BOOK IT: Intervista ad Alessandro Baronciani

(Foto di Sarmax)

La Black Velvet ha pubblicato "Quando Tutto Diventò Blu" il secondo libro di Alessandro Baronciani. Ve ne proponiamo un estratto. Stefano Fanti l'ha intervistato.



Come nasce la storia che ci racconti in "Quando Tutto Diventò Blu"? C'è qualcosa di autobiografico?
Volevo scrivere una storia d'avventura. Mi sono sempre piaciuti i film di Indiana Jones oppure quei film con Michael Douglas e Kahleen Turner tipo "All'inseguimento della pietra verde". Amavo le storie ambientate nella giungla. Forse così ho iniziato a desiderare i fumetti. Avevo un disperato bisogno di avventura e allora non potendo scaricare i film o comprarli in videocassetta (non esistevano entrambi) ho cominciato a cercare dei validi surrogati in edicola. Mi ricordo che quando ero alle elementari la maestra ci raccontò che Emilio Salgari scrisse tutti i suoi libri restando a casa sua fantasticando su un atlante geografico. Penso che non avesse mai visto una giungla in vita sua e tanto meno una fotografia in bianco e nero. Io invece ho provato moltissime volte a disegnare una giungla con pessimi risultati: avete idea di quanti tipi di piante, alberi, liane, fiori, cespugli e animali esistono nella giungla? Come facevo alle elementari a disegnare tante cose in una inquadratura sola? Poi un giorno parlando con Davide Toffolo mi sono chiesto se oggi esiste ancora quel tipo di avventura, o se qualcuno ancora desidera quel tipo di storie e ambientazione. Un po' come chiedersi se avrebbe avuto successo una serie a fumetti di Mister No se uscisse oggi in edicola. E poi c'era questa cosa di Google Earth che mi aveva tolto le parole di bocca: un fantastico mappamondo dove era possibile vedere il mondo restando seduti a casa davanti al proprio computer. Fantasticando su posti e guardando le immagini fotografiche scattate dai turisti e caricate direttamente sul web. Sicuramente Salgari sarebbe uscito di testa. Questa cosa di poter avere una avventura restando a casa propria mi ha portato a deviare l'idea che avevo di una storia nella giungla. Ho cominciato a pensare ad una persona che avrebbe voluto avere una avventura ma che non poteva, o che non voleva, uscire di casa. Ed è qui che mi sono venuti in mente gli attacchi di panico. Mi è capitato tra le mani un libro/intervista a Cassano si chiama "Liberaci dal male oscuro". Cassano è uno dei più noti psichiatri italiani.

E' un testo anni 90 che insiste un po' troppo, forse, sull'aspetto curativo degli psicofarmaci, però è valido perché racconta tutte le malattie da depressione e da disturbo di attacchi di panico. Quindi ho cominciato a pensare di provare a raccontare un'avventura moderna, qualcosa che navigasse dentro di noi e non fuori per il mondo.

Poi, come per l'altro libro, ho cominciato a parlare con i miei amici di una storia sugli attacchi di panico, e a raccogliere testimonianze. Ragazzi che avevano avuto relazioni con ragazze. Ragazze che sono state male, amici che per la prima volta scoprivo di essere stati male e di aver sofferto di depressione.

Poi ho cominciato a disegnare, stando attento a non pisciare fuori. Un argomento come questo avrebbe potuto mettermi in difficoltà. Di una cosa ero certo, non volevo disegnare mostri che raffigurassero la malattia e tanto meno fare il dottore su cose mediche che non conosco. Una mia amica mi aveva raccontato che quando soffri di attacchi di panico è come se fossi rinchiuso dentro una bottiglia di vetro, puoi vedere fuori ma è come se fossi separato dalla realtà. Ecco, mica potevo mettermi a disegnare una ragazza dentro una bottiglia. I simboli sono immagini che aiutano il dialogo ma disegnate fanno schifo. Come dicono gli Uochi Toki: switchate sui simboli quando non potete capire la realtà per poi tornare alla realtà quando non comprendete i simboli. Ho pensato che la protagonista dal libro poteva sentirsi "rinchiusa in una bottiglia" ma in realtà lei era nella sua stanza, a letto, semi addormentata, con le finestre abbassate per non fare entrare la troppa luce. Tutto questo doveva farti capire la sua sensazione. Il suo stato delle cose.

Lavori spesso con i gruppi musicali per grafiche di dischi e merchandising, come nasce la collaborazione con le band? Ti cercano loro, li cerchi tu, amicizia?
Un po' e un po'. Mi propongo io quando il gruppo mi piace o perché sono amici. Curo l'aspetto grafico di alcuni dischi de La Tempesta e anche di Holidays Records. Ci tengo. E non è che faccio sempre quello che mi pare. Molte volte è una sfida, di tempo e di soldi a disposizione, è un lavoro di gruppo, e non solo. Nel senso che devi cercare di convincere che alla fine, tra le proposte, quella che viene scelta è la migliore per tutti. Tranne per il disco degli Afraid, li ho avuto veramente carta bianca. Poi dischi e grafiche è una cosa buona. Un po' perché ho sempre dei lavori nuovi che mi piacciono da mettere nel portfolio, un po' perché amo l'etichetta inglese 4AD e il suo grafico Oliver Vaughan che ne ha curato tutte le sue uscite rendendola una casa discografica unica al mondo. Faceva cose incredibili quando ancora i mac avevano lo schermo in bianco e nero. Ecco, una specie di Oliver Vaughan di casa nostra.

"Una storia a fumetti", il tuo primo libro, verrà ristampato con una storia inedita. Qualche anticipazione?
L'episodio è il primo uscito in abbonamento e si chiama R. Era rimasto fuori dalla raccolta perchè raccontava avvenimenti successi molto prima della storia completa. Già che non si capiva niente, aggiungere questo episodio rischiava di rendere ancora meno comprensibile il tutto. Poi però mi sembrava bello festeggiare la ristampa e completare il libro con questo fumetto che era stato lasciato fuori. All'inizio ad Omar (l'editore) non piaceva questa idea. Soprattutto nei confronti di chi aveva già comprato il libro, e io gli risposi che si vede che non era cresciuto ascoltando i dischi dei Cure. Penso che Robert Smith sia la persona più "mascalzona" di tutta la storia della wave. Prima dei cd con la traccia nascosta, le versioni in cassetta dei suoi dischi riservavano sempre delle belle sorprese. Live, canzoni inedite, interi lati-b con colonne sonore di film. Oppure differenti playlist dello stesso disco. Tipo: nel cd si trovavano delle canzoni in più del vinile, ma il vinile era stampato su cartoncino effetto ceramica. 45 giri che venivano ristampati con diverse canzoni nel lato b. Non ho mai pensato che fossero operazioni di marketing ma piccoli regali disseminati qua e là nella loro discografia. Da qualsiasi disco tu iniziassi ad ascoltarli eri sicuro di iniziare con una sopresa. Quindi se volete proprio prendervela con qualcuno non lo fate con Omar ma date la colpa ai Cure.

Cosa maggiormente ti ispira nel tuo lavoro da fumettista, la musica, il cinema, la letteratura? Quali e in che percentuali?
Andare in auto, maggiormente. Sulla panoramica. E' una strada costiera sopra Pesaro che porta dalle Marche alla Romagna. Passa sul mare. E poi i viaggi in treno. Intercity delle 19 e 48. In autostrada invece non mi viene in mente niente. Devi stare concentrato sulla strada. Gli autogrill sono sempre uguali. Tra Bologna e Milano poi è una tristezza infinita. Per fortuna a Reggio hanno fatto il ponte bianco a spicchio di limone. Una specie di cattedrale nel nulla grigio dell'autostrada da una parte e l'alta velocità dall'altra. Ascolto sempre tanta musica ma per escludere le persone che parlano sul treno. Ascolto l'ipod anche se mi sa che 4 ore di treno di mp3 fanno venire il mal di testa. Un po' come quando guardi troppi filmati su youtube e poi esci e vai al cinema e vedi giganti.

Come coniughi i fumetti con la grafica e i tuoi altri impegni? Insomma, quanto tempo dedichi esclusivamente al fumetto?
Poco. I fumetti purtroppo non sono il mio lavoro. Mi piacerebbe che lo diventasse, ma in Italia è un po' difficile. Non impossibile, ma difficile. Soprattutto se vuoi fare i tuoi fumetti e non disegnare quelli degli altri. I viaggi in treno sono il tempo che dedico ai fumetti. 4 ore non sono poche anche se quando avevo iniziato a venire su a Milano, dieci anni fa, mi sembravano durare di più. Tipo una volta leggevo un fumetto, Internazionale, mangiavo, poi prendevo appunti e disegnavo. Oggi non faccio in tempo a tirare fuori le cuffiette dell'ipod che sono a San Donato.

In che modo differisce il tuo esprimere emozioni attraverso la musica che fai con gli Altro e attraverso il fumetto? Riprendendo una domanda che ti fece Jukka Reverberi in un'intervista uscita su Rockit qualche anno fa, naturalmente con la tua prospettiva odierna: "Che potevi dire con un gruppo che i fumetti non ti permettevano?" E vicevarsa aggiugo io.
Jukka mi ha fatto un'intervista dove mi faceva questa domanda? ...non ricordo nemmeno cosa avevo risposto. E se poi rispondessi una cosa che contraddice quello che ho detto una volta? La risposta è difficile. Quello che faccio negli Altro è il risultato di qualcosa che passa attraverso tre persone. Da sola non esisterebbe, o sarebbe qualcosa diverso. Nel fumetto sono da solo. Quindi quello che dico è quello che riesco a fare. Se ci fossero più persone a disegnare con me magari verrebbe qualcosa di più grande. Una volta un fumettista di Bologna disse che non capiva perché quello che suono è così diverso da quello che disegno. Diceva: da una parte urli dall'altra racconti storie d'amore minimaliste. Per fortuna in sala c'era Ratigher che gli rispose che non vedeva nessuna differenza: entrambi erano la stessa cosa perchè non per forza essere minimalisti significa dire le cose sottovoce. E a questo fumettista disse che faceva bene a smettere di imitare Igort.



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L'articolo BOOK IT: Intervista ad Alessandro Baronciani di Stefano Fanti è apparso su Rockit.it il 2009-03-25 00:00:00

Tag: speciale

COMMENTI (5)

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  • sospesoa 15 anni fa Rispondi

    infatti chiedo scusa per la mia rettifica , ma avevo frainteso!
    sono paranoico,e soprattutto sono il primo che non vede cosa ci puo' essere di interessante in quell che fa...


    :)
    andrea

  • bottlebaky 15 anni fa Rispondi

    Ecco la risposta....bel pezzo e bellissimo video, semplicemente non c' entrava con l' argomento, tutto qua.

  • sandro 15 anni fa Rispondi

    Sono semplici problemi di Cache
    I Sospesoa avevano precedentemente quello spazio e quando lo spazio è stato assegnato all'intervista è rimasta l'immagine. Se avessi svuotato la cache l'immagine sarebbe cambiata subito.

  • sospesoa 15 anni fa Rispondi

    Perche' con molta passione provo a fare musica da un po' e questo video e' stato ritenuto ben fatto e meritevole di essere in home page su rockit.

    semplice no?
    andrea

  • bottlebaky 15 anni fa Rispondi

    Perchè in home page c' è una immagine del video di Sospesoa?