Buon Senso e Passione

20/10/2008 di

(Foto di Glasshouse)

Contattare gli artisti, accogliere tutte le loro richieste e fare il possibile per esaudirle. Saper gestire i cambiamenti - delle ultime ore, degli ultimi minuti, le vere e proprie emergenze - coordinadosi con i vari direttori d'albergo. Elisabetta è stato un ingranaggio fondamentale per la macchina del Sorpasso. L'ha curato: dalla nascita fino a quando ha camminato con le sue gambe. Passioni, paure, amori. Ci racconta.



Gli ingranaggi della "macchina Sorpasso" hanno cominciato a coinvolgermi pochi giorni dopo il MI AMI, a Giugno. Un saluto veloce in redazione prima della partenza alla volta di Roma, la meraviglia del nuovo sito e una proposta: occuparmi della sistemazione delle band in albergo. In genere riesco facilmente a trovare sistemazioni di fortuna per i miei amici, quindi allocare un centinaio scarso di persone in albergo, m'è sembrato più che semplice.

Niente di più sbagliato invece.

Pian piano ho realizzato: non persone comuni, ma musicisti, che nell'immaginario comune, un po' scontato e piatto, hanno preso la fisionomia di allegri rompicoglioni hippie presenti in massa a Roma per una Nouvelle Woodstock all'Amatriciana, al vaglio dello sguardo inquisitore di direttori d'albergo con la puzza sotto il naso anche davanti a variazioni nu-punk di danarosi turisti giapponesi.

E allora vai, parla, spiega che.

Non si tratta di prenotazioni e basta. Tutto sarà un continuo lavoro in fieri: "…Fermatemi una doppia…anzi no, due singole…ma come non ci sono più camere?" e così fino ad almeno due giorni dopo l'evento, quando bisogna tirar le somme definitive. Ma la flessibilità pare un punto di vista inusitato, anche quando si ha a che fare con ostelli, almeno sulla carta più friendly.

A tre settimane dal festival, per fortuna, l'albergo è stato trovato. Gestori disponibili, gentili, emozionati dall'evento, creativi nella risoluzione di problemi a qualsiasi ora del giorno e della notte. Con l'effetto finale di un piacersi reciproco, perché a volte basta solo un po' di buon senso, e con i "se" e con i "ma" ci fai solo un polpettone d'aria senza sostanza.

Solo che quando ormai gli artisti erano sistemati, io rimanevo senza casa. Perché sbattersi la porta alle spalle dopo una litigata coi propri familiari trascende l'età adolescenziale e può virare sul definitivo ad una certa età.

La manovra era solo innescata, la corsia di accelerazione invasa, il Sorpasso in via d'esecuzione. Le strade giovani di Roma sapevano ormai tutto perché "certi tipi" quando sporcano, insozzano davvero, così che negli ultimi giorni la gente quasi ripeteva a memoria il cast.

I romani soddisfatti, ma anche il lombardo, il piemontese, il veneto e il pugliese venuti per primi da Milano, in avanscoperta. Con la retroguardia degli altri collaboratori milanesi arrivata in supporto il venerdì del festival.

Ora lo posso dire, ad una manciata di giorni dopo questa esplosione di stati d'animo, ho adorato questo delirio. Giovedì mattina non avevamo ancora un palco, la birra, la sicurezza di un pubblico. Venerdì c'erano il palco, la birra, i cocktail violenti, la gente, la musica, la gente, la musica, la gente… Che, parliamoci chiaro, non erano le migliaia che ormai il MI AMI magnetizza a Milano, ma centinaia, alla chetichella, e soprattutto fin dalle prime ore del pomeriggio. Una scommessa vinta con quei "culi pesanti di un certo pubblico romano", abituato più a vivere al chiaro di luna che al tramonto di freschi pomeriggi autunnali.

E le telefonate di Federico Fiumani, il suo amico inglese, la Comaneci spersa sul Grande Raccordo Anulare, i gruppi fermi all'entrata del parcheggio, le corse per raggiungerli, il viso teso di Giorgio Canali, i Port Royal che mi propongono un fidanzato tedesco, la mia sindrome da piccola fan in piena crisi davanti a Paolo Benvegnù e al suo manager, Eildentroeilfuorieilbox84 impegnato a farmi arrossire, il mio fare da pitbull in certi frangenti.

Sono cose che devi vivere nel momento in cui ti (ac)cadono addosso, è pienezza di un qualcosa che hai visto nascere e crescere davanti a te e che ora cammina e va zampettando in cerca continua di sicurezza, e tu l'accompagni per non farlo cascare mai, ma soprattutto col desiderio che continui a crescere.

In un attimo ti ritrovi a dover prendere delle decisioni, non più sangue nelle vene, ma adrenalina pura da "hic et nunc". Così credi che sia anche la situazione ideale per dirgli: "Mi sono innamorata di te, ed era meglio se non accadeva" e scoppiare a piangere per la liberazione di averlo detto. O forse semplicemente perché la risposta "…sei speciale, ma è meglio se ne parliamo in un altro momento", annulla quel momento nello stesso istante in cui viene proferito.

Schietto e lampante.

Chiaro, come realizzare che è "quasi più facile" gestire un festival di due giorni, che i propri sentimenti.

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