Baustelle - Calamita - Cavriago (RE) Live report, 22/10/2005

12/11/2005 di Rosa Luxemburg



Il Calamita di Cavriago, dalle parti di Reggio Emilia, ospita la prima data del tour de "La Malavita", terza prova dei Baustelle e prima sortita nel mondo dei grandi. Il disco esce infatti per Warner e sorprende piacevolmente che il booking resti affidato ad una realtà storicamente indie come Locusta. Al Calamita il gruppo ha anche preparato nei giorni precedenti il set dal vivo e prima di cominciare a raccontarvi di questa serata bisogna fare un riassunto delle puntate precedenti.

"La Malavita" è stato finito più o meno a marzo 2005 e nei sei mesi successivi il gruppo ha perso per strada Fabrizio Massara, una delle sue anime musicali, tastierista, arrangiatore e compositore (e soprattutto amico fraterno di Francesco Bianconi) che al termine dei lavori in studio ha lasciato, non sappiamo quanto definitivamente, il progetto a cui aveva contribuito grandemente sotto diversi aspetti nei due dischi precedenti. Un abbandono che ha rivoluzionato un po' la faccenda, col gruppo impegnato a giocarsi il futuro nel difficile terzo album su cui la major di turno pare stia puntando moltissimo. Vero o no che sia, l'uscita di Massara ha provocato inevitabili cambi di linea e dal vivo il gruppo ha optato per una soluzione più chitarristica e rock rinunciando al lavoro sui suoni elettronici di Fabrizio, un campo abbastanza minato che pare essere stato per il momento accantonato. Prima di entrare in studio tra l’altro i Baustelle hanno (ancora) cambiato la sezione ritmica. Sul palco Ettore Bianconi, fratellino di Francesco, sostituisce Massara ma la sua presenza è più defilata e il concerto sarà forse meno sofisticato ma sicuramente di maggiore impatto rispetto a quelli del tour de “La moda del lento” (Mimo, 2003). Alla batteria troviamo Claudio Chiari, un reggiano alla corte di Montepulciano e già nei Sonica qualche anno fa: il suo ingresso ha contribuito molto in sede di preproduzione. La sferzata impressa dalle sue batterie è un tratto distintivo sia del disco che del concerto. Sei erano e sei restano sul palco, i Baustelle, ma del nucleo originario sono rimasti solamente Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini rispetto alla formazione iniziale del “Sussidiario Illustrato della Giovinezza” (Baracca & Burattini, 2000).

Finita questa verbosa premessa partiamo a raccontarvi il primo concerto di questo nuovo tour, attesissimo bisogna dire. Il Calamita è, semplicemente, preso d'assalto. Un posto dove stanno comode cento, centicinquanta persone diventa una bolgia da trecento anime. Più che un concerto di pop evoluto sembra di stare ad un concerto punk. Gente che sa i brani a memoria di un disco uscito da quarantotto ore, pogo, caldo, sudore. "Follia Baustelle" come qualcuno ha scritto. Si sono radunati a Cavriago fans da tutta Italia, persone che aspettavano da parecchio questo momento e disposte a trasferte che di solito sono dedicate agli U2 o ai REM (si mormora che ci fossero seguaci giunti fin dalla Calabria per non perdere l’evento). Beh, non sappiamo dirvi con precisione se i Baustelle suonano divinamente o no, ma possiamo giurare che chi era là dentro si è emozionato parecchio e che le nuove canzoni non hanno nulla da invidiare a quelle dei dischi, bellissimi, precedenti.

Il live parte con l'intro strumentale che fa da incipit a "La Malavita", poi subito "I provinciali", un pezzo che da molti anni è parte del repertorio ma che non era mai stato inciso e che stasera è il ponte perfetto tra le due fasi del gruppo. Segue "Arriva lo yè yè", già secondo singolo de "la Moda del Lento" e brano che aprì le porte ad un pubblico più vasto. E poi ci si tuffa piano piano nella Malavita, prima "Sergio" e poi "Revolver" e "Il Corvo Joe" preceduti da "Love Affair". E sì, forse i suoni non saranno perfetti, ma il Calamita deve essere difficile da far suonare bene, con tutta questa gente che non se ne è mai vista così tanta, lì dentro; con un palco piuttosto piccolo per tanto ben di dio. Rachele e la sua tastiera stanno praticamente a mezzo metro dal pubblico e se la vostra cronista allungasse una mano potrebbe suonare qualche nota pure lei. Insomma, qui più che la compattezza e la precisione valgono le sensazioni e stasera non mancano di certo. Il gruppo è in perfetta simbiosi col suo pubblico e Francesco (bellissimo) per un attimo perde il suo aplomb da poeta maledetto per diventare una rockstar ancora e fortunatamente a tasso zero di posa in "Un Romantico a Milano", brano che ha le carte in regola per diventare il secondo singolo. Il ritornello spacca ancora di più di quello, già di per sè ossessionante, de "La Guerra è Finita" eseguita poco dopo. Poi, verso la fine di un concerto che prevede anche l'inattesa "Arrivederci" e la politicissima "A vita bassa" (testo ispirato da un articolo di Marco Lodoli: "...hai ragione Monica/la sconfitta è storica/ma non posso dirtelo/posso solo piangerlo/e vederti crescere/come cresce l'edera/come il rovo su pietre e macerie...”) il gruppo presenta un brano difficile da riconoscere. Una cover stravolta omaggia una icona pop per eccellenza: Patty Pravo. La scelta cade su "Come una bambola", che la Strambelli presentò a Sanremo conciata come una geisha giapponese nel 1984 (non confondetelo con "La Bambola" sempre della Pravo ma risalente al 1968). La versione baustelliana predilige ruvidezza dove l'originale è invece minimale, melodico e giocato sulla voce magica di Nicoletta; Rachele Bastreghi alla voce fa un miracolo, mantenendo la poesia del brano pur giostrando su una base molto più dura e stravolta. Resta anche lo spazio per pezzi storici come “Gomma”, “La canzone del riformatorio” e “Le Vacanze dell'83” (che Francesco stremato lascia cantare al pubblico in delirio) a riprova che il gruppo non intende rinnegare nulla della sua ormai non breve storia… e tutto il resto è inutile.



(Foto da Mtv)

Scaletta (senza pretesa di esattezza filologica)

Cronaca Nera
I provinciali
Arriva lo yè yè
Sergio
Love Affair
Revolver
Il corvo Joe
Romantico a Milano
La canzone del parco
La guerra è finita
Come una bambola (cover)
La canzone del riformatorio
Arrivederci
Gomma
Le vacanze dell'83

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati