?Alos - Carichi Sospesi - Padova Live report, 19/10/2005

27/10/2005 di



Ai Carichi Sospesi, delizioso circolo teatral-musicale patavino, stasera c’è Stefania Pedretti di Allun ed Ovo, nel suo nuovo progetto / spettacolo ?Alos. Un po’ happening, un po’ concerto, un po’ spettacolo teatrale: di tutto un po’ ed io, che son curioso, finisce che fin qui mi ci trascino. E poi, organizzano i tosi della Pulse, agguerrita pattuglia tra l’ex e lo studentesco (ci son di mezzo Associazione Studenti Universitari e Basamental di Castelfranco Veneto) che quest’estate mi han regalato lo spettacolone di Damo Suzuki dei Can insieme a Zu e Xabier Iriondo sullo stesso palco, e quindi ci vado. Bel nome, tra l’altro, “Pulse”, che dà l’idea di un cuore che batte (eh, l’inglese…) e di un piccolo essere che stuzzica e infastidisce: la pulce (eh, il veneto…). E poi, ste Allun, fenomeno dell’anno persino sulla stampa mainstream , fotona su XL, recensionona su Rs… ’Nzomma, zi va.

Come preannunciato, Stefania preparerà una cena, per un convitato immaginario. E difatti, eccola lì, tavolaccio apparecchiato (e pure un po’ zozzo, che neanche nei peggiori centri sociali di Caracas), che spignatta intenta, elargisce spezie come polverine magiche, affetta verdure e tofu (chebbello!, mi sa proprio che è vegetariana commemè!) con un coltello rigorosamente amplificato che passa rumori di tranci e tagli attraverso delay o distorsore, a seconda dei casi. Sotto, tenue tenue, una musica un po’ stucchevole e sdolcinata di Christian Rainer (rigorosamente su Bar la Muerte).

Mentre la pappa si cuoce, Stefania abbandona i fornelli e inforca la chitarra elettrica. Distorsore attaccato, su una base preregistrata affronta le sei corde armata di plasticoso flauto di Pan usato come plettro e bottleneck insieme (!) e via che va, tra miagolii, rantoli e bofonchi. Sembra caos, ma così non è: ché la corda suonata a vuoto è il Mi basso, e il punto preciso tra i magneti corrisponde a un La. Insomma, un blues rumorista. Sorrido, mentre intorno a me c’è anche chi si rompe i coglioni. Ma io trovo divertente quello che fa. E che sorpresa, quando sul secondo brano usa una pistola spaziale giocattolo come e-bow! Che suoni! E poi, quando imbraccia il violino e suona sempre la stessa melodia stridente, su cui eleva un canto miagolante ma preciso! Figata!

Utile indizio per giungere alla soluzione: Stefania ha ginocchio e gomito bendato, stile ferita lacero-contusa. Dagli occhi si dipartono finte cicatrici un po’ zombie e un po’ Addams che la fanno somigliare a un personaggio de “La sposa cadavere” o di “Nightmare Before Christmas” di Tim Burton.

Non è finita. La pappa l’è cotta. Stefania apparecchia per terra e comincia a mangiare. Non soddisfatta, si alza, prende per mano uno spettatore e apparecchia per lui. Mangiano. Lo spettatore gradisce, anche se non riesce a usar le bacchette cinesi e ripiega su una nostrana forchetta. Ma Stefania non è ancora contenta: e via che gira a offrir verdure saltate e tofu a un tot di pubblico. Dicono che il piatto sia pure buono. Il dolce: un Chupa chups a testa. E poi, il regalo all’ospite: una scatola che aperta, rivela una bandierina con il logo ?Alos. Stefania s’imbacucca di soprabito, coll’ospite seduto che rimira la bandierina, e scappa via di corsa nel buio del locale. Silenzio. Fine. Applausi. Chi fa i complimenti e chi fugge via con l’aria di chi dice “Fiùùùù, è durato poco!”
Embè? Spettacolo carino e delicato, per me. Che ha il pregio di spiazzare e spazzare via. Ma in verità, come quasi sempre, non c’è niente da capire. Bisogna solo lasciarsi andare. Lo spettacolo non è altro che una confezione metafora del concerto, in cui Stefania offre al pubblico un nutrimento inusuale ma non per questo meno gustoso. Come le verdure saltate e il tofu, la musica di ?Alos non è indigeribile: non aspettatevi i martelli pneumatici e le urla di “Steh auf Berlin!” dei nonnetti Einsturzende Neubauten, no no no. Il discorso di ?Alos non è antimusica, non è oltre la musica, ma è intorno la musica. Come le Allun, ?Alos (che uscirà in disco nel 2006) gira intorno alla musica codificata, alle note ripulite con cui giocano tutti, dal poppettaro più marchettaro al metallaro più bieco e oltranzista. E mostra che le stesse note possono essere belle, e forse più belle, con altrisuoni. Così come nella notte e nel bosco abitano le creature brutte ma gentili di Tim Burton, Stefania modula normali melodie e armonie normali con suoni inusuali: quanto può essere più interessante una melodia se cantata, e mi ripeto, con soffi, rantoli, bofonchi e miagolii? E rimanendo perfettamente intonati – sia chiaro. Bello davvero, divertente di sicuro. Andatevela a vedere, ora che è in tour (beh, lo è da due anni) su e giù per lo stivale. Sono belli anche i suoni che abitano nella foresta.



Scaletta:
1. Profumo
2. Senza titolo # 1
3. Senza titolo # 2
4. Senza titolo # 3
5. Senza titolo # 4

Formazione:
- Stefania Pedretti: voce, chitarra elettrica, violino, coltello

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