Afterhours - BOOK IT: Ballate di male e miele - intervista a S. Orlando Rubrica

10/03/2006 di



Abbiamo preferito intervistare l'autrice del libro piuttosto che parlarne in una (sterile) recensione perchè crediamo si possano soddisfare molte curiosità investigando sui perché e i per come della stesura e della realizzazione.

E Simona Orlando - oltre ad essere squisita persona - si è mostrata disponibilissima a scambiare qualche chiacchiera telematica con noi, svelandoci anche qualche dettaglio in più sull'opera in questione.

Da chi e quando è nata l'idea di scrivere un libro sugli Afterhours?
Andai in Sicilia durante la realizzazione di "Ballate per Piccole Iene" per fare un'intervista a Greg Dulli e rimasi con loro tre giorni. Da lì a poco scoprii che l'Arcana stava inaugurando la collana "Song Book", ovvero una serie di libri dedicati a artisti italiani di spessore, attenti ai testi, oltre che alla musica. Proposi il titolo e la casa editrice accettò immediatamente. C'era un vero e proprio buco editoriale su di loro e mi sembrava giunto il momento di riempirlo. Gli Afterhours si sono resi disponibili ad approfondire l'intervista e sono seguiti vari incontri; quello decisivo è stato la due giorni a Milano, con me, Giorgio e Manuel, blindati nella sala riunioni della Mescal.

Era chiara fin da subito la struttura che avrebbe assunto l'opera oppure si è sviluppata col tempo?
Era assolutamente poco chiara, sapevo solo che non era una biografia. Avevo molto materiale non ordinato cronologicamente, un magma caotico e quindici ore di conversazione con Giorgio e Manuel da sbobinare. L'unico modo per uscirne è stato far entrare tutto e dedicarmi ad una paziente operazione di copia-incolla, scarta-aggiungi, sposta-incastra, perdendo mille volte il capo come succede con lo scotch. Alla fine ho scovato il filo conduttore e ci ho cucito il libro.

Noto che il tuo stile di scrittura predilige spesso il gioco di parole. È un'attitudine che ti caratterizza da sempre oppure ti ha influenzato lo stile di Manuel nella stesura di questo libro?
Non direi che Manuel predilige il gioco di parole. Ha tirato fuori frasi dal cilindro, ha usato vari espedienti linguistici per amor di sperimentazione, ma non è quello il suo tratto distintivo. Comunque assonanze, metafore, paradossi, sono sempre stati nel mio stile. Non che io li preferisca, ma saltano fuori come pesci quando scrivo.

In diversi frangenti riporti stralci di testi. La selezione è avvenuta in completa autonomia oppure in collaborazione con Giorgio e Manuel?
Per la seduta psicanalitica avevo selezionato alcune frasi estratte dai testi, quelle che mi sembravano offrire spunti di discussione interessanti, e le ho sottoposte a Manuel per fargliele commentare. E' stata forse la parte più imbarazzante dell'intervista, la più didascalica, ma essenziale visto l'obiettivo del libro. A Manuel non piace autocitarsi.

Ti sei approcciata a questo lavoro da fan sfegatata o da attenta analista della discografia della band?
Non da fan, sarebbe stato più faticoso essere obiettiva e il risultato sarebbe stato un libro per i fan. Invece è per tutti, per chi cerca qualche aneddoto particolare, per i curiosi che vogliono scoprire gli Afterhours. In quanto band in circolazione da oltre quindici anni, ad ogni disco ha attirato nuovo pubblico, e chi l'ha conosciuta con i recenti lavori doveva essere coinvolto nelle precedenti avventure. E' la loro prima retrospettiva e, alla fine, è stata utile. Come dichiarano, è difficile riflettere sulla propria vita mentre la si vive: ogni tanto bisogna fermarsi e guardarsi.

Il tuo disco preferito degli Afterhours, sia nel periodo con il cantato in italiano che il primo in cui cantavano in inglese?
"Hai Paura del Buio?" perché fu generoso con i suoi diciannove pezzi, spiazzante per la sua disomogeneità, e per questioni nostalgiche legate al periodo che stavo vivendo, ma l'ultimo disco è quello che preferisco ascoltare: ha una bella maturità. Gli album in inglese sono acerbi e per me hanno valore solo in quanto embrione, scintilla.

La canzone prediletta?
Una è poca. Fammene dire almeno tre: "Carne fresca", "Rapace," "Oceano di Gomma".

La cover meglio riuscita?
"La Canzone di Marinella". Si sente che viene dalle budella, ed essendo un brano legato alla madre di Manuel, penso che acquisterà sempre più intensità con gli anni.

Il testo che più ti incuriosisce per la sua costruzione e quello per il suo significato?
Mi incuriosiscono tutti i testi nei quali è stato usato il cut-up, anche se pochi di quell'epoca mi piacciono, separati dalla musica. Preferisco quelli più narrativi, su tutti "Quello che non c'è", ma anche "Ballata per la mia Piccola Iena".

Se dovessi fare qualche critica agli Afterhours, artisticamente parlando, su cosa punteresti?
Dovrei aspettare il prossimo lavoro e vedere come reagiscono a quello che sta succedendo attorno a loro. Finora ho poco da contestare: hanno fatto un percorso circolare e i dischi sono anelli intimamente connessi l'uno all'altro, difficili da isolare. E poi sono già estremamente - quasi paranoicamente - critici nei confronti di sé stessi.

La scelta di intervistare Greg Dulli non è secondaria, visto e considerato che di persone che negli anni hanno ruotato intorno alla band ce ne sono state molte. Come mai, quindi, proprio lui?
Credo sia il personaggio che li ha affiancati più storicamente interessante. Dal loro incontro è nata una collaborazione fruttuosa, di gran qualità e ritengo che l'entusiasmo di Greg li abbia convinti a fare i passaporti per l'estero. Hanno fiducia in lui e nella sua esperienza, e il fatto che abbia voluto legare gli Afterhours al suo nome e li abbia ritenuti all'altezza di affrontare il mercato straniero, è un'ulteriore conferma del loro valore. E' una vittoria, aldilà del riscontro di vendite o di consensi. Significa che hanno un sound internazionale, una comunicatività che va oltre la lingua e una mentalità poco provinciale. Tra loro c'è stato uno scambio reciproco, non unilaterale, non il solito rapporto di sudditanza che si stabilisce con un artista famoso e straniero. Sono liberi di separarsi quando vogliono.

Nel finale del libro prendi posizione sul fatto che gli Afterhours spesso non abbiano avuto quell'esposizione mediatica che invece i numeri, a livello di pubblico, giustificherebbero in pieno. Ma in fin dei conti non è stato meglio così?
Diciamo che per me era importante portare, attraverso gli After, un esempio di percorso parallelo, in modo da non scoraggiare i molti musicisti già snobbati dai canali discografici o disgustati dalle loro dinamiche. Non credo sia un bene non avere esposizione mediatica: l'informazione è un diritto e la gente deve sapere cosa esiste per poter scegliere. Certo, a volte è meglio non avere esposizione mediatica in questo tipo di televisione, che omologa tutto e trita le personalità più delicate. C'è un pubblico pensante e attivo che cerca da solo la musica, ce n'è uno passivo che subisce la musica e si convince di averla scelta, ma c'è anche un gran fetta di pubblico che non ha tempo modo o consapevolezza e va assolutamente informata e formata. E' più numerosa di quanto si possa pensare e potrebbe fare la differenza, esigere una tv diversa e pesare sul sistema mediatico fino a contagiarlo.

A proposito di esposizione mediatica, forse anche la band ha le sue colpe. Dei video realizzati, ad esempio, pochi mi sembrano veramente riusciti sotto il profilo dell'impatto televisivo. Condividi quest'opinione?
La condividono anche gli After e nel libro confessano di aver sentito a tratti la mancanza di alcuni creativi freschi e illuminati ai quali affidarsi. Ma, probabilmente, video migliori non sarebbero bastati a dare più spazio al loro messaggio. C'è un ostruzionismo vero e proprio che si palesa quando sono esauriti i pretesti (il video troppo violento, troppo poco costoso e cazzate varie) e che trasforma gli esclusi in vittime. Gli After hanno reagito, ad esempio insistendo sui live, senza risparmiarsi.

C'è qualche periodo della carriera di Manuel e soci su cui avresti dedicato qualche battuta in più?
Ho dovuto equilibrare il libro parlando degli After come unica entità e tagliando ciò che riguardava le vicende personali. Avrei voluto scavare di più nelle personalità singole, che comunque emergono dalle pagine, ma rischiavo di sbilanciare troppo il tutto.

Ultima curiosità: è possibile che chi non segua gli Afterhours arrivi a comprare - o quantomeno a leggere - questo libro?
Spero di sì. Per i fan vale il passaparola e a loro lancio un messaggio. Se capitate in una libreria, prendete "Ballate di Male e Miele", che sicuramente è in poche copie e sepolto dietro quello di Pippo Franco, e portatelo avanti sullo scaffale. Così mi fate una doppia cortesia.



"Ballate di male e miele" di Simona Orlando
Arcana / Fazi editore (collana Musica / Song Book)
pp. 156 - € 14,00
In libreria dal: 27-01-2006
isbn: 88-7966-407-7

Simona Orlando scrive su Rockstar, Il Messaggero e Diario. E’ autrice del libro “L’urlo dei Rolling Stones” uscito per la Elleu.

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