Le inutili polemiche sulla Boiler Room a Napoli

Boiler Room NapoliBoiler Room Napoli
24/11/2015 di

Che i social network funzionino principalmente come serbatoio di invidia e cattiveria gratuita è un’ovvietà che non vale nemmeno la pena argomentare, ma con le foto profilo appena alleggerite dalla bandiera francese, ecco che ieri sera viene servita su un vassoio la polemica perfetta: la prossima Boiler Room si terrà a Napoli il 10 dicembre, e suoneranno Joseph Capriati, Markantonio, Gaetano Parisio, Luigi Madonna e Flavio Folco.
Una lineup tutta maschile e tutta napoletana che da subito ha generato un volume di polemiche e campanilismo da cinepanettone francamente impressionante.

 

Leggere i commenti nella pagina ufficiale dell’evento è un'esperienza desolante: si va dalle battute da Bagaglino su Napoli e i napoletani (timore di venire derubati di tutto, all'evergreen "lavali col fuoco") da parte di gente che evidentemente ha qualche problema con metà della propria nazione, fino ai commenti volgari e sessisti in risposta alle provocazioni ("io invece tengo la foto quando tua madre me lo succhiava chiavata sei un lurido verme merda secca" Evvabbe'.). Molti altri invece esprimono il dissenso per la scelta artistica della lineup con toni ancora più esagerati e fuori dalle righe (si è invocata l'Isis per criticare dei dj, per dire).

A nulla serve ricordare l’importanza della scena elettronica napoletana, a nulla serve ricordare quanto Napoli abbia dato alla musica, sia quella fatta con i software sia quella suonata con gli strumenti; già dimenticata l’importanza della scena techno partenopea (che no, non è soltanto Joseph Capriati) per la quale basterebbe citare Lucio Aquilina o l’esperienza Angels of Love che negli anni d'oro dell'house italiana ha portato a Napoli i più importanti nomi del panorama mondiale, e come se non bastasse è riuscita nella difficile impresa di esportare questo prodotto anche all’estero.

(Il commento lasciato qualche minuto fa dagli organizzatori della serata, giustamente confusi)

Insomma, come di consueto è stato fatto un uso sproporzionato di energie e di tempo per delle idiozie, come chiedere se a Napoli usino le pizze come tappetini per vinili o quante risse contorneranno l’evento, invece di provare a commentare in maniera civile l'offerta artistica che Boiler Room regalerà alla città. Quindi provo a farlo io.

L’idea di far suonare Joseph Capriati è più che comprensibile: il dj è un nome simbolo per la città, magari inflazionato, magari troppo sulla cresta dell’onda ma non chiamarlo sarebbe stato come entrare al Mc Donald's senza prendere un Big Mac. I nomi chiamati ad affiancarlo invece fanno parte di una scena che evidentemente Boiler Room ha deciso di omaggiare. Nulla di male, ma non si può non notare come questa line up sia in contrasto sia con quella proposta a Milano qualche mese fa che con le altre Boiler Room nel resto del mondo. Per quale motivo le Boiler Room organizzate nel nostro paese non seguono la logica di quelle organizzate altrove? Perché questa allergia ai nomi di punta, importanti e internazionali?

Non c'è bisogno di iniziare ad elencare nomi di dj e producer a mo' di guida telefonica per capire che di artisti appetibili da affiancare a Capriati ce ne sarebbero stati eccome. Il sospetto è che basti solo il logo Boiler Room per portarsi dietro tutto l'hype di un evento entrato ormai nella wishlist di tutti i clubber mondiali: insomma, al netto dei gusti personali di ognuno, non si poteva osare un po' di più nella lineup e inserire qualche nome nuovo o almeno storico? Una scelta di questo tipo forse avrebbe generato più curiosità, ricerca, e voglia di scoperta togliendo invece energia alle polemiche da terza media per le quali abbiamo dimostrato di essere tristemente i campioni assoluti. 

In ogni caso andremo in Boiler Room e ci divertiremo come sempre, lasciando che a parlare sia la musica sullo sfondo di una Napoli meravigliosa.

Tag: opinioni

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