Friendzone e cuori spezzati: tutta la spietata crudeltà delle canzoni estive degli anni '60

Little Tony in Il ragazzo col ciuffoLittle Tony in "Il ragazzo col ciuffo"
24/08/2015 di

Una cosa tipica che accade d'estate è che la radio e la tivù tornino a sintonizzarsi su vecchie canzoni italiane degli anni '60-'70, con quel sapore di sale che è sempre lo stesso, ideali a fare da colonna sonora a qualche spot o semplicemente perfette per una playlist da ballare con le gambe ad angolo. Quest'anno però ho provato ad ascoltare per bene i testi di queste canzoni, e quel che ho scoperto è che dietro alla facciata variopinta e al mood spaghetti-surf scanzonato si celano veri e propri drammi e cinicità a go go. Crudeltà ed acrimonie, raggiri e tristezze nascoste tra le note fresche e sorridenti di brani rockin'-surf: gli anni '60 erano anche questo.

 

Friendzone, un limbo fastidioso come le zanzare, il muro invalicabile che impedisce solo di provare il salto della quaglia, tutt'altro che nuovo già nei primi anni '60. Quando Mina cantava "La ragazza dell'ombrellone accanto" chiudeva la cintura di castità sotto al costume intero, apprezzava fisicamente il vicino di sdraio ma già dopo il primo baciostampo se ne voleva liberare usando il mezzuccio stereotipato della storiella estiva che sfoga in un esemplare "ma salutiamoci da buoni amici". Sì certo, e lui lì col costume a tenda canadese.

I balletti e le movenze spigolose dei favolosi anni sessanta sono ideali per mascherare anche il dissing più pesante, anche due poeti della canzone nostrana come Jannacci e Gaber sotto le mentite spoglie de I due corsari, in "Una fetta di limone" respingono con le lingue affilate la signorotta di turno che ci prova mostrando la banconota grossa. Il subdolo pezzo rock'n'roll recita: "Signora, non ci siamo capiti [...] non voglio i tuoi palazzi, non voglio le ricchezze, non voglio le carezze, sei ricca ma sei racchia, ma guardati allo specchio, non vedi che sei vecchia?", e a chiudere la presa per il culo decidono di acconsentire nel farsi comprare chiedendo un grosso regalo all'attempata zitella, una fetta di limone nel tè.

Re delle canzoni mela col verme dentro è il senza dubbio Gianni Morandi, che con la sua bella faccia da eterno giovanotto e le movenze tarantolate offre gli esempi più lampanti. Nella canzone "Se vuoi uscire una domenica sola con me" il ragazzo di Monghidoro brama una bella giovane e la vuole portare in riva al mare per baciarla appassionatamente. Ma a quale prezzo? Per farsi la tipa Gianni deve ostentare una mal calzante ricchezza portando la 500 rossa di papà, e soprattutto necessita di una fantomatica Elvira, la cui presenza funga da conditio sine qua non tra lui e i genitori dell'amata per ottenere fiducia, salvo poi scaricarla dall'auto al momento buono. Una storia di soprusi e falsità, da te Gianni non ce lo saremmo mai aspettato.

Altro cantore del dramma allo zucchero filato è Little Tony che ne "Il ragazzo col ciuffo" vive una situazione paradossale e tragicomica, ma la canta con gioia. Il povero piccolo Tony s'è impuntato e vuole conquistare la più bella del circondario che porta con se però la fama di feticista dei ciuffi esagerati. Così Little si fa crescere i capelli controvoglia e se li tira davanti alla faccia come un truzzo, tutto questo solo per servilismo verso un bell visino. Il dramma è che lei alla fine non se lo fila di striscio, anzi, lo scherza per la cofana in testa ed il rimpianto per i capelli a spazzola resta una ferita aperta. Tony, hai tutta la nostra solidarietà.

Non citeremo il martello agonato da Rita Pavone (Miley Cyrus arriva tardi), da dare in testa a chi non gli va o le interminabili serate feriali passate in isolamento da Bruno Filippini, aspettando il Sabato sera per l'ora d'aria, solo perchè non crediamo di poter reggere a sentimenti così maltrattati.

Pagine: Mina Giorgio Gaber Gianni Morandi Enzo Jannacci

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