Del presunto fascismo di Lucio Battisti

Lucio BattistiLucio Battisti
18/04/2016 di

Il caso è scoppiato qualche giorno fa in seguito a una notizia riportata da Il Secolo XIX: in una scuola media in Val Bisagno, nei pressi di Genova, una studentessa di 13 anni durante la lezione di musica ha chiesto al professore lumi su una presunta vicinanza di Battisti al movimento fascista. Da quanto riporta il quotidiano ligure, il professore ha risposto solo con un 4 sul registro e una nota di demerito "Superficiale. Interviene fuori luogo, in modo ineducato e provocatorio. Accosta cronologicamente il fascismo ai cantautori degli anni 60/70. Ride".

Al di là del fatto che non possiamo sapere come siano andate realmente le cose in classe e tralasciando quindi i commenti sul comportamento della ragazza, da che mondo è mondo chiedere è lecito e rispondere è cortesia, soprattutto quando si tratta di ragazzi così giovani che dovrebbero trovare nei professori una guida grazie ai quali chiarire dei dubbi. 



Ma tornando alla domanda, non è la prima volta che si parla in questi termini del presunto orientamento politico del cantautore. Presunto, perché come riporta Mogol in un'intervista rilasciata all'Ansa: "Lucio Battisti non è mai stato interessato alla politica. E io ne sono un testimone diretto: con me non ne ha mai parlato". Nell'intervista Mogol va alle radici di cosa significasse essere un cantautore negli anni '60 e '70, in cui la lotta politica era al centro della vita universitaria e dei partiti, e la canzone di protesta si affermava (anche all'estero) come una delle voci più dirette dei movimenti. "Negli anni '60 e '70, o andavi in giro con il pugno alzato e cantavi Contessa, oppure eri fascista. O qualunquista. Ma io e Lucio eravamo semplicemente disinteressati alla politica e quando si votava, lo si faceva per il meno peggio. Preferivamo raccontare il privato" continua Mogol.

Il suo punto di vista è importante perché sposta l'attenzione su un certo modo estremamente politicizzato di guardare al cantautorato italiano, retaggio che in qualche modo ci portiamo avanti ancora adesso seppur non con la stessa connotazione fortemente ideologica. L'altro motivo per cui l'opinione di Mogol conta tantissimo, è che è Mogol l'autore di alcuni dei testi che sono stati interpretati come velate apologie del fascismo. 
I versi "incriminati" sarebbero “planando sopra boschi di braccia tese” de "La collina dei ciliegi", "O mare nero o mare nero" da "La canzone del sole", entrambi posti a ricordare le grandi adunate fasciste secondo i commentatori, oppure "la fiamma si alza ancora dentro me", dal brano "Vendo casa".



Il caso però forse più eclatante è l'interpretazione totalmente mussoliniana data a un brano come "Il mio canto libero", in cui il "tu" a cui Battisti si rivolge sarebbe addirittura il Duce in persona (mentre come spiega Giammarco Fontana nel suo libro "Mogol Umanamente uomo" lo spunto era totalmente autobiografico, dedicato al nuovo amore del paroliere). Basta cercare su Google "Il mio canto libero fascismo" per capire quanto sia radicata questa interpretazione del brano, ma basterebbe sostituire la figura del Duce con quella di un qualsiasi leader di sinistra e il gioco funzionerebbe ugualmente. A voler mettere i puntini sulle i, ci sarebbe da ricordare anche il ritrovamento dell'intera discografia di Battisti nel covo dove fu trattenuto Aldo Moro dalla Brigate Rosse, non proprio fascisti a partire dal nome.

Quindi da che parte stava Battisti? Probabilmente "l'appropriazione ideologica" da parte dei gruppi di estrema destra deriva dalla necessità di individuare una voce del movimento, che a differenza della sinistra italiana di tutti i tempi non può vantare grandi cantautori dichiaratamente vicini alla corrente o almeno non noti come per esempio lo stesso Battisti, De André o Guccini. Con questa mancanza potrebbe spiegarsi il desiderio di avvicinamento a uno dei più grandi cantautori italiani che non si era mai schierato apertamente a sinistra, e che di conseguenza è stato più facilmente ricollocabile a destra. Lo stesso trattamento è stato riservato ad altre opere non dichiaratamente politiche, per esempio "Il signore degli anelli" di Tolkien, amatissimo dai sostenitori della destra, tanto che tra il '77 e l'81 il Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile dell'MSI, organizzò delle manifestazioni chiamate "Campi Hobbit".



(La copertina de "Il mio canto libero", anch'essa individuata come un riferimento al saluto fascista, anche se è evidente che le braccia alzate siano sempre due e non una)

Infine, un'osservazione sulla questione del 4 con nota di demerito comminato alla studentessa: a prescindere dalla polemica, è bello leggere che in una classe si analizzi l'opera di Battisti nell'ora di musica e che quindi la musica nelle scuole non è solo flauti e noia. Senza voler prendere le parti del professore o della studentessa, ci si può solo augurare che finalmente la musica nelle scuole venga trattata al pari di altre materie ritenute "alte", come la letteratura e la filosofia, e capaci di portare dibattito, confronto e dialogo, che potrebbe essere mancato invece in questa vicenda. 

Tag: politica polemica

Commenti (12)

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  • Mattia Pontarollo 24/12/2016 ore 16:31 @mattia.pontarollo

    Fatto salvo che la politica (intesa come presa di posizione sul mondo, su com'è e lo vorremmo) non dovrebbe essere l'unica ed esclusiva chiave di lettura delle forme di espressione artistica - e quindi l'eterna diatriba sul "Battisti fascista" lascia in ogni caso il tempo che trova...
    Resto sempre un po' perplesso da certe affermazioni di Mogol, come quando dice, per difendersi dall'accusa di qualunquismo:
    "Ma io e Lucio eravamo semplicemente disinteressati alla politica e quando si votava, lo si faceva per il meno peggio."
    Ecco, non è precisamente, questo, il qualunquismo? Far passare l'idea che il 'meno peggio' sia un dato neutro, a-politico, e non (come credo) il risultato anch'esso di un ragionamento, di una scelta - in ultima analisi, di una presa di posizione, ancorché poco appassionata?
    Credo che Battisti e Mogol abbiano creato canzoni bellissime.
    E che, politicamente (stando alle parole di Mogol), fossero dei qualunquisti.
    E che questo secondo fatto nulla tolga al primo.

  • Mattia Pontarollo 24/12/2016 ore 16:35 @mattia.pontarollo

    Scusate: resto sempre un po' perplesso *davanti a certe affermazioni :-)

  • Alberto Facchin 24/12/2016 ore 17:45 @facchin.alberto60

    Condivido il tuo commento @Mattia, la musica non cambia il mondo e non porta rivoluzioni politico-sociali, come disse Bono degli U2, ma può esserne la colonna sonora.

  • Francesco Lippo 25/12/2016 ore 02:06 @lippo.f

    https://www.youtube.com/watch?v=HT1ZXe75B4U

  • Francesco Lippo 25/12/2016 ore 02:18 @lippo.f

    La musica è libertà .... e non può essere confinata ad un ideale politico.. anzi deve rompere gli argini e andare oltre il conformismo!!!!!!!!!!

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