Il canto anarchico (libro)

29/04/2001 di Giuseppe Iannozzi



Il canto Anarchico in Italia nell'ottocento e nel novecento

"E un giorno come gli altri,
ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo
di riparare a qualche torto
salì sul mostro che dormiva
cercò di mandare via la sua paura
e prima di pensare
a quel che stava a fare
il mostro divorava la pianura"

1972, La locomotiva, Francesco Guccini

I tre re magi sono disperati Gesù Bambino è diventato vecchio
e mister Hyde piange sconcertato vedendo Jekill che ride nello specchio
Ofelia è dietro la finestra ma nessuno la ha mai detto che è bella
a soli ventidue anni è già una vecchia zitella
la sua morte sarà molto romantica trasformandosi in oro se ne andrà
per adesso cammina avanti e indietro in Via della Povertà"

Via della Povertà (Desolation Road, Bob Dylan - Tradotta e arrangiata da De André e Bubbola)

Il canto anarchico in Italia ha radici lontanissime nella storia; eppure cantautori di primo piano come Francesco Guccini e Fabrizio De André hanno scritto alcune delle loro canzoni più famose in tempi assai recenti, canzoni che oggi vengono cantate un po' da tutti indipendentemente dal valore politico e sociale, perché sono autentici ritratti poetici punto e basta. Tuttavia la poesia e la musica anarchica per molti è materia sconosciuta, anche se non manca una nutrita discografia.

Testi e musiche sono stati recentemente raccolti in un canzoniere a cura di Santo Catanuto e Franco Schirone in un volume dal titolo "il canto Anarchico in Italia nell'ottocento e nel novecento" (edizioni zero in condotta): il libro raccoglie molti testi oggi praticamente quasi del tutto dimenticati, ma non manca di annoverare anche quelli più recenti. Completa il volume, oltre ad una fitta bibliografia, anche una nutrita discografia. Il canzoniere si pone all'attenzione del lettore per almeno due importanti aspetti: innanzitutto raccoglie parole e musiche dal primo componimento (Germinal - 1871) sino alle ultime composizioni di A. Lega (1998), è poi un accurato ritratto sociale/musicale che non manca di spiegare per ogni canzone e la sua genesi e la sua storia.

Dall'introduzione a "il canto Anarchico in Italia" leggiamo per voce dei curatori quanto segue che bene spiega cosa è "realmente" la tradizione musicale anarchica: "Il canto è stato ed è, alla radice della trasmissione orale, l'asse portante della vita sociale… Il canto anarchico, nei suoi diversi brani, presenta certamente momenti squisitamente popolari, sia perché attinge a melodie della tradizione orale culturale sia perché adotta, in linea con le tendenze della nuova cultura urbana, melodie del repertorio borghese in quanto notissime Più volte proposto come oggetto ideologicamente specifico nell'area del canto popolare a valenza politica, il acanto anarchico ha, in verità, iniziato un nuovo modo di intendere ed esprimere il canto popolare stesso nelle nuove modalità di canto sociale inaugurando la stagione dell'emancipazione della memoria collettiva."
Il materiale raccolto, come si è già detto, è assai vasto: il repertorio è uniforme, anche se molti brani sono piuttosto retorici e melensi; spesse volte la stessa lirica conta altre cinque o sei varianti che possono interessare il semiologo ma poco o nulla di nuovo aggiungono all'aspetto musicale, quindi risultano essere inutili per chi si accosta per la prima volta a questo tipo di musica. A parte questo difetto, comunque tipico di un lavoro il cui scopo precipuo è quello di "raccogliere" la "memoria collettiva", ovvero ritrarre nella sua interezza la tradizione e la memoria popolare, il "canzoniere" è sicuramente un ottimo strumento per conoscere musica e poesia, che sono la base dell'underground musicale di centri sociali, gruppi rock ed hip-hop emergenti o quasi.

Sempre dalla prefazione di S. Catanuto e F. Schirone lasciamoci spiegare come è articolato il volume: "Il materiale è stato raccolto e ordinato col seguente criterio: canti della memoria storica, canti di autori anarchici italiani, canti di autori anarchici non italiani tradotti e cantati in Italia, canti nati all'interno dell'esperienza del sindacalismo rivoluzionario, canti riferiti a personaggi o a momenti specifici della storia e dell'esperienza anarchica anche di autori non anarchici"
Per chi avesse ancora dei dubbi l'unico mezzo per fugarli è quello di leggere attentamente il libro di S. Canuto e F. Schirone: loro, certamente, vi indicheranno (forse!) nuove soluzioni musicali, o meglio, vi faranno riscoprire un panorama comunicativo che sino ad oggi avete ignorato per distrazione o per scetticismo.



Autori: Santo Canuto e Franco Schirone

Pagine: 386

Editore: edizioni zero in condotta

Costo: 38.000

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