I CAMILLAS E LA TECNOLOGIA: Impegno sei - Gli aggeggi Rubrica

29/08/2011

Dopo i manuali, i pulsanti, l'elettricità, i prati, le scosse, i Camillas affrontano un altro tema molto importante per la tecnologia: gli aggeggi. Ecco il nuovo episodio della loro rubrica.



Nei tramonti. Le campane. Vedeva l'alba facendo capriole: Zagor Camillas sulle montagne di Recoaro. Recoaro Mille.
Tutto quel tempo ed ancora Ruben non si era fatto vedere. Era in difficoltà. Aveva dei problemi di tempo. Il tramonto scivola giù e poi torna. Ruben invece si impiastricciava nelle cose. Lo rendeva teso, il tempo che si mangiava i suoi pensieri.
E così aveva steso corde e reti per catturarlo. Aveva scavato una buca riempiendola di cioccolatini ripieni di piccoli orologi, tic tac tic tac...sapeva che non sarebbe servito, ma la tipologia di cioccolato, fondente 85%, solitamente attira in maniera irresistibile i concetti astratti, così ci aveva provato anche con il tempo.
Con la responsabilità e la pace nel mondo aveva utilizzato invece semi di carruba avvolti in sfogliatine di i-pod, particolari lettori molto piatti, anche se non funzionanti. Per il valore della vita e lo spazio ancora era indeciso sul tipo di esca: aveva a disposizione il croccare dell'insetto schiacciato, steso su un pianoro erboso oppure fasci di luce di lucciola in andirivieni dall'orbita terreste all'equatore. Esitava ultimamente Ruben... un po' troppo, pensò Zagor.

Si avvicinava la data della consegna. Zagor annusò l'aria ancora una volta. Poi scese di corsa in città. In tutte le città. Dopo mesi di allenamento, era ormai diventato Zagor Mille e ne aveva per tutti. Disinformato circa il destino che Ruben si era scelto (pastore di gemelli? autista di risciò sulla neve? cuoco in un chiosco in una rotatoria sulla tangenziale Est-Est di Milano? studente di leptologia? ragioniere semplice? ragioniere graduato? ...), Zagor impose deciso la sua agenda.
Della tecnologia mi occupo io. Affrontiamone il lato affettivo. Parliamo degli aggeggi.

Si. Ci stiamo riempiendo di aggeggi . Noi Camillas che eravamo cosi' minimi . Una tastiera . Una groovebox e una chitarra . Poi il tempo passa . L'auto-organizzazione aumenta . La consapevolezza anche . Le cose pure . E così un giorno ci compriamo 2 aste . 2 microfoni . E wow ! . È bello essere roba . Poi il tempo passa . E poi un mixerino con effetti viene acquistato . E poi arriva un lettore cd vicino a noi .E poi Ruben in chitarra acustica amplificata ! L'accordatore a pedale .
APPEDALE !
E se ci comprassimo 2 spie ? Che per noi sono come Ddio . E se ci compriamo un nuovo banco suoni ? Abbiamo comprato anche un'altra tastiera midi pensando che quella vecchia fosse morta . E invece in salotto resuscito' ! E poi ci piacerebbe arrivare ai concerti in moto . Compriamo le moto? Il navigatore non lo compreremo mai . Ci piace perderci . Posizionarci geograficamente . Entrare in relazione con l' autoctono . Farci venire a prendere .
Ultimamente siamo molto puntuali . Non so perchè .

E' tutto vero, gridò scendendo da cavallo Ruben.
Tito, fulvo stallone belga, nitriva come fa il cantante nell'ultimo disco dei ***. O forse erano Le ***? Fatto sta che, sull'echeggiare della parola AGGEGGIO, le montagne si erano divelte ed i cardini dell'universo avevano tremato, consapevoli della loro fine. L'aggeggio. Tolte le connessioni energetiche e la causalità effettiva determinata da meccanismi, leve, cuscinetti a sfera, circuiti, rame, coltan, plastica...tolto tutto ciò, l'oggetto tecnologico è un aggeggio. Una cosa che funziona ad uno scopo. Una cosa bella da dire (ripeti per ore aggeggio aggeggio aggeggio aggeggio aggeggio aggeggio....uno dei più bei massaggi palatali e mentali insieme che si possano sperimentare....) e da tenere in mano. Con un suo peso. Una sua profondità. Un odore, un colore o molti colori. Una superficie tattile. Una temperatura. Una disposizione dei comandi. Un aggeggio.

Zagor continuò. I Camillas stanno passando dal minimo al minimalismo. Mi sa. Il lussureggiante che proviene dalla ripetizione. Dall'insistenza. Dall'insolenza. Tirare il sasso e salutare con la mano. Molti sassi. E Zagor disse.
Quando un oggetto entra nell'ambito dell'amore, nel cono in cui si mescolano senso del possesso, tenerezza, languore all'accendersi della consapevolezza muta dell'esistenza dell'altro, volontà di essere l'altro e bisogno di contatto, ecco, quando succede tutto ciò l'oggetto si trasforma in aggeggio. La sua rigidità materiale si frantuma nel giocherellare del linguaggio.

Ruben sapeva, però. L'aveva sempre saputo. L'aggeggio porta con sé la maledizione di Caino. L'inventore dell'aggeggio.
Caino trasformava le cose del Paradisoterrestre in aggeggi e questo Ddio non lo poteva sopportare. Caino faticava oltre le sue possibilità fisiche per modificare i bastoni e renderli appuntiti, curvilinei, sottili, flessibili...li mescolava con le pietre e le ossa...costruiva capanne in legno (il mio capanno per gli aggeggi, diceva...) e mobili con ampie cassettiere ed ante in mogano. Sudava Caino, perchè Ddio gli mandò contro l'Afa. Tutta intera. Ma lui andava di aggeggio come niente fosse. Costruiva aggeggi per estrarre l'acqua, per arare, per dipingere, per sollevarsi in cielo, per avvitare, per svitare, per suonare. Una macchina da aggeggi, 'sto Caino. E stava sottraendo a Ddio i diritti di proprietà sul placido mondo naturale, leprotti e fili d'erba, bisonti e linci, onde e volteggiare di corvi.
Allora Ddio mandò Abele da Caino. Quel fannullone suonapifferi. Sempre steso a guardar le pecore. Noiose. E lui lì, vestito di pannolenci.
Che nervoso faceva venire Abele a Caino. Ogni volta. Con quel tono saccente e noglobal. Quella mattina poi la fece davvero grossa. Disse: che cazzo è? rivolto ad una scure a doppia lama, perfetta per lavorare tronchi e produrre tavole da surf.
La parola checazzoè non va mai pronunciata in presenza di un aggeggio. Se hai davanti un oggetto, misterioso nel suo mutismo pratico, allora ci può stare. Ma se lo dici di un aggeggio, stai pitturando di merda l'anima del suo proprietario. E questo Caino non poteva sopportarlo. Telefonò a Ddio più volte, ma era sempre occupato. Allora colpì Abele con uno dei suoi aggeggi (non sai cosa è, ma almeno lo riesci a sentire!) e poi con calma discese sulla terra, a continuare il suo lavoro. Maledetto e come noi condannato a produrre aggeggi.
Ddio rideva sullo sfondo. Poi riaccese il cellulare, canticchiando "Smells like teen spirit"...

Zagor e Ruben ora erano arrivati uno di fronte all'altro. Fratello, chi sei tu per me? Caino! Anche io! e ballarono per giorni e giorni.



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