"Sei un piccolo fiore per me, e l'odore che hai mi ricorda qualcosa... VA BE'...". Avete tutto l'articolo per indovinare cosa vende il negozio che, nel pieno centro di Zocca, ha questo verso da E... di Vasco Rossi in vetrina. La risposta la mettiamo qua in fondo. Se ci spostiamo all'agenzia immobiliare del paese, invece, la citazione è da Incredibile romantica: "Un po' isterica, però simpatica... certo unica!". O ancora, uno dei tanti bar del paese accoglie i clienti con: "Non sorridete, gli spari sopra sono per voi!", mentre Vita spericolata è affidata a una insospettabile lavanderia self service.
Zocca, centro sull'Appennino che dista un'ora tanto da Bologna quanto da Modena, è diventata soprattutto negli ultimi anni un tributo fisico a Vasco Rossi, che qui ci è nato e continua a viverci almeno per un mese all'anno, a luglio. Per dire: qua ci è nato anche Maurizio Cheli, il primo italiano nello spazio, ma se uno passasse per caso di qua farebbe fatica a trovare un qualche tributo, così "mangiato" dal culto vaschiano. Questo posto lo volevo visitare da tempo, proprio per capire quanto fosse ingombrante per un paesino di neanche 5000 abitanti la convivenza con quella che è considerata la più grande rockstar che abbiamo in Italia.

Per un surreale caso della vita, mi ci ritrovo con quella che de facto la più grande rockstar italiana al momento: Pierpaolo Capovilla, che oltre ai suoi trascorsi con One Dimensional Man, Il Teatro degli Orrori e, più recentemente, coi Cattivi Maestri, ha sconfinato nel cinema con l'interpretazione ai limiti dell'autobiografico di Doriano, uno dei protagonisti dell'acclamato Le città di pianura. "Quel personaggio sono io, l'hanno scritto su di me. E ne vado fiero", racconta mentre viene intervistato al telefono durante il nostro viaggio condiviso da Bologna a Zocca. Ecco, questo principio di identità si paleserà quando Rudi, il nostro driver nonché zocchese DOC, ci proporrà di fare una tappa al bar lungo il tragitto.
Il motivo per cui stiamo andando a Zocca è in realtà una sorta di "alternativa" a Vasco. Qui un gruppo di ragazzi molto giovani si sbatte per fare un piccolo festival, Zocca Calling, Pierpaolo e io siamo invitati per un piccolo incontro sul tema del fare musica in provincia. Pierpaolo accetta, nonostante debba poi andare a Firenze in serata come ospite dei lavoratori dell'ex Gkn. Avrebbe tranquillamente potuto dire di no e nessuno si sarebbe offeso, ma questo dimostra anche come abbia dentro di sé quel tipo di attenzione verso l'altro che gli permette di concedersi volentieri, anche quando la logistica rema contro.
Una volta arrivati in paese, la vascomania è dilagante. Non c'è solo lo scaltro marketing delle attività cittadine, come vi dicevamo in apertura: sono gli stessi fan di Vasco, che compongono il grosso del turismo della zona, che si beccano subito. Non che ci voglia molto, visto che spesso e volentieri sono con la divisa d'ordinanza: il padre di famiglia con il faccione di Vasco sulla maglia, quello che invece sulla t-shirt ha la più sobria scritta "SIAMO SOLO NOI", la pletora di clienti seduta al Bibap, bar dove quasi ogni pomeriggio va a giocare a carte coi suoi amici. Niccolò, ragazzo di Zocca e membro dello staff del festival, me lo spiega indicando la gente seduta ai tavolini del locale: "Delle persone sedute qua non ne conosco nessuna". Incrocio anche Capra dei Gazebo Penguins, che vive poco distante, e lui invece ci racconta di una sua amica tatuatrice, che fa il grosso degli incassi dell'anno tatuando l'autografo di Vasco ai suoi ammiratori.

Il culto della personalità amplificato dall'economia locale qua è quello che genera qualsiasi figura "pesante" per un luogo a cui è strettamente legato. Ci sono mille esempi positivi in questo senso, se pensiamo Mozart con Salisburgo Elvis Presley con Memphis o i Beatles con Liverpool. Quello che mi viene ironicamente fatto da uno dei presenti è, invece, particolarmente spietato: Mussolini con Predappio, in un'analogia già esplorata dai Fucktotum in un brano parecchio scorretto di un po' di anni fa. Ora, è chiaro che non c'è alcun tipo di contatto politico - per fortuna - tra il Blasco e il Duce, anzi, visto che l'antifascismo di Vasco è inequivocabile. Il discorso è piuttosto quanto un solo individuo dal seguito così militante possa cambiare il volto e il turismo di una città in maniera radicale. Sul fatto poi che sia infinitamente meglio essere un fan molto devoto di un cantante che un nostalgico del ventennio, direi che non ci sono dubbi.
Il rapporto con l'entità di Vasco diventa quasi una questione diplomatica nel momento in cui il talk con me e Pierpaolo inizia. La prima domanda fatta dai ragazzi del festival, che hanno messo in piedi questo evento per mostrare che c'è spazio per anche molto altro rispetto alla star del luogo, riguarda proprio il nostro parere sul paese a vederlo così "vaschizzato". Lo stesso bar dove si svolge l'incontro ha tutti i dischi di Vasco esposti all'interno, oltre che il suo calendario in vendita, mentre i posti messi a disposizione su cui siamo seduti si trovano sotto le luminarie col testo di Albachiara che percorrono il viale.
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Seduto ad ascoltarci c'è anche qualche fan incuriosito e dall'aspetto non così inoffensivo, il che trasforma qualsiasi discorso vogliamo provare a fare sulla componente kitsch di tutto questo in una sorta di campo minato. Alla fine Pierpaolo la sbriga così: "Per quanto voglia bene a Vasco Rossi non ho mai amato le sue canzoni, quindi queste luminarie mi lasciano un po' perplesso". Risate, applauso. Per poi aggiungere: "Non ho niente contro di lui eh!".
L'incontro fila tutto sommato liscio, nessun pellegrino sulla via di Damasco - o DaVasco... - sembra intenzionato a esprimere rimostranze per un'eventuale poca riverenza nei confronti del proprio mito. Il sogno sarebbe stato se lo stesso Vasco si fosse palesato dal nulla, per creare il definitivo glitch nella già assurda situazione dell'essere lì con Pierpaolo Capovilla. Al suo posto ci dobbiamo accontentare di Auroro Borealo, che passa in zona anche lui attirato dall'idea di trovare a casa di Vasco il frontman del Teatro degli Orrori. Scatterà lui un selfie fatto in troppa fretta per non avere alle spalle qualche murales di Vasco che sancisca senza ombra di dubbio dove ci troviamo. Vuol dire che toccherà trovare un'altra scusa per tornarci. Magari con proprio Lui in persona.
Ah, dimenticavo: il verso all'inizio del pezzo si trova sulla vetrina di un negozio di... scarpe.
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L'articolo Con Pierpaolo Capovilla a Zocca: a casa di Vasco Rossi con la vera più grande rockstar italiana di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2026-08-05 10:13:00

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