Marlene Kuntz - Una casa per Rino - Crotone Live report, 05/09/2003

07/09/2003 di Carolina Capria



Sono incazzata. Ce l’ho a morte con il posto che amo da prima di viverlo e che mi costringe ad essere come odio: una prevedibile, lamentosa e opaca provinciale convinta che qui le cose non cambieranno mai.

Se non ci fosse un concerto di cui rendere conto asseconderei solo l’urgenza di urlare che quello che ho visto stasera mi fa soffrire e arrabbiare, che non è possibile che una delle poche occasioni di fare arrivare da queste parti un po’ di musica venga vanificata da un’organizzazione che arranca, e umiliata da gente che si dimostra come raccontano i peggiori luoghi comuni.

Il risultato di queste poche ore è riassumibile in una nuova consapevolezza: Rino Gaetano qui è solo nato, forse non ha scelto di andare via ma di sicuro ha scelto di non tornare.

Celebrarlo è quasi ridicolo.

Le esibizioni iniziano intorno alle dieci. tre artisti e, intuisco, una gara.

Non so come siano stati selezionati e non lo voglio neanche sapere, li ho ascoltati e francamente mi è bastato.

Prima dell’inizio del concerto ufficiale c’è poi un gruppo Crotonese: i Morrison Wood. Per descriverli mi limiterei a riportare il sonoro e squillante “pensavo peggio” che ha suggellato la loro esibizione; niente di particolarmente originale: un po’ Verdena, un po’ Nirvana; sono piacevoli ma la spinta verso la promozione l’ha data più che altro il confronto con i precedenti.

Sono o più o meno le undici, arrivano i Marlene Kuntz.

A loro IO perdono tutto con finta ingenuità, penso che continuerei a volergli bene anche se li sapessi a votare MSI, sono “di casa” e ai membri della famiglia si lasciano passare i piccoli cedimenti con un affettuoso rimprovero.

Ho sempre pensato che la scelta di un nome femminile , anche se arricchito da altre, più rigide, suggestioni, fosse perfetta per rappresentarli.

Ne ho avuto conferma.

Marlene è una bellissima donna, una creatura calda e sinuosa, che, forte dell’indiscutibile avvenenza, mette in gioco l’anima solo se è indispensabile, solo se la bellezza, diventata contenitore, non basta più per circuire chi la guarda attentamente.

A volte, precisamente stasera, l’occasione non lo richiede; lei allora indossa il suo bel vestito e si lascia ammirare senza emettere un fiato che possa farne intuire l’essenza.

I gesti che i miei occhi partigiani hanno potuto interpretare in modo indulgente si contano sulla punta delle dita; per due ore una figura elegante si è compiaciuta di se stessa e del proprio fascino esaltando il suo splendore ad ogni passo, con distaccata vanità.

Subendo un posto freddo e quasi vuoto si può anche scegliere il distacco ma celebrare l’altezza è ingiusto e vigliacco anche nei confronti di chi è solo “lì per caso” e il contatto non ha alcuna voglia di crearlo. Lieve e Sonica. Inizio e Fine. In mezzo tanti titoli passati e qualcuno recente, un pò di alterigia, forse indotta ma comunque non giustificabile, e neanche un batticuore.



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