Jumpin' Quails - Bishops in East Shops

20/10/2011

Tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre 2011 i Jumpin'Quails, band torinese con il pallino delle chitarre e dei synth, s'imbarcano per un tour nell'europa dell'Est. I Jumpin'Quails sono Jac, Sal e Diego. Il Tour è stato ribattezzato Bishops In East Shops, parafrasando il titolo del loro ultimo album Bishops in Tea Shops. Queste piratesche cronache ne sono il (quasi) dettagliato racconto. Tutte le foto di Stefano Stranges



Giorno 0: Torino - Ancona - Patrasso
È il capitano Jac che scrive. La Šopska III, carica di strumenti, è pronta per salpare.

L'ho personalmente condotta durante la notte da Torino al porto di Ancona dove è attualmente ormeggiata. Un potente maestrale soffiava forte a poppa scompigliandoci i capelli e spingendoci sull'asfalto ad un'andatura costante di 110 nodi; qualche passaggio in corsia di sorpasso.

Purtroppo registro la prima defezione: il mozzo Diego si è reso irreperibile. Alla locanda Manganelli dove abbiamo pernottato si dice che abbia prenotato un volo Malpensa-Atene per domani 29 settembre. Ho stabilito che all'atterraggio troverà ad attenderlo il controllo passaporto e una scudisciata punitiva per ogni metopa del Partenone trasferita indebitamente al British Museum.

Giorno 1: Atene
È il capitano Diego che scrive. Sveglia di buona mattina, colazione con aringhe e bianco del triveneto: tutto sembrava volgere al meglio. Quando scopro che la Šopska III è partita senza di me. Ammutinamento!! Sono subito corso ai ripari: volo Malpensa-Atene. All'atterraggio il mozzo Jac (autonominatosi capitano) e il nostromo Sal avranno la loro dose di nerbo.

La giornata è stata piacevole: sole, brezza leggera, atterraggio quasi morbido, incontro con i promoter Syd e Lana, brava gente: "una faccia una razza" ci ricorda Syd. E ci insegna il gesto della Moutza; sarà utile in futuro per relazionarsi con gli esponenti dell'alta società; sono impaziente di insegnarlo all'ammiraglio Don Bovero che ci raggiungerà in seguito.

All'arrivo subbugli in piazza Synthagma. Polizia ovunque, strade bloccate. La Šopska III si evita il peggio infilando in contromano i budelli del centro.

Il locale della prima data del "Bishops in East Shops Tour" è il Six Dogs di Atene. E' quanto desidero per una buona apertura del tour: i bassi dell'impianto mi spettinano il piumone della feluca e l'ouzo scorre a fiumi. Domani si salpa all'alba per la Macedonia.

Giorno 3: Prilep
È il capitano Sal che scrive. Le cronache riprendono dopo l'intervallo del giorno 2 durante il quale l'equipaggio della Šopska III ha dovuto fronteggiare una terribile complessità: la mancanza di elettricità. Alla taverna del porto di Prilep si dice che un banco di voracissime sardine abbia creato con l'argenteo delle squame un campo elettromagnetico che ha determinato un'interruzione delle comunicazioni. Ho inoltre dovuto riportare nei ranghi il mozzo Diego, autonominatosi capitano nel primo giorno del tour.

Ieri abbiamo mollato gli ormeggi all'alba da Atene, rotta sud-ovest nord-est destinazione Kumanovo, Macedonia. Qualche problema alla frontiera: l'assicuratore della Šopska III ha dimenticato di rinnovare l'assicurazione: 50 euro di tassa per entrare in Macedonia. Al ritorno in Italia lo attendono 2 scudisciate per ogni euro di tassa.

Kumanovo è una città estremamente balcanica. La moneta locale vale poco ma le banconote girano in gran quantità: avere nella tasca davanti dei pantaloni i soldi per la colazione comporta dei problemi di deambulazione. Al casello la Šopska III paga 50 dinari macedoni: nemmeno un euro ma un prezzo superiore del 60% a quello del tradimento di Giuda. Poesia del paradosso balcanico.

Suoniamo al Crane Music Fest, un festival con band locali e dall'estero. Alla locanda del porto di Kumanovo facciamo la piacevole conoscenza di un altro equipaggio da Prishtina, i Glasses. Suonano subito prima di noi: brava gente, si beve liquore, si suona e si fumano sigarette di tabacco aromatico greco. Dopo il concerto si pernotta insieme a casa del promoter locale, Marko Stoikovsky. La sistemazione è d'emergenza: due persone per letto singolo, bagno senza sciacquone e niente acqua corrente nel lavandino; l'avvento della scienza della detersione qui appartiene al tempo che verrà. Si dorme, si beve caffè lungo e si mangia il burek, una sorta di pastasfoglia ripiena e.salata da gustrasi con lo yogurt bianco.

Nel pomeriggio si salpa per Prilep, nella zona sud della Mecedonia. Il timoniere Jac e il mozzo Diego sbagliano strada; si giustificano dicendo che mancavano boe di segnalazione: scuse non accettate, saranno puniti con una scudisciata per ogni abitante della Macedonia. Prilep è una città di frontiera e molto poco balcanica: soldi, casinò e puttane. E mafia. Suoniamo all'Aporea. È sabato sera, il locale è affollato. Apriamo con Than Today, primo singolo del nostro album "Bishops in Teashops", e la risposta del pubblico è subito buona. Ouzo, birra, rakja, donne slave deliziose; e aftershow al VIP Club con gente del posto: brave persone, se non si considera la loro passione per Toto Cutugno. Qui i tamarri si chiamano schatzi. E abbondano. Copiose libagioni.

Giorno 4: Skopje
È il capitano Jac che scrive. Oggi giornata di quasi riposo per la Šopska III: percorrere la rotta Prilep - Skopje è stata una questione sbrigata in meno di due ore. Purtroppo lo stesso riposo non è stato goduto dall'equipaggio e dal capitano stesso: il locale è in zona pedonale e dall'ormeggio della Šopska III sono troppi i metri da percorrere a piedi lungo i quali trasportare tutta l'attrezzatura. Incarico il mozzo Diego di assoldare un paio di braccianti alla taverna del porto: ritorna a mani vuote; una scudisciata per ogni kg di peso dell'attrezzatura da trasportare.

Ricevo una missiva dall'Ammiraglio Bovero. Il messaggio cifrato conferma che ci raggiungerà quanto prima.

Il concerto è nel bazar di Skopje, il quartiere turco. L'Europa sembra molto lontana: profumi diversi, colori diversi, facce diverse. Ci accoglie Dean, ragazzo del posto, padrone del locale La Kana e sua moglie Stella, una spagnola emigrata in Macedonia. Brava gente, dopo il concerto andremo da loro a bere del liquore.

Il locale è molto bello, molti gruppi sono passati per quel palco tra cui i compatrioti Soviet Soviet; nessuna band d'apertura, si sale si scalda il pubblico, lo si fa ballare e lo si manda a nanna tutto da soli. Ma non prima dell'aftershow.

Giorno 5: Prishtina
È il capitano Diego che parla. Sveglia all'alba stamattina, dobbiamo essere a Prishtina entro l'una del pomeriggio a recuperare un nuovo membro dell'equipaggio: il fotografo ufficiale della spedizione, Stefano Stranges. Stefano è atterrato ieri sera a Prishtina ed è stato ospite di Zgjim, bassista dei Glasses, la band Kosovara che abbiamo conosciuto a Kumanovo.

Dopo i soliti problemi alla frontiera, l'arrivo nel centro di Prishtina ci riserva una piacevolissima sorpresa: giovani e deliziose donne ovunque. L'appuntamento con Stefano è alla venue della serata, l'Hard Rockers. Con lui oltre a Zgjim c'è Fatòs, il proprietario del locale. Le libagioni cominciano prima di pranzo: entro sera prevedo che l'unità di misura per la birra e la rakja consumate saranno le decine di litri.

Nel primo pomeriggio l'equipaggio della Šopska III concede un'intervista alla TV di stato Kosovara (KTV). La troupe televisiva ci segue anche la sera: il concerto viene ripreso dalle telecamere della KTV e alla fine segue intervista a caldo: nei prossimi giorni verrà mandato in onda un servizio sulla trasmissione Art Express.

A nome dell'equipaggio affermo di non avere mai avuto un lunedì sera come questo: locale pienissimo, pubblico infuocato tanto che per prolungare l'esibizione su richiesta del pubblico recuperiamo un paio di vecchi pezzi: Moonatic e Breakin' the glass. I giovani occidentali avrebbero molto da imparare da questi giovani Kosovari: forse ci siamo un po' abituati al "divertirsi", tanto da non ricordarci più bene come si faccia; soprattutto di lunedì sera.

Giorno 6: Sofia
È il capitano Sal che scrive. Ennesima sveglia all'alba. La rotta di oggi ci porterà a Sofia, constringendosi ad attraversare ben due frontiere. Per evitare i classici problemi dell'ingresso in Serbia dal confine Kosovaro, come per esempio le scariche di Kalashnikov, preferiamo tornare in Macedonia per poi entrare in Bulgaria. L'appuntamento con il promoter Cvetan è alla Bulgarcko Nazionalno Radio, la Radio di Stato Bulgara, un imponente edificio di stampo sovietico. In seguito ci trasferiamo al locale del concerto: è un vecchio cinema, si chiama Vlaikova. Lo stile "blocco sovietico" è evidente anche in questo caso.

La serata è aperta da Jurgen Jaensch, chitarra acustica e voce; il musicista sessantenne in passato ha suonato con Leonard Cohen, Dire Straits ed altri grandi nomi. Poi è il nostro turno: il concerto viene trasmesso in diretta sulla Radio Nazionale Bulgara (RNS) e l'atmosfera è surreale: il pubblico è seduto sulle poltrone del cinema, lo speaker radiofonico è sul palco a presentare i Jumpin'Quails in lingua bulgara e regna un silenzio totale. Ma dura poco: fin dalle prime canzoni il pubblico si alza, viene davanti al palco e balla. Ottima data. Segue intervista.

Scrivo ora dal lussuoso hotel 4 stelle gentilmente offertoci da RNS. A riguardo mi annoto di fare i dovuti ringraziamenti: Radio di Stato Bulgara, dopo il "Pippero" mi regali questo spocchiosissimo hotel a Sofia. Io ti stimo.

Giorno 7: Plovdiv
È il capitano Jac che scrive. Oggi viaggio rilassante: solo un centinaio di km da Sofia al prossimo porto: Plovdiv. Ci avevano detto essere una città stupenda e così è: pare sia la più antica città bulgara e nel centro si affiancano un borgo medioevale, rovine greche e una stupenda moschea. Visitiamo la moschea; all'ingresso il mozzo Diego non accenna a levarsi le scarpe e prima che l'imam se ne accorga provvedo personalmente ala punizione: una scudisciata per ogni ululato del muezzin.

Il locale in cui suoniamo oggi è lo Stage 51. Il club è su due livelli: quello superiore è qualcosa di simile ad un pub (ma molto più bulgaro) che propone una buona selezione musicale soul e rock'n'roll. Il palco è al livello inferiore: una saletta molto raccolta con un 'impianto potente - ottimi bassi - e fortunatamente un pubblico stupendo. Concerto riuscitissimo.

Giorno 8: Bucarest
È il capitano Diego che scrive: oggi lungo viaggio da Plovdiv a Bucarest. Ho controllato le carte nautiche: la strada è lunga e c'è una frontiera da passare… spero che la Šopska III trovi vento favorevole. Uno scirocco sarebbe perfetto.

Durante il viaggio accumuliamo un'ora di ritardo: il presidente Brasiliano è in visita in Bulgaria e noi dobbiamo percorrere lo stesso itinerario del suo convoglio: purtroppo la strada viene bloccata per favorirne il passaggio e quindi dobbiamo gettare l'ancora e aspettare. L'equipaggio gioca a dadi per ammazzare il tempo.

A Bucarest ci aspetta l'Ammiraglio Dario Bovero, nostro storico compagno di avventure. Purtroppo la Šopska III arriva al rendez-vous con 2 ore di ritardo; in qualità di capitano sono condannato a passare sotto il nerbo dell'ammiraglio: una scudisciata per ogni mostrina della giacca dell'ammiraglio.

A Bucarest incontriamo anche un nuovo membro dell'equipaggio, che ci accompagnerà per tutte le date in Romania: Andra, promoter locale. L'equipaggio è restio ad accettare una donna a bordo. Sessione di nerbate collettive per punire la loro ignoranza (e per vendicarmi di quelle ricevute dall'ammiraglio).

La serata non comincia bene: il locale in cui era previsto suonassimo, l'Underworld, è andato a fuoco la mattina stessa. La data è spostata in extremis in un altro locale che per ironia della sorte si chiama Fire Club. Apre una band locale i Sophisticated Lemon; poi comincia il nostro show. il pubblico non numeroso risponde comunque bene. "Talk To Your Father And Lie" chiude uno show più carico del previsto.

Aftershow nel locale più "cool" di Bucarest: posto eccezionale, sembra di essere a Berlino e non in Romania.

Giorno 9; Bucarest – Cluj
È il capitano Sal che scrive. La data di oggi prevista a Craiova è stata annullata. Non molto cortese disdire con meno di 12 ore di anticipo. Ma purtroppo non c'è niente da fare.

Si arma la Šopska III con calma e si parte. La calma purtroppo era immotivata… la strada è pessima, non indicata e le nostre carte nautiche comprendenti la sola Europa del sud non ci aiutano. Ci si perde. Si finisce a mangiare ciorba, il più tipico piatto rumeno, in uno sperduto ristorante di montagna in piena Transilvania. Le facce degli avventori mi fanno immediatamente rivedere la mia posizione di scetticismo circa l'esistenza dei vampiri. Ci affrettiamo a finire la ciorba entro mezzanotte per evitare la trasformazione degli altri presenti in vampiri e conseguente fine della nostra vita, e ci rimettiamo in viaggio al sicuro sulla Šopska III. Arriviamo a Cluj a notte inoltrata.

Giorno 10: Cluj
È il capitano Jac che scrive. Oggi giornata libera per l'equipaggio. Ieri è stata una giornata dura: 12 ore filate di navigazione. E il tutto a causa di un errore nel tracciare la rotta: ricontrollando le carte nautiche stamattina mi sono accorto che abbiamo tracciato un'enorme N sul territorio rumeno.

Cluj sorprende più o meno tutti per l'atmosfera che sa trasmettere. È il più grande campus universitario della Romania e si vede: è una piccola Oxford. In mattinata esploriamo le vie cittadine e beviamo l'ottimo caffè alla menta nei bistrot.

Nel pomeriggio uno spiacevole incontro. Una volante della Policia minaccia di ritirare la patente al sottoscritto capitano per un'infrazione pressochè inesistente. Risolviamo non con un verbale, bensì con una "bustarella". Una pratica che scopriremo essere ordinaria amministrazione delle forze dell'ordine rumene.

Prima del soundcheck incontriamo Andra che ci informa che in serata in città c'è un concerto degli Scorpions, indimenticati idoli eurometal degli anni 80, qui tutt'ora in voga.

Per evitare sovrapposizionii di pubblico, l'orario d'inizio della nostra serata al Flying Circus Pub, un locale sotterraneo dedicato ai Monthy Pitons, viene posticipato. In pratica trasformiamo gli Scorpions in un gruppo d'apertura: Quaglie vs Scorpioni 1 a 0. Rendiamo omaggio con una piccola citazione di "Winds Of Change" nel nostro set.

Il concerto carico e per fortuna c'è un'ottima affluenza: il pubblico, che è qui decisamente per fare festa, risponde bene fin da subito, già sulle note di "Drop me a line", uno dei pezzi nuovi di questo tour e prima canzone in scaletta questa sera,
Aftershow devastante, grazie anche ai simpatici colleghi inglesi Vetoes. Si ritorna a casa alle sei del mattino, partenza per Belgrado prevista appena un paio d'ore dopo. Buon riposo.

Giorno 11: Belgrado
È il capitano Diego che scrive. La Šopska III salpa alle 10,00; l'equipaggio questa notte ha dormito appena due ore ed ha ancora gli occhi cisposi. Il viaggio verso Belgrado è al limite dell'assurdo: più di dieci ore di navigazione nella regione più desolata d'Europa. Il paesaggio di questa parte della Romania è sconfortante: pianura ingiallita a perdita d'occhio, pecore, qualche vacca, molti cani randagi. Il clima non favorisce le buone impressioni: piove e c'è un po' di nebbia. Ci adeguiamo al mood ascoltando "Closer" dei Joy Division. Il fotografo Stefano si fa prendere da un attacco di depressione ma l'Ammiraglio non tollera suicidi su una nave della sua flotta. Un paio di nerbate e la crisi è superata.

Alla frontiera tra Romania e Serbia incappiamo nuovamente nelle maglie della polizia rumena: il problema del giorno è la mancanza della vignetta autostradale (in un paese privo di autostrade…). Per evitare un'inverosimile multa di 280 euro siamo costretti a concedere il secondo "incentivo" in due giorni.

Arriviamo al club Zica, nell'intricato centro di Belgrado, con un paio di ore di ritardo. Il locale è nettamente sotto le aspettative, ma il gestore – una sorta di sosia di David Gilmour - è un tipo simpatico. Esibizione di routine: si scarica la strumentazione, si monta, si fa il soundcheck, si suona. L'equipaggio è stremato: in branda senza aftershow. E domani si salpa per Zagabria.

Giorno 12: Zagabria
È il capitano Sal che scrive. Dopo giorni di navigazione travagliata oggi giornata di quasi riposo per la Šopska III. "Solo" 400 km ci dividono da Zagabria. Oggi si è verificato un fatto veramente degno di entrare nelle cronache del capitano: per la prima volta siamo riusciti ad arrivare al soundcheck in orario.

La città è molto diversa da quanto abbiamo visto in questi giorni in giro per i Balcani: siamo a soli 400 km da Belgrado, forse meno da Sarajevo, ma l'impressione è di essere in una città mitteleuropea, Vienna o Praga. Zagabria è sobria e composta, e così i suoi abitanti.

Questa sera si suona al Tvornica Kulture, una venue che dopodomani ospiterà anche i Melvins. Un altro fatto degno di entrare nelle cronache del capitano: i bagni del locale sono senza graffiti e addirittura profumati.

Il concerto fila benissimo: i suoni sono perfetti, merito non solo del buon impianto del locale ma anche della professionalità del fonico Boia (sì, si chiama proprio così).

L'affluenza è discreta e con "Toulouse", terzo brano in scaletta, riusciamo a sciogliere il composto pubblico locale. Un ottimo risultato per essere lunedì sera.

L'equipaggio si riunisce a fine concerto: si pensa all'aftershow, ma rimane un'idea: la città è deserta. Vaghiamo per un'ora nel bel centro storico della città senza incontrare una sola persona: surreale.

Giorno 13: back home
È il capitano Jac che scrive. Veleggiamo ormai in direzione casa, mentre scrivo siamo quasi a Gorizia. Abbiamo lasciato Zagabria in mattinata e temporeggiato un paio d'ore a ridosso del pranzo nella laccatissima Lubiana, dove inizialmente era prevista la data finale di questo lungo tour, poi annullata per problemi logistici del promoter.

Zagabria e Lubiana condividono con il resto del "Bishops In East Shops Tour" dei Jumpin'Quails solamente nome e itinerario. Per il resto, si tratta di realtà diversissime: decisamente più ricche, hanno lineamenti occidentali, a tratti mitteleuropei.

Le sensazioni principali di questo tour affondano le radici altrove: gli edifici fatiscenti di Kumanovo in Macedonia, la doppia identità di Prishtina, una città che offre condizioni di vita relativamente basse eppure animata da una popolazione con un'attitudine positiva, la riabilitazione di Bucarest, una città in profonda trasformazione, quasi un cantiere a cielo aperto che affianca all'incombente passato degli edifici filosovietici un presente quasi all'altezza di una capitale europea che a tratti ci ha ricordato Berlino. Rimangono poi fra i denti le strade della Transilvania, il profumo speziato della ciorba, i corridoi infiniti della Radio Nazionale Bulgara.

Il circuito musicale in questi paesi è, per ovvie ragioni, ridotto. Poche le strutture adeguate, anche se in più di un caso abbiamo goduto di impianti ottimi e di un buon palco. E quasi sempre di un pubblico più appassionato dell'occidentale, che ritiene cool essere annoiato anche quando si sta divertendo. La curiosità e la voglia di nuovo di questi ragazzi sono tali da far saltare la loro diffidenza pur rimanendo molto selettivi.

Abbiamo appena superato Gorizia, siamo ormai a pochi km da Codroipo. In qualità di ultimo capitano chiudo ufficialmente le Cronache dei giorni ad est di Codroipo, ovvero le Cronache della Ciorba.



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