Live Report: Vessel al Beat Club - Cosenza Live report, 28/03/2010

09/03/2010 di

(Corrado Nuccini, foto di Friufissima)

I Vessel, quando si dice un supergruppo. Corrado Nuccini, Emanuele Reverberi (entrambi nei Giardini di Mirò) e Alessandra Gismondi (Pitch) portano dal vivo il loro nuovo progetto. E' d'obbligo esserci per verificare se, anche su un palco e con un pubblico davanti, i tre riescono a restituire le suggestioni e tutte le immagini di quel piccolo gioiello di cantautorato noir che è "Tales Of Memento Island". Ester Apa è tra i presenti, si fa cullare dalla psichedelia, prende appunti. Ci racconta.



Un biglietto di sola andata che dall'Emilia Romagna passa per la Berlino più nera e sceglie come capolinea la melodia segreta di Montreal. La prima immagine che accompagna l'universo sensoriale dei Vessel in una domenica cosentina tutta primaverile è un centro di gravità permanente in grado di attrarre i fermenti più artisticamente eversivi e socialmente devianti di decadentismo urbano per tradurli in suoni espiatori e taumaturgici. C'è cantautorato, folk, psichedelia, new wave; un nichilismo disperato raffigurato attraverso storie di alienazione, solitudine, tra amori violenti e assassini mediatici degli anni "00".

Corrado Nuccini sale sul ponte di comando, dispiega le vele, afferra il timone, conduce appassionatamente e narra come stella polare le storie dell'Isola di Memento. Semina inquietudine con la consapevolezza che questa voce suadente sia oggi quella di un perverso incantatore. Galloppate psichedeliche e ballate dal sapore retrò, che trasudano e lasciano filtrare però minacciosi segni di perversione: è la voce di Alessandra Gismondi, elegante chanteuse, a dare liberazione espressionista a questi canti dell'amor perduto.

La decostruzione rumorosa del rock, le sinestesie artistico-musicali, le storie violentemente urbane e letterarie dei testi, gli archi di Emanuele Reverberi, polistrumentista dotato e oratore di suoni apocalittici. Chitarre distorte e violini, canzoni d'amore e di guerra a fare da perfetta colonna sonora. La figura di Leonard Cohen scelta come ideale ponte di unione tra la musica e la scrittura, "First we take Manhattan" e "Famous Blue Raincoat": sono lettere di strazio a un amico infedele, confessioni intime di suono purissimo. Il senso impeccabile delle frasi ottenuto con un continuo processo di sintesi, di condensazione, è frutto di una maturità stilistica impressionante per una formazione che sperimenta ancora equilibri di convivenza sonora.

Usando un linguaggio spietatamente diretto, canzone dopo canzone, si denudano, mostrandoci, senza pudori, un'interpretazione intensa in cui le voci del coro della Vessel Orchestra si distorcono e da questa nebbia a tratti emergono, dolcissime, note di sad song, di melodia meravigliosa, quasi operistica. Il tutto recitato e cantato da un Nuccini ispirato, la cui voce di malinconia sofferente, ipnotica, onirica, è la chiave di lettura per interpretare questo vascello che migra nella memoria, nell'attesa di salpare. Il massimo della drammaticità con il minimo necessario di arrangiamenti. Si concedono senza alcuna reticenza, regalano odi struggenti, un'opera cinematografica che non trattiene scosse emozionali.



Commenti (2)

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  • The Perris 09/03/2010 ore 18:35 @theperris

    Very good, very nice, very well.....
    :)

  • michele fiorenza 10/03/2010 ore 12:55 @ilperez

    ragazzi vi aspettiamo sabato a grosseto......

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