Casino Royale - BOOK IT: Francesco Sapone - 'E di sopresa abbiamo 40 anni' Rubrica

21/11/2006 di



Le parole si sprecheranno. E' l'affetto che le detta, come un cuore che batte e pulsa e porta avanti la faccenda. Nessuno li aveva mai dimenticati, i Casino Royale. Mai del tutto. Sono, per molti, ancora qualcosa di intimo. Ben più della Milano che raccontano, ben più degli anni Novanta che rappresentano, ben più del modello di stile che hanno creato. Sono, semplicemente, per molti, la voce di una generazione. Della propria, anche. E senza motivo anagrafico preciso. Senza bisogno di una data segnata sull'agenda del Comune di Residenza. Una voce unica lontana dalle mode e dentro nel Tempo.

Lo sa bene Francesco Sapone, un avvocato calabrese nato nel 1966. 40 anni come loro. Eternamente giovane e incompiuto, dopo aver amato la musica e aver vissuto in empatia perenne le proprie vicende esistenziali con quelle del gruppo di Alioscia, decide di scrivere un libro. Per una piccola indipendente come la Round Robin. Sui Casino Royale, appunto. Un volumetto che li racconta dal punto di vista di un fan che conosce la band e diventa ben più di un semplice fan. Intrecciando ricordi di sè con quelli del gruppo, crea un breve romanzo a metà fra la biografia e l'autobiografia. Ma anche il diario.

Risultati? Discreti. Sapone non è uno storico. Non ha un approccio diacronico e non si documenta troppo su quanto accade di preciso negli anni' 90; non si pone perciò il problema di contestualizzare le vicende, di fornire un affresco storiografico dei fatti. E non è nemmeno un giornalista. Non sa che il famoso critico ed esperto musicale di "Almoust Famous" (film di Cameron Crowe del 2000) sia sua leggenda Lester Bangs, e più volte cita la generazionale hit di Beck "Loser" trasfigurandola in "Looser". E non è nemmeno un romanziere. Mancano infatti alla sua prosa la capacità di disegnare fluenti paesaggi letterari ed immagini a servizio di concetti.

Cos'è, allora, Sapone? Sapone è, semplicemente, un fan. Onesto. Lucido anche se innamorato perso. Uno che fornisce la sua esperienza e la sua passione e le sue storie a chi si è avvicinato (o mai allontanato) da una band che ha veramente rivoluzionato il modo di fare – e pensare – la musica in Italia. Uno che con la sua naturalezza e la sua quotidianità può raccontare di un'epoca: "Non ho ancora capito cosa cercassimo in quelle serate. Nuovi amori, sesso facile, qualcosa con cui farci. Non saprei. Ricordo pero' che nonostante l'insoddisfazione perenne ci divertivamo tanto", dice di quando va in giro ascoltando i Clash. E pur senza fornire morbosi retroscena e aneddoti propri di una biografia coi controfiocchi, e a volte scadendo nel rischio agiografia-banalità, dimostra quanto una generazione stia tentando di fare ordine riappropriandosi dei propri simboli. Non dunque un libro di critica, ma un'acustica storia di avvicinamento fra persone che scoprono di volersi bene attraverso la musica a cui vogliono bene. Ovvero, semplicemente, il motivo per cui siamo tutti qui. A spingere ancora.

(Francesco Sapone, "E di sorpresa abbiamo 40 anni" - Round Robin - 2006 - 117 pp. - 8,00 euro)



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