BOOK IT: Appuntamento numero #8 Rubrica

30/01/2009 di

Ritorna Bookit, la nostra rubrica letteraria. Come in ogni appuntamento, vi presentiamo cinque autori che ci sono piaciuti e che vogliamo consigliarvi. In questo numero: Gipi, Fabio Genovesi, Giancarlo De Cataldo, Gianni Miraglia, Luciano Bianciardi. A cura di Stefano Fanti.



Inizio il nuovo anno con l'ultima storia a fumetti di Gipi. "La Mia Vita Disegnata Male" (Coconino Press) è un'autobiografia-non-autobriografia, - in quanto fa convergere storie tratte dalla vita del Nostro con brani di fantasia - in chiave ironica, cinica e disincantata. Richiestissimo nelle librerie, segnalato da ogni rivista o giornale, e addirittura sdoganato recentemente dalla televisione, il volume si propone come capolavoro assoluto della grafic novel italiana e non solo, dopo gli ottimi precedenti, successi di critica e pubblico, Gipi, in questo caso, ha elaborato il suo "Infinite Jest". L'atmosfera che caratterizza lo scritto è allo stesso tempo ruvida e poetica, punk e raffinata, un crescendo emozionale che parte da un fastidioso disturbo (psico)fisico, si incrocia con la bizzarra storia di un pirata/scrittore (l'autore stesso), per concludersi con la cura, e, forse, la guarigione definitiva. Autoritratto di una mente illuminata, che incornicia una generazione ed un paese in maniera acuta ed efficace.

Romanzo immerso nell'estiva luce toscana, "Versilia Rock City", (Transeuropa) si propone come racconto brillante e spietato della vita di alcuni, deviatissimi – ma anche no – personaggi nati e cresciuti a Forte dei Marmi, tra turisti vip e case affittate per la stagione balneare. L'autore Fabio Genovesi, costruisce una storia divertente e acuta, pregna di spunti e riflessioni profondamente sensate e decisamente condivisibili. La provincia e la sua immobilità paiono essere i reali protagonisti della storia, con le vicende della stressantissima avvocatessa Roberta (in preda a deliri postadolescenziali) e Mario (ex Marius Dj, fallitissimo intrattenitore da vacanza), tra gli altri, a tracciare le linee guida, sorte di prototipi disgraziati, schiavi di loro stessi e dei loro ruoli. Componente fondamentale è senza dubbio la musica, che scandisce il ritmo nelle vite dei Nostri ed in particolare di Nello Cenni detto il Botta, ex tossico e aspirante Noè, essere becero ma reale, metallaro della prima ora, insensibile, ma l'unico, forse, con un vero scopo, uno scopo distante dalla realtà quotidiana, figlia dell'artificio e dell'apparenza.

Un libro da leggere tutto d'un fiato.

Proseguo con il fumetto "Un sogno turco" (Rizzoli 24/7) scritto da Giancarlo De Cataldo e disegnato da Giuseppe Palumbo. Una fiaba mediorientale tra il sacro ed il profano, dal sapore psichedelico e dalla veste plumbea. L'autore, in coda alla narrazione, parla di un sogno come guida nella scrittura dell'opera, e infatti è proprio l'aspetto onirico ad essere dominante, nella figura del protagonista e nelle sue vicende. Un racconto che parte dalla gioventù per chiudersi con l'anzianità in una sorta di cerchio temporale che include metaforicamente il viaggio - fisico e spirituale - del Nostro, dall'innocenza al delitto, dalla redenzione alla saggezza. Primo episodio di una trilogia, "Un Sogno turco" rappresenta senza dubbio un fumetto d'autore, un'opera che conferma le grande esperienza narrativa di De Cataldo e la suggestiva e azzeccatissima - nel contesto del racconto - matita (e pennello) di Palumbo.

Non è semplice entrare nei meccanismi mentali del protagonista di "Six Pack", opera prima di Gianni Miraglia uscita per Arcana Edizioni. Una volta connessi, però, non ci si può che attaccare con le unghie e con i denti alla tensione che contraddistingue il personaggio. Muscoli e cervello sempre tesi allo spasimo fanno di questi un antieroe moderno da celebrare ed allo stesso tempo compiangere. Più il racconto va avanti - in realtà non ci si sposta mai dallo stesso luogo, una palestra - più si acuisce il disgusto per le persone che circondano il Nostro, flaccidi manager o anoressiche esaurite non cambia, tutti fanno parte di un teatrino degli orrori che ben rispecchia la Milano (e l'Italia tutta) di oggi. Il sesso come la ginnastica sono solo parole inserite in una tabella, la realtà sta su un foglio ma spesso, questo, è poco leggibile. Spiazzante versione artificiale di un mondo che ha perso la bussola, "Six Pack" è una lettura che ti lega alla poltrona. Ma non per farti accomodare, bensì per torturarti.

In conclusione è necessario omaggiare una delle migliori menti italiane del dopoguerra, Luciano Bianciardi, giornalista e scrittore toscano, che, mai come ora, sta ricevendo l'attenzione che avrebbe meritato quando era in vita. Da poco nelle librerie grazie a Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, "Non leggete i libri, fateveli raccontare" è la raccolta degli scritti del toscano apparsi sulla rivista ABC nel 1967, un corso, in "sei lezioni per diventare intellettuale dedicate in particolare ai giovani privi di talento" – come da sottotitolo. I brevi articoli sono pura irriverenza e critica verso l'establishment culturale, ironia sadica sulla misteriosa – neppure lui la definisce – figura dell'intellettuale, il tutto in chiave cinica ma esilarante. Il candidato ideale per Bianciardi è un subdolo privo di capacità a parte l'astuzia, utilizzata per tagliare fuori gli altri e scalare imperi editoriali; dalla moglie al capo, tutte le figure che lo circondano devono essere raggirate e utilizzate al solo scopo di arrivare in cima.

In un paese in cui la parola meritocrazia sta perdendo (ha già perso?) ogni significato, un esempio perfetto di intuizione geniale. Ed è proprio questo a rendere speciale l'autore del fondamentale "La Vita Agra", era davvero avanti, vedeva lungo. Noi siamo nel 2009 e dobbiamo ancora raggiungerlo.



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