Le canzoni sul Coronavirus sono terribili, e ci dicono molto della musica oggi

Non tutte, anzi c'è chi fa arte con il cuore. Ma la corsa alla pandemia, trattata come key word del momento, è l'ennesima deriva (cringe) del mercato discografico
01/04/2020 10:17

Ve la ricordate la vita prima della quarantena? Molti, evidentemente, no. Da qualche settimana noi, come tutti gli operatori del settore, ci troviamo subissati da mail di artisti che propongono i loro nuovi singoli, album, progetti nativi a tema – indovinate un po’ – Coronavirus. Ora, io personalmente faccio fatica a vedere il male nella gente e sono convinto che dietro a tutta questa ondata di balorda creatività ci siano le migliori intenzioni, la più candida della buona fede e anche un pizzico di ingenuità, ma con questa rincorsa al pezzo più di attualità è facile cadere in una forma attenuata di sciacallaggio, di certo nella banalità. La tragedia con cui ormai da un mese stiamo convivendo da questo punto di vista è diventata un trending topic, un hashtag da condividere, un argomento che porta click, visualizzazioni, ascolti e, di conseguenza, notorietà.

Di questi esempi ce ne sono a bizzeffe, basta digitare la parola "Coronavirus" su qualsiasi canale di streaming musicale o buttare l’occhio sui social. Nel migliore dei casi sono canzoni ottimistiche che ci tengono a ricordarci che sì, ce la faremo, non serve disperare, nel peggiore interi progetti dedicati al covid. Vi risparmiamo i dettagli, riportiamo giusto uno stralcio di un comunicato stampa arrivatoci l’altro giorno per rendere l’idea: "…Il progetto prevede l'uscita di un concept album sul tema della Quarantena raccontata con ironia e leggerezza, ma con diverse chiavi di lettura più serie, seguito da un altro che parlerà invece del Post". È come se, dopo il terremoto in Abruzzo, (invece che Domani) avessimo avuto tutta una sfilza di progetti e concept incentrati sul dramma del territorio.

In una parola: cringe. Ed è solo la punta di un iceberg arrivista che cerca di approfittare di una situazione a dir poco complicata per emergere. Non è che sia un male voler parlare di un argomento che colpisce tanti da vicino, in particolare in Italia, il problema è che l’urgenza di esprimersi sul tema è in funzione di un eventuale risalto su un qualche trafiletto di un sito online, roba da colonnino destro o da "strano ma vero". La musica in sé magari (magari) è pure degna di nota, ma prima ancora di mettere play già passa la voglia, sostituita da una leggero disgusto.

L’idea che passa è che se non parli del Coronavirus, non esisti. Pare la corsa all’oro del Klondike, dove si scava sempre più a fondo alla ricerca della pepita più grossa. Solo che qua di oro ce n’è ben poco, e, a forza di affondare le mani nel terreno, ci si sporca e basta. La musica, asservita a uno scopo così becero, muore. Senza contare la tragica ironia di voler sfruttare il peggior virus che ha colpito l’Italia dal secondo dopoguerra per diventare virali a propria volta.

Non penso che ciò avvenga sempre in maniera subdola, chi si propone in tal senso è convinto di fare del bene, di agire in nome dell’arte, il problema è una logica più ampia. L’hic et nunc che deriva direttamente dall’iper-connessione a internet porta, nelle sue perversioni, a effetti di questo genere. Senza voler entrare in un pippone distopico catastrofista sulle macchine che ci stanno distruggendo, è il web stesso che chiede di essere sfamato con quanti più contenuti possibile, sempre attuali e legati alle key words del momento, spesso per non dover affrontare la realtà del fatto che siamo costretti in casa. Che poi questi contenuti non ci lascino nulla è irrilevante.

E allora ecco il calderone di catene, audio di dubbia provenienza, proclami patriottico-nazionalisti, dichiarazioni di guerra alla Merkel che viaggiano da chat WhatsApp a chat WhatsApp, sempre in nome della viralità e veicolati da chi, più per leggerezza che per vera convinzione, le diffonde alla propria rubrica. Ma ce n’è davvero il bisogno? Anche un’idea che poteva avere un senso come i "Covid freestyle" ha presto stancato, tanto vale piuttosto guardarsi cose come la reunion a distanza dei Backstreet Boys (che comunque ho non ironicamente apprezzato).

Ora, non voglio far passare l’idea che il Covid sia un qualcosa di tabù e che quindi non se ne possa parlare, è questo modo così inconsapevolmente viscido di cavalcare una realtà con cui dobbiamo scontrarci ogni giorno a farmi venire la nausea, il cercare di vendersi con la scusa che tutti stiamo pagando le conseguenze di questa pandemia. Poi, ovviamente, c’è modo e modo di affrontare l’argomento. Prendiamo a esempio Bello Figo: lui è prima di tutto un fenomeno umoristico che cavalca l’attualità da quando ha iniziato a esibirsi, perciò non sorprende che se ne sia uscito con la sua "Coronaovirus". Può non piacere e parere fuori luogo, ma questo è il suo personaggio, io lo trovo un buon modo per esorcizzare un momento storico complicato per tutto il mondo. Senza contare che il brano è uscito a fine febbraio, quando ancora non era chiara la portata del problema. Il lol rap fa questo, "sciacalla" sempre e quindi non "sciacalla" mai. Insomma, è un altro discorso rispetto a quanto fatto fin qui. 

Salendo parecchio di livello, a riprova che si possa fare arte eccome su questo tema, Michael Stipe ha realizzato una canzone con Aaron Dessner dei National. Al di là del fatto che si tratta di un musicista che non ha certo bisogno di gettarsi su un fenomeno come questo per farsi conoscere, si tratta di una composizione che non nasconde secondi fini, è condivisa dal profilo dell’artista e lì rimane. Non c’è la mira di esplodere grazie al Covid, e ci mancherebbe altro.

E ancora, di esempi virtuosi che in questo periodo contribuiscono a modo loro ce ne sono a bizzeffe nella musica, non per forza con una "insta song" che lascia il tempo che trova (se va bene). Dai concerti dalla finestra del condominio di Eugenio in Via di Gioia alle esibizioni live sui social, tantissimi artisti hanno trovati modi ben più spontanei per fare qualcosa di gradevole e generoso per i loro fan (magari non tutti i vicini di Eugenio apprezzeranno il concerto, ma pazienza). Oppure Gioacchino Turù, che ha creato da zero un programma radio esilarante, dimostrando una carriera mancata come disc jockey. Modi per esprimersi ce ne sono senza per forza dover arrivare a banchettare sul dramma che non ci permette di uscire di casa. Quindi, per favore, non fatelo.

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L'articolo Le canzoni sul Coronavirus sono terribili, e ci dicono molto della musica oggi di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 01/04/2020 10:17

Tag: opinione

Commenti (10)
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  • Andrea Musu 3 mesi fa

    Vittorio Comand Bravo, hai scritto un bell'articolo, continua a denunciare la musica demmerda, ce n'è già troppa in giro figurarsi adesso con la scusa del Covid-19. A ben notare c'è una certa analogia con il fatto che tutti dicono qualcosa, scrivono qualcosa, fanno video in cui dicono qualcosa e nel 99% dei casi sono cose già dette o immonde cazzate (per non parlare delle cazzate complottiste); sembra che sta fiorendo una nuova stagione di Dante o Shakespeare o Boccaccio o Proust o non so chi altro invece a scrivere sono solo una mucchiata di ignoranti qualunquisti. Non stancarti mai di denunciare questa merda, bravo!

    > rispondi a @amusu71
  • Andrea Antonini 3 mesi fa

    Capisco la riflessione ma questo pezzo spacca e vi invito all'ascolto!

    https://youtu.be/6HjLltGSCig

    > rispondi a @antoniniandrea1
  • Violavinile 3 mesi fa

    Ecco, mi tocca da vicino questo argomento. Mi spiace leggere queste parole, mi spiace che ci sia una corsa all'oro, mi spiace davvero che molti artisti debbano per forza scrivere canzoni che parlano di questo momento ma... è successo anche a me. Sinceramente quando ho scritto la canzone l'ho fatto in maniera spontanea. L'ho registrata, l'ho fatta mixare e masterizzare e la voglio far uscire. Però questo articolo mi ha demolito.
    Come vi comportereste nel mio caso?
    Non ho secondi fini, non lo sto facendo per emergere. Probabilmente non uscirà neanche un articolo al riguardo e lungi da me voler farmi pubblicità. Però la canzone mi piace, è uscita bene... non voglio buttarla via solo perché poi uno pensa che l'abbia fatto con secondi fini. Bah, insomma, alla fine un cantautore deve parlare solo di cazzate altrimenti finisce per fare la morale, per essere politico, citazionista, circostanziale, paraculo, paranoico...
    Questa faccenda del coronavirus ha cambiato le abitudini, ha scosso il mondo, ha provocato degli sbalzi emotivi notevoli. Come si può pretendere che gli artisti rimangano impassibili?

    > rispondi a @violavinile
  • Vittorio Comand 3 mesi fa

    Violavinile ciao! Nessuna pretesa di impassibilità e, soprattutto, non sarò mai io a dirti che non puoi o non devi cantare una certa cosa, al massimo posso esprimere un'opinione, come ho fatto in questo caso. Quando ho scritto questo articolo il mio intento era, tra le righe, far sapere a voi artisti come questo fenomeno viene visto dall'esterno, in particolare a chi ha cercato visibilità (e non ne metto in dubbio la buona fede). Se tu sei convinta della forza della tua canzone non sarò certo io a frenarti, tanto qualcuno che avrà qualcosa da ridire lo troverai sempre.

    > rispondi a @vittocomand
  • Francesco Giove 2 mesi fa

    Sono perfettamente in linea con Violavinile. Non credo che un artista debba scrivere una canzone per forza, ma se decide di farlo (soprattutto con un testo curato e comunque dedicandoci tempo ed energie), non vedo perchè debba frenare la sua creatività. Certo, se si scrive una canzone su un certo tema come quello attuale, si rischia di cadere nella banalità, però le emozioni non vengono raccolte allo stesso modo da tutti. Dico questo perché mi sento parte in causa visto che anche io ho scritto un brano su questo tema che può piacere o no a seconda anche dal tipo di musica che ti piace ascoltare. per chi è curioso di ascoltarlo il link è questo:

    https://www.youtube.com/watch?v=AqyAFobvLJ4&t=56s

    Saluti.

    > rispondi a @joppino70
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