Per Grazia Ricevuta (PGR) - Carisport - Cesena Live report, 14/03/2003

15/04/2003 di



A volte ritornano.

Il concerto a Cesena è il solo del tour 2003 dei P.G.R. che non si tiene in un teatro.

Si parte con Chiara Ferretti sul palco e Lindo Ferretti fuori vista che canta - solo voce - una strofa scritta qualche tempo fa da una delle tre donne più belle del mondo. "Sai di te cose che poi perderai...". Subito dopo Ferretti appare (è la parola giusta, viste le reazioni entusiastiche del pubblico... a parte i posti a sedere e la conseguente ovvia assenza di marmellata di carne sotto il palco sembra di essere ad uno qualsiasi dei tanto maltrattati live-nei-palasport-con-platea-adorante successivi a "T.R.E.") da un'entrata laterale e prende posizione - portandosi la 'ballerina' in spalla - seguito velocemente dagli altri. Magnelli e Canali, con vestiti scuri ed eleganti - sono tutti eleganti tranne 'il capo' Maroccolo, capelli pancia e tshirt - e muniti di ingombranti cuffie, sembrano pianista e chitarrista rubati alla premiata orchestra sanremese in una serata particolarmente sobria. Incantevoli.

A volte ritornano.

Quasi due ore e trenta di musica ancora scarnificata e interpretazioni efficaci. Le voci viaggiano spesso affiancate, a volte solitarie, a volte intrecciate. Ferretti continua, goffamente insicuro come sempre, a farsi suggerire gli attacchi, ma migliora inesorabilmente con l'età il suo - storicamente improbabile, storicamente indiscutibile - "essere cantante". Per Ginevra non ci sono parole. Impressionante. Gravidanza o altro miracolo che sia, ancora meglio di prima. Inarrivabile.

I musicisti, sparsi per il palco grande e scuro intorno alla piattaforma rialzata con i microfoni dei cantanti, sono precisi anche nelle improvvisazioni e nei rumorismi. Tutti impeccabili, nelle (rade) sovrapposizioni quanto nei passaggi da protagonisti, compresi i due 'turnisti' Pino Gulli e Cristiano Della Monica, dietro a tamburi e percussioni rispettivamente in tempi andati ("Ko de mondo") e passaggi più recenti (estate 2001).

Sul palco c'è un'ottima atmosfera. Rilassati e 'contenti'. Una scena più efficace di qualsiasi parola: uno spettatore temerario rompe il silenzio in una delle brevi attese post applauso urlando "Io sto male!". Ginevra si china verso Ferretti che, sorridente, riferisce nel microfono: "Ginevra dice: 'Noi no, grazie.'".

Dietro e sopra tutto Hector Zazou. Lavoro solidissimo e enfaticamente senza enfasi su sporcizia digitale, bassi e sub-bassi. Qualche spanna più in alto di produttori tanto celebrati quanto aggrappati a correnti e mode effimere. Granitico a tratti, sempre e comunque presente, mai sopra le righe anche negli scricchiolii più populistici, intensamente dedicato ad un'antologia personale e personalizzata di elettronica calda e 'umana', mai autoreferenziale, al servizio degli esiti complessivi. Un signore.

La componente teatrale, sobria e dosata variante alla staticità quasi ferrea degli otto sul palco (a parte ovviamente Canali, che in questo però non fa testo...) con qualche coreografia e qualche projezione, non toglie e non aggiunge nulla. Un attimo di fastidio (assolutamente soggettivo e personale, ma nitido) quando Chiara marcia rigida e rasata avanti e indietro sul bordo del palco. Annarella da qui all'eternità resta qualcosa di più di un fantasma lontano. E non andrebbe 'disturbata' nemmeno per errore, distrazione o leggerezza. Efficace e bella invece la scelta, che nei teatri funzionerà ulteriormente bene, di inserire in alcuni passaggi dei cantati fuori microfono.

Dal passato recente come Consorzio viene selezionato pochissimo. "Unità di produzione", arrangiata come a Montesole, bella, insieme alle isolate "Guardali negli occhi" e "Cupe vampe". Dai CCCP recuperi altrettanto scarsi. Qualche cover inedita o ripescata ("Lieve" e la sempre prescindibile "Noi non ci saremo"), e ancora "Trabocca" e l'ormai classica "Polvere", oltre a frammenti strumentali (sempre incantevole la citazione al piano di "Inquieto") e non.

L'album "P.G.R." è invece proposto quasi per intero. Tre pezzi staccano, robusti e pieni - a differenza di quasi tutti gli altri - e ottimamente riusciti: "Tramonto d'Africa", con le voci che si rincorrono e l'incedere inarrestabile, "Ah! Le Monde", stracarica di liricità, e "Come bambino", che diventa un tripudio che potrebbe agevolmente trovare posto in "Epica...", si arricchiscono di ulteriori elementi rispetto alle (già notevoli) versioni su cd e si guadagnano una qualche recensione scontata tipo "valgono da sole il prezzo del biglietto". Davvero. Intensità, stile, interpretazioni riuscite e splendidi colori.

Nel resto qualcosa non va. Qualcosa di intangibile. Dimenticando un episodio irrecuperabile come l'infelice "11 settembre 2001", le versioni minimali e tecnicamente perfette di pezzi nei quali l'intensità comunicativa dovrebbe - per esperienze precedenti, per qualità del materiale, per capacità dei musicisti ed efficacia delle voci - toccare livelli estremamente elevati, solo in alcuni episodi - già citati - raggiungono effettivamente il risultato. O, almeno, a chi scrive sembra che questo accada, che il pubblico gongola invece diffusamente soddisfatto, plaudente e spesso entusiasta.

Così.

A volte ritornano.

Un concerto da antologia - da vedere, il livello è elevato e la qualità indiscutibile - con qualcosa di davvero difficile da classificare che non 'riempie' (o che riempie solo a tratti) come ci si potrebbe aspettare. Non freddezza, distacco o simili. Assolutamente. Qualcos'altro. Non so.

Li avete visti?

Avete ideee?

(astenersi "l'elettronica è sempre fredda", "manca zamboni", "ormai non hanno più nulla da dire", "con il pubblico seduto non è la stessa cosa", "sei tu che sei invecchiato, teo", "a me non sono mai piaciuti", "non hanno fatto emilia paranoica" e simili...)



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