Le canzoni sul Coronavirus sono terribili, e ci dicono molto della musica oggi

Non tutte, anzi c'è chi fa arte con il cuore. Ma la corsa alla pandemia, trattata come key word del momento, è l'ennesima deriva (cringe) del mercato discografico

Il Coronavirus, che di certo ascolta musica di merda
Il Coronavirus, che di certo ascolta musica di merda

Ve la ricordate la vita prima della quarantena? Molti, evidentemente, no. Da qualche settimana noi, come tutti gli operatori del settore, ci troviamo subissati da mail di artisti che propongono i loro nuovi singoli, album, progetti nativi a tema – indovinate un po’ – Coronavirus. Ora, io personalmente faccio fatica a vedere il male nella gente e sono convinto che dietro a tutta questa ondata di balorda creatività ci siano le migliori intenzioni, la più candida della buona fede e anche un pizzico di ingenuità, ma con questa rincorsa al pezzo più di attualità è facile cadere in una forma attenuata di sciacallaggio, di certo nella banalità. La tragedia con cui ormai da un mese stiamo convivendo da questo punto di vista è diventata un trending topic, un hashtag da condividere, un argomento che porta click, visualizzazioni, ascolti e, di conseguenza, notorietà.

Di questi esempi ce ne sono a bizzeffe, basta digitare la parola "Coronavirus" su qualsiasi canale di streaming musicale o buttare l’occhio sui social. Nel migliore dei casi sono canzoni ottimistiche che ci tengono a ricordarci che sì, ce la faremo, non serve disperare, nel peggiore interi progetti dedicati al covid. Vi risparmiamo i dettagli, riportiamo giusto uno stralcio di un comunicato stampa arrivatoci l’altro giorno per rendere l’idea: "…Il progetto prevede l'uscita di un concept album sul tema della Quarantena raccontata con ironia e leggerezza, ma con diverse chiavi di lettura più serie, seguito da un altro che parlerà invece del Post". È come se, dopo il terremoto in Abruzzo, (invece che Domani) avessimo avuto tutta una sfilza di progetti e concept incentrati sul dramma del territorio.

In una parola: cringe. Ed è solo la punta di un iceberg arrivista che cerca di approfittare di una situazione a dir poco complicata per emergere. Non è che sia un male voler parlare di un argomento che colpisce tanti da vicino, in particolare in Italia, il problema è che l’urgenza di esprimersi sul tema è in funzione di un eventuale risalto su un qualche trafiletto di un sito online, roba da colonnino destro o da "strano ma vero". La musica in sé magari (magari) è pure degna di nota, ma prima ancora di mettere play già passa la voglia, sostituita da una leggero disgusto.

L’idea che passa è che se non parli del Coronavirus, non esisti. Pare la corsa all’oro del Klondike, dove si scava sempre più a fondo alla ricerca della pepita più grossa. Solo che qua di oro ce n’è ben poco, e, a forza di affondare le mani nel terreno, ci si sporca e basta. La musica, asservita a uno scopo così becero, muore. Senza contare la tragica ironia di voler sfruttare il peggior virus che ha colpito l’Italia dal secondo dopoguerra per diventare virali a propria volta.

Non penso che ciò avvenga sempre in maniera subdola, chi si propone in tal senso è convinto di fare del bene, di agire in nome dell’arte, il problema è una logica più ampia. L’hic et nunc che deriva direttamente dall’iper-connessione a internet porta, nelle sue perversioni, a effetti di questo genere. Senza voler entrare in un pippone distopico catastrofista sulle macchine che ci stanno distruggendo, è il web stesso che chiede di essere sfamato con quanti più contenuti possibile, sempre attuali e legati alle key words del momento, spesso per non dover affrontare la realtà del fatto che siamo costretti in casa. Che poi questi contenuti non ci lascino nulla è irrilevante.

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E allora ecco il calderone di catene, audio di dubbia provenienza, proclami patriottico-nazionalisti, dichiarazioni di guerra alla Merkel che viaggiano da chat WhatsApp a chat WhatsApp, sempre in nome della viralità e veicolati da chi, più per leggerezza che per vera convinzione, le diffonde alla propria rubrica. Ma ce n’è davvero il bisogno? Anche un’idea che poteva avere un senso come i "Covid freestyle" ha presto stancato, tanto vale piuttosto guardarsi cose come la reunion a distanza dei Backstreet Boys (che comunque ho non ironicamente apprezzato).

Ora, non voglio far passare l’idea che il Covid sia un qualcosa di tabù e che quindi non se ne possa parlare, è questo modo così inconsapevolmente viscido di cavalcare una realtà con cui dobbiamo scontrarci ogni giorno a farmi venire la nausea, il cercare di vendersi con la scusa che tutti stiamo pagando le conseguenze di questa pandemia. Poi, ovviamente, c’è modo e modo di affrontare l’argomento. Prendiamo a esempio Bello Figo: lui è prima di tutto un fenomeno umoristico che cavalca l’attualità da quando ha iniziato a esibirsi, perciò non sorprende che se ne sia uscito con la sua "Coronaovirus". Può non piacere e parere fuori luogo, ma questo è il suo personaggio, io lo trovo un buon modo per esorcizzare un momento storico complicato per tutto il mondo. Senza contare che il brano è uscito a fine febbraio, quando ancora non era chiara la portata del problema. Il lol rap fa questo, "sciacalla" sempre e quindi non "sciacalla" mai. Insomma, è un altro discorso rispetto a quanto fatto fin qui. 

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Salendo parecchio di livello, a riprova che si possa fare arte eccome su questo tema, Michael Stipe ha realizzato una canzone con Aaron Dessner dei National. Al di là del fatto che si tratta di un musicista che non ha certo bisogno di gettarsi su un fenomeno come questo per farsi conoscere, si tratta di una composizione che non nasconde secondi fini, è condivisa dal profilo dell’artista e lì rimane. Non c’è la mira di esplodere grazie al Covid, e ci mancherebbe altro.

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E ancora, di esempi virtuosi che in questo periodo contribuiscono a modo loro ce ne sono a bizzeffe nella musica, non per forza con una "insta song" che lascia il tempo che trova (se va bene). Dai concerti dalla finestra del condominio di Eugenio in Via di Gioia alle esibizioni live sui social, tantissimi artisti hanno trovati modi ben più spontanei per fare qualcosa di gradevole e generoso per i loro fan (magari non tutti i vicini di Eugenio apprezzeranno il concerto, ma pazienza). Oppure Gioacchino Turù, che ha creato da zero un programma radio esilarante, dimostrando una carriera mancata come disc jockey. Modi per esprimersi ce ne sono senza per forza dover arrivare a banchettare sul dramma che non ci permette di uscire di casa. Quindi, per favore, non fatelo.

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L'articolo Le canzoni sul Coronavirus sono terribili, e ci dicono molto della musica oggi di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2020-04-01 10:17:00

Tag: opinione

COMMENTI (10)

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  • joppino70 17 mesi Rispondi

    Sono perfettamente in linea con Violavinile. Non credo che un artista debba scrivere una canzone per forza, ma se decide di farlo (soprattutto con un testo curato e comunque dedicandoci tempo ed energie), non vedo perchè debba frenare la sua creatività. Certo, se si scrive una canzone su un certo tema come quello attuale, si rischia di cadere nella banalità, però le emozioni non vengono raccolte allo stesso modo da tutti. Dico questo perché mi sento parte in causa visto che anche io ho scritto un brano su questo tema che può piacere o no a seconda anche dal tipo di musica che ti piace ascoltare. per chi è curioso di ascoltarlo il link è questo:

    https://www.youtube.com/watch?v=AqyAFobvLJ4&t=56s

    Saluti.

  • vittocomand 18 mesi Rispondi

    @violavinile ciao! Nessuna pretesa di impassibilità e, soprattutto, non sarò mai io a dirti che non puoi o non devi cantare una certa cosa, al massimo posso esprimere un'opinione, come ho fatto in questo caso. Quando ho scritto questo articolo il mio intento era, tra le righe, far sapere a voi artisti come questo fenomeno viene visto dall'esterno, in particolare a chi ha cercato visibilità (e non ne metto in dubbio la buona fede). Se tu sei convinta della forza della tua canzone non sarò certo io a frenarti, tanto qualcuno che avrà qualcosa da ridire lo troverai sempre.

  • violavinile 18 mesi Rispondi

    Ecco, mi tocca da vicino questo argomento. Mi spiace leggere queste parole, mi spiace che ci sia una corsa all'oro, mi spiace davvero che molti artisti debbano per forza scrivere canzoni che parlano di questo momento ma... è successo anche a me. Sinceramente quando ho scritto la canzone l'ho fatto in maniera spontanea. L'ho registrata, l'ho fatta mixare e masterizzare e la voglio far uscire. Però questo articolo mi ha demolito.
    Come vi comportereste nel mio caso?
    Non ho secondi fini, non lo sto facendo per emergere. Probabilmente non uscirà neanche un articolo al riguardo e lungi da me voler farmi pubblicità. Però la canzone mi piace, è uscita bene... non voglio buttarla via solo perché poi uno pensa che l'abbia fatto con secondi fini. Bah, insomma, alla fine un cantautore deve parlare solo di cazzate altrimenti finisce per fare la morale, per essere politico, citazionista, circostanziale, paraculo, paranoico...
    Questa faccenda del coronavirus ha cambiato le abitudini, ha scosso il mondo, ha provocato degli sbalzi emotivi notevoli. Come si può pretendere che gli artisti rimangano impassibili?

  • antoniniandrea1 18 mesi Rispondi

    Capisco la riflessione ma questo pezzo spacca e vi invito all'ascolto!

    https://youtu.be/6HjLltGSCig

  • amusu71 18 mesi Rispondi

    @vittocomand Bravo, hai scritto un bell'articolo, continua a denunciare la musica demmerda, ce n'è già troppa in giro figurarsi adesso con la scusa del Covid-19. A ben notare c'è una certa analogia con il fatto che tutti dicono qualcosa, scrivono qualcosa, fanno video in cui dicono qualcosa e nel 99% dei casi sono cose già dette o immonde cazzate (per non parlare delle cazzate complottiste); sembra che sta fiorendo una nuova stagione di Dante o Shakespeare o Boccaccio o Proust o non so chi altro invece a scrivere sono solo una mucchiata di ignoranti qualunquisti. Non stancarti mai di denunciare questa merda, bravo!

  • fumoluca 18 mesi Rispondi

    @vittocomand io ho letto l'articolo pensando "esatto!" e non scrivo per una testata musicale, né sono un cosiddetto "addetto ai lavori", sono uno che fa musica solo per hobby e non si permette neppure di definirsi musicista né tantomeno artista. Ma vedere spuntare ovunque prodotti a tema Covid ha fatto storcere il naso anche a me, figuriamoci a chi avrà ricevuto chissà quanta roba a tal tema. Per questo, dicevo, ho letto pensando "esatto!", tranne arrivati alla parte su BelloFigo che mi ha spinto ad ascoltare la canzone linkata e l'ho trovata nauseante per spirito, contenuto e obiettivo, quindi totalmente in disaccordo con l'autore sul fatto che questa di BelloFigo ci sta, perché è ciò che fa sempre. Ciò che fa sempre è brutto e con brutte intenzioni, quindi questa non fa eccezione e anzi è tra le più gravi, ma va beh, anche questo è un punto di vista.
    Tornando al resto dell'articolo, io ho colto subito che l'autore si riferisse a una parte del materiale prodotto, quindi non credo abbia generalizzato buttando tutto nel secchio dell'umido (come farei io, ma appunto io non sono abbastanza qualificato per capire bene certe cose). Credo perciò che l'articolo parli di chi vuole sciacallare, non di chi, colto nella personale sensibilità, ha scritto qualcosa che sta vivendo. Il dramma della visibilità ad ogni costo trova la sua peggiore espressione in momenti del genere, dove spuntano dirette musicali ovunque, assolutamente improvvisate, fatte male e ben lontane dal dare un contributo per aiutare chi è chiuso in casa ma piuttosto un tentativo di "imporre" la propria performance a chi non ha di meglio da fare.

  • jama 18 mesi Rispondi

    Grazie della risposta e del chiarimento. La vuoi sapere una? Una delle cose che più mi ha dato dispiacere in questo momento è stata ricevere newsletter di vecchi uffici stampa con cui ho lavorato in passato (purtroppo sono ancora iscritto alle email) in cui si titolavano messaggi del tipo: sei un emergente? Questo è il momento giusto per venire fuori! Evidentemente molti fresconi sono cascati nella trappola e magari hanno anche pagato per vedersi pubblicata O recensitauna canzone tanto per. E dopo il tuo chiarimento ti ho immaginato ricevere tonnellate di proposte, avendo io scritto per delle testate musicali per anni . Nel frattempo però, a parte mille dirette tutte uguali e una non concretizzazione artistica del problema, ho iniziato a chiedermi quanto i social stiano cambiando sia l’informazione sia i musicisti e quanto menefreghismo e narcisismo ci sia dietro. Ma non voglio credere che la situazione sia solo questa e così decadente, anche perché in realtà la tecnologia è l’unica cosa buona che abbiamo in tutta questa storia. Per cui il punto per me è : perché deve emergere solo il peggio? Poi, certo non è un obbligo per nessuno fare qualcosa e rileggendo più volte il tuo articolo credo di essere stato un po’ impulsivo nel risponderti. Ma almeno abbiamo fatto due chiacchiere, seppur virtuali. Un saluto. @vittocomand

  • federico.paglia 18 mesi Rispondi

    Condivido in parte l'articolo perché effettivamente la demagogia sta dilagando in questo periodo anche nella musica e nelle canzoni, ma per es ricordo che senza l'11 settembre non sarebbe mai nato "The rising" di Bruce Springsteen..le grandi tragedie a volte ispirano capolavori, vedremo se succederà anche stavolta

  • vittocomand 18 mesi Rispondi

    Ciao @jama, prima di rispondere consentimi di mettere subito in chiaro una cosa: sono il primo a essere profondamente dispiaciuto per le conseguenze di questa quarantena sulla musica live, ho il massimo rispetto per chi fa musica e ci mette la faccia, anche quando non mi piace. Ed è questo il punto: fare canzoni a tema coronavirus è un fenomeno che lascia il tempo che trova e che mi ha fatto storcere il naso per i motivi che ho elencato nell'articolo, per quanto mi dispiacesse mi sembrava giusto affrontare il tema. Mi premeva far capire qual è l'effetto di ritrovarsi tutte queste proposte una uguale all'altra e cosa c'è che non va, sottolineo la buona fede di chi si mette in gioco proprio perché non penso ci sia malizia. Sarei ben contento di sentire altre proposte da parte delle stesse persone che, per leggerezza, hanno pestato un proverbiale merdone, al terzo che ha in cantiere il disco con un nome legato al covid lascio anche perdere.
    Non sto parlando di iniziative solidali, quelle ben vengano, io mi riferisco a un fenomeno un po' più preciso, se ciò non è emerso dall'articolo o se ti sei sentito attaccato evidentemente ho sbagliato io e mi dispiace. Quello che mi è arrivato l'ho ascoltato e la mia opinione è che fosse terrificante (come i covid freestyle, che però non vengono a bussare alla nostra porta), non faccio nomi proprio per il rispetto di cui sopra nei confronti di voi musicisti, in particolare gli emergenti.
    Per quanto riguarda i nostri amici non so bene come rispondere, presumo tu ti riferisca agli Eugenio ma non sono né un fan né tanto meno li conosco, ho solo trovato carina l'iniziativa.
    Per lo sfogo be, legittimo, siamo qua per confrontarci direi, quindi non hai motivo di scusarti. Spero di aver chiarito un minimo la questione, chiudo dicendo nuovamente che mi dispiace molto quanto sta situazione di merda colpisca voi musicisti così forte e ti auguro buona fortuna (in totale sincerità) per il futuro.
    Ciao,
    V

  • jama 18 mesi Rispondi

    Perdonami, ma spero vivamente che tu sia molto giovane, anche se è grave quello che Rockit ti permette di scrivere. Il format dei messaggi dice:”sii gentile” ma a te non è stato risparmiato di andarci giù pesante. Che peccato. Voglio dire, un parere così superficiale me lo sarei aspettato da un ascoltatore inesperto, non da un giornalista musicale. I musicisti nella storia hanno sempre cercato di lasciare un messaggio concreto, di unirsi per le cause più terribili e hanno scritto canzoni meravigliose (devo farti un elenco?). Uno dei ruoli della musica è anche cercare di risollevare le persone in un momento delicato. E uno dei ruoli del giornalismo è quello di avere la capacità di fare selezione. Forse un dovere. Dici di non vedere il male nella gente ma dai del viscido, del becero, dell’arrivista a chi non conosci, solo perché vi è arrivata una proposta musicale. Sono certo anche io che tra questi non ci sarà una We Are The World, ma mettiti nei panni di un musicista: nel mio caso ( la musica è la mia professione) ho perso circa venti date di tour, diversi allievi della scuola in cui insegno (non tutti amano l’online) e un sacco di altre attività pubbliche. E tutto questo a causa del virus. Di che cosa dovrei scrivere in questo momento? Di quanto è bella la mia cameretta? E ti assicuro che la mia vita da musicista va avanti da tanti anni senza per forza far parte del circuito indie milanese. Non è la visibilità che cercavo, quando ho deciso di mettere insieme 15 artisti per la causa. Cosa credi? Che volevo diventare famoso? Per carità. Guarda il mio profilo, ho diverse recensioni di Rockit. Ma D’un tratto, i social si sono invasati di dirette di gente che non ha mai fatto un concerto, di big italiani pietosi che dovevano fare la marchetta e di improvvisati sul balcone. Tutto questo ci può stare. Ma ti prego, non generalizzate. Non fate gli sfigati altolocati. Tra dieci anni le dirette di instagram non rimarrano, un pezzo scritto col cuore si. Che tu ci creda o no. Non potevate fare i seri e sedervi davanti ai vostri computer ad ascoltare qualcosa? Dilla chiara: meglio investire belle parole per i vostri amici piuttosto che fare il vostro lavoro. Però, per carità, viva Bello Figo eh.. un saluto e scusa lo sfogo. Jama