Il tributo dei rapper a Lucio Dalla non è terribile come sembra

La copertina di Bella LucioLa copertina di Bella Lucio
24/09/2015 di

Il rap è la più grande stronzata che sia mai nata. È una delle cose più demenziali, inutili e stupide.

Così chiosava Lucio Dalla all’Università di Lecce nel marzo del 2000; 15 anni dopo questa frase è diventata di grande attualità, strumentalizzata per denigrare l’operazione "Bella Lucio" nata da un’idea di Marcello Balestra, discografico di scuola Warner e amico del grande musicista bolognese.

Per chi non lo sapesse, "Bella Lucio" è un progetto discografico in uscita domani su etichetta Pressing Line che vede diversi rapper, più o meno famosi, cimentarsi con delle reinterpretazioni di brani classici di Lucio Dalla, usati come tappeto per creare delle canzoni nuove: "Balla balla ballerino" è diventata "Mentre scrivo" di Mondo Marcio, "Henna" è "Solo per me" rappata da Ghemon, "Anna e Marco" diventa "Stelle nel flipper" di Emis Killa, "Caruso" viene tramutata in "Sotto lo stesso cielo" per voce e rime di Clementino; e poi Rocco Hunt, Ensi, Moreno, Raige, Two Fingerz, Siamesi Brothers (Esa e Tormento) fino agli Articolo 31, presenti con una bonus track, "L'impresa eccezionale", che altro non è che la trasformazione hip hop di "Disperato erotico stomp".

Molti di voi si staranno chiedendo… ma era proprio necessario?

Probabilmente no, ma è un’operazione meno meschina di quello che sembra: per cominciare, è sostenuta dalla stessa Fondazione Lucio Dalla (fondata lo scorso anno dai cugini dell'artista), in secondo luogo Marcello Balestra (l'ideatore del progetto) è stato a fianco di Dalla per 30 anni, e non è da biasimare se vuole che le nuove generazioni entrino in contatto con la sua musica. Infine, il direttore artistico di "Bella Lucio" è Franco Godi, un professionista che negli anni ha sempre spinto affinché la musica tradizionale italiana interagisse di più con il rap; leggenda vuole che sia proprio di Godi, per esempio, l’idea di campionare Natalino Otto per la hit degli Articolo 31 "La Fidanzata". 

Ho avuto la fortuna di stringere la mano all’autore di "Canzone", e nel nostro breve incontro ho capito subito che avevo di fronte un uomo molto istintivo e passionale, tanto da indurmi a prendere le parole in testa a quest’articolo con le pinze. Una persona così tremendamente musicale e perennemente entusiasta si sarebbe trovata bene in studio con molti degli artisti che partecipano a questo album, l’avrebbe presa come l’ennesima sfida.
Per tutti questi motivi, forse, "Bella Lucio" è un album meno pretestuoso di quello che si può pensare guardando all'orribile scritta in grafica finto graffito (davvero tanto brutta). Un disco che nasce con le migliori intenzioni, e che utilizza lo strumento-hip hop per far arrivare la musica di un artista di un altro tempo ad una generazione nuova, lo stesso “tool” recentemente utilizzato con successo da Pierpaolo Peroni, il manager di Max Pezzali, che in modo geniale ha riciclato gli 883 con i Club Dogo per farli arrivare a chi è nato dopo il ’90, gente per cui “Hanno Ucciso L’Uomo Ragno” è solo una lontana reminiscenza.

Va bene, nessuno freme per sentire cosa ha combinato Moreno con "Attenti al lupo", ma scartare a priori Ensi che fa rivivere "Com’è Profondo Il Mare" con la produzione di Fritz Da Cat o Ghemon che si cimenta con "Henna" è un atteggiamento superficiale. Alla fine, se quest’album servirà a portare qualche giovane (o meno) ascoltatore a pomparsi "The Best Of Lucio Dalla" su Spotify, allora ben venga.

 

Tag: opinioni

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