Fabri Fibra ha fatto un’antologia del malessere contemporaneo

Dopo averlo macinato di ascolti durante il weekend vi raccontiamo cosa ne pensiamo di “Caos”, il disco con cui Fibra è tornato a 5 anni da “Fenomeno”. Per mettere ordine – senza volerlo davvero fare – quando tutto è in subbuglio: le nostre menti, i sentimenti, la musica, la politica, il mondo intero

Fabri Fibra - foto di Mattia Guolo
Fabri Fibra - foto di Mattia Guolo

Quando torna Fabri Fibra è una lezione per tutti, sempre. A cinque anni da Fenomeno il rapper decide di accompagnarci nel suo Caos, il decimo disco in studio per l'artista e il primo a essere pubblicato sotto l'etichetta Sony Music/Epic. Un album che esce con un tempismo perfetto: il mondo intero è in subbuglio; c'è disordine e confusione in tutto, nelle cose, nella politica, nella musica, nelle idee e nei sentimenti.

Diciassette canzoni per mettere ordine nell'animo e nella testa del rapper attraverso la musica. In un disco importante, di spessore – come tutti i dischi cui Fibra ci ha abituati. È nostalgico, più riflessivo che scoppiettante. Racconta sprazzi di futuro, ma resta sempre concentrato sul presente e ancorato al passato, con beat e scratch anni '90 e citazioni sui Cure e i Nirvana.

Prima di farci entrare nel suo Caos, Fabri ci ricorda chi è e cos'ha fatto durante la sua carriera di rapper che dura da vent'anni. È la voce di Gino Paoli ad aprire la sua Intro, brano che mette in rima l'intera discografia di Fibra, anno dopo anno, singolo dopo singolo, album dopo album. Quanta bella roba. 

Fabri Fibra - foto di Mattia Guolo
Fabri Fibra - foto di Mattia Guolo

Il Caos – dice Fibra nella presentazione della traccia – è uno stato d'animo che ti prende quando sei lontano da quello che ti fa stare bene. Il Caos è sofferenza, dunque, e la title track con Lazza e Madame spiegano molto bene questo malessere.

Nel disco si alternano incubi, paure e paranoie più o meno superate (Lavoro sodo ma non ci crede nessuno, Questi mettono like ma io ci metto il cuore); depressione e noia, combattuta anche a colpi di rime sempre oneste e sincere, anche con immagini truci e sanguinarie. GoodFellas con Rose Villaine è l'esempio di questo stile gangster, che piace ancora moltissimo. Poi, Nessuno (scritta con Davide Petrella) che parla di macchine in fiamme, ma anche di lettere d'amore e di un aquilone in volo. Fumo Erba è il tentativo di Fabri di parlare di marijuana in maniera critica e obiettiva e Liberi (con Francesca Michielin, che ha anche prodotto il brano) è un urlo, un grido di libertà. Di diritto alla libertà di stare bene o di stare male. Un richiamo alla libertà di essere. 

Fabri Fibra - foto di Mattia Guolo
Fabri Fibra - foto di Mattia Guolo

I featuring e le produzioni hanno nomi grandi e importanti: pietre miliari a garanzia di beat e rime potenti, siano esse malinconiche, eccitanti o introspettive. Oltre agli artisti già citati, c'è Neffa, rapper di riferimento e vero mito per Fabri sin dai tempi di Turbe Giovanili (2002). Poi, Ketama 126 (anche in veste di producer), artista fortemente voluto da Fibra per il suo modo di essere innovativo, la sua potenza e la sua schiettezza. Duettano assieme in Pronti al peggio su beat (scelti da Big Fish) che raccontano il lato rock della collaborazione tra Ketty e Fabri. Quanto a Gué e Salmo, è un sogno per il rapper di Senigallia averli entrambi nel suo disco, anche, e cito Fibra: "Per la loro capacità di concentrare il concetto in pochissime rime". 

Stelle (prodotta da Dardust e cantata con Maurizio Carucci degli Ex Otago) ci fa ballare su un mix perfetto di urban e dance. Propaganda con Colapesce e Dimartino è una bella marcia riflessiva anche da guardare in un videoclip (girato a Vercelli e diretto da Cosimo Alemà), che veste Fibra in panni completamente inediti. Poi, Noia, brano con cui il rapper cerca di combattere quella condizione di tedio (assieme al collega Marracash) in un campionamento di Miles Davis e una citazione di Bukowsky: "Continua a scrivere bene, la fama tende a indebolirti, la fama è una forma di elogio".

Brutto figlio di è il modo con cui Fibra ci annuncia che è tornato. Per farlo, prende spunto dal rapper Yelawolf, che chiude tutte le sue barre con la parola "motherfucker": così, la canzone prende vita, prende senso e ci ritroviamo tutti – Fibra compreso – a prendere insulti.

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C'è una frase nel disco che mi ha colpito più di altre: "Dio ti prego dammi una mano, Anzi dammi un palco". Necessità, esigenza. Questo sono il rap e la musica per Fabri Fibra: esigenza di esprimersi prima in studio (con il lungo lavoro a queste canzoni) poi davanti alla sua gente, dal vivo.

In definitiva, il pensiero e il Caos di Fibra prendono forma e ordine, traccia dopo traccia. Saltano dall'introspezione dei pezzi molto personali (come Amici Nemici) all'universalità dei brani più old school, passando dagli esercizi di stile per la scena e per il rap game (sempre e comunque in vita e ancora aperto). 

Caos è un'antologia delle opere di Fabri Fibra, una raccolta di scelte ricercate: c'è tutto il meglio del rapper marchigiano da ascoltare attentamente, per farsi trasportare dalle basi e dal suo flow travolgente.

Chiude il disco un' Outro perfetta – anche se un po' fuori moda – che somiglia molto alla chiusura di un concerto: Fibra con il cuore in mano a ringraziare tutti. Soprattutto se stesso.

Grazie a me stesso sono ancora qui, vaffanculo. Non è facile, eh... Ma lascio correre la base perché [la base] spacca.

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L'articolo Fabri Fibra ha fatto un’antologia del malessere contemporaneo di Carlotta Fiandaca è apparso su Rockit.it il 2022-03-21 15:00:00

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