Brescia - Losine Breno Live report, 24/05/2003

03/06/2003 di Federica Gozio



Nel bucolico contesto di un piccolo paesino immerso nelle valli bresciane, si sono esibiti Blank Dirt e Bogartz, accasati alla neonata etichetta indipendente Moo Rec., che sembrerebbe essersi accaparrata due gruppi davvero interessanti e promettenti.

Tocca ai Blank Dirt aprire la serata, un trio bresciano attivo da pochissimo ma che nei live sinora proposti ha sempre riscosso tra il pubblico massicci consensi, giustificati dalla rabbia e dalla spontanea convinzione con cui i tre aggrediscono i pezzi esternando, una percepibile voglia di dominarli per gettarli in pasto al pubblico incollandone l’attenzione. Quello proposto è un rock‘n’roll puro, primitivo, suonato più che ragionato, vissuto più che studiato; non una semplice immedesimazione nelle canzoni, ma un complesso ‘essere’ nelle stesse, al punto da persuadere e coinvolgere anche chi ascolta dall’esterno, non di frequente abituato a tanta irruenza. Ed il successo non si esaurisce esclusivamente nell’esuberanza delle performance, poiché l’ascoltatore non viene martellato da suoni scomposti - tutt’altro! - ma la grinta trova espressione associata ad efficaci ed imprimenti melodie. Nicola e Dario, rispettivamente chitarra e basso, si contendono le canzoni, a tratti sovrapponendosi, lasciando però a Nicola i brani dalla venatura più sognante e malinconica, mentre Dario è chiamato ad eseguire i pezzi più hard, attuando scelte che probabilmente manifestano anche l’indole dei singoli elementi e connotando il gruppo di una propria personalità. Al centro Luca, batterista, che scandisce il tempo dettando però le sue regole senza schemi prevedibili e con estrema versatilità.

Il concerto ha inizio con i tre pezzi che compongono il primo ep in uscita: per prima la folgorante “Trip fontain”, talmente intensa da provocare un black-out elettrico che ha quanto meno il merito di rendere più realistico l’impatto impetuoso del gruppo. Si prosegue con uno scambio di ruoli tra basso e chitarra in “Eugene”, pezzo strumentale che offre spazio a virtuosismi chitarristici e subito dopo divagazioni psichedeliche in “Days fall”, mentre una massiccia dose di rabbioso r‘n’r alla Q.O.T.S.A. in “Rock‘n’roll 2003”; un indovinato giro di basso in “What if” ed un convincente omaggio agli Stooges con “Search and destroy” chiudono l’esibizione di questo giovane trio.

In definitiva l’irruenza e l’impulsività nell’esecuzione, improntata soprattutto sull’urgenza di esternare le proprie passioni, cela ancora un po’ di plausibile inesperienza - soprattutto nel misurare e controllare l’energia scatenata a tratti a discapito della tecnica - ma è vivamente consigliato a chi ancora non avesse avuto l’opportunità di assistere ad un loro concerto di provvedere quanto prima: raramente è riscontrabile un successo così immediato nei confronti del pubblico.

La maturità l’hanno invece raggiunta i Bogartz, che concludono la serata proponendo per lo più i brani tratti dal loro ultimo strepitoso “Honeymoons in the desert”, primo lavoro uscito appunto su etichetta Moorec. accolto con entusiasmo dalla critica. L’atmosfera si fa quindi più ‘noir’, poiché adesso la presenza scenica è contraddistinta dal sax che contribuisce, ora in veste di protagonista ora come spalla, ad incupire l’atmosfera caricandola di provocanti influssi blues, e da un carismatico cantante, nonché bassista, che modulando con duttilità la voce calda e tenebrosa si presta ad un’accattivante performance esprimendo un innato charme.

La musica è corposa e compatta, i suoni uniformi, perfettamente dosati, anche se probabilmente è un tipo di concerto che meglio si adatta ad ambienti chiusi, che non consentano alle seducenti note di disperdersi nell’aere, ma le addensino aumentandone l’intensità. L’impressione è che gli stessi abbiano bisogno di eseguire un paio di pezzi per ambientarsi, perché poco convinti del suono di cui chiedono conferma al pubblico che, con suoi ascoltatori più attenti, annuisce. L’impatto diventa quindi meno violento e l’esecuzione più controllata, ma il concerto si snoda tra ballate avvolgenti - prima tra tutte l’affascinante “Jennifer” - e brani più eccentrici, tra cui la veemente “Diane Lane” in cui il sax lascia spazio all’armonica, in un continuo crescendo di emozioni che si insinuano progressive ed indelebili. Anche da parte loro un tributo al rock di Stooges e Iggy Pop con “T.V. eye” per un finale appassionante con un’involontaria strage di microfoni, maldestramente atterrati in sequenza da Andrea, che alla fine, per ‘par-condicio’, abbatte beffardo anche il superstite.

La serata si conclude, il locus amoenus riprende il possesso dei suoni, le luci si spengono lasciando accesa la voglia di rivedere entrambi i concerti: complimenti alla Moo Rec. per l’intuito!



Scalette

Blank Dirt
- Trip fontaine
- Fun
- When it’s over
- Pleasant forms
- Eugene
- What if
- Search & destroy (The Stooges)
- Rock’n’roll 2003
- Days fall

Bogartz
- Dolly’s party
- Eyewitness
- Miranda on the rooftop
- Rocket 6
- Worry
- Diane Lane
- Jennifer
- Do you no harm
- Lizard
- T.V. eye (The Stooges)

Pagine: Bogartz Blank Dirt

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    "Zeta reticoli" dei Meganoidi compie 15 anni e continueremo ad amarla per sempre