Il concerto dei Calibro 35 al Suo.Na festival di Napoli Live report, 03/04/2014

Foto di Luigi Maffettone - I Calibro 35 tornano a Napoli dopo molto tempo, e la città li accoglie in trionfoFoto di Luigi Maffettone - I Calibro 35 tornano a Napoli dopo molto tempo, e la città li accoglie in trionfo
09/04/2014 di

Sono passati due anni dall’ultima calata partenopea del quartetto più losco della musica italiana, e ieri come due anni fa è il festival Suo.Na. a portarli in città. La cornice non avrà la potenza di quella dello scorso appuntamento, il castello del Maschio Angioino, ma personalmente posso gioire perché questa volta i Calibro 35 sono protagonisti assoluti della serata, e il pubblico che affolla il Duel è lì tutto per loro.
C’è chi si stupisce del successo di questo gruppo, che propone funk strumentale con influenze jazz e psichedeliche e oltretutto lo fa richiamando un immaginario, quello dei noir e dei poliziotteschi italiani anni ‘60/70, che non ha mai goduto di grande considerazione dalle nostre parti (se si esclude il successo di “Romanzo Criminale”), nonostante il suo fruttuoso rapporto con la musica. Ma la verità è che per stupirsi del loro successo bisogna aver sentito poco o male i lavori dei Calibro, dove l’operazione filologica e lo spessore dei musicisti si sposano con un tiro ed un talento per la melodia squisiti; ma soprattutto bisogna non averli visti sul palco, dove il gusto retrò per l’anima oscura dei nostri anni ‘70 diventa un’atmosfera unica, e dove la padronanza tecnica diventa spettacolo puro. Sfido a pensare altro davanti al tentacolare Gabrielli e al suo giostrarsi tra tastiere, sassofono, flauto traverso e cori nello spazio di una canzone, o davanti alla grazia, alla fantasia e alla precisione di quel metronomo umano che va sotto il nome di Fabio Rondanini.



Il concerto si apre, comprensibilmente, con il “Prologue” dell’ultimo parto in casa Calibro, “Traditori di Tutti”, che è ovviamente il protagonista della setlist e che viene suonato quasi per intero. Chi, come me, appena sentito l’album ha iniziato a leccarsi i baffi pensando alla sua resa live, ha dovuto aspettare qualche mese di troppo, ma la pazienza è stata ampiamente ricompensata. E così via con “Mescaline 6” e ”Annoying Repetitions” , due momenti di psichedelia pura, con le armonie stranianti di “One Hundred Guests” e la cavalcata di “Giulia Mon Amour”, e ancora con l’ultimo singolo, “Vendetta!”, funk ed echi morriconiani guidati da Massimo Martellotta, per l’occasione all’organo elettrico. Su tutte trionfa “Stainless Steel”, quattro figuri in passamontagna e un riff schiacciasassi scagliato sul pubblico, nella messa in scena più rappresentativa di un concerto dei Calibro 35.

Ovviamente non manca spazio per i classiconi, che a un concerto dei Calibro 35 sono spesso classici due volte, almeno se parliamo di quelli dei primi due album del combo. E, accanto a hit di sicura presa come “Uh Ah Brr”, o a tirate devastanti e facili anche da pogare come le due “Ogni Riferimento…” sono proprio i pezzi tratti dall’immenso e spesso sconosciuto patrimonio musicale del cinema italiano anni ‘60/’70 a far impazzire di più il pubblico. Così accade che il riff di “Notte in Bovisa” diventa un coro di popopo che neanche allo stadio, che in molti si arrischino ad imitare il coretto femminile di “Gangster Story”, e che il pogo e le danze si scatenino al punto che la security del locale, probabilmente in un eccesso di zelo, intervenga per calmare un paio di ragazzi. Proprio gli stessi ai quali, poco dopo, Gabrielli sarcasticamente dedicherà il bis, in risposta a una serie “non parlare, suona!!” lanciati durante un breve discorso del polistrumentista toscano. Maleducazione? Di sicuro, ma anche segno che a Napoli c’era voglia di Calibro 35. “Qui non ci veniamo spesso, e a vedervi in tanti di giovedì sera viene da pensare che dovremmo venirci di più”, aveva detto prima lo stesso Gabrielli. Speriamo bene.

Tag: live concerti report

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