Orrore a 33 giri presenta: le 10 canzoni più brutte mai presentate a Sanremo

Un giovanissimo Caparezza in versione MikimixUn giovanissimo Caparezza in versione Mikimix
09/02/2015 di

La storia di Sanremo è lastricata di canzoni terrificanti, ma forse alcune non le conoscete e altre non le ricordate, oppure avete più o meno consapevolmente scelto di dimenticarle. Noi siamo qui per questo.
Vi presentiamo la nostra personale classifica dei brani più brutti del Festival, ordinati dal più tollerabile al più terribile. Avvertenza: qualche canzone potrebbe anche piacervi.


SIGLA - Superleo (1983) 
Prima di tutto la sigla: per tutti il jingle del Festival è "Perché Sanremo è Sanremo". Tuttavia a noi piace ricordare Superleo, apertura di Sanremo 1983, una sorta di sigla dei cartoni animati con l'animazione didascalica che ne segue il testo sopra ad immagini di repertorio della cittadina ligure. Totale celebrazione del culto del bello tipico degli anni '80, nonostante le canzoni in gara.


10. Tom Hooker - Toccami (1981) 
Uno degli eroi della italo-disco (che tra le altre cose ha prestato la sua voce a Den Harrow e ha cantato la terribile Lou Sern - Swiss Boy) alla sua prima volta in italiano, presenta un brano morbosetto con un testo misto romantico/toccaccione, cantando sul palco dell'Ariston con i pattini a rotelle e due ballerine astrognocche. Altro?


9. Pandemonium - Tu fai schifo sempre (1979) 
Gianni Mauro e la sua band propongono un divertissement in napoletano, più divertente che brutto. Ad ogni modo ci entusiasma anche solo l'idea che nel titolo di una canzone di Sanremo ci sia la parola "schifo".


8. Maria Pia e Superzoo - Tre fragole (2003)
Sorvolando sulla scelta del nome della band e del titolo del brano, la storia secondo noi è andata così: quattro metallari alle prime armi trovano un varco spazio-temporale nella loro sala prove in provincia di Foggia e per errore vengono catapultati direttamente sul palco dell'Ariston dove cercano di fare del loro meglio per non sfigurare, fallendo miseramente. La scelta stilistica della voce vuole essere un misto tra la musica indiana e i Cranberries, ma il risultato è quello di un'adolescente posseduta da Satana che singhiozza dopo una delusione amorosa.



7. Paolo Barabani - Hop hop somarello (1981)
Non può mancare la canzone a sfondo religioso. Ma parlare del Profeta sarebbe stato troppo facile, quindi perché non incentrare il ritornello sul somarello che porta Gesù in giro per le sue peregrinazioni?



6. Giorgia Fiorio - Se ti spogli (1984)
17 anni, viso da bambina, abbigliamento da teenager e voce da sessantenne tabagista: Giorgia Fiorio aveva tutte le carte in regola per fare un buon Festival (tant'è che ne fece tre). Particolarmente incomprensibile la scelta di farle cantare un testo ermetico ("tu sei topo sei graffiti, hai cappelli come viti, tu sei tosto") in totale contrasto con le sue espressioni facciali parossisticamente forzate. Menzione speciale per l'inquietudine che la sua performance incute.



5. Mikimix - E la notte se ne va (1997)
I più anziani e i più informati lo sapranno già da tempo, ma per tutti gli altri non potevamo tagliare fuori l'esordio discografico di un giovanissimo Caparezza, che ai tempi si faceva chiamare Mikimix, era sbarbato e rapato e con le sue sopracciglia alla Elio cantava di lettini, cuscini e pigiamini. Qualcuno ha detto "svolta radicale alla Jovanotti"?





4. Gitano - Pelle di luna (1989)

Ci avviciniamo al podio, il gioco si fa duro. Ad un certo punto appare questo personaggio che somiglia a Michele Zarrillo con degli occhialini stile Gramsci, indossa i camperos, una giacca sciancrata nera con le spalle larghe e dei cordoni dorati appesi: come nome d'arte ha scelto Gitano e nel suo brano (scritto tra gli altri da Mino Reitano) esordisce urlando "SONO ARRIVATI GLI ZINGARI". È amore a prima vista. Attualissimo tra l'altro.





3. Maria Grazia Impero - Tu con la mia amica (1993)

Non c’è bisogno di commentare niente, all’inizio del video Pippo Baudo riassume magistralmente tutto quello che c’è da dire su questo brano “Rock… Eh, Rock”. Da tenere d’occhio il lancio di cappello iniziale, il “Calcio sopra la porta” e lo sguardo terrorizzato della nostra Maria Grazia mentre guarda in camera con un ghigno malefico perché le avevano detto di sorridere. Livelli mai più raggiunti di discrepanza tra conduttore, cantante, palco dell’Ariston e mondo esterno.





2. Jo Chiarello - Che brutto affare! (1981)

Scritta da Califano, interpretata da una bionda tutto pepe con i capelli color nucleare e la voce ad ultrasuoni, questa canzone è il non plus ultra delle consolazioni post-delusione amorosa, con frasi epocali del calibro di “ascoltavo senza contestare / le palle che sapevi raccontare / io ti consideravo un superman / ma non sei neanche un man, scemo / non sei nemmeno la metà di un man”. A quanto ci risulta la prima e unica esperienza del Califfo con un’interprete femminile. Olé.





1. Leo Leandro - Caramella (1993)

Nei primi anni ’90, con la fine della Democrazia Cristiana e prima dell’avvento delle Authority, probabilmente non c’era un garante che controllasse la legalità delle canzoni di Sanremo. Questo è l’unico motivo plausibile per cui la canzone "Caramella" ce l’abbia fatta sino alla prima serata: nessuno se n’è accorto. Leo Leandro, con voce e vestiti da inguaribile maniaco, racconta della sua cotta per una minorenne. Citiamo testualmente: “Hai sedici anni, ma guarda tu / ormai io li ho passati da un po’ / ma tu mi piaci troppo però / Mangi troppe caramelle, gnam gnam gnam / scappi e lasci i brividi a pelle”. Parliamo poi dell’infallibile ritornello? “Caramella all'albicocca, guarda che bocca / Caramella alla mora, guarda che bona / Caramella stammi stretta, ma quanta frutta / Ti chiedo un bacio e ti fai brutta / Caramella alla pera, che merendera / Caramella anche alla mela, che seno a pera / Vieni a casa mia stasera / Ma vieni sola, mi ridi in faccia scappi via.”. Chicca finale, il mini assolo di clarinetto che esce sbagliato per la troppa emozione. Senza dubbio la canzone più brutta della storia di Sanremo.





MENZIONE SPECIALE: Pupo, Emanuele Filiberto & Luca Canonici - Italia amore mio (2010)
Poniamo il caso che tu sia Emanuele Filiberto e debba riabilitare la tua immagine agli occhi degli italiani. Che cosa fai? Decidi di presentarti a Sanremo con una canzone sulla falsa riga della celebre Italia di Mino Reitano, accompagnato da Pupo, noto bigamo, e da un tenore butterato sconosciuto. Plauso al coraggio, che tra l’altro ha premiato, dal momento che non solo non hanno ricevuto lanci di ortaggi sul palco, ma sono addirittura arrivati secondi.

Tag: Sanremo

Commenti (29)

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  • Alessandro Di Blasio 10/02/2016 ore 11:49 @osbundo

    vorrei citare, giusto per non dimenticare, Leandro Barsotti con "fragolina"

    https://www.youtube.com/watch?v=9YGc6tofM1U

    e poi immancabili anche i "La Sintesi" con "Ho mangiato la mia ragazza"

    https://www.youtube.com/watch?v=GW9Ksk0eY-s

    no davvero, iniziate piuttosto a cercarne qualcuna degna di essere ascoltata anche al di fuori del contesto del festival...

  • Paolo Paron 12/02/2016 ore 00:22 @master_of_organaster

    E' un oboe, non un clarinetto: ancora più di nicchia!

  • LongWayToStoner 04/11/2016 ore 17:12 @LongWayToStoner

    Se 'Caramella' non avesse quel testo sarebbe quasi decente

  • Elisa Goffi 10/02/2017 ore 22:36 @elygoffi

    Commento vuoto, consideralo un mi piace!

  • Elisa Goffi 10/02/2017 ore 22:38 @elygoffi

    "A quanto ci risulta la prima e unica esperienza del Califfo con un’interprete femminile. Olé."

    Ma anche no, ha scritto Minuetto per Mia Martini... e scusate se è poco!

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