema, quindi spesso piani di comunicazione "fai da te" portano risultati scadenti o zero risultati, e questa pecca viene spesso addossata alle band o ai musicisti. 6 La tipica intermediazione di lavoro Nero spesso è un deterrente nel pubblicizzare l'evento o il concerto e ci si affida allo sterile passaparola. 7 Il consumatore non è tutelato e non è trattato con trasparenza chi va ad ascoltare un concerto non sa mai se chi si esibisce è un musicista professionista o una persona che fà il secondo lavoro quindi un "Hobbysta" del settore. 8 Il proliferare di Band tributo che addirittura arrivano ad utilizzare le immagini degli artisti originali sui propri manifesti di fatto hanno contribuito ad un impoverimento culturale e al dilagare incontrollato del surrogato, e questa situazione negli anni ha portato ad un impoverimento dell'offerta un impoverimento della cultura e dell'innovazione artistica generando lo scarso interesse del pubblico.

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