I Camillas - I CAMILLAS E LA TECNOLOGIA: Impegno tre, L'elettricità Rubrica

17/02/2010

(Le illustrazioni sono di Fabrizio LaScimmia)

A cadenza bimensile I Camillas ci parlano di tecnologia, argomento che per troppo tempo è stato ignorato da Rockit. Negli episodi precedenti: i manuali e, non meno importanti, i pulsanti. Ora esaminano un elemento fondamentale per ogni strumento tecnologico: la corrente elettrica.

 



Saliva piano piano, l'ascensore. Sembrava un pendolo sfuggito al tempo e diretto verso nuovi infiniti dondolii verticali, dritto verso il piccolo cucù, imprigionato lassù nella sua torre tirolese. Zagor scosse Ruben dalle sue fantasie temporalesche, giusto un attimo prima che Cappa tirasse il freno di emergenza dell'ascensore. Forti colpi di testa, perturbazioni umorali, i corpi dei nostri eroi della conoscenza messi sottosopra dall'inavvertito gesto ribelle.
Tecnologia, questione di flussi di corrente. Qualcosa di teologico, se tiri le somme, disse Zagor togliendosi dal panciotto ciuffetti di capelli, abbandonati sul pavimento dell'ascensore da chissà quanti viaggiatori. Sbfff Fffnnff anff anfff, disse Ruben. Togliti quei capelli dalla bocca, disse Zagor.
Adesso erano lì, bloccati in un ascensore a chissà quale piano della loro esistenza. Avevano esagerato, la sera precedente. Adesso si trattava di smetterla.

L'elettricità per me è sempre stata un mistero. Non la vedo però c'è. La sento. Quando andavo a scuola mi hanno anche spiegato come funzionava. Zagor stava dialogando con la vocina automatica del bottone di sicurezza dell'ascensore. Ma probabilmente non ci credevo. E comunque l'elettricità è ovunque: nei lampioni, nei compuder, nelle scuole, nelle chiese. Tu non la vedi ma lei è li che corre dentro i cavi di metallo. Corre velocissima. E non ha paura quasi di nessuno. É difficile fermarla. E poi sa essere pericolosa se vuole.
Sì, perchè non vuole essere toccata.
Le piace correre. Le piace molto illuminare. E poi l'elettricità è un po' Dio. Non la vedi, ma devi crederci che c'è. E' Dio che scorre in quei cavi . Dio è luce . Ma io ancora non so se credo in Dio. Ma in Ddio sì.
Tutti seguivano Zagor incantati, chi dondolando le gambe, chi accartocciando bordi di fogli di quaderno, chi accarezzandosi le mani.
Rimarrò al buio? No, ci sono sempre le candele. Immagino città con candela gigante al centro. Meravigliose torte urbane. E quando il vento la spegnerà tutto il popolo griderà "Auguri !" e applaudirà e si farà festa e ci si scambierà regali.
Sì, perchè tutti hanno paura del buio.
L'uditorio mormorò all'unisono e falchi malinconici apparvero sullo sfondo. Giravano giravano.
Ma se si è in tanti, il buio va via. Va a farsi un giro. Da solo. Triste. Va a cercare lampioni, compuders. E si ferma li ad ammirarli. Perche' in fondo in fondo il buio è un gran estimatore della luce. Scrisse anche un libro sulla luce, ovviamente sotto falso nome. Se non sbaglio si chiama "La Bibibbia".



Quindi la corrente, l'elettricità, quella cosa che strapassa i muri i fili e brucia, toccata con troppa convinzione, ecco tu dici che quella cosa ha a che fare con Ddio? Zagor rotolò fino al bordo esterno dell'ascensore e guardò giù: la città gigante si stendeva oltre tutte le montagne disponibili, attraversata da cavi sospesi a milioni di chilometri, agganciati a tralicci immensi e poderosi, fatti dei pensieri e dei desideri di tutti gli abitanti della città gigante, omini e donnine troppo spesso incastrati in rituali inconsapevoli, corpi privi di movimenti originali, vite vissute come se fossero a due dimensioni. Ruben intonò sommessamente il mantra di S.Reich (it's gonna rain it's gonna rain it's gonna rain), cercando di riprodurre le sfasature originali e sintonizzandosi sui gricchiolii delle decine di migliaia di moltitudini di uccelli elettrificati, che sfrecciavano dall'alto in basso, con traiettorie leggermente inclinate, fino a schiantarsi sul terreno, in uno sfolgorio di Do diesis e La bemolle. Un urto sonico. Bach e Messiaen tutti e due nello stesso momento. Come facevano quando non c'era l'elettricità?, disse Zagor cambiando discorso. Facevano chi?, replico Ruben, i cui risultati sonori erano prossimi alla perfezione. Quelli là, quelli laggiù della città gigante...si annoiavano? Pregavano di più? Suonavano forse con maggiore frequenza? Facevano più bambini? O bambine? L'ascensore riprese lento la sua corsa, però adesso scendeva. Piano piano.

Iniziava la pioggia. I primi picchiolitolii tennero compagnia a Ruben e Zagor. Sembrava di essere in vacanza. Però i visi erano preoccupati...non era il caso di scendere....Le lucette rosse gialle verdi arancio lilla azzurre del quadro di controllo lampeggiavano a ritmi incostanti e richiedevano molta più attenzione di quella che effettivamente avrebbero meritato, se non avessero avuto questa enfasi rappresentativa esagerata. Segnali intermittenti, pulsazioni. La luce che si dilata e si contrae. Zagor spinse il bottone dell'opzione 'quadrante in bianco e nero' e tutte le lucine ebbero un sussulto: improvvisamente erano entrati in un film muto, per cui tacquero, comunicando fra loro soltanto attraverso foglietti con cornicette ed accompagnandosi con dlin dlin di pianoforte.



L'aria nell'ascensore era diventa pochissima. Tutti quei discorsi, tutta quell'agitazione, tutto quello strofinarsi di pellicce e code e criniere e creste e zampe; proboscidi artigli unghie speroni; nasi umidi. Fuori pioveva sempre di più. La città gigante era percorsa dai flash delle sue centraline elettriche, che una dopo l'altra saltavano allegramente, lasciando toast a metà, acconciature non asciugate, stampe a metà, frigoriferi indecisi, televisioni cieche, radio inscatolate in loro stesse. Te e tutti quei discorsi su Ddio, disse Ruben a Zagor, senza sgridarlo.
L'ascensore si fermò e ricominciò a salire. Tutti sospirarono. Quindi te sei sicuro di avere capito così?, chiese Ruben a Zagor. Ma sì, certo....prendete tutti gli animali e salvateli. Costruite un ascensore e salite. Poi vi darò istruzioni....ecco, così aveva detto!! Ruben non era convinto. L'ascensore era molto stretto ormai, e toccava fidarsi dell'elettricità. Oppure non pensarci. Oppure contare gli elettroni concentrandosi molto. Tante opzioni. Non ci si può annoiare in questo ascensore.

Mentre fuori la pioggia scendeva a gocce grandi come palloni da calcio, si misero tutti a cantare.



 

Commenti (1)

  • ruben camillas 17/02/2010 ore 22:40 @rubenc

    l'ho riletto facendolo
    specchiare nei disegni.
    mi è piaciuto di più
    e di nuovo.

    r

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