One Dimensional Man (ODM) - Blue Dahlia - Marina di Gioiosa Jonica (RC) Live report, 18/05/2002

25/05/2002 di Eliseno Sposato



Il “Blue Dahlia” di Marina di Gioiosa Jonica (RC) è un piccolo avamposto dedicato alla musica rock. Grazie ad una programmazione costante ed attenta ai nuovi fermenti, si è guadagnato la palma di ‘locale rock’ della Calabria. I concerti proposti - che si esibiscano gruppi emergenti o nomi affermati non fa differenza - registrano il pienone, e di certo non per le ridotte dimensioni che semmai vanno a discapito della struttura. Ruggero Malgeri, da perfetto padrone di casa mette a proprio agio gli ospiti, scatenando spesso il delirio con le sue presentazioni in perfetto stile americano: roboanti ma al tempo stesso semplici e simpatiche.

Sabato 18 maggio il cartellone proponeva l’unica data calabrese di One Dimensional Man, e per il gruppo veneto sono arrivati fan ed appassionati da ogni parte della regione. Verificare l’impatto live di una delle migliori formazioni italiane era un’occasione troppa ghiotta da lasciarsi sfuggire, sicché anche il lungo viaggio da Cosenza non è parso per niente faticoso. Venti minuti dopo la mezzanotte il trio si sistema dietro gli strumenti, il contatto con il pubblico è fisico, la temperatura sale sin dalle prime note di “Oh oh”, lento che difficilmente avrebbe potuto trovare migliore collocazione durante lo show. Infatti, con “This man in me” si capiscono le reali intenzioni di Pierpaolo Capovilla e compagni, che sono quelle di non dare respiro ai presenti; una cascata di suoni distorti si rovescia sul pubblico, la chitarra di Giulio Favero sembra moltiplicata per mille, mentre Dario Perissutti picchia come un dannato le pelli della batteria.

Pierpaolo urla i testi con la stessa violenza con cui strazia le corde del basso, e da questa apparente anarchia esce un amalgama invidiabile, dove il noise raggiunge livelli celestiali, sublimando il concetto di concerto rock. I brani si susseguono e colpisce in particolar modo la scelta di accelerare le versioni, trasformando il mood generale delle canzoni, molto spesso legate in medley come nel caso di “Lovely song/1000 doses of love”. Il pubblico ondeggia, applaude, acclama, segue con grande partecipazione il susseguirsi della scaletta che spazia tra gli ultimi due album, proponendo, tra le altre, “No north” e “My ship”, “Drink the poison” e “Annalisa” e “Broken bones waltz”.

Un’ora e 17 brani dopo i sussurri di “Oh oh”, chili di feedback, con gruppo e pubblico oramai stremati, si chiude il concerto. Basterebbe così se non fosse che il patron Malgeri, impossessatosi del microfono, guida la claque per il rituale bis. Ancora due brani, quindi: sul primo Dario e Giulio si scambiano gli strumenti ma, come nelle leggi matematiche, il prodotto non cambia e, dopo una versione brevissima di “Inferno”, è tempo di uscire a respirare l’aria fresca dello Jonio.

Stupisce vedere quanta gente c’è fuori, quante facce note. I giudizi sono unanimemente positivi, e questo va a tutto merito di ODM.

Davvero una gran bella serata.



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