Premiata Forneria Marconi (PFM) - Celebration day - Alcatraz - Milano Live report, 11/11/2002

13/11/2002 di Marco Novaro



Il piacere più grande è stato vedere un gruppo di vecchi amici che ha sfogliato per tutti i presenti il proprio album dei ricordi, divertendosi come dei pazzi a suonare e a cantare. E non c’è cosa migliore per dare vita ad una serata di festeggiamenti e allegria che serve a celebrare i trent’anni di attività discografica.

Soprattutto se il gruppo è una PFM al massimo del suo splendore. Fiumi strumentali, virtuosismi a perdifiato e una tecnica impareggiabile distribuiti a piene mani in una performance che al sottoscritto ha regalato, in tre ore di musica ininterrotta, il sapore di un periodo che anagraficamente proprio non poteva conoscere. Al mio fianco - fra i tanti a divertirsi in mezzo al pubblico - c’era Vittorio De Scalzi, l’anima dei Concerti Grossi. Come a dire: la storia del progressive italiano sia sopra che sotto il palco.

E il programma prometteva faville ancora prima di iniziare. Insieme a Franz Di Cioccio, Patrick Dijvas, Franzo Mussida e Flavio Premoli c’erano Roberto Gualdi (seconda batteria), Lucio ‘Violino’ Fabbri (violino, tastiere e chitarra ritmica) e altri amici (tutti più o meno vecchia data).

L’album più saccheggiato è stato “Photos of ghosts”, un LP particolarmente importante perché è stato il primo ad essere realizzato all’estero per la Manticore di EL&P. Oltre alle “Foto di fantasmi” erano presenti la prodigiosa “River of live”, “Mr 9 till 5” e “Promenade the puzzle”. Quest’ultima è stata senza dubbio il momento più folle e teatrale del concerto. Mentre Flavio punteggiava la frase centrale al piano, Franz - lasciata la batteria - si muoveva come un novello Marcel Marceau del rock e acchiappava nell’aria sogni e rompicapi. Poi, dopo essere tornato dietro il suo strumento, nel crescendo finale riprende ad esibirsi davanti al palco in una danza da giullare pazzo (e quindi libero).

Mauro Pagani ha fatto varie comparsate insieme ai suoi compagni di un tempo, fermandosi definitivamente verso la parte conclusiva della serata. Ha suonato il suo violino e il flauto traverso in una decina di brani, iniziando dalle ballate come “Dove… Quando…” e “Dolcissima Maria” e ritratteggiando i fasti degli esordi.

Un ospite d’eccezione è stato sicuramente anche Peter Hammil che ha interpretato l’inedito “Sea of memory” presente nel doppio “Live In Japan 2002” di recente pubblicazione. Tra le note del “Mare della memoria” si respira il profumo dei ’70 che ‘rischia’ di far diventare questo pezzo un nuovo classico. E la voce di Hammill, musicista e persona meravigliosa, non ha certo bisogno di descrizioni. Subito dopo è stato il turno di un ‘esperimento’ che non ha avuto altre presentazioni (“non ce ne sarebbe bisogno”, assicura Franz): l’ex leader dei Van Der Graaf Generator ha cantato così anche “Impressioni di Settembre”, in italiano, con quel classico accento londinese che si perde per strada tutte le doppie.

La scaletta ha raccolto soprattutto i frutti della prima stagione, lasciando fuori la produzione più recente. La svolta del 1980 verso la forma canzone è ricordata con tre titoli: “Maestro della voce”, dedicata ieri come oggi a Demetrio Stratos, “Suonare suonare” e infine “Si può fare” con un’infinita di improvvisazioni dove la PFM ha legato per gioco richiami ai Blues Brothers, Enzo Jannacci, James Brown e Queen.

Il brano più attuale è stato La rivoluzione, e l’unico rammarico è proprio questo: nella scelta dei titoli non sono stati contemplati i lavori più vicini, specie l’ultimo “Serendipity”. Ma credo vada tenuto conto che nel ‘Celebration Day’ il pubblico medio cercasse nella PFM l’incarnazione storica del prog. Il resto del repertorio ha salutato tutti i passaggi principali della prima decade: “Dove… Quando… (Parte II)”, che è stata affidata alle cure di Flavio; “La luna nuova”, suite corale costruita intorno ai continui spostamenti di accento dei tempi dispari; il virtuosismo e l’intimità di “Peninsula”, condotta dalla chitarra elettroacustica di Mussida.

Il pezzo più coinvolgente è stato “Alta Loma five till nine” dove Mussida e Pagani hanno ingaggiato un epica corsa a due con i loro strumenti. Come negli Stati Uniti, qualche manciata di anni fa. Soprattutto quel violino, meraviglioso e furente, lanciato in alcuni minuti da brivido tanto da far venire in mente una certa Fender bianca. E quando anche la buriana ritmica di Patrick e Franz si è placata, le ultime note sono scivolate nell’Ouverture del Guglielmo Tell dove Mauro attendeva in duetto l’altro ‘Violino’.

Manca più nessuno? Ah, Già. Dopo il tema rossiniano sul palco arriva il terzo archetto, Cristiano De André, per cantare un brano del grande Fabrizio che più di tutti la PFM ha fatto suo. Un sogno: Lucio, Mauro e Cristiano, i tre violini de “Il Pescatore” all’unisono. Il concerto sembrerebbe finito qui. Credete? Tra il pubblico invece si sorride e si ostenta sicuri: “Non è mica è finita, manca ancora un certo pezzo. Il primo bis è scontato e riporta band e i due violini per “La carrozza di Hans” e l’immancabile “Celebration”. E sul palco questa volta ci sono tutti quanti per prendere parte alla festa finale. Di Cioccio in quanto a potenza e spettacolo ha dato tutto quello che da lui ci si potrebbe aspettare e ha chiuso le danze alla sua maniera: batteria e pirotecnica. Il secondo bis è a gentile richiesta. E’ il turno di “Bandiera bianca” con cui il gruppo restituisce il favore della bella versione di “Impressioni di Settembre” fatta da Franco Battiato e inserita nel suo “Fleurs 3”. Franz non perde occasione per la penultima battuta della serata: “Quando l’abbiamo sentita alla radio ci siamo detti: “Miii, e qui dobbiamo fare qualcosa” e così abbiamo deciso di rovinare a Franco una sua canzone dal momento che lui ha voluto rovinare la nostra”. Ed era una bandiera bianca speciale quella che sventolava sul palco, perché riportava il simbolo di Emergency.

Questa volta le danze sono finite davvero. E l’ultima battuta? “Ci vediamo per i prossimi trent’anni!!!!!”.



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