Live report: i Baustelle al Carroponte - Sesto San Giovanni (MI) Live report, 24/06/2010

24/06/2010 di

Continuano le date per presentare "I Mistici dell'Occidente" ma per fortuna superano quella fase prettamente promozionale tutta incentrata sull'album lasciando così spazio anche ai pezzi vecchi. E sarà la scaletta ben assortita, sarà che ormai a questo punto del tour la formazione è più che rodata, sarà la bella cornice del Carroponte (fabbrica ferroviaria di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano); per una volta possiamo scrivere che i Baustelle funzionano anche dal vivo. Marco Villa racconta.



-Sono stato a vedere i Baustelle
-Ah, come sono?
-Beh, migliorati parecchio...

Il teatrino va avanti ormai da anni e si potrebbe anche piantarla qui.
I Baustelle sono una certezza anche dal vivo. Punto. Discorso aperto e subito chiuso.
Perché sarebbe ingeneroso tornare ancora su una questione che ha occupato buona parte di commenti e recensioni sui concerti del gruppo. Ci sono altre cose da dire su questo tour estivo. È il caso di andare con ordine.

Il live si tiene al Carroponte, una vecchia struttura della Breda Ferroviaria. Mezzo secolo fa, nel punto esatto in cui oggi c'è il pubblico, macchinari enormi trasportavano ferro, acciaio e componenti di carrozze e vagoni. Intorno, centinaia di operai facevano di questa zona la Stalingrado d'Italia. Oggi le fabbriche di Sesto sono sventrate e abbandonate. Forse avranno un futuro residenziale, forse continueranno a essere delle cicatrici che la politica non sa sanare. Il Carroponte è una splendida eccezione. Lo scheletro metallico del vecchio capannone, illuminato di rosso, è lì per accogliere nuove centinaia di persone, che invece della chiave inglese impugnano una birra media. Intorno un centro commerciale, cemento, una vecchia corte diventata albergo di lusso e – a qualche centinaio di metri – un condominio che dodici mesi fa si guadagnò il titolo di "Emergenza della settimana", grazie ai suoi intensi scambi di sostanze diversamente legali.

Sarà per questi motivi collaterali, ma quando il concerto inizia con "I provinciali", la soddisfazione è tanta. "Morire la domenica / Chiesa cattolica", "Denunciasi calamità / di marijuana e crimine". Inizio con il botto, del tutto inatteso. Indicativo del fatto che non siamo più alle prese con le date prettamente promozionali del nuovo disco. Certo, i pezzi tratti da "I mistici dell'Occidente" non saranno pochi, ma per larghi tratti il gruppo pesca nel passato.

Riguardo le nuove canzoni, va detto che acquistano forza e immediatezza: abbandonati archi e arrangiamenti orchestrali, il gruppo riesce a far emergere la parte più istintiva dei pezzi. Meno intellettualismi, più rock, più pop. Delle date primaverili – sostenute da archi e fiati – rimane giusto un polistrumentista che si alterna tra clarinetto, sax e flauto, ma che non incide e –anzi – a tratti appesantisce. Unico neo di un suono compatto e tirato, che riesce a tenere anche durante una fase centrale caratterizzata da pezzi un po' troppo soft.
Rovescio della medaglia più che sopportabile, visto che i pezzi in questione sono perle come "La canzone del parco" o "EN". Proprio questi ripescaggi danno il segno di un gruppo che forse ha fatto la pace col suo passato, sempre che una guerra ci sia mai stata. Torna infatti alla mente il tour di "Amen", che pareva volesse cancellare tutto ciò che era stato prima de "La Malavita".
Ecco, qui la sensazione è esattamente opposta: i Baustelle si vogliono riprendere tutto ciò che hanno fatto, risuonandolo con le capacità e il gusto di oggi. Ci sono i due pezzi citati, ma anche "La moda del lento", una "Gomma" rivoluzionata nell'arrangiamento e un medley atipico ma funzionale che riprende "Noi bambine non abbiamo scelta", "Cinecittà" e "Beethoven o Chopin?".
Se l'inizio era affidato a uno dei pezzi più antichi del gruppo, il finale è occupato dal singolo più sfacciatamente pop. "Charlie fa surf" chiude con energia un concerto lungo due ore, che lascia soddisfatti e pieni. Poi certo, li si potrà mal sopportare per l'aura intellettuale, per le concessioni al decadentismo e anche per le magliette con i teschi. Per la resa live – per fortuna – non più



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