I Camillas - I CAMILLAS E LA TECNOLOGIA: Impegno due, I pulsanti Rubrica

11/11/2009

(Le illustrazioni sono di Fabrizio La Scimmia)

A cadenza bimensile I Camillas ci parlano di tecnologia, argomento che per troppo tempo è stato ignorato da Rockit. Nel primo episodio erano partiti dalle basi, i manuali, ora proseguono con i pulsanti, il congegno tecnico senza cui nessuna tecnologia può esistere.

 



Zagor fingeva di essere sulle giostre a 78 giri e si lasciava andare. Adorava il suo modo di ciondolare la testa all'indietro. Il suo proprio modo. Una scheggia emozionata che vortica sul calcinculo, al ritmo estenuante di "Gloria" rifatta dalla Estefan.
Ruben preferiva di gran lunga il tiro a segno. Guardava gli uomini con il fucile e scuoteva la testa e schioccava la lingua. Un disappunto leggero, una critica sottile, una valutazione severa ma giusta. 'Oh bello, ma andare a giocare col tuo amico sulle giostre? Guarda che bello! Dai
dai...scorri...via....'
Ruben guardò quel signore con intensità, la stessa che esprimono i delfini negli acquari, e pensò a Sandro: chissà se vuole sapere qualcosa di Ddio?

La tecnologia si basa su alcuni assunti tecnici di base. Su strutture ricorrenti che ne determinano l'essenza. Il suo proprio modo di essere al mondo. Il Gewuttermunsterwelt. Una di queste strutture ineliminabili è il PULSANTE. Senza pulsanti non c'è tecnologia. Mi sembra chiaro.
Il pulsante è il simbolo mobile e tattile della connessione tra il volere (il dito che indica) ed il potere (l'attivazione del contatto). La tecnologia produce sostanzialmente pulsanti e facilita l'esercizio del potere, attraverso la riduzione del movimento corporeo e la sua condensazione nel dito.
Possibilmente l'indice, ma sostenerlo con insistenza mi sembra una forzatura.
Il pulsante l'ha inventato Ddio. Già. E' stata una grande operazione creativa e di design, articolata in due momenti fondamentali. Inizialmente per lui era stato tutto facile: avendo il nulla a disposizione, ha scelto fra tutto quello che poteva fare (cioè tutto) per trasformare questo nulla. Produsse così il sopra e il sotto. E così nella tarda mattinata di lunedì, dopo un briciolino di gioia e soddisfazione, Ddio era già in difficoltà.
Infatti, indossata una comoda tuta usata e già macchiolata di vernice, si accorse che adesso le cose potevano avere una posizione nello spazio e quindi essere vicine o lontane, a portata di mano o lontanissime nel cielo. 'Cosa? Cioè io adesso dovrei muovermi per creare il mondo? Ma chi comanda qui?'
Era già ad un passo ('nooooooo...ho creato anche i passi? ma sono un coglione!!!') dalla disperazione, quando gli sovvenne l'idea del pulsante. Disporre un sistema di connessione ed un punto in rilievo, agendo sul quale il circuito si chiuda ed avvenga la creazione! E così (ma possiamo solo immaginarcelo) nello spazio dimensionale apparve un pulsantone, probabilmente rosso (da dove credete che abbia preso ispirazione Lucifero, dopo aver dismesso la sua camiciola con le ali??), che Ddio comodamente pigiava in accordo con i suoi pensieri. Clic, il mare. Clic, le nuvole. Clic clic, l'uomo. Comodissimo. Non a caso lui è Ddio.



Zagor!! Quanti gettoni hai ancora? 56, perchè? ho anche preso la codina della scimmia tre volte!! Niente niente, tranquillo. Gira gira. Chiesa di campagna, acqua nel deserto, lascia aperto il cuore. Da allora il pulsante è rimasto sempre lo stesso. Può cambiare per alcuni elementi accessori (dimensioni, colori, materiale, resistenza alla pressione, fluidità nello sparire e ricomparire....), ma lo trovate ad accompagnare ogni prodotto tecnologico.
A livello iconografico esistono varie fonti, che ci permettono di ricostruire la valenza archetipica del pulsante nella storia dell'umanità. E' chiaro che l'origine vera è quella in cui Ddio ha riversato tutta la sua design creativity: perchè ad inventare il pulsante siamo buoni tutti, ma per dargli quella forma che conosciamo tocca essere Ddio, poche storie.
Per i popoli antichi, facciamo greci e romani, il pulsante originario era lo Stromboli: rosso, infuocato, inavvicinabile, creatore e distruttore, energia pura e umanamente incontrollabile. Ma non potremmo immaginare, oggi, un pulsante come qualcosa che scotta e così ostile, nella sua naturalità. Quindi questa immagine è stata scartata.
Michelangelo, culmine della ragione occidentale, mito su cui ancora fondiamo le nostre civiltà, rese Ddio profondamente umano: proteso con l'indice, nella volta della Sistina, Ddio evidenzia chiaramente l'intenzione di pigiare il pulsante creatore, ma restiamo sorpresi quando sotto il suo indice vediamo materializzarsi Adamo, irritante con quella sua manina moscia, che non comunica assolutamente energia, attività, pulsazione. Ma dai, Michelangelo!!! Ci vuoi fare capire che il motore della creazione è l'uomo stesso e che Ddio senza l'uomo se lo sognava un bel pulsante comodo ed efficace: ma poi perchè lo fai così blando e penzolante? Lì a giagioni fra le nuvolette, Adamo è la classica bella idea, che non serve a niente. Altro che pulsante: in lui si concentra tutta la cattiva coscienza occidentale, questa incapacità di affidarsi felici alla tecnologia e poi non farne a meno, salvo però condannarla e condannarsi, usarla e poi pentirsene. Che palle.
Ddio gli fa un baffo a Michelangelo: in quel primigenio primitempo, diede forma al pulsante alla fine del suo lavoro, creando la donna ed il capezzolo. La forma perfetta, la cosa buona che spunta dal morbido, il rilievo che trasmette energia e che ipnotizza. Lo sviluppo tecnologico è un proliferare di capezzoli colorati e multiformi, creatori e felici.
(Poi Ddio, giusto per prendere un po' per il culo i maschi, donò loro quelle tettine sterili, patetiche caricature del seno femminile e segno perpetuo della vacuità e inutilità maschile....)



Zagor scese dalla giostra che sembrava molto più giovane. Ruben, rannicchiato nel frattempo, gli urlò qualcosa. 'Mi riassumi sta storia del pulsante?' Zagor salì sull'elicottero, inserì quattro gettoni, e disse:

Il compuder è un nuovo amico che ti porta in giro per il mondo,
ti apre sempre: tutte le finestre.
Al compuder piace stare con te. A te piace stare col compuder.
Il WWW
è sempre li che ti aspetta.
Il compuder è un nuovo cane o gatto. Al compuder
piace innovarsi e farti vedere cos'ha imparado. Il compuder ha i "social network".
S O C I A L N
E T W O R K .
Loro sono gli amici del tuo migliore amico: il compuder.
Si è vero, sul compuder puoi scriverci, progettarci, suonarci, disegnarci e tante altre cose che richiedono IMPEGNO, ma ciò che il compuder preferisce:
è star con te, andare in giro a conoscere belle ragazze, vedere videoffilmatieffilms, ascoltare le nuove musiche, comunicare, confrontare.
Il compuder non ama, non ha sentimenti ma:
per osmosi prova tutto ciò che tu provi.

Se non lo usi per un po' vedrai che al tuo ritorno sarà felice di rivederti .
Ti aspettava. Stava lì
spento
senza nessuno
intorno.
Freddo. Solo.
Ma non piange: mai !
Al limite muore.
Sì perchè dopo qualche anno un compuder ti abbandona.
Rallenta, invecchia, è meno bello dei nuovi compuder, si affatica, non funziona più bene,
prende peso.
SE
NE
VA . E tu ?
Avanti un altro ! Un nuovo amico ! Un nuovo COMPUDER ! Più leggero veloce ed efficace del tuo
vecchio amico che non c'è più.

Il tuo vecchio compuder l'hai lasciato li. Non potevi più far niente per lui.
I compuder non sono per sempre -come i diamanti
anche se sono molto più preziosi.
Nonostante questo: il tuo vecchio compuder non ti mancherà poi più di tanto.
Perchè la tecnologia è MERAVIGLIOSA !
La tecnologia
muore senza crearti dispiaceri e ti regala nuovi entusiasmi che:
ti faranno star meglio.

Ruben era ancora lì che cercava di trascrivere la poesia di Zagor sulle superfici lisce che il mondo gli metteva a disposizione. Zagor cavalcava già sopra nuove avventure e brividi.



 

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